strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


7 commenti

Libero da PowerPoint

Quando discussi la mia tesi di laurea, mi venne sconsigliato di utlizzare PowerPoint.
Poiché una parte consistente del mio lavoro di tesi (l’analisi statistica) era già stata svolta al computer, esisteva il rischio – o così mi venne fatto presente – che la commissione potesse prender male tutto quell’appoggiarsi alla tecnologia digitale.
Un po’ come se fosse possibile che i docenti in commissione pensassero che il lavoro – dall’analisi al microscopio dei foraminiferi alla presentazione dei risultati – l’avesse fatto tutto ilcomputer, senza alcun apporto da parte mia.

Come risultato, mi ritrovo ad avere qui in cima ad uno scaffale una carretatta di lucidi – non modificabii o aggiornabili, costosissimi rispetto al costo zero di una presentazione, e inutili senza una lavagna luminosa che li proietti, sfocati e storti, quasi illeggibili, su uno schermo.
La presentazione potrei al limite usarla come ossatura di supporto per un e-book.

Come secondo risultato, la mia presentazione in acetato pre-digitale mi mise al sicuro dall’essere accomunato ai molti colleghi che, ebbri di PowerPoint, scaraventarono – e ancora oggi scaraventano sullo schermo presentazioni agghiaccianti.

Tutto, ma proprio tutto, quello che il relatore sta dicendo è scritto sulle slide, giù giù fino al “Grazie e bungiorno!” dell’ultima diapositiva – tutto in testi verbosissimi con contrasti garantiti per causare la cecità o l’epilessia, immagini incomprensibili, animazioni che paiono effettacci per un film horror di serie z (da dove salterà fuori la prossima slide?) e tutto.
Orribile.
È dimostrabile che con la sola presentazione PowerPoint fatta coi piedi, uno studente può giocarsi tre punti di tesi, e un ricercatore giocarsi la simpatia del pubblico (orribile, sentire qualcuno che parla sovrapposto al solido mal di testa causato dalle scritte in rosso su fondo blu delle slide).

Da allora – da che mi sono laureato, intendo – ho proposto un paio di corsi sull’uso consapevole di PowerPoint a diverse istituzioni, ricavandone sempre un grande entusiasmo alla proposta ed una certa freddezza al momento in cui si dovrebbe concretizzare.
Imparare a usare PowerPoint?
E perché mai?
È così facile….

Già – anche spararsi alla testa non è poi così difficile, ma comunque c’è ancora chi sbaglia la mira e si condanna a lunghe ore di agonia.

Il problema, come ha fatto notare Edward Tufte nel suo fondamentale The Cognitive Style of PowerPoint, PowerPoint non è fatto per insegnare.
È fatto per convincere.

PowerPoint è costruito per legare il pubblico ad un binario che va da A a Z passando per B e C e D, ma magari omettendo K e H perché sono imbarazzanti, o difficili da spiegare, o comunque potrebbero danneggiare la vendita.
PowrPoint è uno strumento fatto per vendere le idee – ed in questo senso funziona benissimo per presentare una tesi di laurea (dobbiamo convincere la commissione che abbiamo fatto un buon lavoro) o il riassunto di un lavoro di ricerca ad un congresso (dobbiamo generare consensi e magari scucirci una pubblicazione).

Ma avete presente cosa succede dopo, quando qualcuno fa una domanda?
Il relatore si ritrova a pacioccare col mouse e coi pulsanti, tentando disperato di ricordare gli shortcut da tastiera, alla ricerca di quella slide – era la 11 o la 13? – che illustra abbastanza bene ciò che è stato chiesto, o per lo meno tampona la falla.
Le lancette girano.
L’imbarazzo cresce.
Qualcuno, immancabile, in seconda fila, fa la battuta che era meglio ai vecchi tempi, con i lucidi…

Balle.
PowerPoint – ed ancor più Impress, della suite OpenOffice – sono strumenti potenti che permettono di fare meraviglie.
Solo, non sono strumenti adatti all’interazione con una platea intelligente.

È quindi con estremo piacere che ho passato il pomeriggio a baloccarmi con VUE, il progetto di Visual Understanding Environment sviluppato dalla Tuft University e reso disponibile al pubblico gratuitamente.screenshot
Immaginate uno strumento che vi permetta di disporre i vostri concetti non in slide allineate lungo un binario, ma per nuvole tematiche, tracciando poi diversi percorsi attraverso queste nubi, andando a toccare gli elementi che servono – ogni percorso potrebbe rappresentare un approccio diverso alla questione che si sta affrontando, ed in sede di presentazione ci sarebbe possibile scegliere la pista più adatta al pubblico, o cambiare canale a metà strada per assecondare domande o seguire impulsi del momento.
E possiamo visualizzare tanto le slide in sequenza che la mappa nella sua totalità, per consentire una visione a colpo d’occhio della reale struttura del nostro lavoro.

Il sito fornisce il software nella sua versione più recente, per Mac, Linux o Windows, più una abbondante documentazione.

VUE promette di cambiare radicalmente le mie future presentazioni – anche quelle del corso su come sopravvivere a PowerPoint…