strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Benvenuti al capolinea: The Last Hours of Humanity

Thom_Hartmann_by_Ian_SbalcioHo parlato in passato di Thom Hartmann, giornalista, scrittore e divulgatore, a suo termpo psicoterapeuta, imprenditore e una dozzina di altre cose1.
Sulla base della mia esperienza, dopo anni che lo seguo, Hartmann è sempre una sicurezza – che commenti la situazione politica americana, che parli di Thomas Jefferson o di crisi ambientale, di comunicazione politica o della neurologia della depressione, le sue analisi sono lucide e convincenti, ben documentate, di una chiarezza esemplare.

Il suo ultimo libro, che esce in parallelo con un documentario, si intitola The Last Hours of Humanity ed è un ebook di una sessantina di pagine, che si legge in un pomeriggio e che parla di estinzione.
Della nostra estinzione. Continua a leggere


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Pesci, anfibi, uccelli…

… e anche mammiferi, naturalmente.

Era un po’ che non tediavo i miei visitatori con delle chiacchiere a sfondo ambientale.
Ma si fa in fretta a metterci una pezza.
La scienza ci aiuta.
Science Magazine, ci aiuta, a voler essere precisi.
Quindi, signora in verde in cima al post, e poi una di quelle notizie che – se saremo fortunati – rovinerà la giornata a un sacco di gente.
Perché, tanto per cambiare, è ora di svegliarsi. Continua a leggere

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Noi ci estingueremo

Un post atipico per il piano bar del fantastico, su richiesta di Elvezio Sciallis e in parte basato sulla chiacchierata fatta la notte passata con l’amico Vittorio Catani riguardo ad una notizia apparsa in questi giorni sulla stampa nazionale.

La notizia, ad esempio sul Corriere della Sera fa più o meno così…

MILANO – La razza umana si estinguerà nel giro dei prossimi cento anni e così pure un sacco di specie animali. A dirlo è nientemeno che Frank Fenner, 95enne professore di microbiologia dell’Australian National University, ma soprattutto lo scienziato che ha contribuito a debellare il vaiolo. Stando all’eminente cattedratico, a far precipitare gli eventi saranno l’esplosione demografica e i consumi fuori controllo, due fattori ai quali gli uomini non riusciranno a sopravvivere, mentre a dare inizio alla caduta sarebbero stati i cambiamenti climatici.(1)

La cosa sembrerebbe seria.
Uno mica debella il vaiolo epoi va a sparare cazzate, giusto?

Facciamo un passo indietro…

Nell’ultimo decennio sono stati identificati quattro problemi, tutti legati alle dimensioni limitate della Terra: questi sono l’energia, il cibo, lo spazio vitale e la popolazione. L’ultimo è alla base degli altri tre […]
Se l’intera popolazione mondiale usasse l’energia allo stesso ritmo con cui la usiamo noi, il totale accertato delle risorse petrolifere sarebbe consumato in circa quattro anni.[…]
Affinché sussista un’economia globale sana sarebbe perciò necessario immaginare che i ritmi di crescita che sono esistiti finora (circa il 7 % annuo di consumo energetico) debbano continuare. È stato rilevato da Von Hoerner che se una tale crescita continuasse, in capo ad ottantacinque anni l’energia che finiremmo col riversare nella biosfera sarebbe sufficiente ad alzare la temperatura media della superficie della Terra di un grado centigrado. Questo sarebbe sufficiente a causare profondi cambiamenti nel clima, nella piovosità, e nel livello delle acque degli oceani.

Questo non è il delirio di un luddita.
Questo è Gerard K. O’Neill, ingegnere alla NASA, nel suo The High Frontier.
Un libro del 1976.

O’Neill non è un caso isolato.
Nel 1972 (!) Donella H. Meadows, Dennis L. Meadows, Jørgen Randers, e William W. Behrens III pubblicarono la prima edizione de I Limiti della Crescita, affrontando matematicamente l’estensione al futuro dei trend generali in fatto di popolazione e consumo delle risorse.
Arrivando a conclusioni poco consolatorie.

E così via, per quarant’anni, ogni anno con modelli più precisi, con dati più abbondanti e raffinati, con la coscienza del fatto che, lungi dallo stabilizzardi al 7%, la crescita dei consumi energetici è salita esponenzialmente.

Nel ’92, Jacques Cousteau disse chiaro e tondo che ci stavamo riproducendo troppo in fretta, e consigliò alla popolazione mondiale di darsi una regolata. Venne accusato di essere un fascista.

E magari, su tutta questa gran quantità di studi, su questo coro di avvertimenti, ci hanno anche fatto uno stupido articoletto suIl Corriere della Sera, o su La Stampa, o sui telegiornali nazionali, ma abbiamo appena visto come ormai per i media tradizionali

input = esobiologia

output = UFO

I fatti non sono importanti.
L’importante è la reazione emotiva, breve ed esplosiva, del pubblico.

Non più di due anni or sono, Greenpeace pubblicò dei dati secondo i quali l’estinzione della specie umana è molto più vicina di quanto non sostenga Fenner.
Da una manciata d’anni, la popolazione umana del pianeta (il che significa sostanzialmente voi e me, ma non piangete – il Terzo Mondo si sta dando da fare per raggiungerci) esaurisce le risorse alimentai ed energetiche per l’anno in corso attorno ad Agosto.
Da cinque o sei anni viviamo da Settembre a Dicembre consumando quelle che sarebbero le risorse dell’anno successivo.
Ci stiamo indebitando col futuro.
E se è vero che la Natura non è una banca, e quindi non cercherà di rifilarci bond argentini o azioni Parmalat per farci un favore, è anche vero che la Natura è assolutamente inflessibile quando si tratta di riscuotere i pagamenti.

Ora, forse, è il caso di rimettere un attimo le cose in prospettiva.
Noi ci estingueremo per due motivi.

Il primo è che abbiamo avuto troppo successo.
Diamoci una globale pacca sulla spalla collettiva – siamo dannatamente in gamba, abbiamo un cervello bello grosso e lo usiamo, anche se con irregolarità, per rendere più facile la nostra vita.
Non più di venticinquemila anni or sono, l’intera popolazione del pianeta avrebbe potuto stare seduta comoda in uno solo degli stadi del corrente campionato mondiale di calcio.
Oggi siamo in tanti, e la nostra attività sta modificando l’ambiente, e rendendolo incompatibile con la nostra esistenza.
E non siamo i primi, in questo senso – i cianobatteri, circa tre miliardi e mezzo di anni or sono, si dimostrarono straordinariamente abili nell’utilizzare sole ed anidride carbonica per prosperare; unico problema, il prodotto di scarto della loro esistenza era l’ossigeno, una delle sostanze più velenose nella tabella periodica.
I batteri anaerobici distrussero il proprio ambiente riempiendolo (relativamente) con gli scarti delle loro attività.
È grazie a loro se noi siamo qui ed abbiamo ossigeno da respirare.
È a causa dell’inquinamento da ossigeno da essi stessi sviluppato che ormai i poveri cianobatteri esistono in piccole sacche (relativamente) in posti improbabili – i fondali oceanici, alcune caverne profonde, il vostro intestino…
Perciò – il prezzo del successo per una specie è la sua azione di modifica dell’ambiente.

Qui arriva il secondo problema – perché a differenza dei cianobatteri, noi Homo sapiens siamo, appunto, sapiens.
Abbiamo visto i segnali, abbiamo valutato la situazione, abbiamo identificato il problema.
E poi abbiamo agito esattamente come i cianobatteri – abbiamo continuato come prima, infischiandocene dei segnali di pericolo.

Ed è brutto, credetemi, quando ti rendi conto che la tua specie, che due settimane prima era arrivata sulla Luna, poi non ha dimostrato più intelligenza dei cianobatteri, che l’intelligenza non ce l’hanno e vivono nel tuo intestino.

A questo punto la domanda ovvia è,

Perché è successo?

Perchè, forza, ammettiamolo, se ci tocca estinguerci, prima vogliamo riempire di botte i responsabili, giusto?
Sostanzialmente è successo perché ha preso il sopravvento un modello che vede nalla stabilità un valore.
Con questo non intendo dire che la stabilità sia male – ma nel momento in cui se ne vuole fare un paradigma globale, una regola estesa a tappeto a tutte le attività umane, ad ogni modalità di rapportarsi alla realtà, le cose si fanno pelose, molto pelose.
Perché la Natura, naturalmente (…) non è stabile.
Ed anche qui è difficile non provare una breve fitta di delusione quando ci si rende conto che un fattore essenziale della realtà che era già chiaro ai taoisti in Cina duemila anni or sono pare essere sfuggito ai nostri amministratori.
Ora i taoisti cinesi vivevano come barboni fra le montagne, non si lavavano, erano gente strana parecchio, ma avevano capito che la realtà è dinamica.
La Natura è dinamica.

E naturalmente lo hanno anche capito i nostri scienziati – il primo studio sulle dinamiche caotiche nei sistemi ecologici è del 1953.

Ma la stabilità è più seducente.
Domani sarà come oggi, vale a dire come ieri.
Se vivi in un mondo stabile non devi correre per restare nello stesso posto.
Non devi aggiornarti, cambiare, adeguarti.

A livello sociale vediamo attorno a noi le conseguenze nefaste del culto della stabilità.

E poi arriva Fenner, che ti dice che ci estingueremo, ed è ormai troppo tardi.
Ed io devo ammettere, da scienziato, che probabilmente ha ragione.

Ora l’estinzione bisogna capirla.
Non è come in quel telefilm, che domattina ci svegliamo e sono tutti morti.
L’estinzione è qualcosa che arriva per gradi, e che appare subitanea solo nel registro geologico, dove millenni sono condensati in pochi centimetri di sedimento.
L’estinzione arriverà, probabilmente, con la manovra a tenaglia di carestia e pestilenza.
La carestia, innescata dallo sfruttamento eccessivo delle risorse ed aggravata dai cambiamenti climatici, innescherà movimenti di popolazioni. Questi inaspriranno i conflitti locali, porteranno le popolazioni terrorizzate ad eleggere governi autoritari che prometteranno di mantenere l’ordine e lo status quo (essenzialmente, posti di lavoro e frigoriferi pieni).
Guerra, carestia e migrazioni favoriscono l’insorgere e il diffondersi di malattie.
Le malattiue fanno paura e non si debellano con una modifica delle leggi vigenti – ma ci proveranno lo stesso.
A questo punto, tutti si accorgeranno che l’acqua comincia a scarseggiare, e chi garantirà tre docce al giorno e due litri di Perrier gelata ai propri elettori yuppie avrà il potere.
A questo punto qualcuno farà qualcosa di molto molto stupido – il genere di cosa stupida che coinvolge lo schieramento di truppe e l’uso di esplosivi ad alto potenziale.
E, sì, sto guardando voi, India e Pakistan.
Anche se la Corea del Nord non scherza.

L’estinzione raramente è il martello degli dei che cala sul pianeta ed uccide i dinosauri.
Molto più spesso è una concomitanza di cause, un accumularsi a valanga di un sacco di piccole sciocchezze.
Nel nostro caso – visto che non siamo cianobatteri – con una liberale spolverata di stupidità ed egoismo.

Seconda domanda… vedo qualcuno con la mano alzata nelle ultime file…

Cosa possiamo fare per salvare il pianeta?

Prima di tutto, renderci conto che il pianeta, se serve salvarlo, lo salva Capitan Futuro.
Ed in effetti il pianeta sta bene.
Sono cinque miliardi di anni che è “in crisi” – lo abbiamo detto, lo sapevano i taoisti, lo sapevano gli indiani hopi, lanatura è un sistema metastabile, la vita sul pianeta surfa sull’onda lunga del continuo cambiamento.
Il punto non è salvare il pianeta.
Il punto è adeguare il nostro stile di vita ai cambiamenti in atto (vedete? non importa neanche se siamo noi la causa o no!) al fine di accrescere le probabilità di sopravvivenza dei nostri discendenti.
In pratica significa smetterla di riprodursi come conigli in calore.
Risparmiare acqua ed energia.
Distribuire con maggiore equità le risorse.
Rottamare le dannate automobili.

O se preferite, come primo passo, rimuovere dai nostri cervellini questa idea nefasta, che la stabilità sia la chiave della felicità e della prosperità.
È falso, ed è stato usato troppo a lungo per manipolarci.

Basterà?
Beh, vediamola da un altro punto di vista – se non ci proviamo, cosa rischiamo di perdere?

(1)… ed ora lasciatemi due minuti durante i quali rido come un deficiente a quel “MILANO” in apertura alla notizia.
Fenner se ne sta in Australia, la razza umana sta per estinguersi, e per il Corriere si tratta palesemente di una notizia marinata nell’Amaro Ramazzotti, e servita con una fetta di panettone impanato.

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1 Commento

Neanderthal alla brace

https://i0.wp.com/www.frankfrazetta.com/ff/bio/1960/neanderthal.jpegE così pare proprio confermato – li abbiamo scuoiati, macellati e poi ce li siamo mangiati.
Non tutti, certo, ma considerando che noi siamo qui e gli uomini di Neanderthal sono estinti, è facile fare due più due.

Stando al professor Fernando Rozzi del CNR francese, esistonoormai prove incontrovertibili – unamascella di Neanderthal con i classici segni di una scuoiatura primitiva.
Non dissimili dai segni che si trovano sui resti di animali normalmente cacciati e consumati dall’uomo in tempi antichi.
Abbiamo mangiato il Neanderthal e usato i suoi denti per farci una collana.

Rozzi believes the jawbone provides crucial evidence that humans attacked Neanderthals, and sometimes killed them, bringing back their bodies to caves to eat or to use their skulls or teeth as trophies.
“For years, people have tried to hide away from the evidence of cannibalism, but I think we have to accept it took place,” he added.

Come si diceva, potrebbe essere una cosa una-tantum.
Chessò, una portata speciale per il pranzo della domenica…

“This does not prove we systematically eradicated the Neanderthals or that we regularly ate their flesh. But it does add to the evidence that competition from modern humans probably contributed to Neanderthal extinction.”

Insomma, una spintarella giù dalla torre, gliela abbiamo data di sicuro.
Proprio in tempo per l’ora di pranzo…

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L’affare Nemesi

Uno dei lati positivi del mio lavoro – non finirò mai di dirlo – è l’unire l’utile al dilettevole.
E così, mentre al workshop dela COSEE ci viene presentato il prossimo passo dell’esplorazione oceanica (pensate a qualcosa come Google Ocean) – che incredibilmente è identico a ciò che io descrivo in Blooper, appena pubblicato su ALIA Autori Italiani – mi posso sollazzare nel tempo libero leggendo l’eccellente The Nemesis Affair, di David Raup.
The Nemesis AffairUn libro scritto da un paleontologo cheparla di dinosauri e di comete.

Raup, autore dell’unico manuale di paleontologia pratica che io sia riuscito a reperire, è un paleontologo specializzato in analisi statistiche.
Non solo un collega, quindi, ma uno spirito affine – con tutte le dovute variazioni di scala.
In The Nemesis Affair, delinea l’emersione di un meme molto potente – il “fatto” (ormai è considerato tale a livello popolare) dell’impatto di meteore come causa principale delle estinzioni di massa sul nostro pianeta.
Un’ipotesi ancora in via di verifica, in effetti – nonostante la sua popolarità come fatto acquisito presso ilpubblico generalista – che Raup ha visto nascere ed ha contribuito a sviluppare.

Il testo è divertente e divertito.
Si legge alla svelta, senza troppi traumi.
Leggendolo si è testimonidi cosa sia davverola ricerca ad alto livello.
Di come si sviluppino e si diffondano le teorie scientifiche.
Di come ci si sente a vedere una ipotesi ancora in via di svilupposfuggire al controllo e diventare un caposaldo del giornalismo sensazionalistico, la base per un film con Bruce Willis.

E così, il piacere è doppio – poiché i due campi di elezione si sovrappongono, e se non imparerò come si sviluppi una proposta coerente di progetto scientifico da queste pagine, certo mi verranno delle idee per delle storie.
 


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2008 TC3

https://i2.wp.com/www.ecoenquirer.com/global-warming-asteroid.jpg
2008 TC3 è il nome di un sasso “di pochi metri di diametro” che questa mattina è penetrato a basso angolo nell’atmosfera sopra all’Africa, frammentandosi e bruciando nell’impatto.
Nessuno si è accorto di nulla.
Beh, ok, nessuno fuorché la NASA e qualcun’altro.

Ora, di sassi come 2008 TC3 ne sbattono contro la nostraatmosfera in continuazione.
Uno ogni pochi mesi.
2008 TC3 ha però due interessanti caratteristiche.
Primo – l’impatto era stato previsto matematicamente con buon anticipo
Secondo – la previsione è stata confermata solo Lunedì mattina, circa 24 ore prima dell’impatto effettivo.

Se 2008 TC3 fosse stato un po’ più grande… ok, un bel po’ più grande…
Ma lasciamo perdere.

Anche per questa volta, non ci siamo estinti.
Ci toccherà continuare a farlo da soli.

[immagine dall’ecoenquirer]