strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Essere Incrementalisti

0765334224.01._SCLZZZZZZZ_SL400_Ho speso dieci euro per un ebook, qualche giorno addietro.
Cifra folle, ma l’ho fatto volentieri, per una serie di motivi.
Il primo, la scelta era pagare i dieci euro per l’ebook o pagarne venti e rotti per il rilegato rigido e aspettarlo due settimane, rischiando che andasse perduto. O aspettare sei mesi il paperback.
Il secondo, volevo leggerlo appena uscito, perché mi incuriosiva molto.
Il terzo, perché è un libro di Steven Brust, e Steven Brust non mi ha mai fatto rimpiangere un centesimo che ho speso per il suo lavoro.

Non intendo recensire il romanzo di Steven Brust e Skyler White, The Incrementalists: la recensione l’ho già scritta, ed uscirà su Il Futuro è Tornato, che è ilposto giusto per certe cose.
Mi limiterò a dire che il romanzo è una sorta di poliziesco (c’è un omicidio, c’è una trama occulta) ambientato a Las Vegas, con per protagonisti un gruppo di immortali.
Beh, una specie di immortali.

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Revisioni

Ho un paio di giorni liberi – merce rara, di questi tempi – e ho perciò messo mano al prossimo gradino nella mia ipotetica scalata ad Amazon.

Il Destino dell’Iguanodonte è stato finora “l’altro ebook”.
Se Il Crocevia del Mondo è stato quello sul quale ho fatto tutti i possibili esperimenti, fino ad arrivare alla versione “definitiva” intitolata Avventurieri sul Crocevia del Mondo, l’Iguanodonte è sempre stato un po’ defilato.
Ci sono stati problemi di formattazione del file.
C’è stata un’ampia revisione nella quale la versione in formato pdf è andata perduta.
Il Destino dell’Iguanodonte è un volume valido quanto Il Crocevia del Mondo, e probabilmente più omogeneo.
Ma non ha avuto la stessa fortuna.

È giunto perciò il momento di dargli una ripulita, e provare a farlo camminare con le sue gambe nel grande mondo là fuori.

I lavori di revisione comportano

 . un cambio di titolo
Il Destino dell’Iguanodonte è circolato gratuitamente per quasi due anni, ed è perciò impossibile ritirarne le copie disponibili in rete.
E poi, perché ritirarle? L’Iguanodonte resta un’ottima pubblicità per se stesso nella nuova incarnazione commerciale.
Ma Amazon non ama le omonimie, e serve comunque un segnale per informare i lettori che questo è un nuovo volume.
Perciò, nuovo titolo: l’ebook si intitolerà Avventurieri alle Porte del Tempo.
E ringrazio Angelo Benuzzi per l’idea di un titolo così calzante, e che oltretutto richiama il volume precedente*.

 . un cambio di copertina
Per gli stessi motivi citati sopra – e per evitare che qualcuno scambi la vecchia versione gratuita per quella nuova a pagamento.
O viceversa.
Peccato, perché la vecchia copertina mi piaceva molto.
Dovrò inventare qualcosa.

 . una completa revisione
Eliminare i refusi, correggere gli errori fattuali (ce ne sono un paio), snellire il testo dove serve.
I capitoli devono essere ristrutturati, e le due parti del volume sono rese più bilanciate.

 . materiale extra
Non meno di quaranta pagine (circa 10.000 parole) di materiale in più, tra ampliamenti di ciò che c’è già, e materiale completamente nuovo.
Ho consultato una dozzina di nuovi volumi (il che significa anche un ampliamento della bibliografia), e ci sono cose assolutamente favolose.
Un esempio?
Il caso del furto della balenottera di Capo Cod.
O il dirottamento del mastodonte di Otisville.
Ma dovrete leggere il libro per sapere di cosa si tratti.

 . illustrazioni
Avendo scoperto il trucco di usare un board di Pinterest per illustrare Avventurieri sul Crocevia del Mondo senza renderlo inaccessibile, anche Avventurieri alle Porte del Tempo userà lo stesso trucco – con un board pubblico contenente un centinaio di fotografie, disegni, link e materiale extra.

 . addendum
Un breve estratto da Avventurieri sul Crocevia del Mondo verrà pubblicato in coda al volume.
Per invogliare il lettore del secondo ebook a leggersi il primo.
Ma non troppo lungo – non vorrei che i lettori avessero l’impressione di aver pagato per della pubblicità.

 . il marketing
Voglio vendere Avventurieri alle Porte del Tempo al maggior numero di persone possibili – sì, perché sono un avido approfittatore, ma anche perché credo sia un ottimo testo.
Alla voce “marketing” per le Porte del Tempo vanno elementi disparati come
. la scelta del prezzo di vendita
. la scrittura di una quarta di copertina che acchiappi più gente possibile
. la già citata copertina
. lo sviluppo di una strategia sui social network
. la definizione di campagne promozionali

Un sacco di cose, da fare in due giorni.
Ma stiamo andando spediti, e tutto pare filare per il verso giusto.
Dopo tanti mesi trascorsi all’ombra del suo predecessore più popolare, forse sta arrivando anche l’Ora dell’Iguanodonte**.
Maggiori dettagli in futuro.

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*I due titoli significano anche che ora abbiamo fra le mani una vera e propria serie.

** L’Ora dell’Iguanodonte – bel titolo!


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Il Tempo Geologico – Numero Uno

Sono particolarmente soddisfatto del piazzamento al primo posto nella classifica dei Best Seller di Amazon del mio piccolo La Misura del Tempo Geologico.
Lo sono perché Misura è un libriccino piccolo, appunto.
Ed è certamente quello che ho spinto di meno, fra i miei ebook.
Ed è – fra gli ebook attualmente disponibili tramite Kindle – quello più strettamente legato al mio lavoro.

E poi c’è un altro motivo, ovviamente – proprio quello più ovvio.
Ma parlarne sarebbe una terribile caduta di classe.

Screenshot from 2013-09-20 11:14:05Ancora una volta, grazie a tutti i miei lettori.


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Come Pubblicare su Amazon.it

Cover of "Kindle Wireless Reading Device,...

Ora vi racconto un paio di cose che ho scoperto su Amazon*.
No, ok, non fate quella faccia – vi interesserà.
È un pork chop express di quelli veramente sostanziosi.

Allora, procediamo con ordine.
Quando caricate un ebook per la pubblicazione tramite KDP (l’interfaccia per il Kindle store di Amazon), il sistema vi consente di segnalare due categorie nelle quali inserire il vostro testo.
Se foste editori “veri” (qualunque cosa voglia dire) ve ne concederebbero cinque, ma noi accontentiamoci.
Le categorie sono gli scaffali virtuali sui quali verrà collocato il vostro libro, in modo che le persone interessate all’argomento possano trovarlo e comprarlo.
Bello liscio.
Contenti loro, contenti voi, contenta Amazon.

A questo punto, quando io ho inserito Avventurieri sul Crocevia del Mondo, ho optato per le seguenti categorie:

  • History/Asia/Central Asia
  • History/Expeditions & Discoveries

… che si adattano molto bene al contenuto del libro.
E in verità, Avventurieri, su Amazon com, compare in quelle categorie.
Ora il principio è interessante: che io selezioni la lista dei volumi schedati History, o quella dei volumi schedati History/Asia, o una qualunque delle altre sottocategorie da me indicate, basta avere la pazienza di scrollare, e Avventurieri compare bene in vista.
Funziona.
Funziona così bene, a dire il vero, che decido di rimuovere la seconda categoria, e sostituirla con

  • Biography & Autobiography/Adventurers & Explorers

Sempre una descrizione perfetta del mio testo, e che non cambia granché – se non che ora il mio libro compare sia nella lista History che nella lista Biography & Autobiography.
Ottengo una frazione di esposizione in più – mi trova anche chi non spulcia la Storia, ma è invece interessato alla Biografia.

Poi, in occasione della tre giorni di promozione del weekend passato, scopro una cosa curiosa.
Io, su Amazon.it, non rientro in alcuna categoria – non sono nella lista di Storia, né in quella Biografia, e quindi Avventurieri compare nel mare magnum degli ebook kindle – dove c’è tutto, e il mio ebook è perso fra migliaia di volumi che vanno dal ricettario al rosa passando per il manuale di ramino.
Strano.

Strano, perché ad esempio il nuovo romanzo del mio amico Diego Bortolozzo, Capitan Low**, entra bello liscio nella categoria Fantascienza e senza particolari problemi.
Vai sul Kindle store, scegli Fantascienza, e lui è lì, bello e invitante.
Tu lo cercavi, e l’hai trovato.
Avventurieri no.

La cosa è Terribilmente Misteriosa(R).

Deutsch: Logo von Amazon.com

Deutsch: Logo von Amazon.com (Photo credit: Wikipedia)

Tocca fare un po’ di giravolte per svelare l’arcano, ma poi, confrontando Amazon.com (dove va tutto bene, ma Avventurieri, essendo in italiano, non lo compra nessuno) con Amazon.it (dove Avventurieri lo leggerebbero in tanti, ma non lo vedono), si svela il mistero.

Le categorie di Amazon.it non coincidono con quelle di Amazon.com.
In particolare, la Storia, per noi in Italia, è solo suddivisa per periodi, non per aree geografiche.
Non esiste Storia/Asia – esiste Storia/Storia moderna e contemporanea dal XVIII al XX secolo.
E quella è la categoria più vicina a descrivere Avventurieri.
Il risultato di questa discrepanza è che i libri che, tramite KDP, all’atto della pubblicazione, vengono inseriti in una categoria “americana” che non ha equivalente italiano, semplicemente risultano senza categoria.
E chi li potrebbe voler cercare, si trova in difficoltà, perché non sono sullo scaffale su cui dovrebbero essere!

Il romanzo del mio amico Diego non soffre di questa difficoltà – perché Fiction/Science Fiction diventa senza problemi Narrativa/Fantascienza, e quindi il suo libro viene collocato nello scaffale corretto.
Credo.
Mi domando se sia possibile scendere di più livelli – se io selezionassi Fiction/Science Fiction/Space Opera, visto che in Amazon Italia non vengono riconosciute sottocategorie a Fantascienza, il mio libro finirebbe perduto?***

Inutile dire che anche la scelta di mettermi in Biography & Autobiography/Adventurers & Explorers è destinata al disastro, poiché nella categoria Biografia, Amazon.it riconosce solo tre categorie, Diari, Lettere e Giornali, Memorie, e Biografie e Autobiografie.
Dove la categoria-madre (Biografie & Autobiografia) americana offre una ventina di opzioni, alcune molto precise (e quindicon liste molto corte, dove non è necessario scrollare granché per trovare il nostro libro), da noi ci sono tre categorie talmente generiche ed affollate da essere prive di significato.
E questo in generale sembra essere lo stato di cose per tutto il database di Amazon.it – non tutte le categorie sono state traslate, e se le categorie selezionate all’atto della pubblicazione (via interfaccia “americana”) non corrispondono, non c’è altra classificazione che la macrocategoria fondamentale… ebook kindle.

Questo è demenziale, in quanto comporta non solo un serio danno agli autori, ma anche un serissimo danno ad Amazon – che vende molti meno libri di quanti non potrebbe!

È stata una scelta economica – meno lavoro, meno spesa?
È stata una scelta logistica – meno categorie, meno lavoro?
O Amazon.it ha ereditato delle categorie da realtà precedenti – i cataloghi dei distributori, o degli editori?
Non ne ho idea.
Certo, tutte le persone coinvolte – autori, lettori, la stessa Amazon – ne risultano danneggiati.

La soluzione?
Beh, prima di caricare un testo in italiano su KDP, è una buona idea andare a vedere quali categorie offra la piattaforma in italiano, e poi scegliere le equivalenti in inglese.
Ed in effetti, in capo a poche ore…

Screenshot from 2013-09-17 22:46:08

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* Come ho già detto in passato, a raccontare le nostre disavventure informatiche, il rischio è sempre che ci sia quello per cui la nostra catastrofe è una banalità, che ci deride. Sono disposto a correre questo rischio.

** Che è molto buono, ha una bella copertina, ed è vivamente consigliato – oltretutto in questo periodo è in promozione

*** Dati alla mano, probabilmente no.
L’importante, da ciò che ho potuto vedere, è che esista una corrispondenza fino al secondo livello – i livelli successivi, inesistenti in Italia, sono semplicemente ignorati. Probabilmente.


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Avventurieri Gratis

coverfinalsmallComunicazione di servizio.
A partire dalle nove  – minuto più, minuto meno – di domattina, venerdì 13 settembre, fino alle nove del mattino di lunedì 16, il mio ebook Avventurieri sul Crocevia del Mondo sarà disponibile gratuitamente in tutti gli Amazon del pianeta.
Sì, se vi va potete scaricarlo gratis anche da Amazon Brazil.
Un link diretto lo trovate qui a destra.
Si tratta di una iniziativa estemporanea, battezzata Free Adventurers Weekend.
Se non avete ancora una copia di Avventurieri sul Crocevia del Mondo sul vostro ereader, è l’occasione giusta per approfittarne.
O se sapete di qualcuno che potrebbe essere interessato, fateglielo sapere.
Sono settantadue ore.
Passano più in fretta di quanto sembri.

Nel caso, gli ebook di Amazon sono leggibili su tablet o su PC con le applicazioni gratuite scaricabili da qui.


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Recensioni su Amazon

coverfinalsmallQuesto post è quasi improvvisato, ed ha il solo scopo di ringraziare coloro che hanno acquistato il mio saggio Avventurieri sul Crocevia del Mondo – ed in particolare i quattro coraggiosi che hanno postato una loro recensione su Amazon.it – assegnandomi una quantità di stelline, e contribuendo al crescentesuccesso del mio ebook.

Non riporterò di seguito le recensioni nella loro integralità, ma mi fa molto piacere stralciare alcune delle frasi estremamente lusinghiere utilizzate per descrivere il mio saggio.

Cominciamo con Angelo

[…] questo non è un noioso saggio didascalico, leggere le storie di personaggi poco conosciuti o dimenticati, leggere della vita di avventurieri e fuorilegge che hanno attraversato l’Asia Centrale seguendo la Via Della Seta ci porta realmente in quei luoghi, in quel tempo.
Il libro di Davide ti coinvolge talmente da riuscire a farti avvertire, almeno in parte, quel senso di pericolo e quel piacere dell’avventura che ha spinto quegli esploratori troppo spesso dimenticati.

Poi, Simone Guarducci

Un libro imperdibile, da consigliare assolutamente a tutti.

A seguire, Draghidottone

Il libro (sì, non più “piccolo ebook” o “agile volumetto”, ora è proprio un libro) è un compendio di avventurieri, mistici, cialtroni, archeologi, monaci, studiosi, Indiana Jones, fanciulle “discutibili”… Insomma, ci sono tutti.
E sono tutti lì, sulla Via della Seta, quella sorta di “non-luogo” che richiama alla mente mistero, avventura, esotismo ed esoterismo, Samarcanda, la Persia, il Tibet, i monti, i deserti…

E per chiudere, il mio amico (e quindi inaffidabile recensore) Alessandro Girola

Avventurieri sul Crocevia del mondo potrebbe facilmente diventare un solido sourcebook per qualche gioco di ruolo di atmosfera dieselpunk, ma nel mentre resta una guida affascinante di una bella epoca che mai come ora ci ispira nostalgia e, perché no, un pizzico di malinconia.

E a questo punto, cos’altro fare se non ringraziare, e informarvi che c’è già un secondo saggio disponibile su Amazon.it.
Ma ne riparleremo.

Se volete leggere le recensioni complete, potete trovarle QUI.


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Per NON insegnare a scrivere

Il discorso fatto poc’anzi sul laboratorio di scrittura del Colorado settentrionale, dal quale è uscito un libro più che degno che – nonostante le vicissitudini fisiche – ora figura con ampio onore sul mio scaffale dell’avventura, aveva ed ha un doppiofondo.

Nel senso che, da un po’ di tempo – oh, non più di due o tre anni – con Massimo Citi si discute dell’eventualità di mettere in piedi “qualcosa” che sia connesso con la scrittura.
Lo definiamo qualcosa e non con un termine più preciso per tutta una serie di motivi.

L’idea, credo, è cominciata ai tempi in cui si selezionavano i racconti per l’antologia Fata Morgana – antologia trasversale, multi-genere, aperta tanto ai professionisti quanto ai dilettanti della scrittura.
Pari dignità per tutti – da Stephen King (se mai avesse voluto inviarci una storia) a Mario Rossi, stessa esposizione, stesso tema da sviluppare, stesso criterio di selezione: un gruppo di editor che si leggono TUTTE le storie, e poi discutono, ciascuno caldeggiando i propri preferiti, magari contattando quegli autori che, con un minimo di editing, potrebbero entrare nella rosa dei pubblicati.
Una fatica improba.
Ma, anche, l’occasione per constatare sperimentalmente un fatto – se è vero che tre italiani su quattro vogliono fare gli scrittori, almeno due su dieci di quelli che ci provano e si buttano potrebbero, con un minimo di perseveranza e con le informazioni adatte, produrre opere dignitosissime.

E allora mettiamo in piedi una scuola di scrittura!

Ma qui si risveglia la nostra coscienza, le braci opportunamente ravvivate da Gordiano Lupi col suo corrosivo ma imprescindibile Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura.
E non solo quello.

Ognuno di noi aveva la propria esperienza – personale o amicale – di scuole e scuolette varie di scrittura creativa animate da docenti o relatori narrativamente oscuri, non proprio famosissimi e non esattamente di chiarissima fama. In non pochi casi emeriti Carneadi. Nulla di (troppo) male in questo, per carità, ma ci risultava francamente difficile credere che chi non abbia anni e anni di esperienza e un rapporto maturo con lo scrivere e la scrittura sia davvero in grado di «insegnare» a chi non ha esperienza e abitudine alla scrittura.

Insomma, girala come ti pare, è praticamente assiomatico:

Corso di scrittura = truffa

Il fatto è che sono io il primo a sostenere che la scrittura non si può insegnare.
Si possono fornire gli strumenti, delineare un paio di regole la cui funzione è essenzialmente quella di essere acquisite e trascese.
Ma insegnare? No.
L’insegnamento prevede un corpus di saperi definiti che si possano trasmettere agevolmente attraverso il linguaggio, e che appresi, mettano in condizione di eseguire una serie di operazioni.
La scrittura non funziona così.

E questo non per ipotetici e nebulosi concetti di talento, predestinazione divina, superiorità genetica dell’autore rispetto alle masse brute dei rudi meccanici.
Ma perché la scrittura è qualcosa di talmente personale (ancorché pubblico) che le mie regole le ho dovute scoprire ad una ad una nonostante una pila alta così di manuali, e non valgono per altri.

Eppure, ho il massimo rispetto del Clarion – dove hanno insegnato alcuni dei miei idoli, a cominciare da Fritz Leiber – ed avevo dato il mio supporto all’abortito Clarion Europe.
Ed il mio amico Ken Asamatsu ha una scuola di scrittura dalla quale è uscito Nagaru Tanigawa – quello di Haruhi Suzumiya, un altro idolo personale.
Ed ora c’è questo vagamente improbabile Northern Colorado Writers’ Workshop da cui escono meraviglie…

Ma in effetti non sono scuole – neanche quella dell’amico Asamatsu-sensei – sono qualcos’altro, sono laboratori.
Basati, più o meno, su un rapporto paritario fra i partecipanti, e su una offerta di argomenti che non si limitano alle regolette idiote dello scrivere (“Una storia narrata in prima persona non può chiudersi con la morte del narratore…”), ma che deve potersi espandere.
Ci sono così tanti argomenti dei quali si potrebbe parlare…
Editing.
Genere.
Disciplina narrativa.
Sceneggiatura.
Outlining.
Leggere per scrivere.
Vedere per scrivere.
Self-publishing.
E-book…

Sarebbe bello organizzare un luogo/momento in cui – come sulle pagine del vecchio Fata Morgana – professionisti e dilettanti si possano incontrare e confrontare le proprie esperienze, facendo qualcosa, insieme, come spunto per crescere, tutti.

E poi la possibilità di pubblicare i risultati, in qualsiasi forma sia più consona/accessibile.
Perché se al corso di scrittura non partecipano gli editori, per dare il loro contributo alla discussione ma anche per incontrare potenziali collaboratori, allora è finita prima di cominciare.

Nel resto del mondo ci riescono.
Senza creare trappole per gonzi.
Senza truffare il prossimo.
Senza creare vuote illusioni.
Offrendo qualità, promuvendo qualità.
Perché noi no?
Guarda il ciarpame che ha pubblicato e pubblica certa gente on-line – e tutti a scrivere “Grazie! Quante cose ho imparato..!”

Ci sono parecchi progetti nell’aria, in questo momento.
Massimo Citi si appresta a pubblicare sul suo blog il manuale di scrittura creativa creato all’interno di CS nei lontani ani ’90.
Io cerco complici (individui, istituzioni… sto compilando una lista).
Cerco opinioni.
Cerco volontari (pericolosissima, questa).
Prendo appunti.
Perché sarò demente, ma l’idea di un Northwestern Writer’s Workshop mi diverte.
O magari, chessò, nel periodo autunnale, complice un agriturismo, un bel Southern Monferrato Writer’s Workshop

Sarebbe bello, riuscire a fare qualcosa che sia superiore alla somma delle sue parti, e si esprima come una bella antologia di storie – e magari un romanzo come quello pubblicato da Ronnie Seagren…
Sarebbe un trionfo sulle chiacchiere vuote e i deliri dei guru.

Se mai succederà, sarete i primi a saperlo.
Intanto, ditemi la vostra…


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Gli squali sono atterrati

Come sempre, si dirà, è colpa di quei cattivoni degli scrittori.https://i2.wp.com/www.woostercollective.com/2007/05/15/shark_big.jpg
Persone che anziché accontentarsi del piacere di scrivere, e regalare le proprie opere, vogliono guadagnarci.
È il primo pork chop express dell’anno…

Il lettore Kindle è stato l’oggetto più regalato nel natale 2009.
E questo ha portato – per lo meno sulla base delle statistiche pubblicate – ad una esplosione del mercato dell’e-book.
L’e-book che è eco-friendly (non si abbattono alberi per pubblicarlo), comodo (non occupa spazio fisico),infinitamente duplicabile (e quindi, perché pagarlo?) e soprattutto figo.
L’e-book è così maledettamente figo che rischia di diventare più figo dell’iPhone.
Finché non ce l’avranno tutti, un Kindle-like-device, e toccherà inventarsi qualcosa di nuovo per sentirsi migliori della plebe.
Magari qualcosa di prodotto da Apple.

Ora, naturalmente, l’idea che gli autori regalino la propria opera è un’idea fondamentalmente romantica e vagamente neofeudale.
Vero, Cory Doctorow vi regala una copia in formato elettronico dei suoi libri – ma grazie ai buoni auspici della Tor Books ve ne vende anche copie cartacee, ed è il primo ad ammettere che per ogni copia elettronica regalata, ne vende due cartacee.
E-book = ottima pubblicità.
Il suggerire agli scrittori di “trovarsi un lavoro onesto” per guadagnarsi il pane è invece il lato elitario e neofeudale della faccenda – un atteggiamento che relega la creazione di contenuti ad un’attività di seconda classe, insufficiente o meglio ancora inadeguata a fornire ad un individuo gli strumenti per vivere, ed al contempo quasi un atto dovuto.
Perché cuiriosamente il lettore rimane libero di scegliere di non leggere un determinato autore.
Ma l’autore non pare libero di decidere di non concedere in lettura la propria opera a certe persone.
Certo, si dirà, i musicisti possono regalare i dischi e campare di live.
C’è chi lo fa – e vive benissimo.
Ma un romanzo non è un disco – e per quanto si possano organizzare readings e altre iniziative simili, la modalità di fruizione dei contenuti è tale da privilegiare l’attività privata del lettore, non il bagno di folla.
Wilbur Smith live al Forum di Assago non si paga un anno di lavoro e ricerca per aver scritto un romanzo.
Il dibattito prosegue – e la fazione dei sostenitori del libro aggratise si fa forte del fatto che, sostanzialmente, è impossibile impedire al primo bastardo di farsi una copia del fruttoi del nostro lavoro.
Posso, voglio, comando.

Ma ora tutta una serie di elementi ben poco romantici sembrano entrati nell’equazione, complice l’esplosione del fenomeno Kindle.
E non si tratta più delle fisime di qualche scrittore frustrato che, incapace di arrivare sulla pagina stampata, pretende che chi c’è riuscito non ci guadagni.
Oh, no… qui si tratta degli editori.

Il primo problema, naturalmente, è che una copia di 1984 di Orwell in cartaceo, edizione economica, costa come una copia in formato elettronico per Kindle.
Il romanzo ha 56 anni, e George Orwell non vede un centesimo di royalties.
La versione elettronica non ha costi di stampa, di editing o di revisione.
Ha costi minimi di distribuzione.
Com’è possibile che abbia lo stesso prezzo di quel relitto dell’era dei dinosauri che è il Penguin tascabile?

Ma, andiamo ancora più in profondità…

The major publishers have invested heavily in establishing their digital infrastructure and ebook lists. Conscious of their large write-offs, they have been negotiating very firmly with authors and their agents over ebook royalties. At present trade publishers tend to insist on royalties between 15 and 25% of their receipts (not the retail price). Authors writing for academic, educational and specialist non-fiction publishers will find that they are frequently stuck with even less.

Gli editori offrono agli autori dal 15 al 25% degli utili (non del prezzo di copertina) agli autori.
Per i testi elettronici.
Sui quali al momento l’unica spesa “viva” è la pubblicità – niente carta, produzione, magazzino, distribuzione…

It is perhaps revealing that no publishers have yet explained in any convincing detail how they arrive at fair ebook royalties. Yet authors are being invited to sign contracts which last for the duration of copyright (the author’s life plus 70 years). We are very uneasy about members being obliged to accept, so early in the development of ebooks, fixed royalty rates that could apply for many years.

Già… e l’editore si tiene i diritti sull’opera per tutta la durata della vita dell’autore, più settant’anni.
TUTTI i diritti, inclusi quelli per le opere derivate.

La Society for Authors ha ovviamente delle idee diverse.
Non meno del 50% degli utili, ad esempio – meglio il 70%.
E solo i diritti sull’opera così come consegnata.
Per non più di vent’anni.

E qui la cosa si fa veramente interessante.
Perché improvvisamente ci accorgiamo che il mercato in cambiamento ed evoluzione, la realtà trasformata dall’avvento dell’e-book, non ha alcuna intenzione di rinunciare alle regole dell’epoca dei dinosauri – e le richieste deglia utori hanno perciò destato “sorpresa e perplessità” presso gli editori.
Che a quanto pare stanno benissimo così come stanno, grazie.

E sorge allora un interessante dubbio – non sarà che tutto il gran baraccone del “vogliamo leggere gratis” in fondo non faccia il gioco degli editori?
NOn sarà che un pubblico di pirati sia stato utilizzato dagli editori per convincere gli autori – spaventati all’idea di non vedere più una lira – a firmare contratti capestro?
Non sarà, insomma, che i ribelli digitali abbiano fatto in fondo il gioco degli unici che ci hanno sempre guadagnato col minimo sforzo?
Ed ai quali, che Cory Doctorow vi regali gli e-book, sta anche abbastanza bene.
Perché nel momento in cui dovrà distribuirli commercialmente, ci guadagnerà nettamente di meno che con la combinazione e-book regalato + cartaceo venduto.

Una cosa è certa: ora che i pescecani sono entrati nell’acquario, le preoccupazioni dei pesci rossi diventeranno assolutamente marginali.

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