strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Due rapidi ed eleganti

È una ferma convinzione nella cucina cinese che ciò che è buono debba anche essere bello.
Qui da noi di solito si pensa che ciò che è buono debba essere costoso*, ma chiunque sia stato in un ristorante in cui, cn grandi svolazzi da somellier, una bottiglia di vino col tappo a vite ci viene venduta per venti euro sa che è forte anche l’opinione che ciò che è elaborato sia buono.

E allora noi elaboriamo.
Lo sappiamo, giusto, che non è sempre caviale?
Beh, un paio di accorgimenti potrebbero aiutarci a zittire la fidanzata preteziosa di qualche vecchio amico, o il fidanzato yuppie della nostra ex** che è abituato a mangiare etnico.

Cominciamo con una cosa buona per riciclare gli avanzi.
Sì, c’è una punta di ironia.
Nel nostro caso, questo è un buon modo per riciclare panini raffermi.
Rosette.
O quei panini tondi grandi più o meno quanto un pugno.
O quei due mezzi pacchetti di panini per hamburger che ci sono rimasti in fondo alla dispensa…

Dunque.
Scaldare il forno, a livello alto.
Tagliare i panini, ma non a metà tipo sandwich, ma a tre quarti, come per ottenere un piccolo coperchio.
Svuotare delicatamente della mollica i panini.
Nello spazio così ottenuto, sgusciare un uovo.
Aggiungere sale, un fiocco di burro e una spolverata di erba cipollina.
Coperchiare ciascun panino, e infornare.
Quindici/venti minuti.
Servire con un’insalata leggera.
Se qualcuno prova a metterci del tabasco, schiaffeggiatelo.

Ottimo anche per la colazione.

Seconda ipotesi.
Prepariamo una miscela di zucchero di canna e polvere di peperoncino (tre a uno, come proporzione indicativa, ma poi è una questione di gusto).
Poi…
Petto di pollo.
Tagliare a bocconcini.
Far saltare i bocconcini nella miscela fino ad impanatura completa.
Avvolgere ciascun bocconcino in una fetta di pancetta affumicata.
Ripetere l’operazione di panatura.
Aggiungere pepe o aglio a piacere.
Infornare in forno ben caldo per venti minuti, o finché la pancetta non appare croccante e caramellata.
Servire con insalata o patate al forno.

Non scordate la coreografia.
Se non avete a disposizione un servizio di piatti e di bicchieri sufficiente per tutti, assicuratevi di non avere due piatto o due bicchieri uguali.
Trasformate una triste necessità in una curiosa eccentricità.
Ma di certe cose ne parleremo, magari in un prossimo post.

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* da cui la reiterata scena alla quale assistiamo al supermercatoi, “Mi dia due etti di prosciuttoi, di quello buono!” che in italiano qualsiasi sarebbe “Mi dia due etti di prosciutto del più caro.”

** anche se, se lei ci ha mollati, cosa ci fa a cena da noi, e col suo nuovo partner?
Bah, affari vostri.


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Aglio, olio e peperoncino

L’altra sera sfogliavo un sito web di quelli dove si ritrova gente in mimetica per discutere di calibri, cadenze di tiro, e altre amenità.
Ci sono capitato per caso seguendo una serie di link abbastanza convoluti.
Comunque…
Sfogliando questo sito web, mi sono imbattuto in un bell’articolo, molto ben scritto, su come si allestisce un kit di pronto soccorso.
La regola empirica, stando all’autore, è molto semplice – mettete nel vostro kit di pronto soccorso solo quelle cose che sapete usare.
Inutile avere medicinali o strumenti che non sapreste adoperare.
Che pare la scoperta dell’acqua calda, ma a ben pensarci, è estremamente ragionevole *.
Al limite, diceva il tipo, se vi accorgete che nel vostro kit ci sono solo cerotti e acqua ossigenata, sapete che è ora di seguire un corso di prontosoccorso.
Ineccepibile.

In cucina è più o meno lo stesso.
Perché è vero, non è sempre caviale, ma in dispensa è indispensabile avere una specie di kit di sopravvivenza, qualcosa che siamo perfettamente in grado di mettere in campo con zero preavviso, che accontenta tutti, che risolve.

E qui, il mio kit minimo è abbastanza semplice – un pacchetto da un chilo di spaghetti De Cecco numero 12, una bottiglia di olio, un vasetto di miscela di peperoncino e aglio liofilizzato.
Aggiungere acqua e sale. Continua a leggere