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Il DLL Alfano e i surfisti

verseOK, ho fatto il mio pistolotto da browncoat nel post precedente, ora tanto vale che segua i miei stessi consigli.

Per una analisi punto per punto degli effetti dell’applicazione del DLL Alfano così com’è, invito i surfisti a leggersi l’ottimo articolo di Guido Scorza su Il Punto Informatico.

Tanto per esser chiari e sicuri di evitare fraintendimenti quello che accadrà all’indomani dell’entrata in vigore della nuova legge è che chiunque potrà inviare una mail a un blogger, a Google in relazione ai video pubblicati su YouTube, a Facebook o MySpace o, piuttosto al gestore di qualsiasi newsgroup o bacheca elettronica amatoriale o professionale che sia, chiedendo di pubblicare una rettifica in testo, video o podcast a seconda della modalità di diffusione della notizia da rettificare. È una brutta legge sotto ogni profilo la si guardi ed è probabilmente frutto, in pari misura, dell’analfabetismo informatico, della tecnofobia e della ferma volontà di controllare la Rete degli uomini del Palazzo.

Perché opporsi a questa proposta, dunque?

In primo luogo, per un motivo, se volete, “ideologico”.
Il DLL Alfano è un gioco di sponda per obbligare i “fornitori di servizio informatico” a mettere in atto una censura preventiva.
Un vano tentativo di fermare il segnale, se volete.
Se il rischio è che io debba pagare 25K euro se qualcuno dice una parolaccia su un blog che io gestisco o ospito, io faccio in modo da evitarlo a monte.

Poiché la definizione di “fornitore di servizio internet” è molto generica, ha poca importanza che i server sui quali fisicamente è stoccata la pagina web incriminata siano a Varanasi o a Buenos Aires.
Il mio fornitore di accesso a internet potrebbe soddisfare i requisiti minimi.
Per sicurezza, quindi, Telecom prima fra tutti potrebbe applicare delle restrizioni preventive come autodifesa.

Ovviamente non servirà – veranno trovati rapidamente dei modi per aggirare i provvedimenti.
Ma allora perché complicare le cose?

Il secondo motivo per rigettare il DLL è un motivo pratico, ed è forse quello che maggiormente potrebbe interessare ai surfisti.
La legge infatti è stata stilata con un occhio al gioco di sponda ma poca dimestichezza con il web.
Il rischio è quello di generare un baraccone assurdo, che finirebbe per cortocircuitare alcuni meccanismi sostanziali della rete.
Non solo, per dire, le recensioni negative di libri, film o altri spettacoli potrebbero essere cancellate con una ingiunzione di rettifica (bye-bye Malpertuis, bye-bye Gamberi Fantasy), ma anche i più banali ed infantili flame-war potrebbero degenerare in scambi di ingiunzioni di rettifica.
Non solo il DLL Alfano armerebbe la mano dei fanatici, degli integralisti, delle persone prive di umorismo e dei prepotenti di tutte le taglie e le persuasioni: il DLL Alfano è la risposta a tutti i sogni bagnati dei troll.

Quindi, una legge ideologicamente dubbia, che promette più complicazioni e brutture che soluzioni a un problema che, di fatto, non è stato valutato o definito con precisione.

La scarsa dimestichezza col web mi porta all’ultimo punto di questo breve post.
Qualcuno (che potrei essere tentato di accusare di disonestà intellettuale, ma il timore dell’ingiunzione di rettifica mi blocca) cercherà di far credere in giro che questa opposizione monolitica alla proposta Alfano sia il tentativo della blogsfera di elevarsi al di sopra delle regole del vivere civile.
Questo è falso.
La blogsfera, così come il web, ha già le proprie leggi, evolute attraverso vent’anni di utilizzo, e perfettamente adatte al medium ed alle sue caratteristiche.
Ciò a cui si oppone la blogsfera – considerazioni pratiche ed ideologiche a parte – è l’applicazione di una legge assolutamente inadatta alla realtà che si vuol cercare di regolare.
Non vogliamo leggi fasulle imposte dall’esterno da chi la comunità non la capisce.
Noi siamo una comunità, abbiamo le nostre leggi.

Pensateci sù.
Spargete la voce.

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Krumiraggio telematico

Oggi è il 14 luglio.
Presa della Bastiglia.
E giorno dello sciopero dei blogger per protesta contro il DDL Alfano.
Leggo su Rassegna.it che

Fra le adesioni alla protesta, ci sono anche Marco Travaglio, Luca Sofri, Antonio Di Pietro, Sinistra e Liberta’, Vincenzo Vita, Alessandro Robecchi, Ivan Scalfarotto, Pietro Folena, Giuseppe Civati, Mario Adinolfi, l’associazione Articolo 21.

Io invece sto postando sul mio blog.
E ora spiego il perché.

Perché ritengo che tacere come atto di protesta contro chi ci vuol zittire sia per lo meno un po’ ingenuo.
Per non dire che si tratti di fargli un favore.

Perché lo sciopero è una cosa seria, con delle regole e delle dinamiche.
Ha lo scopo di attaccare la struttura contro la quale si sciopera, al fine di provocare un danno – morale o materiale – tale da obbligare la controparte a scendere a più miti consigli.
Ma chi stiamo colpendo, tacendo in massa per 24 ore?
Su chi stiamo facendo pressione?
Sul governo?
Sono tutti seduti in parlamento, a sudare, preoccupati, e a dirsi, diavolo, sono già 13 ore che i blogger scioperano, ora cosa facciamo?

In alternativa, lo sciopero può avere lo scopo di mobilitare l’opinione pubblica, sensibilizzandola verso i problemi che gli scioperanti vogliono portare in evidenza.
Stiamo ottenendo questo risultato?
Stanno parlando di noi al telegiornale?
Suscitiamo simpatia?
La nazione tutta sente il vuoto lasciato dal nostro silenzio?
O ancora una volta in fondo gli unici che sentono la mancanza dei blog sono coloro che frequentano la blogsfera regolarmente, e che quindi sono già sensibili al problema?
E il resto del publico?
Come cambia la loro vita, se noi non postiamo sui nostri blog?

Sorvolo poi sull’ipotesi di sciopero alla giapponese, il cui scopo è quello di generare nella controparte un tale senso di vergogna e fallimento da obbligarla a rivedere le proprie decisioni.
Questa è tutta da ridere, qui da noi – la vergogna si son dimenticati da tempo cosa sia.

Perché in ultima analisi, è possibile che alcuni approfittino dello sciopero dei blogger per dipingere la comunità come una manica di ragazzini capricciosi (è già capitato) totalmente distaccati dai Grandi Problemi Reali (TM).
Possono andare in TV, o sui giornali e dire Visto, loro tacciono e non è cambiato assolutamente nulla!
E per coloro che non se ne sono mai interessati, che vivono di palloni, veline e Cesaroni, quella sarà la verità.

Perché tacere e scomparire non è la risposta da dare a chi sostiene che chissenefrega.

Questa, insomma, credo dovrebbe essere una protesta in cui far sentire la nostra voce, non tacere.
Anche perché, lo ripeto, quello di farci tacere è il progetto originale che vorremmo criticare.

Per protestare, oggi, non bisogna spegnere il blog.verse
Bisogna postare un articolo circostanziato sul perché stiamo protestando – in modo che i pochi della nostra comunità che ancora non sono informati possano capire, e decidere.
Perché è la nostra comunità, ed è della comunità che dobbiamo prenderci cura.
Perché a chi non passa mai di qui non interessa se il ponte c’è o non c’è, e non sente le nostre proteste, comunque.

Rispetto quindi a chi tace.
E a chi continua a parlare.

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