strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Il chiodo che sporge viene martellato

In questi giorni è successa una cosa curiosa.
Come forse avrete notato, stiamo organizzando – con alcuni complici – una festa online per il lancio di The Hand of Isfet.

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Abbiamo fatto un po’ di pubblicità, e ci stiamo attrezzando – ci sarà la possibilita di chiacchierare, metteremo un po’ di musica (temo che Walk Like an Egyptian ci toccherà d’ufficio, a meno che io non disinneschi il DJ), ci saranno ricchi premi e cotillion… nei limiti consentiti (per i giveaway la legge Italiana si rifà al codice di Hammurabi). Continua a leggere


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La Mano di Isfet

A&A new logo 230Avevo detto che avremmo parlato delle nuove avventure di Aculeo & Amunet, un giorno o l’altro.
Beh, perché non oggi?

Come potete vedere dal conto alla rovescia qui a destra, fra meno di due settimane sarà disponibile su Amazon il nuovo ebook – il terzo – della serie.
Rispetto ai due volumi precedenti, Bride of the Swamp God e Lair of the White Ape, c’è una grossa differenza: questa volta si tratta di una raccolta – il nuovo ebook non contiene una novelette, ma una novelette e quattro racconti.

I motivi della scelta sono svariati, e non starò a tediarvi – il principale è che è passato un anno dall’esordio di Aculeo & Amunet, e la serie in questo periodo è cresciuta, in maniera disordinata come tradizionalmente si conviene per la sword & sorcery.
Così disordinata, che dopo Bride e Lair, il catalogo di storie cresceva, ma non c’era del materiale che potesse andare “da solo” in un ebook.

Ma ora ci sono cinque storie che hanno un senso pubblicate assieme, un bel po’ di materiale extra, ed una gran bella copertina. Continua a leggere


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SLIDE, guida per sopravvivere a Power Point

interesting-man-powerpointNel 2010, dopo anni di lezioni soporifere subite da studente universitario (non tutte, badate, ma una buona parte) e di conferenze e seminari soporiferi se non imbarazzanti, ed anni passati a cercare di tenere dei corsi che non uccidesero i miei studenti (che dopotutto erano quelli che mi pagavano la biada) mi decisi a mettere insieme un rapido corso su come si fa una presentazione in Power Point.
Considerando la quantità di conferenze, lezioni e tesi discusse ogni giorno in università, mi dissi, i clienti non sarebbero mancati.
Invece zero.
Così come chiunque abbia fatto un tema in terza media è fermamente convinto di saper scrivere, chiunque abbia una copia di Power Point sul proprio hard disk è convinto di saper fare delle presentazioni eccelenti.
Quindi, il mio corso non andò da nessuna parte.
Ed io continuai a sciropparmi conferenze nelle quali il relatore legge le slide dando le spalle al pubblico, si scusa per il fatto di avere degli appunti, e ha uno schiavo che fa scorrere le immagini a comando… Continua a leggere


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Perché le recensioni non tirano più

article-2223626-15B34CD1000005DC-759_964x517Quando ci troviamo per l’ora d’aria, qui nel Blocco C della Blogsfera, uno degli argomenti dei quali si chiacchiera, seduti al bordo del campo di basket, negli ultimi tempi, è come improvvisamente le recensioni non facciano più tutte le visite che facevano una volta.

Che si tratti di libri, film, fumetti, dischi, tutti concordano sul crollo dell’interesse per le recensioni.
Si salvano le recensioni dei telefilm – che sonouna sicurezza, una rece secca alla settimana, e un bel po’ di polemiche perché pare che i telefilm siano diventati una nuova religione.
Ma anche lì i numeri sono bassi.

Cosa è successo?
Dove son finiti tutti quelli che leggevano le recensioni?
Beh, io ho una teoria. Continua a leggere


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Il ritorno del digital divide

22792-vzochat-video-chatLa settimana passata, con tutto che eravamo a cavallo fra Pasqua e il 25 aprile, mi hanno offerto un lavoro.
No, davvero.
Un’azienda straniera.
Si trattava oltretutto di un lavoro che ho fatto in passato, con un discreto successo – insegnare italiano agli stranieri.
Sostanzialmente conversazione.
Nulla di straordinario, come pagamenti, ma col vantaggio di avere orari flessibili e di poter lavorare da casa.
Non male, viste le prospettive attuali.

In teleconferenza.

E quindi ho dovuto rifiutare. Continua a leggere


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Senza rete

digital_dividePork chop express, perché ci vuole.

A dire il vero, oggi ci vorrebbe l’obbligatorio post sul fatto che ieri, per un paio d’ore, Facebook è andato completamente in panne.
Ovunque.
Si tratterebbe di un post relativamente facile, vediamo…

 . si potrebbe iniziare con un paio di paragrafi ironici sul panico dell’essere improvvisamente esclusi dal social network
. poi si potrebbe fare la solita battuta sull’apocalisse zombie, e magari metterci un link al vecchio Survival Blog (dove, paradossalmente, al crollo della civiltà non corrispondeva il crollo della rete)
. poi ci potremmo mettere una battuta sulla disperazione di tutte quelle povere anime che non hanno potuto condividere cuccioli batuffolosi o fotografie imbarazzanti
. e qui la meraviglia della riscoperta della vita senza internet, e la realizzazione che no, davero, c’è vita anche là fuori, e non solo nel computer, oh, come avevamo fatto a dimenticarcene…
. e poi chiudere con un bel discorso opportunamente retorico sull’importanza della tecnologia, che sì, è vero, però ah, anche senza, che pace!

Si potrebbe fare.
Io però non posso.
Sono quasi le due di notte, e sto scrivendo questo post in un file txt mentre sono offline da oltre un’ora.
Completamente offline.
Il crollo delle comunicazioni mi ha investito mentre stavo piacevolmente chiacchierando via web con un’amica – mettendo fine alle nostre chiacchiere, e facendomi probabilmente fare anche una figura barbina (come la si fa sempre, quando un nostro discorso viene troncato a metà).

Qui non è Facebook che fa cilecca – qui è l’infrastruttura della rete, che per decisioni inammissibili di aziende e amministrazioni, nel nostro paese al di fuori dei centri urbani principali è ferma ai primissimi anni ’90.
digital_divide-H130830090118La rete non è in grado di reggere l’alta velocità, penalizza le aziende, limita le comunicazioni, e di conseguenza (con buonapace di revisionisti ed idioti) ostacola lo sviluppo culturale del paese.
Impensabile accedere a corsi online, difficile gestire un blog, assurdo proporre di lanciarsi nell’ecommerce, faticosissimo scambiare idee col resto dell’universo.
Usa il telefono o la posta, se vuoi scambiare idee.
Prendi il treno se vuoi vedere il mondo.
È il digital divide – che non è qualcosa che capita agli altri, ma una ben definita scelta politica e commerciale.
Far correre le fibre ottiche costa troppo.
Rinnovare le centraline di smistamento risalenti al secolo scorso è superfluo.
D’altra parte, cosa può fare, la popolazione abbandonata, se non subire l’abbandono, e ringraziare che non vada peggio?
E poi, c’è il Digitale Terrestre – che di solito non funziona.

Il sito della Telecom afferma che dal 2012 il 98% della popolazione italiana ha accesso alla banda larga.
È una balla.
O se preferite, è una disonesta lettura dei dati.

banda_larga_diffusione_italia

Perciò non me la sento, in questo momento, di fare un post furbetto sul blackout di Facebook – perché non posso permettermelo, e perché io simili blackout li subisco da settimane, anche quando non sono su Facebook.
La rete cade, in continuazione – brevi black out di tre/quattro minuti ogni due ore, oppure, come adesso, la morte completa, senza alcuna pietà.
Come quando avevo il mio vecchio modem 28.8.
Trasferirmi di ottanta chilometri verso la campagna mi ha spinto di vent’anni nel passato.
L’unica cosa che è adeguata ai tempi è la bolletta.

Ed ora sono qui, offline, che scrivo queste righe, e non ho idea di quando potrò pubblicarle.


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#autoresolitario

TwitterHashtagQuesto è un post che riguarda un esperimento.
Si parlava, ieri, con alcuni amici, della difficoltà che hanno gli autori autoprodotti a ottenere la famosa visibilità.
Non quella con cui vi pagano certuni se lavorate gratis per loro, proprio la visibilità quella della vetrina, quella che permette a chi non vi conosce di persona di scoprire ciò che avete pubblicato.

Perché un blog come questo, o un profilo facebook, hanno i loro limiti.
E c’è un grande mondo, là fuori.

Da qui, un’idea un po’ storta, che provo a lanciare da qua, e vediamo cosa succede.
L’idea si chiama #autoresolitario.

#autoresolitario è un hashtag.

Come dice Wikipedia

Gli hashtag sono un tipo di tag utilizzato in alcuni social network per creare delle etichette.

Nel momento in cui io invio un tweet, se inserisco al suo interno un hashtag (una stringa di lettere preceduta da #), io marchio quel tweet, ed il suo contenuto, cosicché chiunque sia interessato, può ritrovare il mio tweet (e tutti quelli marchiati allo stesso modo) facendo una semplice ricerca attraverso Twitter.

Un hashtag permette quindi, se vogliamo, di creare un “canale”, su Twitter, che chiunque sia interessato agli argomenti etichettati a quel modo può seguire – e utilizzare.
Perché chiunque può utilizzare gli hashtag.

L’idea in questo caso è di creare un hashtag che venga utilizzato da chiunque voglia segnalare dei contenuti che riguardino autori autoprodotti e indipendenti.
#autoresolitario
È chiaro, non è ancora stato usato, è nostro.
Ed è di tutti.

hashtagFaccio un post sul libro autopubblicato di un amico? Posso twittarlo segnalandolo con #autoresolitario
Incespico su una intervista rilasciata da un autore indipendente su un blog da qualche parte sul web? Stessa cosa, posso segnalarlo con l’hashtag #autoresolitario
Una recensione su Amazon o su Goodreads? Posso retwittarlo marchiandolo con #autoresolitario

E chiunque altro può fare altrettanto.
L’hashtag viene automaticamente accettata anche da facebook – quindi se il vostro accont Twitter è collegato al vostro account Facebook, l’etichetta verrà diffusa anche attraverso quel network.
Lo stesso vale per altri social network – da Pinterest a G+ passando per Instagram.

E chiunque sia interessato all’argomento – gli autori autoprodotti ed i loro libri – può reperire tutti i tweet, i post su Facebook, su Instagram, su Pinterest e su G+, semplicemente usando quell’hashtag come stringa di ricerca.

A cosa serve?
Ad aiutare l’informazione riguardo agli autori autoprodotti anche al di fuori delle nostre cerchie abituali.
A fare in modo che non solo i libri, ma anche i blog che ne parlano, possano venire scoperti ed apprezzati dal maggior numero possibile di persone.

A generare visibilità minimizzando la possibilità di abuso.

E posso anche segnalare articoli sull’argomento dell’autopromozione e altro materiale simile, anche se #autoresolitario vuole prima di tutto segnalare gli autori e i loro libri.

Posso segnalare anche i miei libri?
Sì, ma se ci pensate, conviene molto di più segnalare i libri degli altri – perché chi mi segue (sul blog o su twitter o su qualunque altro social network) dei miei libri e delle mie attività è già informato, e probabilmente li ha già letti, o ha già deciso che non gli interessano.
Nel segnalare il lavoro degli altri, spero che anche loro facciano altrettanto – divulgando informazioni sul mio lavoro tra coloro che non mi seguono abitualmente, così come io sto divulgando il loro lavoro fra i miei followers.
L’autopromozione è in ultima analisi meno efficiente della condivisione.

Allo stesso modo, promuovere la qualità ripagherà in qualità – se useremo #autoresolitario per segnalare ciò che c’è di buono, permetteremo a ciò che c’è di buono di emergere al di sopra della massa indifferenziata.
Se invece spingeremo tutto, in maniera indifefrenziata, non otterremo alcun risultato.

Funzionerà?
Non ne ho idea.
La rete funziona in maniera darwiniana, e queste iniziative possono crescere e modificarsi o morire.,
In questo momento, là fuori, c’è qualcuno che sta pensando “Come posso usare questo sistema a mio vantaggio?”
Io spero che si renda conto che il modo migliore per usare #autoresolitario a proprio vantaggio è usarlo a vantaggio di tutti.
Trasformarlo in un ricettacolo di ciarpame equivale a liberarsi la vescica in piscina, e poi farsi una bella nuotata.

Staremo a vedere.