strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Orione, il Cacciatore

9780812532470Quando uno sconosciuto cerca di ucciderlo con una bomba a mano, causando una strage in un locale di New York, John O’Ryan comincia a porsi delle domande su se stesso.
Anonimo impiegato in un’azienda hi-tech, O’ryan scopre di non avere memoria che vada oltre i tre anni, di non avere, a tutti gli effetti una vita – ed al contempo di possedere capacità fisiche e mentali inaspettate.
Poi, la donna che lui ha salvato nell’esplosione al locale muore, divorata dai topi nella metropolitana di Manhattan…
La verità è che nella colossale partita a scacchi fra i Creatori, John O’Ryan è Orion, il Cacciatore – destinato a vagare per il tempo e lo spazio, a caccia del Male, per garantire la sopravvivenza dell’umanità.
Ma il confine fra il Bene e il male è molto discutibile. Continua a leggere


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Prigionieri sull’Isola degli Inganni

61YPu-27ggL._SL500_Mi è tornata in mente L’Isola degli Inganni, alcuni giorni addietro.
Per chi se lo fosse perso, L’Isola degli Inganni (Isle of Lies) , di M.P. Shiel, è uno strano romanzo del 1909 che narra della creazione in laboratorio – per così dire – di un superuomo.
L’idea è che il piccolo Hannibal Lepsius, concepoito al solo scopo di diventare abbastanza geniale da riuscire a tradurre certe antiche iscrizioni egizie, venga allevato nell’illusione che tutti gli uomini siano capaci di imprese straordinarie.
Il semplice desiderio di imitare ed eguagliare quelli che considera gli esseri umani “normali” spinge il ragazzo a crescere sviluppando proprio quele capacità che si suppone tutti posseggano.
Evoluzione forzata attraverso la “peer pressure“, se volete. Continua a leggere


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Smetti di respirare

Breathe No More My Lovely_May 1950Breathe No More comparve sul numero di maggio della rivista Detective Tales.
Si intitolava Breathe No More, My Lovely, ed era una delle quindici storie che il lettore poteva arraffare per venticinque centesimi.

Era anche un tentativo, da parte di John D. MacDonald, di scrivere una serie, con personaggi ricorrenti.

Ci aveva già provato, tre anni prima, su richiesta della editor di Doc Savage, ma non ne era venuto un granché – tanto che secondo la leggenda l’autore aveva giurato di non scrivere mai più progetti seriali, trovandoli limitanti.

Poi però parve che potesse venir fuori qualcosa di buono da un’idea piuttosto stramba – che la rivista di Doc Savage aveva rifiutato, ma che Detective Magazine accettò di pubblicare. Continua a leggere


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Mi hanno lasciato vivere

They Let Me Live_Jul-Aug 1947They Let Me Live venne pubblicato nel numero di Luglio/Agosto 1947 della rivista Doc Savage, uno dei due romanzi che i lettori delle avventure del più popolare eroe dei pulp di tutti i tempi potevano leggere per un quarto di dollaro (insieme a un po’ di racconti, alla pagina della posta, ed ai consigli di Doc per diventare dei bravi cittadini e degli eroi dei pulp come lui).

È una delle prime cose scritte da John D. MacDonald, ed è una strana faccenda.
Molto strana.

Comincia fra le vette del Himalaya e pare una storia d’avventura esotica, poi vira repentinamente per diventare un noir ambientato nell’America del secondo dopoguerra, e in un colpo di coda finale si trasferisce a Ceylon e si trasforma in una spy-story.
Davvero una strana faccenda. Continua a leggere


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Un vicolo cieco creativo

Action_Comics_1È agli atti la mia opinione riguardo alla fanfiction – un buon esercizio di scrittura, che di solito cessa di avere una qualche utilità pratica attorno ai quattordici anni.
Dopo i quattordici anni è un vicolo cieco creativo.

Ora, mi viene segnalato un post nel quale viene presentata la seguente tesi

“La fan fiction è un modo in cui la cultura ripara i danni causati in un sistema in cui i miti contemporanei appartengono ad aziende invece che al popolo” (“Fan fiction is a way of the culture repairing the damage done in a system where contemporary myths are owned by corporations instead of by the folk.”)

Il post – che è breve, e trovate qui – è di una “persona che non sopporta le beghe idiote di copyright hollywoodiane su chi possiede cosa del costume di Superman“.

Ecco, è la cosa di Superman, che mi ricorda un dettaglio interessante.
Interessante abbastanza da farci un pork chop express.
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Nella Terra Cava con Aaron Allston

Aaron Allston at the Deadbacks wrap party, Aus...

Se ne è andato ieri, all’età di soli 53 anni, Aaron Allston – autore di fantascienza e creatore di giochi.
Non lo conoscevo di persona – forse ci scambiammo due parole su qualche forum, anni or sono – ma è stato per anni uno dei miei punti di riferimento nel campo del gioco di ruolo.
Verso Allston sentivo una affinità dovuta a interessi condivisi – non era solo un autore di giochi e di fantascienza, ma aveva una dichiarata passione per il genere pulp e per le vecchie avventure delle riviste.

Ho parlato altrove del suo romanzo Doc Sidhe, una curiosa miscela di fantasy e hero pulp, un omaggio al classico Doc Savage, ma filtrato attraverso certi elementi tipici di Dungeons & Dragons. Continua a leggere


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Gli Dei di Manhattan

Una lettura leggera e divertente tra Natale e Santo Stefano.

pax_b_badge_1Pax Britannia è uno degli shared universe che fanno da ambientazione ai romanzi della Abaddon/Rebellion Publishing, giovane realtà editoriale britannica con alle spalle la lunga esperienza della rivista 2000AD.

Nello specifico, Pax Britannia è un universo steampunk nel senso più proprio del termine – non una falsa era vittoriana ma un ventesimo secolo ancora dominato da cultura e valori vittoriani, estensione di un ventesimo secolo ucronico nel quale un sacco di cose diverse si sono jmescolate e sovrapposte.
Prodotto seriale che più seriale non si può, i romanzi del ciclo di Pax Britannia si lasciano comunque leggere con un certo divertimento.

Gods of Manhattan, di Al Ewing, si inserisce tuttavia come qualcosa di anomalo nella serie, al punto da n on essere, a tutti gli effetti, uno steampunk – soprattutto in termini di atmosfere e impostazioni. Continua a leggere


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Vecchio e Grasso

Nonostante il titolo, questo non è un post di natura autobiografica.
È successo semplicemente che mi son trovato a guardare, alcuni giorni addietro, il primo episodio restaurato del serial Drums of Fu Manchu, del 1938.

fu_and_nayland_in_drumsLa trama sposta – per comodità – il Signore delle Strane Morti dai bassifondi londinesi alla California, e dietro di lui sposta anche il suo eterno rivale, il britannico Nayland Smith.
Henry Brandon è un Fu Manchu sinistrissimo ed efficace, e William Royle, nei panni di Sir Nayland Smith… diamine, è vecchio e grasso.

O meglio, è un normale cinquantenne stempiato e baffuto, capace di sfuggire ai sicari di Fu Manchu e di affrontare il Pericolo Giallo sul suo stesso terreno, tanto a livello fisico che a livello intellettuale.
A decent chap.

E questo mi ha dato da pensare. Continua a leggere