strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Londra e Castelnuovo Belbo (o viceversa)

selection_528Così ieri sera dovevo seguire la prima lezione del corso di comunicazione scientifica. Ma poiché a Castelnuovo Belbo internet è una cosa che succede altrove, mi sono ritrovato ad avere quei venti/trenmta minuti di attesa per scaricare ciascun video (da 1:15 a 3:30 minuti), e ne ho approfittato per leggermi un altro libretto della O’Reilly.
Vi ricordate, ne avevamo parlato un paio di settimane or sono.
Ho così dato un’occhiata a Trends Shaping the London Tech Scene, un report di una ventina di pagine, praticamente un lungo articolo, di Andy Oram.

Il volumetto ha uno scopo abbastanza chiaro e dichiarato

This report aims to be a comprehensive view of the computer technology scene in London: where it stands, some of its origins, who’s participating in it, and what feeds its strengths.

Il lavoro di Oram è interessante perché è uscito a ridosso della Brexit, e quindi alcune delle sue osservazioni assumono un significato drammatico. Continua a leggere


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Un po’ di rivoluzione

Mentre non ci sono, lascio il posto dietro al bancone ad un supplente di lusso – Sir Ken Robinson.
Quest’uomo è Dio nel su ambito di attività.
E lo dedico a tutti i miei amici intrappolati nel sistema accademico.
Questo è il suo pork chop express…

Lo so, lo so, è in inglese.
Rassegnatevi.

In breve?
Il modo in cui è congegnato il nostro sistema di istruzione è sbagliato.
Non solo danneggia il sistema, eliminando preziose risorse umane – ma rende la maggioranza delle persone infelici riguardo alla propria vita.
Forse sarebbe ora di cambiare.


1 Commento

Orgoglio beota

Una volta, quando io ed il mondo eravamo giovani, gli italiani erano soliti andare all’estero e tornare con storie mirabolanti di quei paesei più ordinati (la Svizzera), più puliti (la Germania), più educati (la Gran Bretagna).
Italioti appena saliti sull’autobus dell’evoluzione verso lo status di sapiens, che in Italia si abbandonavano normalmente in atteggiamenti sconvenienti – altezzosa indifferenza verso cestini dell’immondizia, utilizzo creativo di strutture pubbliche, partite a pallone su qualsiasi superficie anche solo marginalmente piana – varcato il confine si tramutavano per la pura peer pressure di quei popoli più irregimentati in esemplari sfornati di fresco da raffinate scuole di perfezionamento.
O per lo meno si tratenevano dal fare figuracce.
Anche perché, quando all’estero facevi la figura dell’italiano, loro, i padroni di casa, te lo facevano notare.
Tipo raccogliere ilpezzo di carta che tu avevi lasciato cadere con nonchalance sul marciapiede, e mostrarti come si fà a gettarlo nel cestino.
Tipo chiederti di abbassare la voce.

E pare lo facciano ancora.
Ma i tempi sono cambiati.
Ed ecco che, sensibile come sempre ai trend dell’ultimo minuto, La Stampa assegna al sempre affidabile Massimo Gramellini l’onere di documentare un altro esempio della rinascita dell’orgoglio nazionale.

Nella regina d’Inghilterra irritata perché Berlusconi durante il G20 gigioneggia a voce alta con il primo della classe («Missster Obamaaa») ho rivisto la signora stizzita che in un ristorante di Parigi si avvicina al tavolo per chiedermi di abbassare la voce.

E a noi, che Gramellini faccia la figura del pirla a Parigi, non è che proprio ci interessi granché. Magari ci interessa di più che la faccia il nostro Presidente del Consiglio, ma ormai ci siamo abituati, a doverci scusare per le incontinenze del personaggio, così come ci si scusa con gli ospiti per l’invadenza e l’espansività di un grosso cane stupido.
Non è che lo faccia apposta, di leccare le signore in faccia e di annusare con insistenza lo scroto di chiunque gli si avvicini.
Il cane, intendo.

Ma in realtà, ciarlare ad alta voce importunando il genere umano e venire richiamati all’ordine, pubblicamente, da una signora di passaggio, non è fare la figura del pirla, ci dice il giornalista…

Non so se urliamo per mancanza di udito o di ritegno. Ma da noi parlare sopra le righe viene considerata un’affermazione di vitalità. All’estero, anticamera dell’obitorio, continuano invece a ritenerla una forma di maleducazione.

Evviva la vitalità.
Poveretti, quei signori infelici ed asociali che vivono in posti dove è possibile cenare in piacevole compagnia senza doversi strappare le tonsille per blandire l’avvenenza della commensale, mentre i nostri vicini di tavolo muggiscono come mandrie di bufali in calore discutendo delle solite cose di cui gli italiani parlano senza avere esperienza diretta.
Politica.
Sport.
Sesso.

Poveretti, quei signori condannati all’anticamera dell’obitorio.
Noi possiamo godere della compagnia vitale e stimolante dei nostri connazionali.
Che strillano come scimmie impazzite.
Che volete, sono vitali.
Burini, e pieni di vita.

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