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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Come essere barboni di successo

Riprendiamo alcune idee da un post dell’idiosincratico The Art of Manliness, che a sua volta riprende e riassume un articolo comparso sulla rivista Esquire nel 1937.
Intitolato Manuale del Barbone, il pezzo su Esquire venne scritto da un anonimo che, nel pieno della Grande Depressione, aveva scelto di diventare un vagabondo – aveva mollato tutto e si era avviato sulla strada, raffinando le proprie capacità fino al punto di riuscire – o così sosteneva – a vivere dignitosamente da barbone, facendo tre pasti al giorno e dormendo comodo ogni notte.
Ora, recessione che và, recessione che viene… ecco i consigli dell’esperto.

Tenetevi puliti.
È difficile elemosinare quando sì è fisicamente reppellenti; difficilmente ci saranno lavori occasionali disponibili per un lurido straccione. Le stazioni di servizio mettono a disposizione tutto il necessario per tenersi puliti e in ordine.

Tenetevi alla larga dalle città.
Questa è talmente bella che la che la traduciamo integralmente:

La gente che vive in città ha affogato la propria umanità. Penso che la ragione di ciò sia la sicurezza rispetto agli elementi, poiché la famiglia che è sicura di avere cibo e riparo scorda facilmente le necessità degli altri esseri umani e pensa vagamente a opere misericordiose organizzate… La famiglia che vive in una fattoria, d’altra parte, sa cheuna carenza di sole o di pioggia può intaccare il suo benessere, sa che la casa che ha costruito dev’essere una cittadella contro il freddo e la tempesta; perciò la loro umanità si manifesta più rapidamente nelle loro parole e nei loro gesti. Non voglio dire con ciò che non sia possibile “tampinare” i cittadini con successo, ma è più difficile e solo fra i poveri avrete una discreta speranza di ricevere ospitalità.

Evitate gli intermediari.
Implorare personalmente è la cosa migliore, si mantiene il rapporto individuale.  Molto spesso avere qualcuno che perora il vostro caso può farvi ottenere risultati peggiori di quelli che avreste ottenuto mendicando da soli.

Viaggiate sulle strade e non sui treni.
È più facile ottenere un passaggio su un’automobile che saltare di straforo su un treno merci – che oltretutto è sporco, e più pericoloso.
Oltretutto, chiedendo passaggi si fanno due chiacchiere, e si possono scoprire opportunità di lavoro a giornata.

Parlate chiaro.
Inutile fingere umiltà o strisciare. Rivolgersi agli uomini chiamandoli “Signore” è sufficiente.
Le donne vanno trattate con cortesia e galanteria.

Evitate l’iperbole.
Non mangio da due giorni è poco credibile, o potrebbe altrimenti intimorire il vostro interlocutore.

Che fare per il minimo necessario: tabacco, abbigliamento e birra.
Pochi vi rifiutano una sigaretta se  la chiedete cortesemente.
Attacar discorso e dimostrare di avere delle storie interessanti da raccontare è un buon modo per farsi invitare a sedere in un bar e farsi offrire una birra. Ricordare che i baristi all’ora della chiusura tendono ad essere più amichevoli.
I vestiti sono la parte più complicata – ma è sempre possibile scroccare qualcosa spiegando che siete nuovi in città, che state per andare a parlare con delle persone per un lavoro, e che con una camicia pulita fareste un’impressione migliore.

Non dormite in carceri o dormitori di dubbia fama.
Raggiungete una fattoria prima che faccia buio e chiedete al fattore di farvi dormire nel fienile.
Qualora dovesse rifiutare, chiedetegli dei giornali, raggiungete un prato di vostro gusto, accendete un fuoco, aspettate che si esaurisca, spargete le braci, copritele con della terra, usate il tuttocome letto caldo, con i giornali come coperte. È buona cosa avere sempre un poncho (può servire da coperta, da tenda e da impermeabile).
Oppure rivolgetevi ad un garagista e chioedetegli se vi lascia dormire in una delle auto nella sua rimessa.

Resta forte il dubbio che l’anonimo, oggidì, troverebbe la vita molto più dura che non nel 1937.

Memorabili comunque le sue considerazioni conclusive

Now I am completely happy. All the infinite phases of nature I can observe at leisure, all the different types of country I can live with in their optimums. The spring I spend in the West, the summer in the far North, the fall in New England, the winter in the South. In a few years I shall probably want to go to Europe, and I shall go. And since I have been on the road I have in many ways improved myself: my sensitivities have been sharpened (I even write poetry now, and it’s not too bad), my education extended, and my health become superb. I don’t know whether I shall ever settle down again, and I don’t much care.

State attenti, là fuori.

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