strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Per il gusto di impossibili connessioni

Sherlock Holmes ne possedeva una copia.
Phineas Fogg ne possedeva una copia.
Il Conte Dracula ne possedeva una copia.
Gabriel Syme ne possedeva una copia.
Zuleika Dobson ne possedeva una copia (ed era infatti uno degli unici due libri che possedesse).

È stato menzionato nei romanzi e nei racconti di Agatha Christie, di Erskine Childers, di Daphne Du Maurier, nelle poesie di Lewis Carrol, nelle storie di Ronald Knox, di Virginia Woolf, di Philip Pullman.
Oh, e di Charles Dickens.

È una delle cose più maledettamente vittoriane mai esistite.
Il simbolo di un’era, una “poesia dell’ordine” (per dirla con Chesterton).
È un aggeggio maledettamente utile per chiunque giochi a Cthulhu by Gaslight, o qualsivoglia gioco di ambientazione vittoriana.
E può fornire carrettate di materiale se si scrive narrativa storica, o steampunk.
Ecco… questo è un manuale infinitamente più utile di qualunque altro se si vuole scrivere steampunk di ambientazione pseudostorica e britannica.

Ma l’utilità è secondaria.
Questo volumetto che siede qui sul mio scaffale, che pare una Bibbia laica e che potrebbe fermare un proiettile col suo spessore e la sua robusta copertina, è un talismano.
Sprizza potere dalla legatura, tanto che non mi sorprenderebbe se brillasse al buio.

Raramente il grande intelletto dell’uomo è stato impiegato in un lavoro di maggiore utilità

… disse il Punch. Continua a leggere


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Alla corte di Vittoria

Chissà com'è che quando si dice Epoca Vittoriana nessuno pensa a Vittoria, ma tutti si ricordano le ragazze del Red Queen giù a Limehouse?

Ok, seconda serata a tema qui al piano-bar del fantastico – eliminata la spinetta, piazziamo sul palco un bel violoncello, e passiamo ad un post su una bibliografia teorica per l’epoca vittoriana.

Ora, l’epoca vittoriana mi piace appena un po’ meno di quella elisabettiana, e mi piace in maniera diversa.
In primo luogo, perché nell’epoca elisabettiana c’è Elisabetta, che è un personaggio che mi affascina mortalmente – mentre francamente della Regina Vittoria mi interessa un po’ poco.
Non ho quindi sullo scaffale una pila di biografie di Vittoria.
Molto più interessante, io credo, è la società vittoriana, con questo suo strano mix di perbenismo ipocrita e scollacciatura reiterata, con il gioco di luci e ombre, con la macchina industriale in pieno sviluppo, il culto del progresso – ma anche certe strane recrudescenze anti-scientifiche, il revival del druidismo, la Golden Dawn…
E poi naturalmente si tratta dell’epoca delle imprese coloniali, il lungo regno di pace che fu costellato da un numero inimmaginabile di guerre, il teatro d’azione di Spring Heeled Jack e Jack lo Squartatore, e una delle componenti essenziali dello steampunk (un altro genere che comincia a venirmi in uggia non per il genere, ma per i suoi fan).

La scelta di titoli sarà quindi un po’ diversa rispetto alla precedente.
Ma qualcosa di buono potrebbe comunque venirne fuori. Continua a leggere