strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Alla corte dell’Impalatore

Per coloro che non si fossero ancora stancati delle mie chiacchiere, c’è una mia storia intitolata Il Duello nella nuova antologia Vlad Tepes, curata da Alessandro Iascy e pubblicata da Ailus Editrice.

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E ci sono anche storie di un sacco di autori più in gamba di me (troppi, per citarli tutti), e un notevole apparato critico. Ed ogni storia è illustrata!
E la copertina, qualora non l’aveste notato, è splendida.
Buttateci un occhio, se vi và.


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Il Ritorno della Lista dei Sette

Due giorni or sono, rubando ore al sonno, ho sbaraccato un paio di casse ed ho recuperato un libro che lessi un sacco di tempo fa (18 anni? Possibile?), per ridargli un’occhiata.

Il fatto è che lessi The List of Seven, di Mark Frost, durante il servizio militare – quasi certamente durante un servizio di guardia.
Da copertina a copertina in 24 ore.
E non mi disse granché.
Però, devo ammettere, quando qualche giorno addietro ho visto l’immagine fold-out della copertina dell’edizione americana, mi son detto… ma come?
Perché l’immagine, ammettiamolo, invoglia…

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E sì, c’è davvero tutto quello nelle trecento e rotte pagine del romanzo.
Anche le mummie, il mostro-demone, lo sfregiato, l’albino incappucciato e tutto ilresto.

English: Portrait of Arthur conan doyle by Sid...

English: Portrait of Arthur conan doyle by Sidney Paget.c. 1890 (Photo credit: Wikipedia)

Di cosa parla, The List of Seven?
Di un complicato intrigo occultistico e cospirativo, che in epoca tardo-vittoriana mira a creare un futuro “padrone del mondo” per via mistica – sostanzialmente cacciando un demone nel corpo d’un ragazzino.
Contro i sette burattinai di questa orrida impresa, l’agente speciale Jack Sparks – che per l’occasione si avvale dell’aiuto di un giovane medico che si interessa di spiritismo, Arthur Conan Doyle.
Ma c’è posto anche per Bram Stoker, nella sequenza di eventi che si leggono come un collage di scene dalle storie di Sherlock Holmes e dal Dracula.

Ecco, forse era un po’ questo, che mi aveva lasciato così, ai tempi.
L’idea è buona, ma in certi momenti si vede troppo scopertamente il meccanismo.
Ma riletto vent’anni dopo la sua uscita, e senza lo stress dell’essere al freddo da qualche parte fra le nebbie del Ticino, il romanzo di Frost si lascia leggere.
Scorre, ha un paio di buone trovate, e ne verrebbe un film più che dignitoso – Frost dopotutto era uno sceneggiatore con all’attivo cose come Hill Street Blues e Twin Peaks.
L’autore ha chiaramente documentato molto bene la propria trama, mettendoci tutto, dalla Teosofia alle lumache giganti, e il risultato finale è fin troppo frenetico.
C’è anche un sequel, the Six Messiahs – che non ho letto.
E come me molti altri, visto che Frost interruppe la serie, che prometteva di proseguire come un countdown fino all’uno – o allo zero, chissà.
Ma è una buona lettura leggera, senza troppe pretese, e scritta con palese divertimento, se non proprio con uno stile memorabile.

Il finale resta impagabile – prevedibile, forse, ma assolutamente impagabile.


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Per il gusto di impossibili connessioni

Sherlock Holmes ne possedeva una copia.
Phineas Fogg ne possedeva una copia.
Il Conte Dracula ne possedeva una copia.
Gabriel Syme ne possedeva una copia.
Zuleika Dobson ne possedeva una copia (ed era infatti uno degli unici due libri che possedesse).

È stato menzionato nei romanzi e nei racconti di Agatha Christie, di Erskine Childers, di Daphne Du Maurier, nelle poesie di Lewis Carrol, nelle storie di Ronald Knox, di Virginia Woolf, di Philip Pullman.
Oh, e di Charles Dickens.

È una delle cose più maledettamente vittoriane mai esistite.
Il simbolo di un’era, una “poesia dell’ordine” (per dirla con Chesterton).
È un aggeggio maledettamente utile per chiunque giochi a Cthulhu by Gaslight, o qualsivoglia gioco di ambientazione vittoriana.
E può fornire carrettate di materiale se si scrive narrativa storica, o steampunk.
Ecco… questo è un manuale infinitamente più utile di qualunque altro se si vuole scrivere steampunk di ambientazione pseudostorica e britannica.

Ma l’utilità è secondaria.
Questo volumetto che siede qui sul mio scaffale, che pare una Bibbia laica e che potrebbe fermare un proiettile col suo spessore e la sua robusta copertina, è un talismano.
Sprizza potere dalla legatura, tanto che non mi sorprenderebbe se brillasse al buio.

Raramente il grande intelletto dell’uomo è stato impiegato in un lavoro di maggiore utilità

… disse il Punch. Continua a leggere