strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Leggere in treno

Alla fine va sempre così – ho un sacco di cose da fare,e me ne trovo altre da aggiungere.
Oggi, ad esempio, mentre voi state leggendo queste righe, io sono o in treno diretto a Casale Monferrato, per visitare una mostra, o in treno di ritorno da Casale Monferrato, dopo aver visitato la mostra.

casale

Oppure sono da qualche parte in transito o in permanenza verso/a/in/da l’inaugurazione di una nuova libreria.
Mi hanno invitato, c’è anche il buffet, chi sono io per rifiutare? Continua a leggere

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Un vicolo cieco creativo

Action_Comics_1È agli atti la mia opinione riguardo alla fanfiction – un buon esercizio di scrittura, che di solito cessa di avere una qualche utilità pratica attorno ai quattordici anni.
Dopo i quattordici anni è un vicolo cieco creativo.

Ora, mi viene segnalato un post nel quale viene presentata la seguente tesi

“La fan fiction è un modo in cui la cultura ripara i danni causati in un sistema in cui i miti contemporanei appartengono ad aziende invece che al popolo” (“Fan fiction is a way of the culture repairing the damage done in a system where contemporary myths are owned by corporations instead of by the folk.”)

Il post – che è breve, e trovate qui – è di una “persona che non sopporta le beghe idiote di copyright hollywoodiane su chi possiede cosa del costume di Superman“.

Ecco, è la cosa di Superman, che mi ricorda un dettaglio interessante.
Interessante abbastanza da farci un pork chop express.
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Non tradurre, dopotutto

Quando si dice la sfortuna.
O l’eccessiva onestà.

Qualche settimna addietro avevo annunciato al mondo – beh, ok… – il ritrovamento di una allegra e scollacciata guida alla Parigi dell’Oriente.
E mi ero domandato se fosse il caso di tradurre o meno quel testo scandaloso.

Pare che il destino abbia deciso per me – una casa editrice di Hong Kong, in collaborazione con due dotte università americane, ha appena ridato alle stampe il volume maledetto, aggiungendovi un bel po’ di metatesto ed una sontuosa rilegatura rigida, e quel che è più importante, rinnovando il copyright sul materiale.

Ed estendendolo – per cui non solo non posso riutilizzare il materiale così com’è ma – faccenda che mi avvilisce un tantinello, visto che arriva da due università – neppure per preparare materiale derivato.
L’idea di una traduzione annotata, anche parziale, va a carte quarantotto.

Ora sto verificando se la clausola sul fair use mi lasci un minimo di margine – per remixare, diciamo così, il lavoro che avevo in mente di fare, trattando il volumetto dannato non come base per traduzione, ma come risorsa per la ricerca.
Ma la faccenda è nebulosa, ed il mio progetto originario è sospeso a tempo indeterminato.

Ci inventeremo qualcos’altro.

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Non dire Tolkien…

Troppo gustosa per non postarla.

Lo scrittore americano Stephen Hilliard ha pubblicato un roanzo intitolato Mirkwood – nel quale si immagina che J.R.R. Tolkien metta le mani su alcuni antichi documenti che il Male farebbe qualsiasi cosa pur di ottenere.
Da cui la solita caccia all’uomo, con uno spaesato Tolkien a New York, orrore, paura, inseguimenti.

Potrebbe anche non essere male.
È vero, abbiamo già visto le stesse cose fatte con Lovecraft, ma perché negare al povero professor Tolkien un po’ di azione alla Indiana Jones, con tanto di graziosa giovane donna al seguito?

Beh, perché gli eredi di Tolkien hanno messo il copyright su “Tolkien” – e quindi l’opera di Hillard è attualmente soggetto di una causa per infrazione della proprietà intellettuale della Tolkien Estate.
La notizia è del 18 febbraio, ed arrivaattraverso Ansible.

Hillard si è appellato al Primo Emendamento – ma vistio che a quanto pare Amazon ha un po’ di copie del volume, potrebbe essere il caso di ordinarne un paio prima che l’intera tiratura vada al macero…
Così, come investimento.

(no, ok, è improbabile che mandino al macero i libri, al peggio non li distribuiranno in Gran Bretagna – ma ammettiamolo, è dai tempi che la LucasArts aveva messo il copyright su “Nazista”, che non si leggevano notizie tanto succose)


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Libri su Google – l’avventura continua

https://i1.wp.com/www.sharkacademy.com/images/libri/225book.jpgÈ stato prorogato al 4 di settembre il limite ultimo per gli autori che desiderino definire la propria posizione – e la posizione delle proprie opere – rispetto all’iniziativa di Google Books.
Gli americani hanno raggiunto un accordo unilaterale con Google, ma la situazione per il resto del mondo appare ancora nebulosa.
A titolo informativo, la consulting che sta gestendo l’intera faccenda ha messo in piedi una pagina internet dalla quale è possibile scaricare i moduli per aderire all’iniziativa, o tenersene alla larga.

E mentre nel mondo le associazioni di autori ed editori si stanno muovendo, finora la comunità editoriale italiana è stata o molto discreta o completamente disinteressata all’intera faccenda.
Come se riguardasse solo gli americani.

Non sono un cittadino degli Stati Uniti o vivo al di fuori degli Stati Uniti. Sono incluso in questa Transazione?
Con ogni probabilità lo è. Se Lei è cittadino di un altro paese o vive in un altro paese, molto probabilmente possiede un interesse di copyright USA se:

  • il Suo Libro è stato pubblicato negli Stati Uniti;
  • il Suo Libro non è stato pubblicato negli Stati Uniti ma il Suo paese ha relazioni di copyright con gli Stati Uniti perché è un membro della Convenzione di Berna; o
  • il Suo paese aveva relazioni di copyright con gli Stati Uniti al tempo della pubblicazione del Libro.

Dovrebbe assumere di possedere un interesse di copyright USA sul Suo libro, a meno che non sia certo che il paese in cui il libro è stato pubblicato, e in cui ha la residenza o vive, sia uno dei pochi paesi che non ha avuto nel passato o non ha tuttora relazioni di copyright con gli Stati Uniti.

Insomma, stiamo dimostrando una indifferenza che sarebbe accettabile a Cuba, probabilmente, ma non in Italia.

Ma in cosa consiste l’intera faccenda, e perché è importante non solo per chi scrive, ma anche per chi legge?

Ricapitolando – il progetto Google Books si propone di digitalizzare intere biblioteche, rendendo disponibili on-line, dietro pagamento una-tantum o abbonamento, le opere che risultino fuori catalogo.
Si riserva altresì ildiritto di esigere un pagamento per la stampa in cartaceo dei testi digitalizzati, nei quali si riserva pure il diritto di inserire pubblicità mediante una variante di Google Ad-sense.

Il progetto solleva alcune questioni (offerte qui di seguito in maniera disordinata e impressionistica)

 . La Questione Copyright – i testi digitalizzati da Google sono coperti da copyright; la pratica di Google consiste infatti nel digitalizzare il testo a priori, salvo poi ritirarlo dalla rete qualora il detentore del copyright decida di protestare.

Questa forma di silenzio-assenso è particolarmente subdola. In seguito ad una causa colossale, la Authors Guild ha ricevuto unindennizzo di 125 milioni di dollari per gli autori americani lesi. E il resto del mondo?
Ora, pare che chi deciderà di concedere il diritto di digitalizzazione della propria opera (comunque già digitalizzata) riceverà 60 dollari una-tantum.
Gli americani si sono invece accordati per unapercentuale di incassi proporzionale alla frequenza di consultazione.

 . La Questione Linguistica – la digitalizzazione si concentra in prima battuta su testi in lingua inglese (grazie anche agli accordi stilati con le organizzazioni di autori di USA, Irlanda e Gran Bretagna); questo potrebbe causare a detta di alcuni un “affogamento” della rete, sbilanciando artificialmente le proporzioni di contenuti in inglese rispetto a quelli (già quantitativamente più scarsi) in altre lingue. Gli effetti sul digital divide restano da valutare.

Al contempo, è facile immaginare che gli “ampi benefici” dati dalla maggior disponibilità di testi e dall’ampliamento del bacino di utenza saranno reali soprattutto per autori ed editori di lingua inglese.
Difficile che la disponibilità on-line dei racconti di Mario Soldati porti milioni di lettori a scoprire questo autore.
Anche se…

 . La Questione delle Traduzioni – chi detiene i diritti sulle traduzioni? E chi deterrà i dirittisulle traduzioni di testi digitalizzati?
Non è chiaro, al momento, se l’accordo autori-Google consenta all’azienda americana non solo di scandire, indicizzare e distribuire a pagamento i testi, ma anche di offrirne elaborazioni – la più elementare delle quali è la traduzione.

 . La Questione del Fair Use – Google ha utilizzato e sta utilizzando ilconcettodi fair use per giustificare la propria attività di massiccia riproduzione di testi (il fair use è quella pratica che mi permette di stralciare un testo per citarlo in un mio articolo, o di fotocopiare un capitolo di un libro per uso accademico). L’abuso della pratica da parte di Google potrebbe portare ad un colpo di coda – inducendo per reazione una limitazione al fair use per impedire ulteriori eccessi. 

Allo stato attuale, i giudici hanno deciso che è fair use scandire e indicizzare elettronicamente i libri, per Google.
Chiunque altro faccia altrettanto sarà perseguibile legalmente.

 . La Questione del Dominio Pubblico – i documenti digitalizzati da Google sono resi disponibili con una licenza che ne vieta la riproduzione e la commercializzazione, alla quale è associata una forma di marchiatura digitale; tale licenza viene applicata anche ai documenti di Dominio Pubblico (ai libri fuori copiright, alle documentazioni prodotte da enti pubblici). Di fatto, Google sta quindi imponendo un proprio copyright su opere che originariamente non ne erano coperte.

 . La Questione del Monopolio – al momento nessun progetto equivalente esiste che possa contrastare Google; progetti affini, sponsorizzati dalla Comunità Europea e dalle Nazioni Unite, chemirano a rendere disponibili gratuitamente i testi sul web, soffrono delle ovvie limitazioni burocratiche di progetti statali.
Il monopolio sull’accessibilità di contenuti in rete è, ovviamente, un monopolio quantomai pericoloso.
Come ha fatto notare il Supplemento Letterario del New York times…

Google is certainly solidifying a dominant position in the world of books by digitizing the great collections of the world. It relies on a basic mathematical principle: no matter how many volumes Harvard or Oxford may have, each can’t have more than Oxford plus Harvard plus Michigan, and so on.

 . La Questione della Circolazione – è stato fatto notare che l’iniziativa di Google favorirà la circolazione dei libri su scala globale e l’accessibilità a testi altrimenti non disponibili per la grande maggioranza della popolazione del nostro pianeta.
D’altra parte, l’immediata disponibilità di testi fuori stampa tramite il web ad un prezzo politico renderà superflua la ristampa, uccidendo molte case editrici che sui reprint di interesse accademico hanno costruito la propria esistenza.
Il fatto che l’accesso ai testi sia comunque vincolato ad un pagamento, limita l’accesso.

L’accesso è oltretutto esclusivamente passivo – è impossibile, alle condizioniattuali, elaborare o remixare un testo, pur avendone acquistato unalicenza di consultazione.
La pubblicazione, per dire, di una edizione annotata, potrebbe sollevare complicazioni legali.

 . La Questione della Rivoluzione Pilotata – se è indubbio che la rivoluzione digitale significhi anche un passaggio dal dominio del cartaceo al dominio dell’elettronico, il fatto che esista una entità animata da considerazioni strettamente commerciali alla guida della transizione non promette bene; difficilmente infatti si sperimenteranno d’ora in poi soluzioni che non siano considerate economicamente vantaggiose da Google.
E non necessariamente le soluzioniredditizie sono le migliori, o le più efficienti.

 . La Questione dell’Open Source/Creative Commons – paradossalmente, il successo della piattaforma Google per la consultazione dei testi potrebbe danneggiare la diffusione della pratica di distribuire i propri lavori con licenza Creative Commons.
Nessun testo distribuito come Open Content soffre o potrà mai soffrire infatti delle restrizioni normalmente poste sui contenuti di Google Books; e proprio per questo, nessun testo Open verrà inserito nei database di Google.
Questo relega l’open source a un ambito marginale – l’equivalente per un libro cartaceo di non esesre distribuito in biblioteche e librerie di catena.
Crolla drammaticamente la visibilità, calano gli incentivi.
Come qualcuno ha osservato, qui la questione non è se vinceranno i calesse o le automobili, ma chi sarà il padrone delle strade.

.. e resta poi aperta la questione di quale effetto avrà Google Books sui contratti fra editori ed autori – anche se c’è già chi presagisce che d’ora in avanti, gli autori affermati scuciranno un po’ di più, e gli esordienti dovranno accontentarsi di un po’ di meno.

La situazione al momento appare confusa (e spero che questa pagina non contribuisca alla confusione).
Per avere un’idea di quanto sia confusa la situazione, e di come stia evolvendo, vi invito a leggere i due post linkati qui sotto, apparsi entrambi su boingboing

Febbraio 2006 – Cory Doctorow è entusiasta per le implicazioni di Google Book Search

Aprile 2009 – Cory Doctorow è preoccupato dalle implicazioni di Google Book Serach

Buon vecchio Cory Doctorow!

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Cultura libera

Se i recenti esperimenti on-line sulla potenza del marketing virale e sullo strapotere delle majors malvagie non vi hanno completamente convinti, ma ancora avete una certa curiosità sulle possibilità della cultura open e di quella che un abile editore ha chiamato “un equilibrio fra anarchia e controllo, contro l’estremismo della proprietà intellettuale”

freecultureBeh, allora il libro ritratto qui di fianco potrebbe interessarvi.

Nonostante la copertina garantita per causare il mal di testa e una lacrimazione in eccesso agli incauti che la vogliano fissare per più di dieci secondi, Free Culture, di Lawrence Lessig è una delle pietre miliari del genere.

Volete sapere come nasce lalegge sui diritti d’autore?
Volete provare a battere la SIAE al suo stesso gioco?
Vi interessano le forme che la proprietà e la pirateria assumeranno in futuro?

Pirateria.
Proprietà.
Problemi e soluzioni.
Il testo è divertente, ricco di aneddoti, ben scritto.

E’ disponibile in inglese da Penguin, per quindici dollari (una decina di euro).

Oppure in italiano da Apogeo, per quindici euro (….)

Oppure potete scaricarlo qui come testo elettronico.
Gratis.
In una varietà di formati.
(Come faccia certa gente… eh?)

E nessuno vi verrà mai a dire che era una bufala, fatta per compilare una tesi di laurea.