strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Lo spazio è vasto

 Un po’ di astronomia in quest’epoca che non guarda più al cielo con meraviglia – io comincio a patire davvero questo negazionismo scientifico, sapete?
Perciò, proviamo a fare un po’ di cultura.
Solo un po’.

Space is deep cantavano gli Hawkwind. E avevano ragione.
E io ho trovato questo interessante giochino che consiglio a tutti, come esercizio per l’estate, da fare magari in spiaggia coi ragazzi.
Per capire quanto sia profondo, e vasto, lo spazio.
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Voi sapete dove ce l’avete, vero?

È il Giorno dell’Asciugamano.
Giorno in cui, celebrando uno degli oggetti più utili e versatili nell’universo conosciuto – e anche in un sacco di altri posti, come ci ricorda l’immagine qui di fianco…

Celebrando, si diceva, l’asciugamano, celebriamo un amico che se ne è andato da tempo ma è ancora e sempre qui con noi.
Ci manchi, Douglas.

Buon Giorno dell’Asciugamano a tutti i surfisti.
E se non c’avete l’asciugamano, procuratevelo.
E se non sapete dove ce l’avete, sappiatelo.
O qualcosa del genere…


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Non fatevi prendere dal panico!

Sveglia, terrestri!

È il Giorno dell’Asciugamano.

Io ho ben presente dov’è il mio.

Voi sapete dov’è il vostro?

La Guida Galattica per gli Autostoppisti dice alcune cose sull’argomento asciugamano. L’asciugamano, dice, è forse l’oggetto più utile che l’autostoppista galattico possa avere. In parte perché è una cosa pratica – ve lo potete avvolgere attorno perché vi tenga caldo quando vi apprestate ad attraversare i freddi satelliti di Jaglan Beta; potete sdraiarvici sopra quando vi trovate sulle spiagge dalla brillante sabbia di marmo di Santraginus V a inalare gli inebrianti vapori del suo mare; ci potete dormire sotto sul mondo deserto di Kakrafoon, con le sue stelle che splendono rossastre; potete usarlo come vela di una mini-zattera allorché vi accingete a seguire il lento corso del pigro fiume Falena; potete bagnarlo per usarlo in un combattimento corpo a corpo; potete avvolgervelo intorno alla testa per allontanare i vapori nocivi o per evitare lo sguardo della vorace Bestia Bugblatta di Traal (un animale abominevolmente stupido, che pensa che se voi non lo vedete, nemmeno lui possa vedere voi: è matto da legare, ma molto, molto vorace); inoltre potete usare il vostro asciugamano per fare segnalazioni in caso di emergenza e, se è ancora abbastanza pulito, per asciugarvi, naturalmente.

Ma soprattutto, l’asciugamano ha una immensa utilità psicologica. Per una qualche ragione, se un figo (figo = non-autostoppista) scopre che se un autostoppista ha con sé l’asciugamano, riterrà automaticamente che abbia con sé anche lo spazzolino da denti, la spugnetta per il viso, il sapone, la scatola di biscotti, la borraccia, la bussola, la carta geografica, il gomitolo di spago, lo spray contro le zanzare, l’equipaggiamento da pioggia, la tuta spaziale, ecc. ecc. E quindi il figo molto volentieri si sentirà disposto a prestare all’autostoppista qualunque articolo di quelli menzionati (o una decina di altri non menzionati) che l’autostoppista eventualmente abbia perso. Il figo infatti pensa che un uomo che abbia girato in lungo e in largo per la galassia in autostop, adattandosi a percorrerne i meandri nelle più disagevoli condizioni e a lottare contro terribili ostacoli vincendoli, e che dimostri alla fine di sapere dov’è il suo asciugamano, sia chiaramente un uomo degno di considerazione.


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È il Giorno dell’Asciugamano!

Non fatevi prendere dal panico.
Oggi è il 25 maggio.
Come vuole una tradizione ormai consolidata, oggi è il giorno in cui tutti noi portiamo un asciugamano.
Dove?
Ovunque.

Il mio è di un colore azzurro piuttosto sospetto – anche noto come “azzurro-devo-aver-lavato-l’asciugamano-coi-jeans“, ruvido da far paura (“così riattiva la circolazione”) ed è particolarmente utile in questa caldissima giornata di maggio – per detergere il sudore, per farsi aria, per evitare di restare incollati al sedile della poltrona .

Il mondo ferve per l’attività dei partecipanti alla giornata – il sito ufficiale lista dozzine di iniziative ma nulla, mi pare, per l’Italia.

Per i non iniziati, che si stessero domandando cosa diavolo significhi tutto questo (oltre a consigliare l’acquisto di un bell’asciugamano il più in fretta possibile) non possiamo che riproporre le parole del Maestro …


A towel (…) is about the most massively useful thing an interstellar hitchhiker can have. Partly it has great practical value — you can wrap it around you for warmth as you bound across the cold moons of Jaglan Beta; you can lie on it on the brilliant marble sanded beaches of Santraginus V, inhaling the heady sea vapours; you can sleep under it beneath the stars which shine so redly on the desert world of Kakrafoon; use it to sail a mini raft down the slow heavy river Moth; wet it for use in hand-tohand-combat; wrap it round your head to ward off noxious fumes or to avoid the gaze of the Ravenous Bugblatter Beast of Traal (a mindboggingly stupid animal, it assumes that if you can’t see it, it can’t see you — daft as a bush, but very ravenous); you can wave your towel in emergencies as a distress signal, and of course dry yourself off with it if it still seems to be clean enough.

More importantly, a towel has immense psychological value. For some reason, if a strag (strag: non-hitchhiker) discovers that a hitchhiker has his towel with him, he will automatically assume that he is also in possession of a toothbrush, face flannel, soap, tin of biscuits, flask, compass, map, ball of string, gnat spray, wet weather gear, space suit etc., etc. Furthermore, the strag will then happily lend the hitchhiker any of these or a dozen other items that the hitchhiker might accidentally have “lost”. What the strag will think is that any man who can hitch the length and breadth of the galaxy, rough it, slum it, struggle against terrible odds, win through, and still knows where his towel is is clearly a man to be reckoned with.

Hence a phrase which has passed into hitch hiking slang, as in “Hey, you sass that hoopy Ford Prefect? There’s a frood who really knows where his towel is.” (Sass: know, be aware of, meet, have sex with; hoopy: really together guy; frood: really amazingly together guy.)

Grazie Douglas.
Ci manchi.

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Lo strano caso dello scrittore resuscitato

E così lo hanno fatto.
La Hyperion Books ha annunciato la imminente uscita di …And Another Thing, sesto romanzo nella trilogia della Guida Galattica per Autostoppisti.
Come forse anche i più distratti ricorderanno, Douglas Adams, autore della serie originale di programi radiofonici e poi dei romanzi di Guida Galattica, è scomparso nel 2001, all’età di 49 anni.
Avendo scoperto – probabilmente – da una parte l’alta probabilità di fare una carrettata di danari pubblicando un nuovo volume della serie, e dall’altra la scarsissima probabilità che Adams si decidesse a scriverlo, i vamp… ehm, i dirigenti editoriali della Hyperion hanno affidato la stesura del nuovo titolo a Eoin Colfer, autore della fortunata serie (si dice così?) di Artemis Fowl.
Che non è proprio il massimo, come pedigree.
Riuscirà lo scrittore irlandese a catturare la miscela di arguzia, profonda comprensione della scienza, malinconia e compassione che caratterizzava gli scritti di Adams?

D’altra parte, la resurrezione di autori morti in “sequel ufficiali” e altre sciocchezze è piuttosto lunga e piuttosto nutrita – e sempre di natura abbastanza dubbia.
A partire dal 1977, quando fece uscire il Silmarillion affidando al canadese Guy Gavriel Kay la riorganizzazione di materiale sfuso dagli archivi del padre, Christopher Tolkien ha dato alle stampe praticamente ogni pezzo di carta trovato nello studio di J.R.R. Tolkien – dai raccont perduti e ritrovati (e meglio sarebbe stato se fossero rimasti perduti, a detta di molti), ai dodici volumi della Storia della Terra di Mezzo, al recente I Figli di Hurin.
Nel frattempo, Guy Gavriel Key è cresciuto ed è diventato un solido autore di fantasy – ma non è Tolkien.
Nè ci interesserebbe se fosse una semplice copia carbone del defunto Inkling.
A noi interessano opere originali, giusto?

Dall’altra parte dell’atlantico, il figlio di Frank Herbert, complice Kevin J. Anderson (autore meglio noto come il maggior collezionista al mondo di memorabilia di Guerre Stellari) ha dato finora alle stampe otto volumi di “prequel” e “sequel” ai sei volumi originali del ciclo di Dune – con altri quattro in lavorazione. Tutti, ipoteticamente, basati su appunti di pugno di Herbert padre (che evidentemente anziché scrivere romanzi accumulava appunti per i tempi di magra e per garantire lunga vita e prosperità al figliolo).

Però…
Nel 1998, Robin Wayne Bailey  pubblicò Swords against the Shadowland, volume sulle avventure di Fafhrd e del Gray Mouser basato sui lavori di Fritz Leiber (che rimane citato incopertina come “designer”), e che venne giudicato uno dei sette migliori romanzi fantasy pubblicati nel 1998 – il volume, da tempo introvabile, verrà ristampato prossimamente, in concomitanza con l’uscita di Swords in the Storm, ulteriore aggiunta alla serie.

E che dire degli apocrifi di Conan e di tutto l’opus Howardiano, i sequel di romanzi di Verne e Conan Doyle, di Tarzan, di Marlowe (a qualcuno è piaciuto Poodle Springs?)…
Dove tracciare la linea di demarcazione, quindi, fra bieca operazione commerciale e valido contributo al genere?

È da anni oggetto di ironie e sberleffi il fatto che L. Ron Hubbard abbia pubblicato di più da morto che da vivo – ma d’altra parte, Hubbard, fondatore della Scientologia, aveva sempre sostenuto di possedere poteri semidivini.

Di sicuro, è già difficile competere con la concorrenza dei vivi.
Se anche i morti continuano ad occupare le rispettive nicchie, tempi duri si prospettano per i giovani autori.


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La fantascienza corrompe i giovani

https://i1.wp.com/www.fantascienza.com/catalogo/Cov/02/02898.jpgHo letto Guida Galattica per gli Autostoppisti (The Hitchihiker’s Guide to the Galaxy), di Douglas Adams, appena è uscito in italiano.
Chissà che anno era?
Scemo, consulta il Catalogo Vegetti… ah, era il 1979.
Urania 843.
Poi l’ho riletto.
E l’ho riletto ancora.
Poi ne ho trovata una copia in inglese ed ho letto e riletto pure quella.

Sembrava una cosa così innocua.

E invece…

Scopro attraverso il blog di Vittorio Catani – anch’egli uomo fantascientifico – che il 17 gennaio scorso (storia antica), su l’Avvenire, Davide Rondoni pubblica un articolo intitolato “L’elogio di quegli autisti, contro la banalità”.
Sulla solita faccenda degli autobus senzadio di Genova.
Un piccolo capolavoro di banalità, intolleranza e citazioni a sproposito.
Tanto per dire, Einstein era ateo, ma Rondoni se lo scorda.
Ed il regime nazista non era ateo (casomai praticava una fede spuria).
Ma è un po’ come John Belushi/Bluto Blutarski in Animal House“Ci siamo forse arresi quando i nazisti bombardarono Pearl Harbour?!”
Rondoni è partito, e non ha senso cercare di correggerlo.
E dice (fra le altre cose)

La sedicente unio­ne di atei razionalisti è stata ridicolizzata nella sua
saccente­ria dal semplice buon senso di gen­te normale, che la­vora
tutti i giorni, che sa cosa è lavo­rare, amare, soffrire e magari farsi
do­mande nel silenzio della coscienza o di fronte ai propri figli sul
destino e sul senso delle cose.


E io ripenso a Douglas Adams, e a Guida Galattica.
Al 1979.
E ad una frase buttata lì da Ford Prefect, a due terzi del romanzo.

Per apprezzare la bellezza di un giardino, dobbiamo per forza immaginare che sia popolato dalle fate?


Curioso, vero, come certe sciocche idee restino con noi per trent’anni?

Fine della questione – a meno che non accada qualcosa di eclatante, lascerò per il futuro gli autisti ed i loro passegeri sugli autobus, e continuerò a fare l’autostop come mi ha insegnato Douglas Adams.
Ci vediamo quando arriviamo là.


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Gaiman e gli e-book

https://i0.wp.com/scifipedia.scifi.com/images/5/55/Neil-gaiman.JPGIl blog di We’ll See riporta la cronaca di un incontro con Neil Gaiman durante un congresso sulla cultura Open.

Anche Gaiman conferma che la distribuzione gratuita dei propri contenuti in rete ha prodotto un incremento delle vendite del suo catalogo “tradizionale”.

Ma ancora più interessanti sono le idee espresse da Neil Gaiman riguardo al libro cartaceo, a cominciare dalla citazione della buonanima di Douglas Adams

books are sharks […] nothing is better at being a book than a book

Che approviamo e sottoscriviamo.
Il libro ha una serie di vantaggi, rispetto al supporto elettronico, che difficilmente il supporto elettronico potrà contrastare.

Reading books is more pleasant than reading from a computer screen. This
seems intuitively true for most people, as the practical advantages of
books (low cost, durability, light weight, ease of use, and so on)
outweigh those of digital content.

Con tutta la simpatia per i .pdf, il libro è… organoletticamente, una cosa diversa.

E poi, con buonapace dei sostenitori dello scarico a manetta, c’è un aspetto sociale, connesso al libro cartaceo, che il libro digitale non riesce ancora a supplire…

Book buyers derive pleasure from the tangible experiences of owning
books and passing them on to friends.  Digital storage and copying,
while extremely efficient, do not evoke the same feelings as these
physical acts.  Contrast browsing a bookshelf with scanning filenames,
or receiving an email attachment with opening a neatly wrapped book.
They offer very different social and sensory experiences.

Già.
Sociale e sensoriale.

Quante volte ci è successo, di arrivare a casa di amici e di spendere un paio di minuti a studiare la loro collezione di libri?
“Ah, anche tu hai letto…”
“Com’è l’ultimolibro di…?”

Provate a farlo col listato dei contenuti della mia directory My Documents.

A parte il fatto che, se pesco un amico a studiare i miei scaffali avvio una conversazione, se lo becco a ravanare sul mio hard-disk lo caccio di casa…

E c’è poi la questione dell’essere pagati per ciò che si scrive.
Un fatto che ad alcuni pare non andar giù.

Readers buy books explicitly to support (”give back to”) the author.

Già.
Mi piace talmente tanto ciò che scrive… diciamo Gene Wolfe, che io i suoi libri li voglio pagare.
Con buonapace di chi, là fuori, scrolla il capo e sussurra “Che fesso!”

[foto di Gaiman da Scifipedia.com]