strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Tre più tre

Giorni malinconici e depressi.

Fra una cosa e l’altra, sto scrivendo tre libri e sto leggendo tre libri.
Come sempre, l’avere cose in sospeso da scrivere (ci sono anche un articolo praticamente già venduto, e un resoconto annuale, da preparare, e un romanzo scritto in una settimana su cui fare l’editing) mi rende odioso, scorbutico ed intrattabile.
Leggo male, sono discontinuo e salto da una cosa all’altra.
Mi detesto, e non provo sentimenti migliori nei confronti del genere umano.

Fra i tre libri che sto scrivendo, il più importante è naturalmente Micro-hydro – a quest for independent energy, che sarà il titolo commerciale della mia tesi di dottorato.
L’idea è quella di farlo uscire come ebook e come paperback attraverso Createspace di Amazon.
Scritto direttamente in inglese, questo è al contempo il più facile da scrivere, ed il più difficile.
Il più facile, perché se non lo chiudo entro il 15 di novembre, bye bye dottorato.
Il più difficile perché è maledettamente difficile mettere insieme le componenti disparate dei tre anni di lavoro svolti fin qui.
Comunque, per quanto al momento sia fermo ad un terzo (senza contare grafici, tabelle, bibliografia e quant’altro), questo è quello che mi preoccupa di meno.

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Nostra Signora degli Sciroccati

Tre anni or sono, quasi esattamente, partecipavo al concorso per una borsa di studio di Dottorato all’Università di Urbino, presentando un progetto sulla generazione di elettricita da fonti rinnovabili, e per la precisione attraverso impianti micro-idroelettrici.
Considerando la laurea ed il master in micropaleontologia, e gli anni passati a fare ricerca e didattica sull’analisi di dati ambientali, si trattava di qualcosa di radicalmente diverso da tutto ciò che avevo fatto fino a quel momento.
Si trattava inoltre di una scelta di lavoro in campo applicativo – tradizionalmente considerato preculso a chi si occupa di stratigrafia*.
La scelta aveva alle spalle tre buoni motivi, per quel che mi riguarda:
. mi permetteva di lavorare in un ambiente che conoscevo e apprezzavo, con persone maledettamente in gamba
. mi permetteva di costruirmi una competenza di prima qualità in un ambito molto lontano dal mio, ampliando il mio curriculum in direzioni nuove e inaspettate (tra queste, l’ingegneria dei generatori elettrici, e l’aspetto legale della generazione energetica autonoma)
. c’era una borsa di studio (fatemi causa)

C’era anche, e non lo avevo considerato, un quarto elemento positivo in quella scelta, che è poi ciò di cui voglio parlare in questo post: la scelta di lavorare sulle energie rinnovabili a piccola scala mi forniva la possibilità di venire a contatto con gli sciroccati.

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Scrivere per blocchi

Sto scrivendo la tesi di dottorato.
Meglio – sto assemblando la tesi di dottorato.
Forse per questo motivo non riesco a scrivere nient’altro – per quanto continuino a venirmi un sacco di buone idee – sono odioso e scostante, e in linea di massima provo un profondo senso di insoddisfazione.

Le linee guida, grazie al cielo, paiono quantomai rilassate, mi si richiede un testo che non superi le 100 pagine, ed ho ampia discrezionalità per ciò che riguarda la forma.
Mi tengo a portata di mano le guida dell’Università di Chicago per la stesura di testi scientifici (The Chicago Guide to Communicating Science e The Craft of Research), tanto per mantenere gli standard – la mia tesi sarà in inglese.

Lavoro a blocchi.
Ho cominciato scrivendo su un file TXT una serie di punti che ritengo sia necessario toccare.
Poi, per ciascun punto, ho scritto un paragrafo – due frasi due – sul perché quel punto sia importante, e su come si inquadri nel problema generale.
E poi da lì via.
Sto sviluppando ciascun punto, e poi deciderò in quale ordine montarli.
In alcuni casi, ho una tabella, una mappa o un disegno, e il testo deve illustrare e giustificare la presenza di quella determinata tabella o figura. Continua a leggere


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Dieci giorni di duro lavoro (però divertente)

La data è confermata.
Il dieci di ottobre, alle alle dieci e quaranta, dovrò presentare i risultati del mio secondo anno di ricerca all’Università di Urbino.
Il che significa che per il 5 devo fare arrivare una copia della relazione alla segreteria dell’università.
Il che significa avere la relazione pronta per il primo al più tardi – in modo che il tutor possa darle un’occhiata e segnalare eventualmente modifiche o aggiunte.
Così, per sicurezza.

Saranno due settimane lunghe – un sacco di scartafacci da scartabellare, un sacco di mappe mentali, di grafici, di elaborazioni su foglio di calcolo.
Poi tocca montare la presentazione.

Non che il lavoro mi spaventi – nonostante tutti gli intoppi possibili, il progetto è solido e avanza senza troppe preoccupazioni.

La mia presenza online sarà discontinua, ma non credo sparirò del tutto fino al pomeriggio del 9 ottobre, quando impacchetterò armi e bagagli e partirò per Urbino, in modo da essere fresco e pimpante la mattina del 10, per i miei venti minuti di presentazione PowerPoint.

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Sopravvivenza accademica (1)

Ovvero, come mettere insieme una relazione di quattro pagine sull’ultimo anno di lavoro – e relativa presentazione power point – in tre giorni netti senza ammazzarsi.

Ho già discusso della palla curva appena arrivata dall’Università di Urbino – che ciononostante resta un posto fantastico zeppo ma proprio zeppo di persone eccellenti tanto sul piano accademicoquanto, ancora più importante, sul piano umano.

Ma le palle curve capitano, e piangere e disperarsi è sommamente inutile, oltre che una perdita di tempo.
Vediamo allora come riuscire a mettere insieme il necessario ed uscirne non solo vivi e con la salute mentale intatta, ma anche facendoci una figura molto più che discreta.

E nel caso, sì, anche questo è un pork chop express…

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Esco un attimo…

Giusto il tempo di andare ad Urbino, seguire un paio di seminari, far fare un passo avanti (o di lato?) al lavoro del dottorato,  e tornare.

L’ultima volta che ho fatto il viaggio Castelnuovo Belbo-Urbino ho rischiato di lasciarci la pelle – e ad Urbino non ci sono arrivato.

Ma non è il caso di preoccuparsi.
La macchina è di nuovo pronta (con gran piacere del mio conto in banca… meglio non pensarci), la borsa è farcita, il tempo minaccia pioggia.
Alla via così.

Le trasmissioni, comunque, continuano – semplicemente, non sarò qui per rispondere al volo ai commenti.
Me ne occuperò venerdì.
Grazie della pazienza.

Non fate nulla che non farei, mentre sono via…