strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Tema: le mie vacanze hentai con Tolkien e Cthulhu in cosplay

Questo breve post ha lo scopo di aiutare tutti i gestori di blog là fuori ad aumentare il traffico sulle proprie pagine.

Risulta ormai dolorosamente evidente, infatti, che indipendentemente dalla qualità o meno dei nostri contenuti, l’indicizzazione delle pagine da una parte e gli interessi, diciamo molto settoriali dei nostri connazionali, fanno sì che la presenza di alcuni termini nel nostro post – o meglio ancora nel titolo del nostro post e nei tag – garantiscano al medesimo una elevata visibilità.

Ovvero un sacco di click.

Tema:
da solo, sembra sufficiente a dirottare verso il nostro blog un numero stravagante di connessioni, per lo più a partire dalle scuole medie e (snervante ammetterlo) superiori.

vacanze
un altro classico, che accoppiato col precedente garantisce un picco vertiginoso tra settembre ed ottobre. Ideale per riprendersi dalla morta di agosto.

hentai
certe cose non passano mai di moda

Tolkien
esistono persone, là fuori, che monitorano la rete in cerca di istanze di questo non troppo diffuso cognome anglosassone, una specie di colossale ECHELON in elfico.

Cthulhu
non avevamo dubbi.

Cosplay
non fatevi illusioni: vogliono solo le fotografie

Da cui, la stringa definitiva per il picco di traffico assoluto

Tema: le mie vacanze hentai con Tolkien e Cthulhu in cosplay

Successo garantito.

Con un saluto speciale a icittadiniprimaditutto.


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Tre giorni non proprio a Parigi – 3

Otaku.

Io il termine lo uso sempre con un certo disagio.
E provo un certo disagio nei confronti di chi lo usa per definire se stesso.
Ne ho dibattuto a lungo, in passato, coi mangamaniaci, senza ottenere risultati.
Ma è un problema mio, naturalmente.
Deriva probabilmente dal fatto che ne ho scoperto il significato una quindicina di anni fa, quando veniva utilizzato per etichettare fenomeni patologici e criminali – ragazzini ossessivi con la casa zeppa di videocasestte e fumetti pornografici, che ammazzavano la fidanzata e poi se la mangiavano.

Oggi non è più così, mi dice il sempre autorevole Massimo Soumaré

Bisogna inoltre tener conto che la cultura (o subcultura che dir si voglia) otaku non e’ qualcosa di immutabile nel tempo. Gli otaku di vent’anni fa e quelli di adesso sono differenti. Ci sono parecchie ragazze (il termine otaku non e’ piu’ un appannaggio dei soli individui maschi; si e’ quindi visto sorgere zone come Nakano Broadway e la figura della fujoshi) e che un otaku abbia la fidanzata e’ oggi abbastanza normale. Inoltre molti hanno pure dei buoni lavori (ci sono farmacisti, medici eccetera).

E poi ci sono gli otaku occidentali.
Quelli che si mettono in costume alle convention.
I cosplayer: alcuni si vestono come gli eroi dei fumetti e dei cartoni animati preferiti, altri come i personaggi dei videogiochi. Le ragazze tendono ad andare verso lo stile gothic lolita.
E poi ci sono quelli semplicemente strani, che possono essere parecchio inquietanti.

Per essere brevi e scortesi si potrebbe dire che per mettersi in costume ad una convention è necessario

  • essere di venti chili sovrappeso
  • non avere una briciola di buon gusto
  • idem per il senso del ridicolo
  • inguainarsi in abitini assolutamente fuori luogo

E davvero, per ogni cosplayer o una lolita attraente e di buon gusto ci sono venti creature orripilanti.
Ma chi sono io per dir male di costoro?
Certo dimostrano un grande coraggio (o una notevole incoscienza) e se molti giapponesi si riferiscono a loro usando il termine “buta”, d’altra parte si tratta di una dimostrazione di carattere, e merita un certo rispetto.
Anche se forse spiega perché tanti cosplayer e lolite abbiano delle espressioni perennemente infastidite e non vogliano essere fotografati.

Il nero tira molto – tanto che in alcuni momenti è difficile distinguere gli otaku da una qualsiasi masnada di gothik-punk generici.
Molti accessori sono gli stessi – immancabili gli scarponi da alpino per le ragazze, possibilmente abbinati con calze a righe orizzontali stile Maga Magò.
Autoreggenti e calzerotti sembrano costituire un bonus.
Strappi – specie nelle calze a rete – sono piuttosto comuni.

La principale differenza si riscontra negli sprazzi di colore inaspettati, che fra otaku e lolite sembrano segnalare un contrasto ironico con la cupezza generale della tenuta.

Va molto quindi il rosa.
Un campionamento casuale sembrerebbe infatti indicare nell’orsacchiotto rosa di peluche – la testa esageratamente grande, gli occhi due bottoni neri – l’accessorio fondamentale per la gothic lolita di successo.
Ma nulla esclude che non si possa virare al rosa anche un intero costume che la tradizione vorrebbe nero…

Esistono centri specializzati per la vendita dell’abbigliamento in stile gothic lolita (e parecchi hanno uno stand al JapanExpo) ma di fatto una battuta di caccia in un buon mercatino dell’usato (frequenti i banchi che vendono vecchia biancheria), un giro in un negozio specializzato in calze estrose ed fratello o un cugino che abbia fatto il militare negli alpini o nei bersaglieri permettono a chiunque di mettere insieme un costume con un costo assolutamente irrisorio.

Un paio di orecchie da gatto posticce di peluche, un’amica con le giuste inclinazioni ed un paio di metri di catena possono a questo punto garantire un effetto piuttosto intrigante…

I costumi acquistati – o creati dal nulla con non poca cura sartoriale, naturalmente sono un’altra cosa, come si può immaginare…

Servono poi parrucche, make-up, ed una buona dose di fegato.

Non solo per affrontare l’immancabile giudizio dei mondani – a casa e sotto casa, sulla metropolitana, per strada – ma per affrontare il caldo, la pioggia o semplicemente l’umidità, e otto-dieci ore in circolazione fra la folla che ti spintona, ti pesta i piedi, ti ignora.
Per tre-quattro giorni.
Le scarpe lessano i piedi, le zeppe devastano le caviglie, i bustini vittoriani stringono le costole fino a togliere il respiro mentre le gonne troppo corte e le autoreggenti non sono na difesa sufficiente dall’aria gelida che accompagna i frequenti temporali.

E qui anche gli irriducibili crollano – trovano un posto dove sedersi, allentano il busto, cacciano le scarpe in borsa, tornano alle vecchie superga di tela, e si prendono dieci minuti di respiro.

Magari per verificare via SMS come siano andati gli esami di maturità.