strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Fantasy pulp dieselpunk

Parliamo di occasioni perdute.
Mentre sbaraccavo un po’ di vecchie scatole di giochi – ripescando antichi supplementi dimenticati, manuali improbabili e pacchi di schede compilate e macchiate di birra versata e altri fluidi innominabili – ho ritrovato una coppia di manuali che mi hanno dato molto, davvero molto di che pensare.

Sto parlando di un gioco per il quale avevo aspettative colossali, e che di quando in quando mi trasmette strane vibrazioni.
Mi dico che quasi quasi, se trovassi il tempo, e la voglia…
Si tratta di fantasie senza speranza, certo, eppure…

Sto parlando di The Secret of Zir’an.
Uno dei giochi più incredibili che io abbia nella mia collezione.

The Secret of Zir’an è sostanzialmente una campagna home-brew durata un decennio, trasformata poi in gioco “per bene” e pubblicata un lustro addietro.
È certamente l’unico fantasy pulp dieselpunk che mi sia capitato finora fra le mani, e presenta così tanta, ma così tanta polpa, che ripeto, quando mi ricordo che esiste, e che ne possiedo una copia, l’impulso istintivo è di buttar giù una campagna.

Di cosa stiamo parlando?
Il mondo di Zir’an è un mondo fantasy – immaginate la Terra di Mezzo, o Faerun, o molto probabilmente Eberron – che è arrivato agli anni ’40 del ventesimo secolo come livello tecnologico, sociale e culturale.
Ci sono telefoni, cinema, tram, ferrovie, aerei.
Dirigibili.
Armi da fuoco.
Ed esiste la magia.
C’è stata una lunga e sanguinosa guerra, una variante fantasy della nostra Grande Guerra.
La magia è stata razionalizzata e codificata con cura (un classico caso della Legge di Stross*)
Esiste un sindacato del crimine gestito da stregoni. Continua a leggere


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Tre per la Teleforce

Immaginatelo così, ma con dei fulmini colossali…

Mentre la guerra infuria in Europa, una spia tedesca viene ritrovata su una spiaggia poco lontano da New York. Prima di morire per ipotermia, l’uomo ha il tempo di ripetere più volte la parola “Wunderwaffe”.
I servizi americani si mettono in azione.
Cosa cercava l’uomo del Reich?
Nelle vicinanze del posto in cui è stato trovato, ci sono solo un’isola minuscola, sede di un magazzino dell’esercito, smobilitato e abbandonato da anni, e la Wardenclyffe Tower di Nikola Tesla.
Il luogo in cui Tesla sviluppò la sua teoria della Teleforce, che tuttavia abbandonò nel 1908, farneticando di un ipotetico raggio della morte.
I Nazisti sono a caccia della superarma creata da Tesla?
Di cosa potrebbe trattarsi?
Possono gli americani recuperarla prima?
Come gestire il problema?
Fortunatamente, all’arsenale navale di Philadelphia, c’è un think-tank della Marina in cui ci potrebbero essere degli elementi adatti a prendersi cura del caso.
Ragazzi che al momento stanno cercando di trovare un modo per rendere invisibile ai radar un incrociatore… Continua a leggere


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Bill Shakes & I

Questo è un post bilingue in occasione del 448° compleanno di William Shakespeare,
e del progetto Happy Birthday Shakespeare.

This is a bilingual post on the occasion of William Shakespeare 448th birthday,
connected with the Happy Birthday Shakespeare project.

Dovrei raccontarvi come e perché Bill Shakes abbia influenzato la mia vita.
Ma in effetti ve l’avevo già raccontato.
Ricapitoliamo: nel 1985, quando la direzione del mio liceo chiese agli studenti
di proporre iniziative che potessero arricchire l’esperienza di insegnamento,
con un’amica affrontammo la Padrona (la nostra era una scuola privata) con l’idea
di mettere in scena As You Like It, del solito Bill Shakes (sì, proprio la commedia
che un giudice yankee aveva bloccato perchè “ovviamente sconcia”).
L’idea in particolare era di farne una versione in abiti moderni,
da ambientare dopo il crash del ’29 (ripensate alla trama e vedrete che ci sta).
Sì, noi negli anni della Milano da Bere avremmo voluto fare una versione
proto-dieselpunk (echi diR.U.R.!) di Bill Shakespeare, una storia di imprenditori
in bancarotta e accampati fra i ruderi di un’industria abbandonata.

Ci risero in faccia.

Now I should tell you how and why Bill Shakes influenced my life.
But I already told that story.
To recap: in 1985, when the management of my high school
asked the students to propose some sort of initiative to enrich the teaching experience
and all that, I faced the Owner (public school, you know…) with the idea of setting up
a representation of Bill Shakes As You Like It (the same work that had been shot down by
a Yankee judge, being “obviously dirty”).
Our idea was novel and fresh as we wanted to do a modrn-dress version,
to be set after the Crash of ’29 (think about the plot and you’ll see it does make sense).
Yes, in the years of hedonistic denial in Italy,  we would have loved to do a
proto-dieselpunk number (vaguely based on Capek’s R.U.R) from Shakespeare,
a story of bankrupted businessmen camping in the ruins of an abandoned factory.

They laughed at us.

Ma la storia è molto più lunga.
Il mio interesse per Shakespeare non è scolastico.
Nasce da qui…

But it’s a pretty longer tale.
My interest for the Bard, as it is, did not start with school.
It started here…


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Il quarto di quattro – ucronia dieselpunk cospirativa!

Da sempre l’Arcanum si batte per difendere l’umanità dalle forze del male.
Spettri, mostri, strane creature.
Ma ormai siamo nel ventesimo secolo, e non c’è più posto per questo genere di cose.
L’Arcanum è stato sbandato, i suoi archivi chiusi.
Ma ora, nell’ombra lunga della Grande Guerra, qualcosa è cambiato, qualcosa di oscuro si muove pronto a colpire.
E solo gli ultimi quattro agenti dell’Arcanum possono affrontare l’orrore.
Arthur Conan Doyle, genio analitico, l’uomo che è Sherlock Holmes.
Harry Houdini, specializzato nello smascherare falsi fenomeni paranormali, ed artista della fuga.
Marie Laveau, la regina del voodoo di New Orleans.
E il giovane Howard Phillips Lovecraft, esperto conoscitore dell’occulto.
Loro sono l’ultima linea di difesa.

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Una autentica gemma dieselpunk

Sarà contento il mio amico Mcnab, che ama il dieselpunk almeno quanto lo amo io (ma dovremo deciderci a tornare a chiamarla semplicemente narrativa avventurosa, prima o poi), e che per una volta non dovrà spendere una lira per garantirsi lunghe ore di sollazzo.

Ma andiamo con ordine.
Mentre la mia salute continua a traballare, mi divido fra libri, progetti assortiti, e il mio computer.
Il sonno non arriva, e mi tocca trovarmi qualcosa di non troppo rumoroso da fare.
E così ieri notte, mentre passeggiavo fra le gallerie di DeviantArt, sono inciampato sull’immagine qui sotto.

Wow.
Dovevo sapere di più.

E sono così finito su Gearheart.com, sito dello scrittore pulp Alex White, uno che ammette di amare D&D e che da qualche tempo pubblica in formato podcast delle storie che lui stesso definisce come…

Magia, spionaggio e intrigo in un mondo noir.

... incantesimi...

... inseguimenti e sparatorie...

Potevamo esimerci?
Evocato dalle profondità dell’hard disk il fido Rhythmbox, ho avviato una lunga notte di scarico dei singoli capitoli delle due storie disponibili sul sito, il romanzo The Gearheart: Artifice ed il racconto Maiden Flight of the Avenger.
Già, una lunga notte, perché da una parte qui la rete viaggia ancora a vapore, e dall’altra stiamo parlando di molte ore di trasmissione in formato mp3 – oltre un gigabyte, abbastanza da tenerci contenti a lungo.
Il tutto, disponibile gratuitamente.
Così sui due piedi sembrerebbe una cosa alla buona – Alex White legge le proprie storie, narrazione e dialoghi maschili, e sua moglie (mi par di capire) si occupa delle voci femminili.
Ma non è così.
Perché le due storie sono prodotte in maniera altamente professionale e – dall’ascolto dei primi capitoli – decisamente divertenti.
E parliamo di un progetto colossale, avviato nel 2009.

... e donne misteriose dai capelli rossi...

OK, ora vi metterete a piangere perché i podcast sono in inglese – ma era ora che faceste un po’ di esercizio, giusto?
E non è poi così difficile – ed avendolo sul vostro lettore multimedia di fiducia, potete riascoltarvi le parti che non capite finché vi pare.

Ci sono altri progetti e altre meraviglie, sul sito di Gearheart – romanzi e racconti in formato Kindle, colonne sonore, wallpapers, e anche una serie di articoli sulla narrativa (guardate alla voce Gearbox!) che sono un piacere a leggersi.

Insomma, cosa ci state facendo, ancora qui?
Andate a scaricarvi The Gearheart, e non ne resterete delusi.


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Il ritorno del Fantasma

Curioso.
La ricevuta di Amazon mi dice che l’ho pagato cinque euro, mentre il prezzo di copertina sono venti sterline.
Ma io non l’ho ordinato.
E tanto meno l’ho pagato.
Questo è poco ma sicuro.
Certo che è molto curioso – anche perché avrei voluto ordinarlo.
Anche se non avrei mai ordinato l’edizione da venti sterline.
Maledettamente curioso.

Però quantomai benvenuto, in queste sere dopolavoristiche.
Oggi la SDA mi ha consegnato un piccolo hardback dieselpunk.

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Visitate lo Xenozoico

Premessa – Mark Schultz è uno dei miei disegnatori preferiti.
In questo momento, una sua tavola per The Mastermind of Mars, di E.R. Burroughs, è il mio sfondo del desktop.
Il suo manuale di genetica a fumetti è l’unico fumetto sul mio scaffale dei testi accademici, ed ho sempre provato una profonda affinità per i lavori di questo autore, per i temi, le dinamiche, le narrative.
Ora so perché.
Ma andiamo con ordine…

Scoprii lo Xenozoico, e Mark Schultz, su un esile manualino pubblicato dalla Games designer’s Workshopè, e intitolato Cadilacs & Dinosaurs.
Si trattava di un gioco di ruolo imperfetto – grande ma discontinua l’ambientazione, legnoso (come sempre, con GDW) il sistema di gioco.

Naturalmente, l’ambientazione sarebbe parsa meno discontinua a chi avesse avuto una buona dimestichezza con Xenozoic Tales, il fumetto sul quale era basato il gioco.

Acquistato ad una svendita, il manuale rimase lì, ma il nome di Mark Schultz mi rimase impresso. Continua a leggere