strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Il 5%

Ieri la mia amica Lucia ha ripostato su facebook un’immagine che mi ha dato parecchio da pensare.
L’immagine è questa

oceans mapped

Già, sappiamo decisamente di più riguardo alla superficie di Marte di quanto non sappiamo del fondale degli oceani – che sono qui, proprio sulla nostra porta di casa. Continua a leggere


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Per me non cambia nulla

Oggi voglio raccontarvi una storia.
Un pork chop express alla cinese.

Nel 1400, l’imperatore Ming sedeva sul trono di quella che era, a tutti gli effetti, la più grande civiltà del mondo.
La struttura politica e burocratica era sviluppata, diversificata ed efficiente.
I commerci e l’agricoltura, così come le manifatture, prosperavano.
L’estensione territoriale – e soprattutto la densità demografica –  dell’Impero Cinese non erano confrontabili con nessuno stato contemporaneo occidentale.
Nel 1405, Yung Lo ordinò che venisse varata una flotta d’espplorazione.
Al comando dell’ammiraglio Cheng Ho (oggi, con la nuova trascrizione, Zheng He) vennero messe 250 navi (la più piccola delle quali misurava 55 metri di lunghezza ed aveva cinque alberi) e 28.000 uomini di equipaggio.
Nei venticinque anni successivi la flotta d’esplorazione ming coprì gran parte del Mar della Cina, dell’Oceano Indiano, risalendo le coste dell’Africa e il Mar Rosso.


Nel 1433, Chenh Ho avrebbe dovuto dirigersi a sud, doppiare il Capo di Buona Speranza, e risalire la costa dell’africa fino al bacino del Congo, e oltre, verso il Mediterraneo.
La morte dell’imperatore e, poco dopo, la morte dell’ammiraglio, fermarono il progetto per alcuni anni.
In quel frattempo, cavalcando una tendenza culturale che considerava la Cina il centro del mondo (era dopotutto il Chung Kuo, la terra di mezzo), una fazione politica che aveva a cuore gli interessi dei mercanti – i quali si sentivano minacciati dalla quantità di nuove mercanzie provenienti dalle terre contattate dalla Flotta – passò una serie di leggi sempre più repressive, miranti a negare la possibilità di ulteriori esplorazioni.
La flotta venne richiamata e distrutta, e in capo al 1500, era illegale in Cina costruire vascelli che avessero più di due alberi.
Dal 1525, i vecchi vascelli a due alberi vennero sequestrati e distrutti sistematicamente, e gli equipaggi arrestati.

Ma restiamo al 1433.
L’anno successivo, Enrico, terzo figlio del re del Portogallo, inviò una missione al comando di un certo Gil Eannes fino alle coste dell’Africa occidentale.
Qui naturalmente Eannes non incontrò la flotta cinese, per il semplice fatto che la flotta era stata richiamata e stava per essere smantellata.
Motivo per cui Enrico, detto il Navigatore, gettò grazie a Eannes prima, e a Vasco de Gama poi, le basi di quello che sarebbe stato il primo impero globale eurocentrico.
E dire che le quindici missioni precedenti a quella di Eannes erano state buchi nell’acqua (…)

Nel 1557, i portoghesi, che avevano basi commerciali in Cina dal 1511, si presero la città di Macao.
Persa la spinta all’esplorazione, la Cina aveva intrapreso un percorso di stagnazione che sarebbe durato per molti lunghi secoli.
La metaforica ciliegina sulla torta, naturalmente, ce la misero gli inglesi – quando nel 1793 Lord Macartney incontrò l’imperatore della Cina, Chien Lung, questi gli disse…

Nulla di ciò che voi avete ci necessita. Non abbiamo mai dato peso a oggetti strani o indigeni, né ci serve alcuna delle manifatture del vostro paese.

Certo, come no.
Proprio una bella giocata, Chien Lung.

Ora, perché questa lunga – per quanto affascinante – storia su dei cinesi morti.
Perché nel weekend, complice la morte di Neal Armstrong, mi sono sciroppato la solita sequenza di

A me il fatto che l’uomo sia arrivato sulla luna o meno non cambia minimamente la vita.

Ed ho ripensato all’imperatore Chien Lung.
Sono certo che Chien Lung avrebbe condiviso certi sentimenti.


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Due frontiere – quella in basso

In realtà delle profondità oceaniche ho già parlato.
In più occasioni.

E se per lo spazio ho le colonie di O’Neill a rodermi, per le profondità oceaniche ho gli acquanauti di Cousteau.
Il suo lavoro sul progetto CONSHELF, i suoi acquanauti…

E d’altra parte, visti id isastri che siamo riusciti a combinare nei mari del mondo avendo accesso diretto solo al primo centinaio di metri, limitando il grosso della nostra attività alla superficie…

Colonizzare le piattaforme continentali avrebbe contribuito a compromettere ancora di più gli oceani, o ci avrebbe costretti ad una maggiore consapevolezza delle conseguenze delle nostre azioni.ù
Perché in fondo, l’acquanauta che si vede cascare in testa il pattume scaricato dalle navi da crociera, potrebbe essere più sensibile del cittadino medio ai rischi dell’inquinamento oceanico.

Ma anche qui, è mancata la volontà, sono mancati i quattrini.
E se Cousteau ha dimostrato che i costi dell’esplorazione oceanica sono infinitamente più bassi di quelli dell’esplorazione spaziale, le città sottomarine sono un sogno come lo sono le colonie orbitali.

E così il paesaggio più alieno che possiamo immaginare rimane fuori dalla portata della maggioranza.
Inviamo sonde, operiamo in remoto.
Pochi hanno accesso alle immagini, ai filmati.
I documentari sugli oceani e la loro esplorazione sono considerati inutili e privi di interesse quanto quelli sull’esplorazione spaziale.
Le nostre trasmissioni di divulgazione sono zeppe di ruderi romani e savane assolate.

E considerando che i picchi dell’esplorazione spaziale ed oceanografica sonos tati contemporanei, c’è da domandarsi cosa sia preso alla nostra specie con il 1980.
Bastano Reagan e la Thatcher per spiegare questa spossante perdita di ogni spirito avventuroso?

Come per la ricerca spaziale, anche per l’esplorazione oceanica esistono associazioni di sognatori.
Appartengo ad un paio di queste – la OceanFutures del figlio di Cousteau, ad esempio.
Si organizzano seminari e corsi, si fa pressione per tematiche ambientali.
I più ci considerano idioti.
Ma l’occasionale NoTAV che viene a dirmi che essendo un sostenitore della pesca responsabile dovrei andare a tirare sassi alla polizia in Val di Susa salta fuori.

Libri per sognare l’oceano?
A carrettate.
Ne segnalo solo un paio che io considero fondamentali.

Cominciando con due libri di Rachel Carson, popolarissima per il suo fondamentale Primavera Silenziosa.
The Sea Around Us è datato, ma rappresenta il primo libro di divulgazione a segnalare con forza il legame fra vita sulla terra e oceani.
Anche se il mio preferito, fra i libri della Carson, è The Edge of the Sea, una analisi approfondita e molto “user friendly” degi ambienti costieri; impossibile fare una passeggiata sulla spiaggia con gli stessi occhi dopo averlo letto.

Di Cousteau la National Geographic ha pubblicato The Silent World (che si dovrebbe trovare anche in italiano a prezzo abbordabilissimo per i tipi della White Star). Anche se naturalmente di Cousteau bisognerebbe reperire i documentari degli anni ’50 e ’60, un tempo spina dorsale delle programmazioni parrocchiali, prima che la scienza divenisse invisa alle istituzioni cattoliche.

Mapping the Deep, di Robert Kunzig, è una buona introduzione all’incontro fra scienza e oceani. Esiste anche in italiano, ma non ne ricordo il titolo.
In alternativa, Il Mondo d’Acqua, di Schatzig, pubblicato da TEA, è il libro più logico da avere in borsa andando in spiaggia.

E poi naturalmente qualsiasi cosa di Sylvia Earle, cominciando magari con The World is Blue, del quale parlai estesamente qui.

Ed ora è meglio che stacchi, prima che mi torni la voglia di prendere una seconda laurea in Oceanografia.


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Quello che andò ovunque

Nel mio recente post sugli improbabili prsonaggi in circolazione sulla Via della Seta fra il 1920 ed il 1940, ho liquidato alla svelta, maledettamente alla svelta, Sven Hedin.
Ora, mentre metto ordine nei miei appunti per ampliare quel pezzo e farne un articolo autonomo, mi pare il caso di rimediare – anche perché tagliar corto sui Sven Hedin è un atto di suprema arroganza.
Senza contare che ci sono elementi, nella biografia del nostro, che ne fanno uno dei più straordinari frequentatori di quel ritaglio di mappa del quale abbiamo già parlato.

Perciò, da dove cominciare?

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