strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Betty Page e Cthulhu, hentai in Australia: strategie evolutive di Davide Mana

Questo è un post che ha il solo scopo di far alzare il numero di visite sul blog mentre sono via per il weekend, a masterare una partita demo di Hope & Glory al Pinerole 2018.

Il titolo include infatti tutte le parole chiave più ricercate di sempre su questo blog.

Screenshot from 2018-10-05 13-01-28

Bettie+Page+Fitness+2+proof+(1)E non mi sorprende che Betty Page sia più gettonata del sottoscritto1, badate, ma cosa dirà a riguardo il povero Cthulhu?
E l’Australia?
Perché l’Australia?
E nulla, naturalmente, può battere l’hentai.

C’è di che riflettere, non credete?
È vero, abbiamo in catalogo più di 4000 post accumulati in undici anni di attività, incui abbiamo parlato di scienza e fantascienza, letteratura e cucina e chi più ne ha più ne metta.
Ma il post più visto di sempre parla di rasoi da barba, e le parole più cercate che vi hanno portati qui su strategie evolutive sono queste.

Potremmo certamente trarre delle profonde conclusioni da tutto questo, ma devo preparare i personaggi di Hope & Glory per la partita del weekend.


  1. anche se sarebbe Bettie Page a dire la verità, ma non stiamo a formalizzarci, sappiamo di chi stiamo parlando.
    Almeno credo. 


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La seconda domanda

writing if i can think it chantCi sono due domande, che è indispensabile porsi, quando si scrive.

Oggi, il mio vicino di cella Alex Girola si è posto la prima, sul suo blog.
Mi pare allora il caso di provare a pormi la seconda.

Ma andiamo con ordine.
La prima domanda è

perché scrivo?

… e a questa sentirete dare una infinità di risposte.
La maggior parte sono pompose fandonie, di solito pronunciate con un sospiro, assumendo un atteggiamento di generico tormento interiore: i demoni da esorcizzare1, lo scrivere per non impazzire, la necessità di comunicare,  l’impossibilità di fare altro per alleviare generiche sofferenze, la convinzione – spesso tragicamente disattesa dai fatti – di avere qualcosa da dire.

Badate, sono tutte risposte perfettamente lecite – che in moltissimi casi siano balle non importa.

Ciò che importa, vedete, è la risposta alla seconda domanda. Continua a leggere


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Cthulhu by Forum

83fa114e77ffb76740ff56cf7f16cc00Rispondo d una richiesta d’aiuto.
Un messaggio in bottiglia rinvenuto stamani sulla spiggia davanti al faro in cui vivo mi informa dell’esistenza di un forum italiano dedicato al gioco di ruolo ed in particolare a Il Richiamo di Cthulhu.

http://cthulhuitalia.forumattivo.it/

Pare che il numero di vittime sacrificali iscritte al forum sia scarso, il che potrebbe condannare Cthulhu ad una Pasqua di magro.

Buttateci un occhio – io notoriamente non sono animale da forum, ma la presenza di uno spazio dedicato al gioco online attraverso, appunto, il forum, da solo basta a destare il mio interesse.

Dite che vi manda strategie evolutive.

Enhanced by Zemanta


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Neil Gaiman come Cthulhu

C’è un segnale chiaro e impossibile da fraintendere, quando tenete una conferenza o una lezione: il membro del pubblico che entra in sala, prende la propria sedia, e la ruota di novanta gradi, procedendo a trascorrere la vostra lezione rivolto verso il muro e non verso la cattedra e lo schermo.
Quando succede, siete autorizzati a considerare tale comportamentoi un chiaro segno che a quella persona, di ciò che direte, non potrebbe fregargliene di meno.
E potreste domandarvi perché si sia preso la briga di venire, quel tizio.
Mica era obbligato, no?
O forse sì?

Quando giovedì a Galliate un terzo delle ragazzine della seconda e terza media che assistevano alla mia lezione sui mondi immaginari e la rappresentazione della natura hanno girato le sedie mettendosi a fare salotto, avrei dovuto presagire che sarebbe stata una faccenda in salita.
La totale indifferenza è normalmente preferibile all’aperta ostilità, e girare la sedia è un segno di ostilità.

Mi hanno obbligato a venire ma non parteciperò.

La cosa mi ha sorpreso – appartengo ad una generazione alla quale è stato inculcato che le ragazze sono più intelligenti e sensibili, e interessate alla letteratura, mentre i ragazzi pensano solo a fumetti e palloni.
Non funziona più.
I ragazzini continuano a leggere fumetti e a fiocare a pallone.
Le ragazzine oggi chiacchierano degli One Direction masticando chewingum con la bocca aperta. Continua a leggere


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Tema: le mie vacanze hentai con Tolkien e Cthulhu in cosplay

Questo breve post ha lo scopo di aiutare tutti i gestori di blog là fuori ad aumentare il traffico sulle proprie pagine.

Risulta ormai dolorosamente evidente, infatti, che indipendentemente dalla qualità o meno dei nostri contenuti, l’indicizzazione delle pagine da una parte e gli interessi, diciamo molto settoriali dei nostri connazionali, fanno sì che la presenza di alcuni termini nel nostro post – o meglio ancora nel titolo del nostro post e nei tag – garantiscano al medesimo una elevata visibilità.

Ovvero un sacco di click.

Tema:
da solo, sembra sufficiente a dirottare verso il nostro blog un numero stravagante di connessioni, per lo più a partire dalle scuole medie e (snervante ammetterlo) superiori.

vacanze
un altro classico, che accoppiato col precedente garantisce un picco vertiginoso tra settembre ed ottobre. Ideale per riprendersi dalla morta di agosto.

hentai
certe cose non passano mai di moda

Tolkien
esistono persone, là fuori, che monitorano la rete in cerca di istanze di questo non troppo diffuso cognome anglosassone, una specie di colossale ECHELON in elfico.

Cthulhu
non avevamo dubbi.

Cosplay
non fatevi illusioni: vogliono solo le fotografie

Da cui, la stringa definitiva per il picco di traffico assoluto

Tema: le mie vacanze hentai con Tolkien e Cthulhu in cosplay

Successo garantito.

Con un saluto speciale a icittadiniprimaditutto.


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Tre volte Cthulhu

E così, grazie all’intraprendenza ed alla generosità dei miei giocatori, adesso ho tre diversi giochi di ruolo di orrore lovecraftiano sul mio scaffale.
Call of Cthulhu della Chaosium.
Realms of Cthulhu della Reality Blurs.
Trail of Cthulhu della Pelgrane.
Tre approcci al gioco, tre sistemi diversi di regole.
Tre bei libri.
Troppa grazia.

Ma qual’è meglio?
Facciamo un piccolo confronto su strada… Continua a leggere


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Halloween fuori stagione

Devo ringraziare Matteo (online) e Ivan (offline) per avermi consigliato Arkham Horror, il gioco in scatola della Fantasy Flight ispirato e connesso a Il Richiamo di Cthulhu, storico gioco di ruolo e Best RPG Ever d’elezione di questo blog.
Complice un succosissimo sconto (20% in meno sull’edizione inglese rispetto all’italiana), il giocone è entrato a far parte della mia collezione e, di conseguenza, degli incubi dei miei giocatori.

Arkham Horror è un gioco in scatola.
Ha un enorme tavoliere – che riproduce la mappa della capitale lovecraftiana, dei sobborghi e dei mondi esterni – un sacco di tesserine ed un sacco di carte.
La grafica, come di solito accade con i giochi della Fantasy Flight, è eccellente, così come la qualità generale del prodotto – cartone massiccio, carte plastificate, tutti i gingilli al posto giusto.

Il nucleo del gioco – le stelle stanno per sistemarsi al posto giusto, e mentre un Grande Antico si appresta a fare la sua comparsa nella nostra realtà, cancelli interdimensionali si aprono nella città di Arkham e da questi fuoriescono orrori innominabili che vagano per le strade.
Riusciranno i nostri eroi a chiudere i portali, debellare i mostri ed affrontare il Grande Antico, riuscendo così a postporre fino alla prossima partita l’inevitabile estinzione della civiltà?
O finiranno impazziti, divorati, o persi nello spazio e nel tempo?

Grande.

Il gioco presenta, a mio parere, due problemi – entrambi assolutamente minori e interamente legati all’esperienza dei giocatori.

Il primo problema è dato da tempi e spazi di installazione.
Il gioco richiede un grosso tavolo, sul quale aprire il tavoliere e sistemare tutte le carte, le schede, le tesserine.
La sistemazione e la collocazione delle teserine nei posti giusti – indizi, mostri, punti ferita… – richiede circa tre quarti d’ora, tempo che può allungarsi considerevolmente in presenza di un giocatore “di rottura” (di quelli che non capiscono, si confondono, perdono carte e tesserine, non trovano i dadi… statisticamente ce n’è uno in ogni squadra).

Come si diceva, non è un problema fondamentale.

Il secondo problema è dato dalla sequenza di azioni ed eventi, che con un numero elevato di personaggi rischia di diventare complicata.
Il rischio di perdersi un pezzo per strada – specie se è la prima partita – è forte.
Serve un buon menù di gioco, che scandisca con precisione le fasi ed i turni di gioco.
Col manuale ed un word processor, possiamo farci il nostro e stamparne una copia per ogni giocatore.
Non si rischia così il classico “Ah, non abbiamo girato la carta…”

Superati questi problemi, e lubrificata abbondantemente la squadra con bibite gelate, è possibile immergersi nell’avventura senza troppe difficoltà – ed il grado di divertimento è elevato.
Molto elevato.
A differenza del solito Risiko, Arkham Horror è un gioco collaborativo – si vence tutti insieme o si perde tutti insieme.
E nonostante l’atmosfera conviviale, garantisce uin paiod i brividi.

Da giocatore di ruolo incallito, trovo naturalmente il gioco da tavolo una piacevole diversione per le sere d’estate ma non un serio intrattenimento.
Vedo bene Arkham Horror per la notte di Halloween.
O un capodanno che sfugga alla solita maledetta tombola.
Urge acquisire espansioni.

E poi, con la ripresa dei ludi rolistici a settembre, si torna a Cthulhu, con qualcosa di grosso.
Di veramente grosso.

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