strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Editoria elettronica

Segnalo con estremo piacere l’uscita del volume degli atti dell’Ebookfest tenutosi a Fosdinovo nel 2010.
I contenuti erano precedentemente disponibili in forma “liquida” in questa sede, ma per chi dovesse preferire la versione lineare, è ora disponibile un comodo pdf scaricabile gratuitamente da qui.

… il che mi porta anche a domandarmi se a breve noi utenti degli e-testi liquidi cominceremo a stressare con le nostre arie di superiorità e la nostra santimoniosa presupponenza quei fossili viventi che si tengono stretti delle banali,  monodimensionali, rigide narrazioni lineari… un po’ come i profeti dell’ebook stressano chi legge libri di carta…

È ora di rendersi conto che la nostra avanguardia diventa in fretta l’antiquariato di qualcun’altro.
È il ventunesimo secolo, baby.

Voi comunque date un’occhiata agli atti, che c’è un sacco di materiale interessante.
E spargete la voce!


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Slide dell’ebookfest – director’s cut

Come promesso, le slide dell’ebookfest… beh, ok, del mio lavoro all’ebookfest, sono online su SlideShare.

Con un piccolo extra.
Da qualche tempo cerco di ridurre al minimo il testo nelle mie slide – anche perché i tempi di presentazione sono stretti e comunque il pubblico non vuole leggere.
Quindi io proietto immagini e (poco) testo, e ci parlo sopra.
E, Dio, quanto ci parlo sopra.

Ora, su SlideShare non posso parlarci sopra.
Perciò ho modificato la presentazione aggiungendo

a . più testo, per renderla più comprensibile.

b nuove slide relative a punti toccati durante la presentazione che son venuti fuori a causa del contesto, e non avevano una diapositiva a rappresentarli.

c . una breve introduzione (con Charles Mingus) che riprende queste righe, perché non tutti leggeranno le slide passando da questo blog

Riconoscerete facilmente le slide extra – sono quelle zeppe di chiacchiere.
Per il resto, i contenuti son tutti lì.
Ci troverete un sacco dei miei classici – fatevene una ragione.

I commenti – su formae contenuto – sono graditi.


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In che posizione rispetto alla filiera?

Primo di una serie di post ad argomento e-book, e-learning, e-publishing, e-ccetera, stimolati dalla tre-giorni di Fosdinovo, l’ebookfest del quale abbiamo già parlato poco prima della partenza.

E tanto per andare controcorrente, comincerò subito con le note dolenti.
Non che sia stata una brutta esperienza, o inutile – tutt’altro.
È stato fantastico, ho assistito ad un paio di presentazioni assolutamente entusiasmanti e il livello di scambio e generazione di idee è stato elevatissimo.

Una fatica improba?
Potete scommetterci il vostro beneamato e-reader, che è stata una sfacchinata – mi ci vorrà una settimana per digerire tutto (da cui la serie ipotetica di post a tema) e posso immaginare quanto il peso dell’organizzazione abbia spremuto fino all’ultima goccia di energia dalle organizzatrici dell’evento, Noa Carpignano e Maria Grazia Fiore.
Viste al volo poco prima di prendere la strada verso casa, parevano appena sbarcate dalle scialuppe di salvataggio della “Glen Carrig”.

Quindi, mettiamolo subito in chiaro – è stato grande.

Avrebbe potuto essere più grande?
Avrebbe potuto essere meglio?
Certamente sì.
Ogni cosa è perfettibile.

E allora, che note dolenti?
Beh, per una interessante coincidenza, quasi un espediente narrativo giocato dagli eventi, entrambi i motivi di una certa delusione sono sintetizzati da un breve dialogo.
Che vado a riferire.

Si cenava.
Ora io sono della vecchia scuola – se è vero come diceva un mio insegnante che i problemi di terreno si risolvono sul terreno, non nel lounge dell’albergo, è anche vero che seminari, conferenze, tavole rotonde e dotti interventi non contano nulla: le idee fermentano e germogliano a tavola, è a cena che ci si confronta, si chiacchiera, si diventa una squadra.

Perciò, cena.
Chiacchiere.
Breve, informale e inevitabile post-mortem delle prime due giornate.
C’è stato molto di buono, si dice.
Ci sono state cose che non hanno funzionato.
Notoriamente incapace di tacere e di mantenere un profilo basso, dico la mia.

Ciò che è davvero mancato, io credo, sono stati i lettori. Gli utenti ultimi dell’ebook, qui all’ebookfest, non si sono visti.

Mi guardo attorno in cerca di reazioni, conferme, spunti.
Un commensale due sedie più in là mi guarda e mi domanda…

Tu che posizione occupi esattamente nella filiera dell’ebook?

Caspita!
Cerco di spiegare.
L’insegnamento, le nuove tecnologie, l’Atlante Online dei Foraminiferi, i lunghi dibattiti qui, su questo blog, fra appassionati di lettura (in ogni forma, su ogni supporto)…
Cerco.
Lui si volta, comincia a parlare con qualcun’altro.
Fine della discussione, per lo meno su quel versante.

OK.
Ora ricapitoliamo.

L’assenza dei lettori è critica.
È legata io credo solo in parte alla diffusione della notizia, e discuteremo magari fra un paio di giorni (o nei commenti!) sul perché i lettori se ne sono stati a casa – a leggere, presumibilmente.
Di sicuro, tuttavia, la struttura aperta di molte discussioni – affascinantissime, utili, stimolanti – ha sentito fortissima la mancanza del punto di vista dell’utilizzatore finale.
Hanno parlato gli autori.
Gli editori.
I distributori.
I fornitori di supporto logistico.
Gli accademici.
Persino uno stravolto come il sottoscritto (le slide del mio intervento vanno on-line in capo a 24 ore, e poi le linko qui, e ne parliamo).
Ma non i lettori.

Riguardo alla mia posizione rispetto alla filiera dell’ebook, si tratta certamente della forma più convoluta che mai io abbia incontrato del semplice “E tu chi cazzo saresti?”
Sottointende – e il successivo sganciarsi dalla discussione conferma il sospetto – che l’opinione sia nulla senza un curriculum approvato a supportarlo.
Resta da vedere chi debba essere a fornire l’approvazione del curriculum.
E da questo deriva forte, fortissima, l’idea che alcuni siano qui non per gli ebook, l’elearning, l’epublishing o quant’altro, ma stiano semplicemente manovrando, come da sempre si manovra nel mondo accademico, per occupare quel posto, quella poltrona, quel ruolo – la posizione di quello che approva i curricula.
L’ipotesi della presenza di simili manovre politiche passatiste (si può dire passatiste?) dove invece si dovrebbe discutere della realtà e del futuro è sufficiente ad avvilirmi.
Possibile che sia ancora una volta la solita corsa a diventare il padrone dell’argomento di ricerca per poi saturare le solite riviste dei soliti articoli che nessuno (ma davvero nessuno) si fila?

Comunque sia, la mia risposta alla domanda è stata palesemente la risposta sbagliata.
Non so quale avrebbe potuto essere quella giusta.
Di certo, il mio tentativo di spiegare la presenza di un paleontologo fra tanti cultori della letteratura, ha fallito, ed ha automaticamente delegittimato la mia opinione agli occhi dell’interlocutore.

Oppure chissà – è stata la mia pettinatura, o un qualsiasi altro dettaglio idiota.

Mi resta, forte, irrisolto e chiaramente fondamentale, il problema della mia posizione nei confronti della filiera dell’ebook.
Non so.
Forse questa….?

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25 commenti

Verso l’ebookfest

Settembre è sempre un mese di fuoco.

Mentre si approssima la Notte dell’Iguana (quando, dove? guardate la pagina appositamente approntata qui sopra), si torna sulla strada.
A fine mese, Urbino – con i suoi nebbioni assassini ed il suo vento maledetto – per spingere avanti la tesi, e magari discutere di futuri lavori e pubblicazioni.
ebookfestE questo weekend, Fosdinovo, comune della Lunigiana dove si terrà l’ebookfest, fiera nazionale del libro elettronico.
Tre giorni di seminari, barcamp, tavole rotonde.
Alle 9.30 di sabato, dovrò intrattenere i campeggiatori appena svegli sul tema delle di narrative non lineari legate alle strategie di apprendimento.

Ed ora qualche anima candida potrebbe domandarsi cosa vada a fare io al festival del libro elettronico quando ho la fama di essere un vecchio rimbambito ancora legato al cartaceo, un’idiota che si compra su carta libri che si potrebbe scaricare gratis illegalmente in formato elettronico, uno che vuole che gli autori vengano pagati (follia!) e più in generale uno che gufa a morte sul libro elettronico.
Beh, molto semplicemente, si tratta di una fama fondata su una interpretazione molto superficiale delle mie posizioni.
Io non ho nulla contro l’ebook – ho casomai parecchio contro il modo in cui le major sembrano intenzionate ad utilizzarlo, avvantaggiandosi del fatto che i maggiori sostenitori “pop” dell’ebook si stanno concentrando sui problemi sbagliati.
E sono seriamente preoccupato che a farsi portavoce dell’ebook ci siano sostanzialmente lettori eccitati all’idea di non pagare ed editori eccitati all’idea di guadagnare a carrettate, ma maledettamente pochi autori.
E poi io vado a parlare di ebook didattici.

Ammesso che funzioni, naturalmente.
Mancano tre giorni, e non ho ancora una presentazione pronta.

Ce l’avevo, eh. Davvero.
Una bella presentazione fatta in Impress, con tutte le sue cosimne al posto giusto.
Garr Reynolds sarebbe stato fiero.
L’ho cestinata ieri pomeriggio.
Completamente – inutile portarsi dietro strascichi.

Il fatto è che è molto difficile, da un punto di vista ideologico, oltre che dal punto di vista grafico, parlare di narrative non lineari utilizzando uno strumento che è graniticamente lineare come la presentazione con le slide.
Vero, avrei potuto usare VUE, e costruire una presentazione-mappa mentale.
Ma poi sarebbe stato difficile condividerla.
L’alternativa, che mi tenta fin da quando questa faccenda delle narrative non lineari è venuta fori, è naturalmente fare una presentazione senza slide, usando solo un paio di prop.
Parlare di editoria elettronica senza strumenti elettronici.

Eppure è importante che il messaggio arrivi.
L’ebook non può limitarsi ad essere un libro cartaceo scandito e trasformato in pdf.
L’ebook, specie nella didattica, deve avvalersi di tutte le potenzialità che il formato elettronico mette a disposizione.
E deve adattarsi il più possibile al modo in cui il nostro cervello raccoglie, incasella e organizza le informazioni.
Il principale problema del libro elettronico è che è ancora troppo maledettamente legato al tentativo di emulare il cartaceo – una partita persa fin dall’inizio, visto che nulla riesce ad essere un libro meglio di un libro.

Riuscirò a penetrare le foschie mattutine e a contribuire qualcosa di costruttivo?
O finirò cacciato da Fosdinovo, braccato da una marmaglia di docenti, editori e specialisti in didattica armati di fiaccole e forconi?

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