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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Curriculum – l’ultima frontiera

Sto seguendo un corso universitario via rete, un MOOc… beh, ok, ne sto seguendo tre, in effetti.
Uno, sull’archeologia di Portus, è per sfizio personale (mare e archeologia, cosa potrebbe esserci di meglio?) e per fare un po’ di ricerca per le mie storie di Aculeo & Amunet.
È meglio che guardare la TV dopo cena.
Gli altri due sono più orientati a cercare di aggiungere qualche freccia al mio arco in termini di sopravvivenza e curriculum.

MOOC

Il primo è un corso di programmazione in Python orientata all’analisi dei dati – ho passato gran parte della mia vita accademica ad analizzare dati o a insegnare come analizzare dati, sempre usando software di terze parti. Non sarebbe divertente se riuscissi a programmare il mio?
E poi, naturalmente, programmare un software per eseguire calcoli statistici significa capire da vicino come funzionano certi tipi di analisi, ed è un gran ripasso.
Ma è del terzo corso che vorrei parlare oggi, perché è un corso tenuto dall’Università di Sheffield, e si intitola How to Succeed at: Writing Applications.
Sì, è un corso su come cercare lavoro1. Continua a leggere


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CV Funzionale per persone disfunzionali

Arriva settembre, si torna a lucidare il curriculum.
Ormai questi post sono diventati una specie di tradizione.
I post da un anno all’altro si contraddicono, ma sapete come capita – esiste più di un modo per spellare un coniglio.

Negli ultimi tempi ho scoperto una nuova meraviglia – il CV Funzionale.
Che poi sarebbe il CV di una pagina, quello che se non l’avete con voi sarebbe stato proprio quello che serviva, se lo presentate peccato, perché volevano il CV Europeo.

Ma non abbandoniamoci al cinismo.
Cos’è un CV funzionale?
Io l’ho scoperto attraverso un interessante e ponderoso manuale intitolato Zen and the Art of Making a Living.
Che non è neanche malaccio, dopotutto.

Ma, dicevamo, Curriculum Funzionale…
Si tratta di un curriculum destrutturato, che invece di illustrare la vostra esistenza, per punti, con le date, i numeri e le brutture esposte (davvero avete impiegato tutto quel tempo a laurearvi?! Ah, che sfigati…), si limita a riassumere i dati salienti, in maniera narrativa, e dando loro la miglior esposizione possibile.

Di solito lo possiamo immaginare diviso in tre blocchi.
Così ad occhio direi tre blocchi di trecento parole al massimo – meglio ancora, duecento, trecento e centocinquanta rispettivamente.
Ma si tratat di misure spannometriche.
L’importante è che il tutto stia su una sola pagina di A4, in Times New Roman, interlinea 1,5.

Il primo blocco riassume la vostra carriera accademica.
Senza scendere nel dettaglio del fatto che avete vinto il premio per ilportapenne più ordinato in seconda elementare, o cose del genere.
Cosa avete studiato, più o meno nell’ordine in cui lo avete studiato.
Se avete vinto premi, medaglie o borse di studio, ditelo.
Il resto non ha importanza.
Qui di solito è anche dove elencate le lingue straniere.

Poi, c’è il primo passaggio difficile – quello in cui, in una sola frase, dovete legare la vostra carriera accademica con la vostra esperienza lavorativa.
Perché l’idea è anche quella di dare l’ìimpressione che voi sapeste cosa stavate facendo, quando la scuola vi ha scaricati, bendati e con le mani legate, nel mondo del lavoro.

Secondo blocco, quindi – esperienza lavorativa e competenze.
Qui è dove tutti quelli che hanno calpestatola vostra autostima tornano a tormentarvi.
Il classico

Hmmm, dieci anni a dirigere un’agenzia di promozione musicale… quindi non hai mai lavorato.

… che si è sentito dire tante volte mio fratello.
La risposta è (annotatevela)

No, stupido figlio di una monaca – ho lavorato più di quanto tu riesca a immaginare.

E qui è dove prendete a calci i vostri detrattori, perché qui, in questo blocco, è dove elencate non il lavoro che avete fatto, l’etichetta che la società vi appiccica in fronte perché qualche perdente senza una vita possa ridervi in faccia… no, questo è il blocco in cui elencate tutto ciò che, nello svolgere la vostra attività, avete dovuto imparare.
Quindi gestione del bilancio (perché avete dovuto imparare ad amministrare i pochi soldi che avevate), relazioni pubbliche, pubblicità, logistica…
Segnate tutto.

Nota – può essere utile, prima di buttarsi sul CV Funzionale, fare una bella lista, su un pezzo di carta, delle vostre competenze.
Di ciò che sapete fare, che avete dovuto imparare a fare perché, come si diceva, eravate bendati e con le mani legate in un mondo del lavoro che non conoscevate e vi era ostile e siete sopravvissuti.
Segnate tutto!

Terzo ed ultimo blocco – gli extra.
Quello che onestamente non ve la sentite di elencarlo come seria competenza, ma in caso di necessità, beh, ok, l’avete fatto, e se vi pagassero potreste anche rifarlo.
Qui stanno anche bene gli interessi personali, i volontariati strambi, e tutto quanto.
Non sottovalutate questa parte solo perché è una specie di ripostiglio – considerate seriamente se qualcuna delle competenze extra elencate possa servire a rafforzare una delel competenze professionali principali, e se la cosa funziona, mettetela in risalto.

Per chiudere, una bella frase in cui specificate che ulteriori informazioni e referenze, sono disponibili a richiesta.

In cima ci mettete nome, indirizzo, telefono e mail.
Non metteteci la data di nascita – devono assumervi, non farvi sposare una cugina zitella.
Non accludete una foto, a meno che il potenziale datore di lavoro non includa la propria.

Ah, e non buttate via quel pezzo di carta su cui avete segnato le competenze e tutto il resto!
La cosa veramente divertente, del CV Funzionale, è che potete scriverne uno disegnato appositamente per il tipo di lavoro per il quale state per proporvi, enfatizzando e de-enfatizzando diverse parti della vostra vita in modo da mettere in risalto ciò che risulterà più utile per scroccare un colloquio.

Ricordate solo una ultima regola fondamentale – non cacciate balle.
Inutile millantare competenze che non si posseggono.
Oh, certo, c’è chi lo fa.
E magari gli va anche bene.
Ma ammettiamolo – noi non ce la faremmo mai.
Noi siamo persone oneste.
E maledettamente in gamba.


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Non gioco più

Ieri ho deciso che d’ora in poi, salvo disperazione assoluta o offerte di lavoro molto molto specifiche, non invierò più il mio curriculum ad alcun indirizzo italiano.

È andata così.
Accompagnando mio padre a vedere certi suoi ex clienti, incontro un giovane (ovvero ultra-cinquantenne) imprenditore, che si lamenta del fatto di non riuscire a trovare persone qualificate e disposte a lavorare al di fuori del loro ambito specifico di competenza.

Non c’è nessuno disposto a mettersi in gioco.

Mi si dice che in queste occasioni un po’ di faccia tosta può aiutare.
E quindi faccio presente che io sarei dispostissimo a lavorare al di fuori del mio ambito specifico di competenza.

Sarebbe un’occasione per apprendere e crescere professionalmente.

… gli dico.

No, perché mi servirebbe qualcuno che tenga i contatti con l’estero, ma che sappia anche analizzare i dati di vendita.

Faccio presente il mio proficiency di inglese e i dieci anni passati a insegnare analisi statistica di dati.
Lui si lancia in una lusinghiera serie di commenti sul mio coraggio e sulla mia disponibilità, che si chiude con il classico…

Mi mandi un curriculum.

Al quale la risposta è…

Ce l’ho qui.

Da alcuni anni infatti io giro con in tasca una bella chiave USB con sopra un po’ di applicazioni di PortableApps, ed una cartella con un po’ di materiale utile – un po’ di CV in diversi formati, scansioni dei documenti personali, un file criptato a 32 bit con gli estremi bancari…*

Comunque, esibisco la USB, e la persona nell’ufficio della quale ci troviamo si dice disposta a fare subito una stampata o, se fosse più comodo, a girare il file via mail all’ufficio del giovane (= ultra-cinquantenne) imprenditore.
La reazione non è quella sperata.

Però dovrebbe essere in formato europeo.

Dilettante.
C’è  Ce l’ho in formato europeo, condensato, cronologico e funzionale.
In italiano e in inglese.
Scegli una carta, una carta qualsiasi.

Il CV europeo viene stampato.

Già il fatto che sia di tre pagine produce nel giovane (= ultra-cinquantenne) imprenditore un’aria luttuosa.

È troppo lungo.

… sentenzia, soppesando i tre fogli.
Cos’è, si sta preparando a valutare il mio curriculum a peso?!

Poi scrorre i fogli rapidamente, senza leggere davvero.
Emette un suono che pare un colpo di tosse.

E lei, con tutte queste qualifiche, non riesce a trovare un lavoro?

Fine della discussione.
Ancora un po’ di bla bla, un salto alla macchinetta del caffé, e quando il giovane (= ultra-cinquantenne) imprenditore ci saluta cordialmente e se ne va con la sua Porsche Carrera color bronzo, torniamo nell’ufficio del cliente di mio padre e troviamo il mio CV abbandonato su una scrivania.
Fine.
Della.
Discussione.

Non è questione di mettersi in gioco.
È questione di avere a che fare con persone che

  • non vogliono leggere tre pagine di dattiloscritto
  • non sono in grado di valutare le qualifiche di chi si propone
  • sognano i servi della gleba, disposti a lavorare senza pensare, per il privilegio di poter mangiare
  • si lamentano del fatto di non trovare persone pro-attive, ma sono terrorizzate all’idea di trovarne
  • comunque loro problemi non è che ne abbiano di pressanti, finché non fanno istanza di fallimento

Perciò, basta.
Il pallone è mio, e ci gioco io.

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* Sì, ci sono anche un paio di ebook (la Baen Free Library è una miniera) ed una cartella con un paio di dischi in formato mp3 – perché non si sa mai dove si può finire, e quanto dura può essere la lotta contro la noia.