strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Una nuvola che assomiglia a un drago

Lo sentite anche voi, questo strano nervosismo che sembra animare la blogsfera, e i social media, negli ultimi giorni, nelle ultime settimane?
Come se si stessero definendo degli schieramenti, tracciando linee nella sabbia, stringendo alleanze, come se ci si stesse preparando a un qualche genere di cambiamento nel tono del confronto?

Io la sento da un po’, quest’aria frizzante.
È come una strana vibrazione, che ha percorso questo settore della reta, durante il mese di settembre, crescendo in intensità.
Lo percepite, voi?
Da dove arriva?

O è solo un’illusione?
Perché a volte, come disse quel tale, si vede una nuvola che assomiglia a un drago…

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Ma anche così, mi domando chi si bagnerà, e chi sarà all’asciutto, quando da quella nuvola comincerà a cadere la pioggia.
Ci attendono tempi interessanti.


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La condizione di Muzak

Rubo il titolo a Robert Hughes o forse, chissà a Jerry Cornelius.
Ma non voglio parlare di musica.
O di arte.
Però…

Qualche giorno addietro si parlava, con alcuni amici, dei cartoni animati giapponesi coi quali è cresciuta la mia generazione.
La prima grande ondata.
I robottoni di Go Nagai.
Capitan Harlock.
Lupin III.
I ninja di Sampei Shirato.
E poi giù giù fino a… mah, io direi fino a Tenchi Muyo e Patlabor.
Io i confini della “mia generazione” li metto lì.
Dopo, i cartoni diventarono – per me e per alcuni miei coetanei – una faccenda abbastanza noiosa, con occasionali picchi di genialità, sì, ma non più una monolitica fonte di intrattenimento.
Ma non si faceva, coi miei amici, la gara per decidere se il Gundam sia più forte di Naruto.

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