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L’Abisso Senza Fondo

L’editoria elettronica sta offrendo opportunità decisamente nuove ad autori ed editori.
L’agilità del medium permette sperimentazioni che la carta stampata renderebbe costose e rischiose.

Il formato elettronico in particolare, ha portato al ritorno del romanzo breve e della novella, e il rifiorire degli shared universe.
Abbiamo accennato a Sovereign City due giorni or sono.
Oggi parliamo di qualcosa di diverso, ma simile.

Come funzione uno shared universe?

  • Prendiamo un’idea semplice.
  • Prendiamo un gruppo di autori.
  • Creiamo una serie di romanzi.

fathomlessabyss_01L’idea semplice?
C’è un abisso senza fondo, una discontinuità nello spaziotempo ampia due miglia che si spalanca a caso, nel tempo e nello spazio.
Chi ci casca dentro, ci casca dentro per l’eternità.
A meno che non riesca a frenare in qualche modo la caduta.
O ad adattarsi ad essa.

Gli autori?
Phil Athans, Mike Resnick, Jay Lake, J.M. McDermott, Mel Odom, Brad Torgersen e Cat Rambo.

La serie?
The Fathomless Abyss si apre con una antologia – sei racconti, uno per autore.
Un solo tema, un solo artista di copertina e una sola veste grafica, un solo editor.

L’idea è, se l’antologia tira, ciascun autore scrive un romanzo breve.

E l’antologia ha avuto successo – cosa che non sorprende, considerando il livello degli autori coinvolti*.

Fathomless Abyss Nirvahna GatesL’antologia io l’ho letta in una giornata, tra l’attesa in stazione e il viaggio di ritorno a casa da Pesaro.
Gli elementi di forza dell’ambientazione sono tre.
La semplicità – si apre un buco, ci caschi dentro.
La varietà – l’abisso si spalanca ovunque nello spazio e nel tempo, il che offre agli autori la possibilità di mescolare personaggi provenienti da epoche diverse, e buttarci dentro anche tutti gli alieni che vogliono, e qualunque tecnologia, e resti misteriosi di civiltà perdute e…
La verticalità – l’abisso significa cadere per sempre, ma esistono decine di modi in cui si possono costruire delle società posticce lungo il pozzo: abbarbicate ai fianchi della voragine, sospese a grappoli di mongolfiere, seduti su blocchi di roccia in caduta libera…

Per il resto, la varietà e la diversità permettono agli autori di giocare con elementi della fantascienza, del fantasy, e tutte le permutazioni possibili, tutti gli stili (dal pulp letterario di Cat Rambo alla fantascienza hard di Resnick allo steampunk di Jay Lake).
E “giocare” è una espressione che tutti gli autori coinvolti non mancano di ripetere.
Perché queste avventure sono particolarmente divertenti per chi partecipa – e di solito il divertimento degli autori infetta i lettori con una certa facilità.

Un ottimo esperimento, quindi, che mostra ancora una volta come gli strumenti a disposizione possano aprire delle possibilità estremamente interessanti.
Serve solo un po’ di coraggio.
Ed un pubblico intelligente, che supporti e apprezzi simili iniziative.
E che evidentemente, nel mondo anglofono, esiste.

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* Lavorare con gente in gamba è sempre un vantaggio.


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E-book – curiose convergenze

Curiouser and curiouser, come avrebbe detto Alice.
In capo a tre giorni mi capitano sul desktop tre post provenienti da tre blog diversi, che sembrano far parte di un unico bouquet.

Prima, il post di Massimo Citi su Fronte & Retro, intitolato “Problemi tecnici” – nel quale l’autore si scusa per alcuni disguidi nell’impaginazione dei file scaricabili dei suoi racconti…

Un volenteroso lettore mi ha segnalato che i file di testo aperti a video sono troppo piccoli e scaricati e stampati rimangono troppo piccoli, al limite dell’illeggibile.

Poi c’è “Stamperesti su carta i numeri del cellulare”, comparso su CORDEF, nel quale Corrado de Francesco lamenta una certa insensibilità del pubblico nel maneggiare gli e-book….

Mi viene da pensare così tutte le volte che vedo qualcuno stampare su carta un e-book nato per essere usato a video. Eppure alcuni lo fanno o lo chiedono manifestando un’irritazione involontaria: a loro la tecnologia dà fastidio specie se li costringe a cambiare.

E per chiudere l’ultima uscita di Gamberi Fantasy, “Come creare un e-book decente”, nel quale Gamberetta applica la sua abituale esaustiva capacità analitica al problema dell’autopubblicazione….

L’idea dietro la creazione di un ebook e la sua distribuzione (gratuita) è far sì che lo leggano più persone possibile. Per raggiungere tale scopo, bisogna considerare come la gente legge un ebook. Se l’ebook è di poche pagine – un racconto – quasi tutti lo leggono a video. Se le pagine diventano tante, molti stampano il testo. Una piccola percentuale legge gli ebook su lettori dedicati o altri strumenti portatili (cellulari, palmari, lettori MP3 con schermo, consolle per videogiochi, ecc.)

Ora, è impossibile che questi tre eccellenti post mi capitino sotto agli occhi senza stimolare qualche vuota considerazione.

La mia vuota considerazione è – ma è corretto considerare l’e-book come un libro, applicando ad esso i criteri della stampa in cartaceo?
In fondo, non è l’e-book un software, e non sarebbe quindi più logico applicare dei principi di accessibilità del software?
Logico, a questo punto, il discorso di Gamberetta – tocca capire come viene letto l’e-book.
Ma molto logico il discorso di CORDEF – perché volerlo stampare a tutti i costi?
E perchè dovrei poi essere io a scegliere?
E se poi i font che ho scelto – o che erano selezionati per default – risultano troppo piccoli o troppo grossi, come nei file di Max Citi?

Sono notoriamente un fautore dell’autopubblicazione.
Con l’editoria tradizionale, questioni come la scelta di font e criteri di impaginazione non sono responsabilità dell’autore.
Esistono persone pagate dall’editore per curare il lato tipografico ed artistico della produzione.
In prima battuta, l’autoproduzione conferisce all’autore anche il controllo sulla tipografia della pagina scritta.
Una libertà in più, della quale di solito l’autore non sa che farsene.
Ma perché fermarsi qui?
Perché non approfittare della tecnologia e mettere la scelta della modalità di lettura al lettore?
Molti e-book readers forniscono già questa opzione – yBook mi permette di scegliere il formato della pagina, la visione in pagina singola o doppia pagina, il colore e il formato dei caratteri, addirittura il colore della carta.
Ma allora, fatemi causa, perché arrovellarsi con tante questioni, quando posso distribuire i miei lavori in un file zip che includa il testo in ASCII e yBook?
Bello liscio.

Il guaio, io credo, è che la pubblicazione degli e-book è ancora troppo legata a certi parametri editoriali della carta stampata.
Questa faccenda di stampare i .pdf, ad esempio.
“Alla gente non piace leggere a schermo,” ci dicono.
Volete dire che avete stampato questo blog, per poterlo leggere?
La gente non ha problemi a leggere a schermo ciò che è stato progettato per essere letto in quel modo – le pagine web, ad esempio.
I vecchi file Help.

Eppure se ci sono .pdf che o li stampi o non li leggi, è semplicemente perché sono stati creati senza pensare che qualcuno avrebbe potuto leggerli a schermo.
Molti, moltissimi, sono solo il riversamento del file LaTeX usato dal tipografo per stampare la versione cartacea.
Persino Lulu.com vi vende il .pdf da cui è prodotto il volume a stampa.
L’idea di riversare tutto su carta è implicita nella forma.

Ma nessuno ci obbliga a produrre i nostri file come se fossero una trasposizione su schermo della forma, anziché del contenuto.

Una sciocchezza?
L’uso della pagina con orientazione “portrait” anziché quella “landscape”.
Perché non passare a quest’ultima – che si adatta meglio allo schermo?
Se ne sono accorti gli editor di Full Circle, rivista in pdf che è passata dopo tre numeri dal formato verticale a quello orizzontale.
Molto più leggibile.
Semplice.

E perché non lasciare al lettore la scelta del font che più gli aggrada?
Con Firefox, premo Ctrl & +, ed ingrandisco il carattere, premo Ctrl & – e lo riduco.

Per fare ciò, sarebbe necessario disaccoppiare contenuti e tipografia.
Che è poi quello che fanno i file CSS nelle pagine web.
Si potrebbe allora offrire il nostro e-book come un file HTML con il testo ed una serie di CSS, con i criteri di stile per l’impaginazione da stampa, da lettura a video eccetera.
Al lettore la scelta di quale implementare in base alle sue necessità ed ai suoi gusti.

Eppure, sicuramente, fintanto che gli e-book continueranno ad essere percepiti come una specie di libro (= basta aggiungere carta) anziché come un software (=basta aggiungere un computer), continueremo ad avere problemi tipografici, continueremo a fare la fortuna delle copisterie, e dovremo farci un sacco di problemi per divulgare il nostro materiale.
E la tecnologia dovrebbe rendere le cose più facili, non più complicate.