strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Sull’importanza di avere in borsa un grosso paperback

Mio fratello è appena tornato dalla Germania.
Piacevole esperienza lavorativa.
Buona occasione per incontrare persone spesso solo conosciute via web, per visitare luoghi sconosciuti, per cambiare aria.
Unico problema – si è scordato di mettersi in borsa un grosso paperback.
Errori di gioventù.
Cerchiamo di sopperire con un bel pork chop express alla vecchia maniera…
Seguirà, spero, dibattito.

Per grosso paperback intendo un bel volumone massiccio e tascabile, che viaggi dalle parti dell 800 pagine.
[Nota – alcuni integralisti preferiscono il rilegato rigido – questioni di budget e sviluppo muscolare, credo… E d’altra parte, in certe occasioni…]

Esempi classici?
IT di Stephen King è il primo titolo che salta alla mente.
O Il Signore degli Anelli di Tolkien.
Anche se io opterei forse per meno pagine e mi butterei su Dune, di Frank Herbert.

Jonathan Strange & Mr Norrell, di Susanna Clarke, è un altro ottimo esempio.

Ma a questo punto perché non buttarsi sui classici?
Io personalmente ho una certa parzialità nei confronti di Charles Dickens – le edizioni Penguin si reperiscono per qualcosa come sei euro la copia, e Pickwick Papers o Bleak House sembrano perfettamente adatti alla bisogna.

E poi ci sono quelle massicce antologie anglosasosni, i nuovi pulp.
Qualsiasi cosa si reperisca in rete col titolo di “The Mammoth Book of <metteteci l’argomento che volete>” è certamente perfetto.
Oltretutto li pubblicano su una varietà infinita di argomenti…

E poi c’è tutta la saggistica.

E nel campo del fumetto, le 1800 pagine della recente ristampa di Bone dovrebbero soddisfare anche i più esigenti.
Certo pesa.
https://i0.wp.com/www.cartamedievale.it/images/bibbia.jpg
Ai vecchi tempi La Bibbia era la risposta a tutte le necessità, ma in questi tempi di integralismo rampante è bene farci attenzione.

Eviterei invece di dizionari – a meno che non si tratti di qualcosa di spaventosamente eccentrico, come lo Hobson-Jobson
Anche se, andando in viaggio all’estero, magari un buon vocabolario potrebbe servire.

The World’s Most Dangerous Places, di Robert Young Pelton è altresì decisamente consigliato come opzione.

Insomma, se state per partire per un viaggio in terre sconosciute – o anche conosciute – fate un salto in libreria, cercatevi un bel libro economico e spesso, e cacciatelo in borsa.
Battere le bancarelle dell’usato è anche un’ottima strategia evolutiva.

A che scopo scammellarsi il tomo?

Un bel libro spesso può svolgere una infinità di funzioni essenziali.
. potete usarlo per isolarvi dalla realtà che vi circonda – compagni di scompartimento invadenti? Ficcate il naso in un bel libro spesso e dall’aspetto esoterico, e vi lasceranno in pace (probabilmente pensando che siate un po’ strani).
. d’altra parte, un bel librone spesso è frequentemente lo strumento ideale per attaccare discorso con persone interessanti
. e in linea di massima potete usarlo per darvi un tono.
. potete scambiarlo in segno di amicizia con compagni di viaggio (è qui che il paperback “pesa meno” del rilegato rigido)
. potete usarlo come base di interessanti ed istruttivi giochi di società per passare il tempo (la numerazione delle pagine può sostituire il lancio di dadi, ad esempio…)
. con un po’ di fieldcraft, poteteusarlo come base per un codice segreto per comunicare con chi è rimasto a casa (ma a questo punto, dove siete andati in vacanza?)

E poi ci sono le emergenze vere; sorvoliamo sulla solita storia della pistolettata/coltellata parata dalle pagine di un libro, ma consideriamo seriamente che…

. dovendo dormire sulla nuda terra (capita), potete usarlo come poggiatesta – non sarà granché, ma gli antichi egizi si accontentavano anche di meno
. come diceva Cohen il barbaro nei romanzi di Terry Pratchett, con un bel libro spesso ci si scalda per tutto l’inverno
. … e sempre prendendo una dritta dal buon Cohen, un dotto tomo di antica sapienza può rimpiazzare quell’oggetto che è il vertice della civiltà – la carta igienica.
. potete usarlo come moneta di scambio in caso d’emergenza – un buon paperback vale di solito tra il tramezzino e il pacchetto di sigarette, a seconda di dove vi trovate, ma potete anche scambiarlo per un litro d’acqua fresca o un biglietto del tram.

. … e parlando di biglietti – potete usarlo per riporvi il biglietto di transito, del tram o del treno, per evitare attacchi di panico fantozziani alla comparsa del controllore
. un buon paperback ha poi di solito abbastanza spazi bianchi per prenderci degli appunti rapidi – un indirizzo, un numero di telefono…

E naturalmente, se proprio vi state annoiando, in una speduta stanza d’albergo in Germania, con l’effetto neve sul televisore e alla finestra, potreste provare a leggerlo.

I passaggi noiosi (immancabili in un libro spesso – Tolkien docet) servono poi naturalmente da sonnifero in caso di insonnia.

Oh, già, dimenticavo – provate a fare altrettanto con un e-book….

Altre idee, là fuori?

[immagini da Morguefile e da cartamedievale.it]


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Perso il posto? No problem

http://viperpilot.files.wordpress.com/2007/06/unemployed-cylon.jpgInteressante articolo di Rafe Needleman sulle pagine Webware di CNet, intitolato 14 Cose da fare se venite licenziati dal vostro lavoro tecnologico.

Coi tempi che corrono, non è una cattiva strategia, quella proposta da Webware…
Non perfetta, ma perfezionabile.

Ecco i punti (leggetevi poi il post originale per l’elaborazione)

1 . Fatevi coinvolgere in un progetto open-source
2 . Partecipate a fiere delle start-up
3 . Cercate impieghi a progetto
4 . Aggiornate i vostri profili on-line
5 . Imparate qualcosa di nuovo
6 . Rispondete a qualche domanda (su forum online)
7 . Trovatevi una fidanzata o un fidanzato
8 . Avviate una campagna elettorale in uno degli stati combattuti (se siete in America, e fareste meglio a sbrigarvi)
9 . Prendetevi una vacanza
10 . Abbandonate la Bay Area (o più in generale, il posto in cui lavoravate)
11 . Acquistate nuovi strumenti di lavoro
12 . Fate delle foto
13 . Fate volontariato
14 . Avviate la vostra azienda

OK, il punto otto è una scemata.
Ma il resto ha un suo senso distorto.

Seguirà dibattito.