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E-reader – possibilità e probabilità

Scippo con piacere un bel filmato dal blog di Cyberluke, ben sapendo che interesserà alcuni dei miei visitatori abituali, abbinato ad un tranquillo pork chop express del weekend.
Tanto per cambiare, si parla di editoria cartacea ed elettronica.
E di un breve film di fantascienza

[non potete lamentarvi, è bilingue]

Facciamo qualche considerazione volante.
Tutte le tecnologie mostrate nel filmato sono attualmente disponibili sul mercato – ed in effetti ne ho una quantità caricate sul mio netbook, e ne ho parlato in passato: Squeak + Sophie per l’editoria partecipativa e multimediale, Giver per la condivisione di file su rete locale, Scribus per la produzione di testi tradizionali…

Il vero oggetto del futuro è casomai il supporto hardware, snello, piacevole, robusto.  E soprattutto dotato di una carica illimitata (batterie solari nella copertina?) ed una memoria di dimensioni ragguardevoli.
[Uno dei modelli presentati somiglia in maniera sospetta ad un iPhone, ma sorvoleremo su questo dettaglio.]
Un oggetto di questo genere costerebbe uno sproposito.
Forse.
Se l’esperienza fatta con il progetto One Laptop per Child ha qualche valore, possiamo essere certi che il prototipo di una simile macchina costerebbe uno sterminio, ma poi entrando in produzione a grandi volumi, i prezzi si abbasserebbero in breve tempo; come diceva Nicholas Negroponte, quando si apre la discussione con “Ce ne servono centomila pezzi entro due anni”, anche la Lenovo viene a miti consigli.
Anche qui, le tecnologie esistono, si tratta solo di combinarle nella maniera più efficiente ed economica.

Risolto il problema hardware, essendo pressocché inesistente o comunque secondario il problema software, restano due grandi scogli.
I contenuti e l’utenza.

Partiamo con l’utenza – io credo che l’immagine più rivoluzionaria mostrata dal film qui sopra sia quella dell’autore che ha il controllo assoluto della propria opera, la completa, la manda all’editor, e dopo una settimana è pronta per lo scarico.
E lui riesce anche a campare più che degnamente (per quanto in una casa arredata all’IKEA), ed a concedersi qualche svago.
Io dubito fortemente che gli editori – certi editori soprattutto – rinuncerebbero con tanta simpatia al proprio controllo sull’opera dell’autore.
Ciò che infatti è sottointeso nel filmato è una marginalizzazione della figura dell’editore – a centro scena ci sono l’autore, l’editor, l’illustratore, il libraio.
Che è poi abbastanza normale.
Potremmo immaginare una sorta di coworking – analogico o digitale – fra autori, traduttori, editor ed artisti, tutti freelance, tutti partecipi per quote proporzionali ai guadagni del progetto, che si appoggiano ad una rete di librai e micropresses POD su scala nazionale o internazionale, sulla base di accordi chiari ed univoci.
Si sposterebbero e si venderebbero solo elettroni.
Cessando di essere centrale la figura dell’editore, e quella altrettanto essenziale del distributore (allo stato attuale, per lo meno in italia, normalmente due facce della stessa azienda), scompaiono naturalmente anche i loro introiti.
Crediamo davvero che sia possibile?

L’idea è meravigliosa – poiché immagina testi di alta qualità a bassissimo costo in formato elettronico, e piccole tirature a stampa gestite dai librai, e il grosso del costo dei volumi che finisce nelle tasche di autori, artisti, editor, librai…
Crediamo davvero che le case editrici favorirebbero una simile situazione?

Certo, è possibile immaginare una soluzione radicale – la diffusione degli e-reader che porta all’estinzione degli editori, poiché autori e artisti potrebbero a quel punto scavalcarli a pié pari.
Crediamo davvero che le case editrici accetterebbero di scomparire senza combattere?

E qui entra in gioco un’altra faccenda pelosa – la componente legale e burocratica della fruizione letteraria.
Considerando che la SIAE storce il naso se ordino dischi di artisti giapponesi direttamente dal Giappone (perché qui comunque non li troverei) – e vorrebbe davvero che io acquistassi i bollini SIAE e mettessi in regola la mia collezione – come reagirebbe al fatto che io vada a scaricare un testo in fiammingo a Bruges, e poi ne ordini una stampata (tradotta nella mia lingua) qui sotto casa?
C’è un confine di mezzo – uno che l’unificazione europea non ha cancellato.
E consderando che non posso – per una convoluta ma piuttosto facile da capire faccenda legale tutta nostrana- mettere in piedi una mia radio via web, come potrei diventare editore di me stesso e vedere salvaguardati i miei diritti?
Ed a questo punto, considerata la forte commistione fra editoria e politica, come
possiamo immaginare evolverebbe il panorama legale nel momento in cui dovesse sorgere una tecnologia in grado di scalzare e di fatto uccidere gli editori, o obbligarli ad una radicale ristrutturazione della propria attività?

Il problema di fondo, quindi, parrebbe non essere né di natura tecnologica, né di natura culturale (si noti che il filmato non postula l’estinzione del cartaceo, solo un riassestamento della fruizione), bensì di natura strettamente economica e, per riflesso, politica.
Per lo meno nelle fasi iniziali – diciamo per la prima generazione – l’utenza verrebbe probabilmente ostacolata da politiche miranti a mantenere i prezzi dei lettori elevati, ed a dare tempo all’editoria tradizionale di operare una transizione pilotata e non traumatica verso nuove strutture che mantengano tuttavia attivi i monopoli preesistenti.

Insomma, agli editori piacerebbe moltissimo poter continuare a vendere elettroni invece di carta, allo stesso prezzo, e continuando ad intascarsi la stessa fetta.
E se sostengono il contrario, mentono.

E quanto ai contenuti.
Il filmato mostra l’efficacia di un mezzo come l’e-reader del futuro per la fruizione di manuali, guide, o come piattaforma per la compilazione di testi e dispense.
Questo parrebbe in linea con la vecchia idea di Guy Kawasaki, secondo il quale l’e-reader sarebbe ideale per avere sempre sottomano una copia aggiornata e consultabile interattivamente del Chicago Manual of Style – un’idea ripresa da Seth Godin quando si dichiarava favorevole al Kindle a patto che Amazon ci caricasse sopra i suoi libri gratis.
Sarebbe davvero l’e-reader la piattaforma ideale per leggere romanzi e poesie?
Beh, si dirà, nel momento in cui non dovessero esserci alternative…
Ma se le alternative esistessero?
Anche qui, credo che il primo, principale impiego dell’e-reader – a parte lo sfoggio come status symbol da parte di quelli che devono sempre avere l’ultimo gadget prima di tutti gli altri – sarebbe in campo didattico e professionale.
Ciò giustificherebbe i prezzi alti.
La letteratura verrebbe dopo.
Grossi blocchi editoriali permettendo.

Quindi, dovendo rispondere alla domanda espressa dal titolo del filmato qui sopra…
Sul fatto che sia possibile non ci sono dubbi.
Sul fatto che sia probabile – credo sarà una corsa in salita.

Non confondiamoci – mi piace il futuro mostrato dal film, e vorrei già esserci.
Come dicevo, potremmo già esserci tutti.
Se non ci siamo, la colpa non è né di chi scrive, né di chi legge.

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