strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Si può fermare il segnale?

you can't stop the signal copyAvrei voluto fare, oggi, un post su uno di questi tre argomenti: a) come si scrive una sinossi che non faccia schifo; b) perché i Kickstarter nel nostro paese sembrano destinati alla catastrofe; e c) come ci si sente a partecipare ad una conversazione nella quale tutti gli altri partecipanti ci ignorano ostentatamente (il che significa, naturalmente, che non stiamo partecipando affatto).
Ma poi ho cambiato idea.
E vi parlo di questo…

Due mesi or sono, ho fatto un esperimento.
Avevo sul mio hard disc tre racconti che erano fermi da anni, e che non avevo mai avuto granché voglia di pubblicare – cose scritte per fare esercizio, cose scritte per gioco o per scommessa. Ben scritte, se me lo dico da solo, ma ormai non più di interesse, per me.
Le ho impaginate, ho messo una copertina, e ho caricato l’ebook su Amazon.
Con uno pseudonimo.
Il prezzo, esattamente quello consigliato automaticamente da KDP per quel genere, e quel numero di pagine.
Niente pubblicità, niente annunci, niente di niente.
In due mesi, cosa è capitato? Continua a leggere

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Due Ore da Ammazzare Reloaded – Digital divide

Ci sono un sacco di cose di cui varrebbe la pena parlare, naturalmente – dal fatto che la stampa nazionale abbia improvvisamente scoperto l’esistenza degli e-book al fatto che Dio abbia fatto sapere, nel solito modo, a Milano, che stavano facendo troppi soldi.
E poi c’è l’eccellente romanzo di fantascienza che sto leggendo (ma perché non ho uno scaffale carico dei libri di…?) o le molte novità eccitanti che si prospettano all’orizzonte per fare di questo agosto un lungo tunnel lavorativo, ma bello…

E invece oggi, in una affrettata pausa pranzo, ho visto per la prima volta un iPad dal vivo.
Ero in coda da McDonald.
Il tipo davanti a me aspettava il suo turno, e intanto digitava dolci sciocchezze con una tipa seduta qualchetavolo più in là, che aveva anche lei il suo iPad.
So che digitava dolci sciocchezze e non – chessò – il testo del prossimo editoriale di Nature, perché il minimo che può succedere, se ti metti a digitare un testo in coda da McDonald, è che l’idiota dietro di te – che è lì solo per un bicchierone di ghiaccio, caffeina, zucchero e acido carbonico – legga tutto quello che stai scrivendo.
Sì. gli SMS hanno dei vantaggi.

Ora, non voglio assolutamente essere tacciato di bacchettonismo.
Mi occupo di fantascienza da troppo tempo per non sapere che la soluzione dell’equazione

high-performance hand-held device + area WiFi

è esattamente

rubbish

Nessuno va da McDonald con l’iPad per consultare la galleria online della NASA o risolvere una crisi internazionale.
O anche solo fare online banking.
Vuole semplicemente essere visto dal maggior numero di persone.

Beh, amico, ci sei riuscito.

Ora, mi trovavo a Torino – non necessariamente in quello specifico McDonald ma a Torino – non per godere delle esibizioni elettro-onanistiche dell’ultimo tecnofilo, ma piuttosto per consultare la biblioteca del Dipartimento di Geologia, alla ricerca di un po’ di bibliografia per un lavoro che sarebbe bello mettere insieme per la fine del mese prossimo.
Mantenersi al passo col SOTA, vedere in che direzione si sta muovendo il sistema…

Un ripiego, in effetti.

Voglio dire, ok, sono qui esiliato in fondo al Monferrato, che in questa stagione pare il fondo di un catino colmo di brodo tiepido, ma ho a mia disposizione un ottimo computer, con sopra caricata una batteria di software da guerra, ed ho una solida, stabile connessione alla rete.
Avendo i titoli di alcuni articoli ed i nomi dei ricercatori nazionali più prominentemente coinvolti nell’ambito di ricerca che mi interessa, cosa ci vorrà a trovare il materiale che mi serve?
Il tutto on-line, da tastiera, sorbendomi un bel chinotto gelato mentre il ventilatore oscilla lento da destra a sinistra e poi di nuovo…

Risultato di due ore di ricerca?
Il primo capitolo di una tesi di laurea dell’ateneo milanese e quattro abstract del secolo scorso.
Ma, è la ricerca di punta, le pubblicazioni ad alto profilo, il sapere sulla punta delle mie dita grazie alla information superhighway?

No.
E allora, ok, ci vado in biblioteca, ma almeno usare il web per mettere insieme una lista di titoli, di lavori usciti, diciamo, negli ultimi tre anni?

Nulla.
Semplicemente, gran parte delle pubblicazioni accademiche di interesse strettamente nazionale – e ciò che sto cercando è di interesse strettamente nazionale – escono in cartaceo, e non si trovano online neppure i cataloghi.

E se da una parte mi sento improvvisamente, maledettamente lontano da qualsiasi centro luminoso della Galassia, dall’altra non posso scordare, ora, qui, alla tastiera del mio computer, le pagine e pagine dedicate all’e-publishing dai giornali da una settimana a questa parte.

Ma che e-publishing, se neanche abbiamo online i cataloghi delle biblioteche e gli indici delle riviste accademiche?

Ed e-publishing di cosa, a favore di chi?
Di poveri derelitti in coda al McDonald, sì, ma con l’iPad?

Continuiamo a guardare il dito, continuiamo a non vedere la luna.

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