strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Lettori e Controllo

La discussione è cominciata ieri su facebook, partendo da una osservazione del mio amico Elvezio Sciallis.
Poi,come capita di solito su facebook, siamo finiti a impegolarci a parlare di balene*, e quindi la cosa, per quel miriguarda, è rimasta mal definita ed espressa male.

L’idea di partenza – si propone di dare più controllo al pubblico sui programmi televisivi.
Lo propone Kevin Spacey, ma questo è un dettaglio.
Da qui si passa ipotizzare che “dare ai lettori ciò che vogliono” non sia una buona politica.
Poi arrivano le balene, ma noi fermiamoci qui, e proviamo un pork chop express.

È davvero sbagliato “dare ai lettori ciò che vogliono”?
Più in generale, quanto controllo deve avere il pubblico sull’opera dell’autore?

Sì, lo ammetto... mi ha rovinato il rock'n'roll.

Sì, lo ammetto… mi ha rovinato il rock’n’roll.
Ho anche una giacca, proprio come quella…

Metto giù quelche idea, soprattutto per chiarire le mie, di idee.
La tirerò per le lunghe e non posso garantire che ciò che seguirà sarà un discorso coerente.
Siete stati avvisati.

Partiamo dalla prima questione – “dare ai lettori ciò che vogliono”.

La mia tesi è la seguente – se non dò ai lettori ciò che vogliono, i lettori non mi leggono.
Quindi, è indispensabile che io dia ai lettori ciò che vogliono… o se preferite (e forse sarebbe meglio) ciò di cui hanno bisogno.
Perché magari lo vogliono, ma ancora non lo sanno.
In altre parole – quando scrivo devo avere un pubblico di riferimento, e devo soddisfare le sue aspettative.
Attenzione, non ho detto blandirle, assecondarle o subirle – ho detto soddisfarle.
Qui entrano in gioco due fattori.
. da una parte, il mio rispetto, come autore, per il mio lettore di riferimento – che presumo desideri da me il meglio, ed al lato migliore (intellettualmente o emotivamente) del quale io intendo appellarmi
. dall’altra, la mia capacità, come autore, di soddisfare le aspetattive profonde del lettore al contempo spiazzandolo o sorprendendolo. Continua a leggere


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Sofferenza & Controllo

Scrittura, scrittura.

zencreativityUn sacco di diverse cose si sono sovrapposte e rimescolate, negli ultimi giorni, riguardo alla scrittura: dal parlarne con alcuni amici online, al fatto che ho riletto alcuni capitoli di The Zen of Creativity, di John Daido Loori (in particolare il capitolo sull’espressione dell’inesprimibile), e poi quel bel filmato che gira, di Stephen Fry che parla del piacere del linguaggio contrapposto all’applicazione pedestre e pedante delle regole, fino ad un breve scambio di idee sul concetto di controllo – e di abbandono del medesimo – di là sul blog della mia amica Clarina.

E in effetti è proprio il controllo, la questione centrale di cui mi piacerebbe discutere.
Controllo e scrittura.
Ma anche, perché anche di questo ho chiacchierato, di sofferenza e scrittura, o meglio ancora sofferenza e creatività.

Ecco, parto da qui. Continua a leggere


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Questioni di stile

Non si pronunciano làim.

Si parlave di lime, nel weekend, con alcuni amici.
Non il frutto che si spreme nei cocktail e si pronuncia làim, proprio gl’arnesi dei carpentieri.
E non nel senso che abbiamo abbandonato la letteratura per la falegnameria – anche se, coi tempi che corrono, potrebbe essere una buona strategia evolutiva – ma nel senso di quell’infinito lavoro di ripulitura al quale vengono sottoposti talvolta i racconti, i romanzi, e anche gli articoli.
E la parola chiave, qui, è infinito.
Ho visto straordinari lavori accademici relegati per l’eternità su di un hard disc polveroso mentre l’autore li ripuliva e limava all’infinito, alla ricerca di una perfezione che non è una cosa di questo mondo, né lo potrebbe essere.
Anche se naturalmente, alla fine, è un alibi – meglio continuare a limare che affrontare la possibile l’ostilità – reale o presunta – del pubblico.

Ci vuole un po’ di coraggio.
Bisogna capire quando ogni ulteriore limatura non incrementerà l’efficacia del testo.
Un bel respiro, e lo si pubblica.
E poi succeda quel che deve succedere (anche se a volte è molto spiacevole).

Ma, e gli errori, e le imprecisioni?
E non parliamo di refusi, parliamo di disattenzione verso le Buone Regole…

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