strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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È ora di finirla

L’idea per questo post la rubo a Gianluca Santini – che sul suo blog ha postato nei giorni passati un po’ di idee sui finali delle storie, facendo una distinzione in buoni e cattivi.
Si tratta di post che vi invito a leggere.
Ci sono delle ottime idee.

Se ci penso, tutti i finali che mi sono piaciuti molto – siano essi buoni o cattivi – sono finali giusti per la storia narrata, coerenti con ambientazione e personaggi e che non prevedono forzature.

Già, sembra semplice, vero?
E d’altra parte, se l’inizio è essenziale per acchiappare il pubblico, dall’altra il finale è dove si chiudono i giochi, e dove convinciamo il lettore a cercare altre cose che abbiamo scritto.
Dopotutto, non leggiamo forse tutti per sapere… come andrà a finire?

Negli scacchi, le aperture ed i finali di partita sono sempre prevedibili e schematizzabili con facilità – è il centro partita quello che si può solo delineare alla larga, è lì che si gioca la vera partita.
Ma la narrativa, naturalmente, non è una partita a scacchi.
Nella narrativa, i finali sono terribilmente complicati.
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