strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Cosa state imparando? Agosto 2017

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Questo è un mondo veloce

never-stop-learningNon si fa in tempo a dire che si hanno 4 corsi online sul piatto per questo trimestre… che i corsi diventano 7.
Più uno già in coda per il secondo trimestre.
Ma in fondo, non è che io abbia delle serate così piene, da queste parti, e come ho detto altrove, i MOOC sono sempre e comunque meglio che la programmazione televisiva che ci viene offerta dalle reti nazionali1.

E intanto, come conseguenza del mio post precedente, forse il mio progetto sul paesagio riceverà una qualche forma di sostegno ufficiale. A patto che si trovi un accordo, naturalmente.
Come succedono in fretta le cose, di questi tempi, vero?
Vi terrò informati.


  1. e, in tutta onestà, anche molto meglio di un sacco di corsi universitari per i quali ho pagato fior di tasse e trascorso ore ed ore in treno. 


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Il primo corso dell’anno

Rapidissimo post autopromozionale.
Avendo passato la mattinata a leggere un libro meraviglioso del quale vi parlerò (estesamente) nei prossimi giorni, dedico questo pomeriggio alla revisione e riorganizzazione de miei appunti.

Il CentrOriente di Torino mi ha infatti contattato per tenere nuovamente il mio corso sulla Filosofia Taoista, a partire da marzo – posto che si trovino abbastanza studenti per pagare le spese di riscaldamento dell’aula.

Tenere il corso significherà dormire per sei notti raggomitolato sul divano di mio fratello (che, ammettiamolo, è molto ascetica, come situazione) – ma anche incontrare persone in gamba e trascorrere due ore ogni settimana a discutere con loro di argomenti diversi quali la natura della realtà, il legame tra filosofia e politica nella Cina arcaica, l’identità terminale di cucina e medicina secondo i taoisti e cosa abbiano in comune la storia cinese e Grosso Guaio a Chinatown di Carpenter…
Sarà divertente.

Le possibilità sono infinite.


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Campare di chiacchiere

Ah… un po’ di Cat Blog.
Ho un sacco di cose di cui scrivere, un sacco di libri da raccontare, un sacco di idee rubate ad altri blog da sviluppare, ma oggi no.
Mezzo metro di neve, la corrente elettrica che va e viene, esistono forse delle alternative a starsene al caldo, la teiera a pieno regime, a leggere alla luce della lanterna da campeggio?
Beh, sì…

il 2013

Il 2012 (un mese è ormai andato) sarà un anno anomalo – se il resto del paese affronta la crisi, io mi ritrovo sull’orlo della fine del dottorato di ricerca e oltre quell’orlo si estende la vasta oscurità dell’incertezza assoluta.
È vero, un mio vecchio amico è sopravvissuto per anni dormendo in un furgone e svolgendo lavori occasionali, ma io ho sempre pensato che non riuscirei a farcela.
Urge trovare delle stratege alternative. Continua a leggere


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Ritorna il Corso di Taoismo?

L’ho già detto che settembre è un mese di fuoco?

Beh, anche ottobre non scherza.
Ma pare che il CentrOriente di Torino abbia deciso di provare ancora una volta di provare a puntare sul mio corso di Cultura Taoista – che aveva avuto un discreto successo nella sua prima edizione.

Si parte il 20 di Ottobre, con le tradizionali sei lezioni da 90 minuti.
Riusciremo a trovare abbastanza iscritti?

Voi nel caso spargete la voce, e ditelo ai vostri amici.
Il corso si tiene a Torino, nella sede storica del CentrOriente.

Il programma del corso è lo stesso degli anni passati, ma con gli ovvi ed opportuni aggiornamenti.
Più alchimia taoista.
Più sette.
Più medicina tradizionale.
Più combattimento coi demoni.
Più magia sessuale.
Più wuxia.

Scherzi a parte – il corso è stato ampliato, pur mantenendo il formato delle lezioni.

Restate sintonizzati…

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Per NON insegnare a scrivere

Il discorso fatto poc’anzi sul laboratorio di scrittura del Colorado settentrionale, dal quale è uscito un libro più che degno che – nonostante le vicissitudini fisiche – ora figura con ampio onore sul mio scaffale dell’avventura, aveva ed ha un doppiofondo.

Nel senso che, da un po’ di tempo – oh, non più di due o tre anni – con Massimo Citi si discute dell’eventualità di mettere in piedi “qualcosa” che sia connesso con la scrittura.
Lo definiamo qualcosa e non con un termine più preciso per tutta una serie di motivi.

L’idea, credo, è cominciata ai tempi in cui si selezionavano i racconti per l’antologia Fata Morgana – antologia trasversale, multi-genere, aperta tanto ai professionisti quanto ai dilettanti della scrittura.
Pari dignità per tutti – da Stephen King (se mai avesse voluto inviarci una storia) a Mario Rossi, stessa esposizione, stesso tema da sviluppare, stesso criterio di selezione: un gruppo di editor che si leggono TUTTE le storie, e poi discutono, ciascuno caldeggiando i propri preferiti, magari contattando quegli autori che, con un minimo di editing, potrebbero entrare nella rosa dei pubblicati.
Una fatica improba.
Ma, anche, l’occasione per constatare sperimentalmente un fatto – se è vero che tre italiani su quattro vogliono fare gli scrittori, almeno due su dieci di quelli che ci provano e si buttano potrebbero, con un minimo di perseveranza e con le informazioni adatte, produrre opere dignitosissime.

E allora mettiamo in piedi una scuola di scrittura!

Ma qui si risveglia la nostra coscienza, le braci opportunamente ravvivate da Gordiano Lupi col suo corrosivo ma imprescindibile Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura.
E non solo quello.

Ognuno di noi aveva la propria esperienza – personale o amicale – di scuole e scuolette varie di scrittura creativa animate da docenti o relatori narrativamente oscuri, non proprio famosissimi e non esattamente di chiarissima fama. In non pochi casi emeriti Carneadi. Nulla di (troppo) male in questo, per carità, ma ci risultava francamente difficile credere che chi non abbia anni e anni di esperienza e un rapporto maturo con lo scrivere e la scrittura sia davvero in grado di «insegnare» a chi non ha esperienza e abitudine alla scrittura.

Insomma, girala come ti pare, è praticamente assiomatico:

Corso di scrittura = truffa

Il fatto è che sono io il primo a sostenere che la scrittura non si può insegnare.
Si possono fornire gli strumenti, delineare un paio di regole la cui funzione è essenzialmente quella di essere acquisite e trascese.
Ma insegnare? No.
L’insegnamento prevede un corpus di saperi definiti che si possano trasmettere agevolmente attraverso il linguaggio, e che appresi, mettano in condizione di eseguire una serie di operazioni.
La scrittura non funziona così.

E questo non per ipotetici e nebulosi concetti di talento, predestinazione divina, superiorità genetica dell’autore rispetto alle masse brute dei rudi meccanici.
Ma perché la scrittura è qualcosa di talmente personale (ancorché pubblico) che le mie regole le ho dovute scoprire ad una ad una nonostante una pila alta così di manuali, e non valgono per altri.

Eppure, ho il massimo rispetto del Clarion – dove hanno insegnato alcuni dei miei idoli, a cominciare da Fritz Leiber – ed avevo dato il mio supporto all’abortito Clarion Europe.
Ed il mio amico Ken Asamatsu ha una scuola di scrittura dalla quale è uscito Nagaru Tanigawa – quello di Haruhi Suzumiya, un altro idolo personale.
Ed ora c’è questo vagamente improbabile Northern Colorado Writers’ Workshop da cui escono meraviglie…

Ma in effetti non sono scuole – neanche quella dell’amico Asamatsu-sensei – sono qualcos’altro, sono laboratori.
Basati, più o meno, su un rapporto paritario fra i partecipanti, e su una offerta di argomenti che non si limitano alle regolette idiote dello scrivere (“Una storia narrata in prima persona non può chiudersi con la morte del narratore…”), ma che deve potersi espandere.
Ci sono così tanti argomenti dei quali si potrebbe parlare…
Editing.
Genere.
Disciplina narrativa.
Sceneggiatura.
Outlining.
Leggere per scrivere.
Vedere per scrivere.
Self-publishing.
E-book…

Sarebbe bello organizzare un luogo/momento in cui – come sulle pagine del vecchio Fata Morgana – professionisti e dilettanti si possano incontrare e confrontare le proprie esperienze, facendo qualcosa, insieme, come spunto per crescere, tutti.

E poi la possibilità di pubblicare i risultati, in qualsiasi forma sia più consona/accessibile.
Perché se al corso di scrittura non partecipano gli editori, per dare il loro contributo alla discussione ma anche per incontrare potenziali collaboratori, allora è finita prima di cominciare.

Nel resto del mondo ci riescono.
Senza creare trappole per gonzi.
Senza truffare il prossimo.
Senza creare vuote illusioni.
Offrendo qualità, promuvendo qualità.
Perché noi no?
Guarda il ciarpame che ha pubblicato e pubblica certa gente on-line – e tutti a scrivere “Grazie! Quante cose ho imparato..!”

Ci sono parecchi progetti nell’aria, in questo momento.
Massimo Citi si appresta a pubblicare sul suo blog il manuale di scrittura creativa creato all’interno di CS nei lontani ani ’90.
Io cerco complici (individui, istituzioni… sto compilando una lista).
Cerco opinioni.
Cerco volontari (pericolosissima, questa).
Prendo appunti.
Perché sarò demente, ma l’idea di un Northwestern Writer’s Workshop mi diverte.
O magari, chessò, nel periodo autunnale, complice un agriturismo, un bel Southern Monferrato Writer’s Workshop

Sarebbe bello, riuscire a fare qualcosa che sia superiore alla somma delle sue parti, e si esprima come una bella antologia di storie – e magari un romanzo come quello pubblicato da Ronnie Seagren…
Sarebbe un trionfo sulle chiacchiere vuote e i deliri dei guru.

Se mai succederà, sarete i primi a saperlo.
Intanto, ditemi la vostra…


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Tempi lunghi

Non tutte le ciambelle…

Il metodo bayesiano rapresenta un approccio alternativo allo studio statistico dei dati, e promette sviluppi eccellenti per le scienze naturali.

Da anni ne propugno l’adozione, per liberarci una volta per tutte da certe pastoie filosofico-metodologiche che causano solo dei gran mal di testa, e svolgere finalmente i nostri studi statistici secondo la stessa logica con la quale, normalmente, prendiamo decisioni nella vita reale.
Dopo tanto parlare, è ora di mettere in pratica il mio proposito.

Il progetto originario era di mettere in piedi una breve giornata introduttiva alla statistica bayesiana, mirata soprattutto a chi si occupi di scienze biologiche o naturali.
Qualcosa che gettasse una base, e mettesse i partecipanti per lo meno in condizione di leggere un lavoro pubblicato e capire di cosa diavolo parli.
Data prevista per la giornata introduttiva – la seconda metà di giugno.
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E avrei anche potuto farcela.
Il problema è che l’eccellente, eccellentissimo Data Analysis – A Bayesian Tutorial (Second Edition) di Sivia & Skilling, necessaria lettura per dare un’ordine ed una coerenza a ciò che vorrei raccontare, si stia dimostrando un avversario degno di tutto il mio rispetto: 4 pagine l’ora rimane al momento la mia massima velocità di lettura.
E si tratta di concetti e principi che già conosco!
E la matematica è piuttosto soft.
E questo è certo il testo migliore che io abbia trovato sull’argomento.

Insomma, visto il risultato del mio attuale rapporto col formidabile testo di riferimento, il corso previsto slitta a settembre.
La lettura, lento pede, continua.

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I giochi di ieri

https://i1.wp.com/www.dolfi.com/fotoweb/thumb/10031.jpgContinua la desertificazione del panorama accademico nazionale – e chi campava, anche degnamente coi corsi a contratto, ora si sente proporre di andare a fare il bracciante per la vendemmia a sette euro e cinquanta l’ora, e non può neppure prendere a pugni sui denti chi lo propone.

Resta il settore privato, nel quale la formazione continua ad essere richiesta e che forse in futuro riceverà più fondi della povera vecchia università.

Cosa fare?
Semplice – si delinea un programma di corso, con un bel titolo ad effetto, e lo si spedisce assieme ad un curriculum “tattico” ai potenziali promotori.
E poi si incrociano le dita.

Era un gioco che facevamo spesso, all’università, quello di immaginarci il nostro corso ideale – materia, testi di riferimento, tipo di attività proposte ai partecipanti.
Era un modo per passare il tempo, e per esorcizzare l’ipotesi di divenire creature incartapecorite ed abuliche come i nostri docenti.

Oggi quel gioco diventa una strategia evolutiva – inventarsi il corso, dargli un nome, giustificarne l’esistenza, proporre attività e testi…
E poi tutti i dettagli – numero di partecipanti, ore e loro scansione, supporti didattici…

Io per buona misura, ne ho sei in preparazione – tre connessi alle mie attività diurne, tre alle mie attività notturne.

Sulla quantità….