strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Un fantasma in un teatro vuoto

Ho appena assistito ad uno spettacolo che mi ha … mah, forse la parola esatta è turbato. Una di quelle cose strane che solo nel ventunesimo secolo, e solo nel 2021, possono accadere, e che da una parte solleticano il vecchio appassionato di fantascienza che è in me, e dall’altra mi suscitano un certo disagio, un senso di come la vita moderna, nelle parole di Quino, sia sempre più moderna e sempre meno vita.

Tutto nasce dal fatto che la settimana passata era il trentesimo anniversario dell’uscita di Goodbye My Loneliness, il primo album degli Zard. L’album uscì il 27 di Marzo del 1991, e rimase per 45 settimane in classifica, e rappresenta una pietra miliare nella storia della musica giapponese.
Ma qui è necessario fare un passo indietro.

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Il postino, il piazzista (e la talpa)

Nell’autunno dell’anno passato, prima che la pandemia arrivasse a sparigliare le carte, avevamo progettato, con mio fratello ed alcuni amici, una serie di microavventure da mettere in piedi qui fra i colli dell’Astigianistan.

Per chi se le fosse perse, le microavventure sono un’idea dell’inglese Alistair Humphreys – brevi scampagnate e pernottamenti nella natura più o meno selvaggia, tra le sei di sera e le sette del mattino. Si esce dal lavoro, si salta su un treno, si arriva in campagna o al mare o in montagna, e si parte in bici o a piedi verso la cima di una collina o un tratto di costa, si cena al sacco, si dorme all’aperto, ed al mattino successivo si arriva in tempo a riprendere il treno e si torna in ufficio o al lavoro o a casa.
Bello liscio.

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Non c’è un attimo per annoiarsi

La notizia del giorno è che qui in paese il parroco è in quarantena, ed il vice-parroco è stato ricoverato, essendo risultato positivo al COVID-19.
E qui, da ateo di lungo corso, potrei limitarmi all’umana compassione per delle persone che stanno passando un momentaccio – non fosse che domenica scorsa mio fratello ha dovuto vedere il vice-parroco.
Entrambi hanno mantenuto le distanze di sicurezza, ed entrambi portavano la mascherina e quindi stando alla guardia medica, prontamente consultata, non dovrebbero esserci rishi – non è un “contatto positivo”.

E adesso?
Adesso ci si auto-isola in casa, e si contano i giorni, in attesa che si manifestino eventuali sintomi (improbabile, ma è una necessità).
I casi in Piemonte stanno aumentando, e fintanto che siamo in grado di isolarci (e questo è uno dei pochi vantaggi del vivere in Astigianistan), non ha senso intasare le strutture.
Perciò si aspetta, e si cercano modi creativi per utilizzare le poche provviste che abbiamo in dispensa – per domattina era prevista una corsa a fare la spesa, e invece dovremo cavarcela con un supply drop a cura di una amica di buon cuore.

Quindi, ricapitolando: ci si barrica in casa, si contano i giorni e si raziona il cibo. Cos’altro potremmo desiderare, per dare una svolta al 2020?

Il lato positivo – a parte che una settimana è praticamente già passata senza conseguenze (ed isolati lo eravamo comunque perché … Astigianistan) – naturalmente è che potrei continuare la mia maratona di scrittura senza distrazioni, ma proprio oggi mi è arrivato il primo blocco di bozze del mio saggio storico Piemontesi ai Confini del Mondo.
Per cui lavorerò alle bozze, in modo da garantire che il volume possa uscire in tempo per Natale, e per lasciare un buon libro ai posteri qualora dovessi morire nelle prossime settimane.

(non fate quella faccia – ho più di cinquant’anni, una storia di cardiopatie in famiglia, una tendenza alla bronchite… sono praticamente il poster-boy della morte da COVID)

Certo, se proprio dovessi morire, credo vorrei scambiare due parole con Dio riguardo all’intera faccenda.

Vi terrò aggiornati.