strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Alla ricerca del fantasy mediterraneo

210910Questo è un post del piano bar del fantastico – la mia amica Paola mi ha chiesto di parlare un po’ di fantasy mediterraneo.
Ed è un gran bell’argomento, e anche piuttosto difficile.
Vediamo cosa si riesce a mettere assieme.
Questo è probabilmente solo l’avvio della ricerca, il primo passo, il primo di diversi post.

Uno dei principali elementi di difficoltà è definire il fantasy mediterraneo – dipende solo dalla location?
Ci sono dei temi, degli elementi distintivi?
Ci sono dei titoli di riferimento?
I vecchi peplum con Maciste e i telefilm di Hercules con Kevin Sorbo sono fantasy mediterraneo?

Complicato, complicato – terribilmente complicato.

ADDENDUM: mi segnalano questo blog dedicato al fantassy Mediterraneo.
A questo punto, invece di continuare aleggere le mie sciocchezze, fate un salto lì, che troverete di sicuro tutto ciò che cercate.

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Storico sì, ma forse non fantasy

Questo è un post che dovevo da tempo alla mia amica Chiara, che sta di là nel Braccio Femminile del Blocco C.
Si tratta di un post che porta avanti la nostra lunga e abbastanza confusa chiacchierata a distanza sul fantasy storico.
Una sorta di piano bar del fantastico, ma per due pianoforti in due stanze separate.
Sarebbe piaciuta a Scarlatti, come cosa.

FrtizLeiberLeggevo qualche settimana addietro una bella intervista rilasciata da Fritz Leiber a Darrell Schweitzer, una delle ultime interviste di Leiber.
È noto che a Leiber si deve la definizione di sword & sorcery, quel particolare sottogenere del fantasy che viene anche definito a volte low fantasy – storie di personaggi non esageratamente nobili, che affrontano minacce non esageratamente globali per scopi non esageratamente altruistici.
Leiber stesso, naturalmente, contribuì un testo definitivo alla sword & sorcery con le storie di Fafhrd e del Gray Mouser.
E in un bel colpo di teatro – Leiber fu attore shakespeareano, dopotutto – il vecchio Fritz spiazza Schweitzer negando di aver mai scritto fantasy.

Io ho sempre scritto narrativa sovrannaturale, orrore sovrannaturale. Non fantasy.

E non ha mica tutti i torti.
Ma, qual’è la differenza fra la narrativa sovrannaturale e il fantasy? Continua a leggere


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Al cospetto di Tsathoggua*

La produzione fantastica di Clark Ashton Smith è vasta e multiforme – considerando che Smith, un poeta, cominciò a scrivere narrativa su consiglio di Lovecraft e smise alla morte dell’amico, è incredibile contemplarne la vastità dell’opera, ed il livello di qualità.

E se Zothique rimane forse il vertice della produzione dell’autore californiano, un pugno di racconti, che mescolano elementi di mitologia classica, di yog-sothotheries assortite e di sword & sorcery, sono ambientati in Hyperborea, la leggendaria terra oltre il vento settentrionale degli autori classici, dove alligna – e qui ci lasciamo i classici antichi alle spalle – l’osceno Tsathoggua*, venerato dai deformi abitanti di quelle terre dimenticate dal tempo.

DEEPEST-DARKEST-EDEN-New-Tales-Of-Hyperborea
Ora, Cody Goodfellow ha editato una corposa collezione di storie che riprendono il mito di Smith, e ne ampliano e completano la visione.
Il volume – un bel trade paperback con una favolosa copertina, è stato appena consegnato da una postina inconsapevole dell’orrore nascosto nella busta bianca che recava sottobraccio.
Perché l’orrore (lieve, elegante, crudele) non lascia mai la pagina, in questa antologia – e diventa una compagnia irrinunciabile.

HyperboreaCoverL’elenco degli autori coinvolti è di tutto rispetto, e si legge come un Who’s Who del meglio della narrativa d’immaginazione al momento su piazza:

Nick Mamatas – “Hostage”
Joe Pulver – “To Walk Night…Alone”
Darrell Schweitzer – “In Old Commoriom”
Ann K. Schwader – ”Yhoundeh Fades” (poem)
Cody Goodfellow – ”Coil Of The Ouroboros”
John R. Fultz – ”Daughter Of The Elk Goddess”
Brian R. Sammons – ”The Darkness Below”
Dieter Meier – ”The Conquest Of Rhizopium”
Lisa Morton – ”Zolamin And The Mad God”
Brian Stableford – ”The Lost Archetype”
Ran Cartwright – ”One Last Task For Athammaus”
Don Webb – ”The Beauties Of Polarion”
Robert M. Price – ”The Debt Owed Abhoth”
Marc Laidlaw – ”The Frigid Ilk Of Sarn Kathool”
Charles Schneider – ”The Return Of The Crystal”
John Shirley – ”Rodney LaSalle Has A Job Waiting in Commoriom”
Zak Jarvis – ”The Winter Of Atiradarinsept ”
Jesse Bullington – ”The Door From Earth”
Ann K. Schwader – ”Weird Of The White Sybil” (poem)

Schweitzer, Stableford e Shirley nello stesso volume, in un tributo a C.A. Smith?
Pulver, Price e Fultz?!
Colossale – e non vorrei che questa mia scelta di pochi nomi che per me restano iconici, venisse letta come un voler sminuire gli altri grandissimi che popolano questa antologia con la loro immaginazione.
Lo ripeto, questo è un compendio del meglio.
E trovo particolarmente appropriato che un volume che celebra l’opera di Smith includa anche dei lavori poetici.
È fantastico.

Per il momento la lettura procede lenta perché le storie in questo volume vanno centellinate.
È bello avere una nuova provvista di storie di Hyperborea – ma è una provvista che si esaurirà troppo maledettamente in fretta.

Sarebbe bello, fare cose così.
È bello sapere che esistono luoghi dove si fanno.

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* Le grafie variano alquanto.


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La Maschera dello Stregone

sorcererCi sono libri che si leggono di getto, ed altri che si centellinano, cercando di non farli finire.
Domani parliamo di un romanzo che si legge di getto, oggi parliamo di Mask of the Sorcerer, di Darrel Schweitzer.

Abbiamo già parlato di Schweitzer quando abbiamo parlato del suo The Shattered Goddess, certamente una delle letture più interessanti del panorama del fantastico contemporaneo.
Dopo Goddess, Schweitzer ha dedicato gran parte della propria scrittura alla narrativa breve – creando il suo ormai leggendario corpus di oltre 300 racconti fantasy e horror.
Da uno di questi – To become a Sorcerer, che venne nominato per il World Fantasy Award – l’autore americano ha tratto nel 1995 un romanzo di proporzioni ciclopiche.
Non nella mole – Wildside non arriva a 400 pagine – quanto nella premessa e nello sviluppo.

Ambientato in un mondo ispirato in parti uguali all’antico Egitto ed ai paesaggi cari a Clark Ashton Smith, Mask of the Sorcerer segue la storia e la crescita di Sekenre, destinato a diventare, appunto, uno stregone.
E Schweitzer, se da una parte ci immerge completamente in un mondo ed in una cultura altri, obbligandoci a viverli, a respirarli, dall’altra esplora la miscela di sacrifici, inganni e tradimenti che costellano il percorso del suo protagonista, intrappolato per l’eternità in un corpo di fanciullo, padrone e schiavo di poteri che sono al di là dell’umana comprensione.

mask-of-the-sorcererIl titolo ha perciò un doppio, anzi, triplo significato – e la maschera è un oggetto rituale, è il corpo nel quale Sekenre si sentirà sempre più in trappola, ed è il sistema di relazioni sociali artificiose, doppi giochi e politica che lo stregone deve fare proprio per nascondere al mondo la propria vera sostanza.

E tutto questo, senza sacrificare la trama, che è complessa, intrigante, divertente.
Senza trascurare il cast di comprimari.
E senza trascurare la semplice, pura scrittura: Mask of the Sorcerer è scritto benissimo, in uno stile che è lontano anni luce dagli standard del fantasy popolare.

E d’altraparte, il riferimento continuo a C.A. Smith, spesso citato da Schweitzer come propria principale influenza – rende la miscela troppo oscura, troppo crudele perché questo possa essere un comune fantasy a basedi elfi, quest, ciarpame pseudoceltico di quarta mano.

Schweitzer descrive un mondo magico che è magico per davvero, popolato di divinità che interagiscono con gli esseri umani, improntato ad una cosmologia lontanissima da ciò a cui siamo abituati.

sekenreEsiste anche un secondo testo parallelo, Sekenre: The Book of the Sorcerer, ovvero il libro -a metà strada tra il diario, il memoriale, la raccolta di conoscenze occulte – che il protagonista di Mask scrive nel corso di quel romanzo, e che quindi sdoppia la narrativa, rendendo il narratore inaffidabile, illuminando angoli lasciati oscuri dal primo libro, ma insinuando dubbi e interpretazioni alternative.

Il lavoro di Schweitzer è straordinariamente piacevole – una vera boccata d’aria dopo tanto fantasy fatto con lo stampo.
Ed è spesso citato come fonte di ispirazione per tanti dei migliori lavori usciti negli ultimi anni.
Schweitzer fa riferimento a fonti letterarie che vanno molto più in là dell’ultima ristampa di Tolkien o (dio ci scampi) di R.A. Salvatore, e scrive meraviglie con una facilità invidiabile.

Eppure nel nostro paese rimane sconosciuto ai più.
Ma di certe cose abbiamo già parlato.

A volte succede di scordare perché si è cominciato a leggere fantasy.
A volte l’ennuì pare farsi terminale.
Poi, grazie al cielo, compare sul nostro scaffale qualcosa di straordinario.


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Al Cospetto della Dea Infranta

the-shattered-goddessNel 1982, un autore appena trentenne pubblicò un romanzo straordinario, incassando lodi e apprezzamento dda personaggi diversi quali Lyon Sprague de Camp, Gene Wolfe e Mary Gentle.
Il libro, illustrato dalle tavole di Stephen Fabian, venne ristampato più volte – e venne anche tradotto in italiano.
Nessuno, tuttavia, pare ricordarsene.

The Shattered Goddess, di Darrell Schweitzer, venne tradotto in italia come Alla Morte della Dea, e pubblicato nel 1990 da Urania Fantasy, senza le tavole di Fabian e con una copertina che parrebbe più adatta a Lord Darcy di Randall Garrett.
Il romanzo passò inosservato al pubblico nazionale – ed anche nel mondo anglofono è probabilmente un oggetto di culto.
Ed è un peccato, perché si tratta di un’opera eccellente.
Il volume è oggi disponibile in paperback per i tipi della Wildside Press – ma i collezionisti possono trovarne copie in hardback, usate e a prezzi dall’interessante allo stravagante, battendo i soliti canali.

ufyvs20Il titolo deriva dall’evento che segna l’era nella quale si svolge la storia – dopo la morte e distruzione di una divinità femminile che incarnava aspetti tanto positivi quanto negativi, e i resti della quale ora alimentano meraviglie e stregonerie.
L’orrido progetto di vendetta di una stregaccia furiosa porta la corruzione al vertice del potere nella città di Ai Hanlo, ed innesca una serie di meccanismi che porteranno una coppia di giovani ad esplorare il mondo e a scoprire molto di più di ciò che non avrebbero voluto scoprire.
Intanto, le tenebre si estendono sulla Terra, e coloro che verranno dopo gli uomini si preparano a prenderne il posto.

Il romanzo di Schweitzer si svolge in un classico setting da terra morente, costruito con un uso accurato del linguaggio ed un occhio per le descrizioni.
I modelli dominanti sono certamente il Jack Vance dy Dying Earth e forse ancora di più il Clark Ashton Smith di Zothique – ma non manca un riferimento diretto e divertito (e divertente!) a The Night Land, di William Hope Hodgson.
L’influenza di Smith si ravvisa anche nell’umorismo – che a differenza del più barocco humor vanciano è invece raro e tagliente, crudele, non privo di un certo cinismo.
La narrazione precipita progressivamente in una oscurità tanto fisica quanto psicologica, al punto che gli sprazzi di luce e calore che l’autore concede ai propri personaggi colpiscono il lettore come lampi abbaglianti.

echoesL’occasione per scoprire questa piccola (poco più di 180 pagine) gemma, è stata la recente uscita, in formato ebook, di un secondo volume – Echoes of the Goddess – che riunisce alcuni racconti* che condividono l’ambientazione del romanzo, e fanno da cornice all’azione principale.

Letto Echoes, è stato divertente immergersi nel romanzo principale, che è coinvolgente, profondo, ricco di idee e spunti, e personaggi memorabili, pur senza sbrodolarsi su lunghe trilogie complicate.
Schweitzer riesce ad evocare paesaggi alieni con poche frasi ben costruite.
I suoi personaggi parlano con una strana miscela di arcaismo ed espressioni moderne, edi riferimenti a testi del passato, antiche ballate, poemi e altro materiale di background gli permette di rendere il suo mondo denso e stratificato senza appesantire la narrativa.

The Shattered Goddess è un artefatto di un’epoca più civile, è certamente un titolo da rivalutare.
Potrebbe essere una buona idea battere le bancarelle, in cerca di quel vecchio Urania Fantasy**.
E Darrell Schweitzer è un autore da leggere, e seguire con attenzione.
Già un altro suo volume aspetta sullo scaffale, ed altri due sono sulla lista della spesa.

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* Schweitzer ha all’attivo oltre 300 racconti, oltre a tre romanzi, e una vasta quantità di saggi.
Ha curato l’edizione di numerose collezioni di articoli e interviste sul fantastico, ed è stato editor di Weird Tales.
Molti probabilmente lo conoscono più come autore di saggi e introduzioni a volumi di autori storici – Hodgson, Conan Doyle, Mundy, Poe…

**nel momento in cui scrivo questo, Amazon.it ne offre una solitaria copia usata a 8 euro.


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Gratificazione personale

51IGadMEBzLCon due o tre articoli in uscita presso riviste accademiche di ottimo livello, il mio ego in questi giorni è frizzante come una bottiglia di Perrier gelata.
Poco mi toccano quindi le beghe della comunità nazionale del fantastico, coi suoi parrochialismi e il suo trito ritornello “cosa hai pubblicato tu per giudicare cosa ho pubblicato io?” ed altre simili infantilismi.

A completare il quadro, rendendomi allegro e gongolante e in generale pieno di benevolenza nei confronti del genere umano, arriva ora una nuova recensione del volume Fritz Leiber, Critical Essays, al quale contribuii a suo tempo, primo di tre miei lavori “americani” del 2007/2008.

La recensione compare su Mythlore, la rivista della Mythopoeic Society, numero 105/106, primavera/estate 2009.
Ed è una bella recensione positiva, che dice tra l’altro…

There are some good ideas here. The editor himself tries to connect some very early religious stories Leiber wrote while an Episcopal lay minister with Gather, Darkness! Davide Mana explores the appearances of cat and cat-like beings in Leiber’s fiction. As any Leiber reader knows, the cat motifs are significant, not just a Leiberian whimsy. John Lagan, himself a horror-story writer of great promise, who may one day be seen as one of Leiber’s successors, gives particularly interesting insights into the seminal “The Girl with the Hungry Eyes”. Bruce Bayfield examines “the eccentric” in Leiber’s little studied poetry and traces it into the fiction. This is, indeed, a connection no one has ever made before, precisely because Leiber scholarship is just beginning, even as this book is a beginning.

Un inizio, ed ho avuto la possibilità di esserne parte.
E sono in buona compagnia.
Ottima, se consideriamo che la positiva recensione su Mythlore esce dalla penna di Darrel Schweitzer.

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