strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Hobby: perché bisogna pure mangiare…

Si era parlato di parlare di hobby, ma si è finiti a parlare (o a cominciare a parlare) di tempo e di denaro. Perché in fondo è quello che ci dicono dei nostri hobby, no?
Che sono uno spreco di tempo e di denaro.
Se lo fate per lavoro vi pagano, se lo fate per hobby siete voi a pagare.
Me è molto più complicato di così, e anche queste regole possono essere piegate e adattate. Perciò, cominciamo con un post su un hobby.

La premessa: l’idea, come ho spiegato in un post precedente, l’ho rubata (adattandola entro i limiti del possibile) a Scarlett Thomas, che ha scritto un libro in cui la protagonista decide di scrivere una serie di articoli dopo aver provato dipersona una serie di hobby. Ma poi forse non lo fa.
L’idea mi pareva ottima, ma giocando sul fatto che

Il ragazzo ha troppi interessi

Come dicevano i miei insegnanti, io di hobby in curriculum ne ho parecchi, alcuni che ho abbandonato, altri che pratico ancora. Per cui comincerò a scrivere di quelli.
Così, tanto per evitare il solito

Ecco, parla sempre solo di se stesso

Per cui si diceva, parliamo di un hobby. Continua a leggere


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Leggere e mangiare (o viceversa) – una Top Five

Ci sono cose che le nostre madri non ci hanno insegnato, ma avremmo dovuto apprendere per osmosi.
E in un certo senso lo abbiamo appreso, solo che lo abbiamo capito quando era ormai troppo tardi.
Per dire, quando un’amica chiedeva una ricetta a mia madre, lei rispondeva

te la trascrivo, e la prima volta che ci vediamo te la passo

o qualcosa di simile.
Non rispondeva

ecco, ti presto il mio libro in cui c’è la ricetta

$T2eC16F,!)0E9s37F,yLBRb8nHYC8g~~60_35Ed è per questo che mia madre ha avuto una copia di Cucina Internazionale ed Esotica, di Ginette Mathiot, per quasi quarant’anni, e poi io l’ho prestato a una persona che voleva una ricetta, e quella non me l’ha mai più restituito.
Se avrò tempo e voglia ne cercherò una copia su eBay (so che si trovano) ma naturalmente mancherà il valore affettivo – così come mancheranno le ricette ritagliate dai giornali che mia mamma aveva infilato fra le pagine.

La cosa che mi fa assolutamente infuriare, al di là del valore affettivo (era un libro della mia mamma), è che Cucina Internazionale ed Esotica è stato il primo libro di cucina che io abbia avuto modo di leggere.
Si tratta, com’è ovvo, di un ricettario – una collezione di circa 600 ricette da tutto il mondo, illustrate con fotografie a colori.

Si tratterebbe certamente di uno dei cinque libri di cucina che io inserirei in una lista ideale.
E a questo punto, lo avrete capito, vi infliggo i restanti quattro.
perché dopotutto, non è sempre caviale, giusto? Continua a leggere


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Al cartoccio, con sentimento

Carta stagnola, alluminio, Domopack(TM).
Esiste forse qualcosa che si venda arrotolato in tubi e che sia più utile in cucina?
Beh, forse la carta da forno.
Ma in effetti è fuori dalla cucina che la stagnola si rivela assolutamente indispensabile.
E d’estate, può anche capitare, no, di cucinare fuori*?
Ed è in queste occasioni che compare all’orizzonte la griglia, gioia e dannazione del campeggiatore – perché se avete qualcuno che sa gestire bene la griglia (grazie al cielo ne conosco una manciata), ah, non c’è paragone, ma se vi affidate ai dilettanti… avete presente quelle bistecche fuori carbonizzate e dentro crude, oltretutto col forte sospetto che un paio siano cascate per terra mentre venivano girate?
Ecco.
E poi ditemi voi se non è vero che non è sempre caviale.

Ma ci sono alternative.
Alternative che richiedono solo un po’ di coraggio, un minimo di organizzazione, la griglia, e un bel foglio di stagnola.
È giunto il momento, ragazzi e ragazze, di esplorare il cartoccio. Continua a leggere


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Sogliole d’emergenza

A volte la vita è dura.
Hai deciso di dedicare il punte lungo 25 aprile/1° maggio a farti i fatti tuoi.
Scrivere, per dire.
Si regredisce allo stato animale, non ci si rade, non si fanno i letti, non si osservano orari, si vive di toast, tramezzini, junk food assortito, ed una marea ribollente di té nerissimo.
Tuo padre rischia di dare alle fiamme la casa preparandosi due uova al tegamino, ma ehi, è tutto parte della dura vita dello scrittore pulp.
Ci può stare.
E poi, a metà pomeriggio, a due giorni dalla fine, una manciata di parenti decide di farti un’improvvisata.

Ma cosa stai sempre al computer a giocare!

Loro sono qui per farti divertire, per riportarti ad una vita normale – che tu lo voglia o meno – nel senso che dovrai scarrozzarli fra le colline, mostrargli un po’ di romanico sfuso, e poi passargli cena.

Ma non stare a fare nulla di complicato, eh!

La desolazione dello Jundland – java, sabbipodi, e occasionalmente Ben Kenobi.

Ok – si potrebbe ordinare una pizza…
Ma la pizzeria è chiusa per ferie.

Il tuo frigorifero, ululante come la Desolazione dello Jundland, contiene…
. 7 uova
. 2 limoni
. una confezione di succo d’arancia
. il necessario per preparare 4 toast e altrettanti panini al salame.

Il freezer contiene una vaschetta di mediocre gelato e due confezioni fossili di filetti di sogliola puliti, per un totale di 800 grammi.

Non è sempre caviale, ed ormai dovresti saperlo, giusto?
Le lancette corrono.
Cosa fai? Continua a leggere


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Tea-time

Il tè?
Cosa c’è di complicato, o concettualmente disorientanrte, in una tazza di té?
Si fa bollire l’acqua, ci si caccia dentro un filtro, si aspetta qualche minuto, si aggiungono zucchero, latte o limone a piacere, ed è fatta.

I veri uomini, ovviamente, bevono caffé.
Se bevete del té, vi guarderanno come degli originali, faranno battutine sulla funzionalità del vostro impianto riproduttivo, o – se siete in america – penseranno che siate canadesi.
Insomma, è davvero il caso di dire che non è sempre caviale.

Ma… possiamo ricavarne qualcosa di interessante?
Diavolo, sì! Continua a leggere


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Guest post all’arancia

Ah, i piaceri del guest post!
Idea geniale, se ci pensate – ci togliamo l’incombenza di aggiornare il blog senza alcuno sforzo.
Diamo qualcun’altro in pasto ai surfisti, e abbiamo così un paio d’ore libere per dedicarci ad altri interessi.

Alla cucina, ad esempio – poiché non si può vivere sempre e solo di spaghetti, sebbene – ormai ne abbiamo fatto il nostro credo – ci sia ben chiaro che non sempre può essere caviale.

Perciò per oggi mi ritiro in buon ordine, e lascio i fornelli alla Clarina (alias Chiara Prezzavento, apprezzata narratrice e autrice teatrale), che ha un blog qui vicino che come sempre vi consiglio di visitare.
E se c’è un che di perverso, probabilmente, nel chiedere ad una persona che parla prevalentemente di letteratura e di scrittura, di condividere la ricetta di un dessert… beh, ha cominciato lei, a parlare di arance caramellate, giusto?
E poi conoscendola finirà comunque a parlare di libri…

OK, mi levo di mezzo.
Buon appetito.

 . . .

Quando si parla di cucina, amici e parenti mi definiscono il Dipartimento del Fumo. E non perché carbonizzi più pentole di quanto sia sano*, ma nel senso di colei che di sicuro non provvede all’arrosto.

E in effetti, in linea generale, a me si delegano compiti minori come apparecchiatura, centrotavola, disposizione degli antipasti e altre faccenduole più connesse con la forma che con la sostanza.

Tuttavia esistono tre o quattro piatti che, quando compaiono, sono appannaggio mio – qualcuno, senza dubbio, perché è tanto semplice che persino io posso cucinarlo senza rischiare di umiliarmi e/o incendiare la casa, e qualcuno perché, if I say so myself, mi viene proprio bene.

In cima a questa seconda categoria risplendono, come il mio faro culinario personale, le arance caramellate. Le arance caramellate sono di semplice fattura e di sicuro effetto. Le arance caramellate sono di soddisfazione al palato e ingrassano marginalmente meno di un bombolone alla crema. Le arance caramellate concludono bene ogni tipo di pranzo o cena. Le arance caramellate… sto cominciando a suonare come Harris in Tre Uomini in Barca, vero? Ancora un po’ e vi farete l’idea che, dopo avere assaggiato le mie arance caramellate, la gente rifiuti ogni altro cibo fino a morirne… Continua a leggere


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Un paio di uova alla svelta

Ma noi non abbiamo nulla contro cibo e belle donne - insieme o separatamente

Viviamo strani giorni.
Un commentatore, su un blog qui vicino, un paio di giorni or sono commentava stizzito sulla decisione del padrone di casa di bloggare anche di cucina.
Quando si parla di libri, di scrittura, talvolta di cinema, di ebook e di libri cartacei, a quanto pare, secondo alcuni non si ha il diritto di apprezzare un piatto di cibo sostanzioso – o una bella donna, perché quel tale pareva stizzito anche dal fatto che su quel blog alla domenica compaiano foto di belle donne.
Tanto ascetismo è commovente, non c’è dubbio.
Rinunciare al cibo ed al sesso per la letteratura è una decisione encomiabile – anche se forse spiega il nervosismo e l’aggressività di taluni.

Ma noi ce ne infischiamo – anche perché ciascuno sul suo blog fa quel che gli pare –  e poiché non è sempre caviale, ci concentriamo oggi sull’oggetto che più probabilmente si riesce a rintracciare anche nel frigorifero del più derelitto dei single.
Solo, triste, abbandonato nel suo alloggiamento sulla porta del frigorifero, talvolta in compagnia di mezzo limone raggrinzito.
L’uovo.

Simbolo dell’anima per alcune religioni, simbolo dell’universo nella sua fase iniziale per altre, protagonista con la gallina di quella specie di koan che da sempre fa dannare grandi e piccini, l’uovo è una specie di kit di sopravvivenza per l’affamato: è nutriente, viene prodotto in un comodo in formato monodose agevolmente trasportabile, e si può preparare in ventimila modi diversi.
Fritto, strapazzato, in omelette e sufflé, sodo, alla coque…
Può servire per fare salse, guarnire piatti di pasta, preparare dolci…
In ambito culinario, l’uovo è anche la misura ultima dell’uomo (e della donna) in cucina…

Non sa neanche farsi due uova al tegamino

… è la dannazione ultima dell’individuo culinariamente inetto.
Non c’è redenzione.

Ma noi siamo meglio – o ambiamo a diventarlo.
Vediamo allora di mettere giù le basi.

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Crepes Suzette

Da noi si intitolava "Operazione Crepes Suzette"

Strane faccende…
I miei contatti oltre Atlantico mostrano una improvvisa ossessione per un piatto della cucina francese che io ho sempre associato alla Belle Epoque ed alla Grande Guerra – forse a causa di un vecchio film di Blake Edwards con Rock Hudson e Julie Andrews.

Perché questo improvviso interesse per le Crepes Suzette?
Perché come sostenevano i saggi, possono tramutare un cannibale in un uomo civilizzato?
Pare la cosa abbia una connessione con una speciie di esplosione anglofila legata – tra l’altro – ad uno sceneggiato della BBC.
Ma dell’anglofilia parliamo domani, in un modo o nell’altro.

Oggi parliamo di Crepes – perché come diceva quel tale, non è sempre caviale.

E perché, trattandosi di un piatto inventato nel 1895, solletica il mio gusto per lo steampunk, o anche solo per il vittorianesimo spurio.

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