strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Dove vivono i dinosauri

Alcune settimane addietro, in occasione di un evento pubblico su dinosauri e fantascienza in cui a parlare di dinosauri e fantascienza serabbe stato uno psicologo, mi è stato fatto notare che è maledettamente difficile trovare un paleontologo, di questi tempi, figuriamoci poi un paleontologo che si occupi di fantascienza.
E vi dirò, fa una certa impressione scoprirsi improvvisamente merce rara.

Ora, naturalmente, la cosa divertente è che la faccenda dei dinosauri e la fantascienza è accaduta proprio mentre stavo revisionando The House of the Gods, che sarebbe il mio romanzo su un mondo perduto nella Foresta Amazonica.
Un romanzo di azione e avventura con i dinosauri.
E sì, fantascienza, perché a questa etichetta ci tengo.

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E poiché agli eventi non mi ci chiamano, perché non infliggere a voi un po’ di chiacchiere su dinosauri, fantascienza e come ho lavorato per costruire il mio personale mondo perduto?
Sono merce rara, ma mi si può avere, anche a buon mercato. Continua a leggere

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Creazionismo a Calamandrana

E ora parliamo di creazionismo, vi và?
No, no, non fate quella faccia, non è che io abbia trovato Dio, o lui abbia trovato me – continuiamo a sentirci e restiamo amici, ma ormai ci muoviamo in circoli differenti.
Il fatto è che mi pagheranno per parlare.
A Ottobre, a Calamandrana.
Per un festival della Satira Pop.

Paesaggio del  Comune di  Calamandrana (AT).

Veduta di paesaggi nel Comune di Calamandrana (AT). L’immagine fa parte dell’Atlante dei Paesaggi astigiani e monferrini, realizzato per una più ampia conoscenza ed efficace salvaguardia del patrimonio paesaggistico del territorio piemontese.

E io cosa c’entro, con la satira, o col pop?
Beh, da ammiratore di lunga data di San Girolamo, patrono dei traduttori e degli autori di satira, forse più di quello che si potrebbe pensare.
Ma la domanda rimane – cosa vado a farci al festival della satira?
Mica sono un cabarettista… Continua a leggere


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Uno spettro digitale

Cominciamo con un po’ di aneddotica personale.
Nel lontano… mah, sarà stato il 2002 o il 2003, mi trovai a collaborare con la sezione torinese del CICAP.
evolution-creationism-modelsAll’epoca, il Ministro della Pubblica Istruzione Gelmini Moratti aveva preso delle posizioni abbastanza discutibili riguardo all’insegnamento dell’evoluzione nelle scuole.
Era l’epoca in cui io facevo conferenze pubbliche sui dinosauri, e fuori dalla sala trovavo i creazionisti che distribuivano volantini sul fatto che l’evoluzione era “una favola comunista”.
In quel clima surreale, il CICAP di Torino decise di fare un volume sull’evoluzione, destinato prevalentemente agli insegnanti medi, per tappare i buchi aperti nel programma dal Ministro.
La voce venne fatta circolare in certi canali, e dal Dipartimento di Scienze della Terra venne ventilato il mio nome – ero disoccupato, ero uno di quelli che facevano divulgazione, e per quanto detestassero ammetterlo, sapevano che scrivevo benino.
E, dopotutto, ero uno stratigrafo ed un paleontologo.
L’evoluzione era il mio mestiere.
Così, dopo un paio di incontri con i responsabili del progetto, misi insieme un articolo di circa 7000 parole relativo alle datazioni geologiche – il problema dell’età della Terra, un elemento chiave nello sviluppo e nella comprensione delle teorie di Darwin.
Nessuna speranza per un pagamento in danaro, naturalmente, ma c’era l’opportunità di pubblicare insieme con Piero Angela e Luca Cavalli-Sforza – quando si dice, un po’ di visibilità.
Il mio pezzo venne riletto, rivisto, e consegnato entro la scadenza prevista.
E scomparve, insieme con tutto il progetto.

Cosa ne è stato, di quel mio articolo di tanti anni or sono?
Non mi risulta che il volume del CICAP sia mai uscito – ma potrei sbagliare.
Di sicuro nessuno mi notificò nulla, né riguardo la prosecuzione del progetto, né riguardo la sua ipotetica dismissione.
I buchi a livello di programma di scienze aperti dal Ministro Gelmini  Moratti – probabilmente non il peggiore dei suoi peccati – vennero tappati il meglio possibile dagli insegnanti.
I creazionisti italiani, movimento stupido ed effimero, scomparvero – o per lo meno trovarono altre cause stupide da perorare e altri luoghi da picchettare e svolantinare… i tribunali, probabilmente.

E poi, due notti or sono, mentre ripulivo un vecchio hard disc, il mio articolo di 7000 parole è sbucato dal nulla, in formato .rtf.
Come diceva il poeta

All my lazy teenage boasts
are now high precision ghosts
and they’re coming down the track
to haunt me

E allora perché non riportarlo in vita, questo spettro digitale.
Un po’ di revisione, una ripulita, qualche informazione in più.
Una copertina, un buon titolo.
È vero, sono passati dieci anni – ma dieci anni sono nulla, rispetto all’età della terra.
Che è poi l’argomento di questo breve, agile volumetto.
Prossimamente, su questi schermi.

Tempo di farlo rivedere a un paio di beta readers, e poi lo metterò in circolazione.
Potrà interessare a studenti e insegnanti, e alle persone curiose.


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Scienziati contro mostri

fragment_usa_pbxxPuò capitare di decidere di leggere un libro per ricavarne un paio d’ore di divertimento disimpegnato, e scoprire invece di avere fra le mani uno di quei romanzi di fantascienza che sono poi il genere di storia che ci ha spinti a cominciare a leggerla – e magari a scriverla – la fantascienza.

Fragment, di Warren Fahy, ha tutte le carte in regola per essere un bel giocattolone roboante pieno di mostri, ammazzamenti creativi e paranoia rampante.

La trama in sette parole – una squadra di scienziati che partecipa a un reality show inciampa su un’isola zeppa di mostri.

OK, sono più di sette, ma ci siamo capiti.
E come bonus aggiungiamo che – se le creature dell’isola raggiungessero la terraferma, la vita sulla terra come noi la conosciamo si estinguerebbe.

Il fatto è che Fragment è più di un giro nel tunnel dell’orrore.
Fahy racconta una storia di scienziati che si comportano da scienziati.
E se è vero che la prima infornata di scienziati sulla spiaggia di Henders Island fa una fine orribile, i sopravvissuti e i rinforzi si dimostrano persone intelligenti, sensibili, con un senso dell’umorismo e non semplicemente carne da cannone. Continua a leggere


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Un po’ di zen

Vi capitano mai quelle mattine che siate talmente avviliti dalla situazione generale, che non avete neanche voglia di aggiornare il blog o – se è per questo – di alzarvi dal letto?
Beh, io ho di solito dei libri d’emergenza, per queste situazioni – qualcosa che mi tiri su, e che mi aiuti a scacciare l’umor nero (o per lo meno mi distragga dalla situazione generale, ma non tanto da farmi dimenticare che ci sono cose che devono essere fatte).

In questi giorni, questo effeto alka-seltzer lo ha svolto un esile volumetto che tenevo lì per i momenti di sconforto.

questions-zen-master-practical-spiritual-answers-from-great-taisen-deshimaru-paperback-cover-artQuestions to a Zen Master, di Taisen Deshimaru, è…
Beh, una collezione di domande rivolte ad un maestro zen.
Su cose come la pratica dello zen, gli elementi basilari di questa filosofia, e anche faccenduole come la morte, la vita di tutti i giorni, l’Oriente, l’Occidente…

Ora, li detestate anche voi, quelli che usano certi termini a vanvera?
Chessò, zen, evoluzione, steampunk, olistico…?
O meglio ancora – li detestate anche voi quelli che parlano a vanvera di cose alle quali magari voi avete dedicato tempo e passione, e loro bla bla bla a sproloquiare?
E non intendo esprimendo opinioni informate diverse dalle vostre, ma proprio sparando sciocchezze su cose che non capiscono e non si sono presi la pena di approfondire?

Beh, Questions to a Zen Master (che uscì originariamente in francese, e credo esista anche in italiano) serve ascrostare un sacco di preconcetti dal cervello di chi dovesse essersi convinto di conoscere lo zen, e per chi fosse ancora fermo alla versione “oriente misterioso” di questa filosofia.

Dove è andato Bodhidarma quando è morto?
Non è qui, e non ha importanza.

Una buona lettura, veloce e piacevole,che rimette in funzione il cervello, e scaccia le malinconie.
Ed un utile lavoro in previsione del corso sulla filosofia zen che mi piacerebbe offrire online in primavera.


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Tutta questione di chimica

Vi è mai capitato di fare un post su un argomento che vi aggrada e che ritenete generalmente innocuo, chessò, la caccia fotografica piuttosto che la cucina da campo, solo per scoprire nei commenti qualcuno che vi riempie di insulti perché non avete capito nulla?
Oppure nella vita reale, vi è mai successo di esprimere un giudizio di scarsissima importanza (per voi) riguardo a un film, a un libro, solo per vedere il vostro interlocutore tramutarsi in una specie di mostro assetato di sangue?
O vi è mai capitato di finire su quei blog* nei quali l’autore, che parli di allevamento delle oche o di badmington, deve esprimersi con una aggressività ed una furia che non si capisce bene da dove arrivino?
E non parliamo di certe trasmissioni in TV…

Beh, è colpa dell’evoluzione**.
No, davvero.
E questo è un pork-chop express neurochimico.

Funziona così… Continua a leggere


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Parlando di evoluzione con Hugh Jackman

Ed eccoci alla seconda parte della discussione sul nostro hardwiring genetico, la parte dedicata alle signore, quella in cui di solito gli animi si accendono… o si infiammano maggiormente, in base alla mia esperienza.

Ma vediamo di ricapitolare – ciò che abbiamo detto fin qui è che esiste un set di parametri, ereditati attraverso decine di generazioni fin dai tempi degli ominidi, che influenzano certi comportamenti.
Attenzione, i comportamenti, non le scelte.
Dati alcuni commenti al post precedente, non vorrei che si arrivasse alla conclusione che io stia proponendo un modello per cui le scelte maschili, quando si tratta di partner, siano esclusivamente o anche solo preferenzialmente legate a certi comportamenti ereditati.
Il fatto che istintivamente si guardino le gambe alle ragazze non significa che poi questo sia l’unico parametro nella scelta del partner.
Non significa neanche che si sia giustificati a farlo (“Ah, io alle donne guardo solo il culo, ma cosa vuoi farci, è l’hardwiring ereditario…”).
Nulla di ciò che stiamo discutendo sospende o delegittima l’intelligenza e la sensibilità che, esattamente come l’hardwiring, sono frutto della nostra evoluzione.

Ma bando alle ciance, è ora di cercare una risposta alla domanda che da 200.000 anni tutti gli uomini si pongono con una certa regolarità.

Ma le donne, cosa vogliono?

Per aiutarci, ci potremo avvalere del sempre disponibile Hugh Jackman. Continua a leggere


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Parlando di evoluzione con Charlize Theron

OK, se ne era accennato nei giorni passati, qui ed altrove – questo post è una spece di condensato (piuttosto semplificato) di un “numero” che faccio di solito alle conferenze sull’evoluzione che mi capita occasionalmente di tenere.
Si tratta della parte che di solito mi garantisce che ci sarà un po’ di vita nell’ultima mezz’ora, quella in cui il pubblico è invitato a fare delle domande.
Di solito ci sono fra gli astanti una manciata di persone (solitamente donne) abbastanza infuriate ed offese da volere la mia pelle, e quindi la discussione si anima.
Credetemi, il silenzio glaciale che fa seguito a “Ci sono domande?” è infinitamente peggio di una infuocata discussione con serissime madame infuriate.

L’indignazione di alcuni elementi fra il pubblico è d’altra parte comprensibile.
Si parla di evoluzione e di comportamenti quotidiani nostri e dei nostri simili.
È molto bello e divertente parlare di evoluzione, di delfini e pescecani, di celacanti e coccodrilli, di fringuelli e farfalle, di leoni e gazzelle.
Ma quando si applica il pensiero evolutivo alle persone… eh, lì cominciano i problemi. Specie quando si applica il pensiero evolutivo a quei fattori che le persone considerano soggettivi, espressioni del se, personali e legati (Dio ce ne scampi) all’anima.

Il che ci porta, per vie molto traverse, a Charlize Theron… Continua a leggere