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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Quel che resta di un altare

Sono andato a scavare nelle scatole e ho tirato fuori i miei (pochi, ahimé) CD della Orpheus Chamber Orchestra, per rimpiazzare High Adventure di Kenny Loggins sul mio lettore.
51vf6rrPb-L._SX298_BO1,204,203,200_La colpa, credo, è di Phil Rickman, e di The Remains of an Altar, uno dei libri ricevuti in regalo per il mio compleanno – un romanzo interamente incentrato sulla figura di Edward Elgar.
Ma è meglio di così.

The Remains of an Altar appartiene alla serie di Merrily Watkins, ma per quanto la serie abbia una sua cronologia interna, lo si può leggere indipendentemente dagli altri.
Merrily Watkins è una sacerdote1 anglicana “Deliverance consultant”, che sarebbe poi più o meno un esorcista per la chiesa anglicana.
I romanzi sono uno strano connubio di sovrannaturale e poliziesco, con il poliziesco a dominare sulla trama. È come se Phil Rickman volesse dirci che il male compiuto dagli uomini è molto più immediato e tangibile di quello – presunto – che proviene dall’aldilà. Continua a leggere

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Sei variazioni su un tema elisabettiano

Diamoci un tono.
Un paio di notti or sono ho speso un’ora almeno a chiacchierare di compositori inglesi della prima metà dell’900.

Ora, a me piace molto, la musica inglese di quell’epoca – ho qualche CD, l’ascolto con parsimonia – e trovare persone che condividano quella passione è difficile.
Maledettamente difficile.

Per festeggiare il fatto di aver scoperto di non essere solo in questo mio piccolo universo, oggi vi infliggo qualcosa di molto diverso.

Nel 1953, a sei compositori si riunirono per inventarsi un lavoro che celebrasse l’incoronazione di Elisabetta Seconda ricongiungendola idealmente con Elisabetta Prima, e riassumendo tutta la musica inglese.

I sei compositori coinvolti furono, in ordine alfabetico, Lennox Berkeley, Benjamin Britten, Arthur Oldham, Humphrey Searle, Michael Tippett and William Walton. Un paio d’altri erano stati convocati, ma non parteciparono o si chiamarono fuori all’ultimo minuto.

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I sei congiurati presero allora un vecchio pezzo popolare da balo, Sallenger’s Round, che era stata orchestrata ai tempi di Elisabetta Prima da William Byrd, e composero sei variazioni.
La terza include uno stralcio del Dido & Aeneas, di Henry Purcell*, il massimo compositore inglese del 17° secolo.
È stato fatto notare che costruire un lavoro classico a partire da una ballata popolare chiama in causa anche John Gay, che compose la sua Beggar’s Opera cucendo assieme canzoni popolari – e così la celebrazione dei massimi compositori inglesi è completa**.

Al pubblico della prima venne consegnata una cartolina, con la sfida ad abbinare a ciascun compositore la sua variazione.
Nessuno riuscì ad azzeccarle tutte.

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*Yes, my dear lady, Henry frigging Purcell.
** I pignoli noteranno l’assenza per lo meno di John Dowland e Thomas Tallis, ma i pignoli a noi non interessano. Edward Elgar era certamente presente in spirito, essendo questo, dopotutto, un pezzo di circostanza.