strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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IDD, baby!

12195894_1047804378566091_7030728815196741204_nDodici di Novembre, International Dieselpunk Day.
E ne abbiamo parlato un paio di mesi or sono, di dieselpunk – definendolo il genere a cui appartengono

storie d’immaginazione ambientate fra la fine della Prima Guerra Mondiale e il lancio dello Sputnik

… e scritte oggi, ci sarebbe stato da sottolineare: la fantascienza degli anni ’40 resta fantascienza anni ’40.

E allora, in attesa che qualcuno decida di chiamarlo Carburopeppa e di recintarselo, perché non facciamo due chiacchiere sul dieselpunk, in questo giorno di festa?
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Dieselpunk

The-Mammoth-Book-of-DieselpunkLa collana Mammoth Books1 esiste più o meno dagli anni ’30 – massicce raccolte tematiche di narrativa o saggistica a prezzi popolari.
Da Jack lo Squartatore ai polizieschi ambientati in Egitto, dai cruciverba ai western, dai problemi di scacchi al fantasy umoristico, da un’ottantina d’anni i Mammoth Books sono uno dei capisaldi della letteratura popolare a basso costo in Gran Bretagna e – più recentemente – negli USA.

The Mammoth Book of Dieselpunk è uscito da pochi mesi, e una copia è arrivata anche sul mio comodino, come lettura estiva.
Il volume allinea un’ottima selezione di storie, tra racconti brevi e novelle, e tenta dirispondere all’annosa domanda

Cos’è il dieselpunk?

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Dieselpunk e Pin-up

209f594f50e21507e943c551f01ab08dE così ho bucato una deadline.
Che sarebbe come dire che dovevo scrivere una storia, e spedirla all’editor per l’approvazione, e non sono arrivato in tempo.

Peccato, perché sarebbe stata una buona occasione per piazzare una storia “dieselpunk” in una antologia internazionale.
Sarebbe stata una grossa opportunità, e i soldi della vendita mi avrebbero fatto comodo (molto comodo), ma c’è poco che io possa farci.

La storia è delineata, ho un po’ di appunti e un po’ di riferimenti fotografici su cui lavorare.
ma è scaduto il tempo.
Ho lavorato ad altro, ho fatto altre cose.

Ciò che mi dispiace di più è che avevo cercato di mettere insieme un certo tipo di ragionamento, sul genere dieselpunk.
Per cui ora lo faccio qui, male, a spizzichi e bocconi.
qui non si butta via niente. Continua a leggere


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Gli Dei di Manhattan

Una lettura leggera e divertente tra Natale e Santo Stefano.

pax_b_badge_1Pax Britannia è uno degli shared universe che fanno da ambientazione ai romanzi della Abaddon/Rebellion Publishing, giovane realtà editoriale britannica con alle spalle la lunga esperienza della rivista 2000AD.

Nello specifico, Pax Britannia è un universo steampunk nel senso più proprio del termine – non una falsa era vittoriana ma un ventesimo secolo ancora dominato da cultura e valori vittoriani, estensione di un ventesimo secolo ucronico nel quale un sacco di cose diverse si sono jmescolate e sovrapposte.
Prodotto seriale che più seriale non si può, i romanzi del ciclo di Pax Britannia si lasciano comunque leggere con un certo divertimento.

Gods of Manhattan, di Al Ewing, si inserisce tuttavia come qualcosa di anomalo nella serie, al punto da n on essere, a tutti gli effetti, uno steampunk – soprattutto in termini di atmosfere e impostazioni. Continua a leggere


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Quattro per Uno

17566837Tutto comincia con una copertina.
Quella che vedete riprodotta qui di fianco.
Mi piace molto.
Si parlava di editoria artigianale, di microeditori, di produzione a basso budget, e delle orride brutture che spesso vediamo spiaccicate su libri in fondo piacevoli.
La copertina è la prima cosa che il lettore incontra.
Una buona copertina può fare o disfare il successo di un libro.
In digitale o in cartaceo.

E così, parlando coi miei compagni del Blocco C durante l’ora d’aria, viene fuori questa immagine.
Una rapida ricerca, e scopro che si tratta del vestito di una storia scritta da un gentiluomo noto come Bard Constantine.
Parte di una serie, che mescola hard-boiled e fantastico.
Dieselpunk*.
Copertina perfetta, che non ha problemi a vendermi il libro.

DieselpunkePulpShowcaseLa curiosità è forte.
E la storia di mister Constantine è disponibile in Kindle, per una cifra irrisoria.
Ma, per la stessa irrisoria cifra, posso recuperare, sempre attraverso Amazon, il sostanzioso Dieselpunk ePulp Showcase, una antologia di quattro racconti – incluso quello che mi interessa.
La scelta è ovvia.
E si rivela vincente.

Il Dieselpunk ePulp Showcase ci offre quattro storie, ambientate in altrettanti mondi, ciascuna parte di una serie: Tales of the Aether Age, Pandora Driver, Troubleshooter e World of Manana.
Diverse per stile, unificate dall’approccio dieselpunk – dirigibili, cappelli fedora, automobili che paiono opere d’arte, flappers, jazz, strade di notte sotto alla pioggia.
Quattro autori: Grant Gardner, John Picha, Bard Constantine e Jack Philpott.
Toni hard-boiled, elementi fantascientifici e fantastici, scrittura asciutta.
Divertenti.
Molto buone.

Ottima veste grafica, ed un’idea semplice e geniale – quattro autori sotto una sola copertina, ciascuno con un assaggio della sua opera.
Vivamente consigliato – e foriero di futuri acquisti e letture.

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* Sì, lo sappiamo, si tratta di una etichetta di comodo, che è probabilmente priva divalore ma che serve perché ci evita unalunga discussione. Io dico dieselpunk, e voi capite più o meno chiaramente di cosa stiamo parlando.


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La rivincita del Macaco

ACK-ACK-MACAQUE-COVER-SMALLNel momento in cui ondate successive di ninja nazisti vengono paracadutati sul sud dell’Inghilterra, l’unica speranza per gli Alleati è Ack-Ack Macaque, asso dell’aviazione ed eroe della resistenza all’avanzata delle armate di Hitler.
E scimmia.
L’ultima speranza della civiltà è una scimmia guercia, irascibile, col grilletto facile, e preda di un crescente senso di alienazione.
Ed i suoi problemi stanno per farsi molto più complicati.

La Solaris è una casa editrice inglese che, al suo esordio qualche anno addietro, si piccava di offrire il catalogo più nuovo e divertente nel panorama della fantascienza e del fantasy britannico.
A giudicare dal romanzo appena uscito di Gareth L. Powel, la Solaris sta mantenendo fede alla propria linea editoriale.
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La barba all’antica

Di solito dico che strategie evolutive, da quando ha aperto e io non sapevo neanche cosa fosse esattamente un blog, nel corso degli anni si è tramutato in un lifestyle blog.
Una varietà di argomenti, che interessano certe persone che condividono un certo stile di vita.
O qualcosa del genere.

E allora facciamo il lifestyle blog, e parliamo di come ci facciamo la barba.

Se ne parlava un paio di sere or sono con alcuni amici – c’è chi usa il rasoio multilama di marca, chi l’usa e getta, chi usa l’elettrico, chi si rade a secco come Rambo, chi usa l’American Tape
Da qualche tempo io ho abbandonato gli usa e getta e sono passato al buon vecchio rasoio di sicurezza.
Il safety razor.
Quello degli anni ’50.
Quello con le lamette da barba.

Ve lo ricordate?
Solido, affidabile, economico, un artefatto di un’epoca più civile.
Non è goffo ed erratico come un rasoio elettrico, e tutto quel genere di cose.

Stupida affettazione, perdita di tempo, nostalgie fuoriluogo da quarantenne in crisi…?

No.
Diamo un’occhiata – perché usare un rasoio di sicurezza? Continua a leggere