strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Motivazione e una segretaria scosciata

Due giorni or sono ho fatto un colloquio di lavoro, ad Asti.
Non è che ci credessi granché – qualunque colloquio venga fissato da una telefonata che dice

stiamo chiamando per sapere se ci sono persone che hanno bisogno di lavorare

a me fa venire i brividi. Mi fa venire in mente le press-gang che rifornivano di uomini le navi della flotta di Nelson. O quando venivano reclutati i provisionals, in Irlanda, con la semplice domanda “Vuoi ammazzare dei protestanti?”
Ma non posso permettermi di ignorare nessuna opportunità, neanche quelle in cui ti dicono

venga al colloquio e porti il curriculum

… che, se facciamo il colloquio, il curriculum quando lo leggi?
Nei tre minuti fra un colloquio e il successivo? Oppure dopo? A che pro?
E perché appena arrivato mi chiedi di compilare una scheda che contiene le stesse informazioni del curriculum? E quando la leggi, la scheda?

Comunque, proviamoci: ufficio posticcio, arredato alla svelta con mobili IKEA e messo su apposta per fare i colloqui. Posizione centrale in edificio in via di ristrutturazione. Segretaria giovane e graziosa, opportunamente scosciata ma di classe, che cincischia annoiata con lo smartphone. Poster motivazionali alle pareti.

poster-decisione

Ecco, i poster motivazionali… Ma funzionano davvero? Continua a leggere


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È tutta colpa nostra

Questo è un caso di instant blogging.

Sto ascoltando la rassegna stampa post-elezioni.Qui dove siedo, i prnon sussitono – paese di neanche mille anime, seicentocinquanta votanti, il sindaco uscente confermato con oltre quattrocento voti.
Bello liscio.

A Torino ha vinto Fassino.
Prevedibile.

Ma ciò che mi colpisce sono le interviste agli sconfitti.

Il ritornello è sempre lo stesso – gli elettori non hanno capito la nostra poposta, le nostre idee sono sfuggite agli elettori, gli elettori non hanno avuto il coraggio di cambiare…

Non uno che dica, ok, abbiamo proposto idee che non piacciono.
Abbiamo presentato un candidao odioso.
Ci inchiniamo alla scelta degli elettori.

No, manica di idioti – siete voi, siamo noi, che non abbiamo capito.
È la nostra colossale stupidità ad aver mandato a gambe all’aria il loro progetto meraviglioso.

Non uno che si ricordi, che sono loro, al nostro servizio.
Non uno che riesca per tre miunuti, davanti ai microfoni, a spegnere l’arroganza e l’egocentrismo che sono, alla fine, la causa del fallimento non solo della loro campagnaa ettorale, ma della conduzione del paese.

Non uno.


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La Spinta, parte prima

Questo post – che per comodità spezzerò in due blocchi – se ne stava qui, sul mio hard disk, sotto forma di file .txt, da circa un paio di mesi.
Si tratta di un post – di un doppio post – sulla scrittura, come quelli postati tempo addietro, e che ruotavano sulle vicende del ruvido centurione Aculeo e della popputa principessa Amunet.

A differenza degli altri post, questo è rimasto impigliato nel mio hard disk perché, sostanzialmente, mancava la spinta a postarlo.
Il che è un bel problema, lo ammetterete, se il post si intitola La Spinta.

Ciò che mi spinge ora a rielaborare quelle idee ed a postarle è la recente uscita di Elvezio Sciallis sul suo Malpertuis.
Un post che dovete leggere, ma che non potrete commentare.
Ma leggetelo, che vale la pena.

Fatto?

OK – non intendo in questa sede commentare le decisioni di Elvezio o il suo modo di affrontare quello che considera un fallimento.
Mi sorprendo però a pensare che il libro di Elvezio sia morto per dare modo ai miei due post di prendere vita.
Che è maledettamente presuntuoso e supponente.
Come questo post.

Che, badate bene, non è un post sull’ipotetico fallimento di Elvezio – anche se userò un paio di stralci del suo post per rimpolpare le mie farneticazioni.
Non mi interessa se Elvezio abbia fallito o meno.
Casomai mi interessa che abbia fallito bene, al meglio – ma questo non è l’oggetto di questo post.

Ma basta chiacchiere, parliamo di scrittura, e parliamo di Spinta.

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