strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Harry Turtledove senza filtro

buk00055Abbiamo parlato spesso di fantasy storico nelle ultime settimane.
Ieri, affrontando le intemperie, un corriere mi ha consegnato i quattro volumetti Ballantine/Del Rey del ciclo di Videssos, anche noto come Ciclo della Legione Perduta, pubblicato a partire dal 1987 da Harry Turtledove.
Quattro bei volumi tascabili vecchia maniera, come quelli sui quali ho cominciato a leggere in inglese – Del Rey, Ace e DAW.
E poi, certo, il ciclo di Videssos.
Che non è fantasy storico.
È qualcosa – a mio parere, ovviamente – di meglio.

Vediamo la trama del primo romanzo in due parole. Continua a leggere


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Che fine ha fatto la Fantacollana

EndOfSummer

[fotografia di Trevor Morris]

L’estate sta finendo, come dicevano quei tali, e strategie evolutive si prepara a tornare alla sua conduzione normale – post un po’ più programmati e un po’ più uniformi per lunghezza, per dire.

Ci sono parecchi cambiamenti nell’aria – a cominciare dalla decisione di dedicare maggiori attenzioni a Karavansara, il mio blog di lingua inglese.

E poi ci sono la stanchezza e la cattiva salute, che non aiutano.

Prima vittima dei cambiamenti in corso è la serie di post settimanali sulla Fantacollana della Nord, sospesa per il mese d’agosto (non che qualcuno se ne sia accorto, apparentemente) e che non tornerà con la ripresa delle scuole.

I motivi sono molteplici.
Da una parte, siamo ormai arrivati – io credo – dalle parti della Fantacollana in cui i titoli cominciano a sgranarsi per qualità e interesse.
Ce ne sarebbero ancora una dozzina, di titoli dei quali varrebbe la pena parlare, più alcuni altri sparsi, ma – e qui sorge un secondo problema – temo di non avere il tempo per poterli rileggere e per poterne scrivere in maniera sensata.
e se non posso parlarne in maniera sensata, allora non ne parlo.
Oltretutto, esistono altri blog che da qualche tempo a questa parte stanno postando delle eccellenti recensioni dei vecchi volumi della Fantacollana – la “missione” della mia serie, quindi, non è più così prioritaria.
Le persone ricordano, e questo è bene.

Non escludo di riunire tutte le schede fatte fin qui – più quelle dei titoli che ritengo interessanti – in un volume di qualche genere, prima o poi.
Ma quelle, come tutto il resto, sono cose a venire.


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A Google non piacciono i miei titoli

No no, non piangete… non intendo lagnarmi del fatto che ci sia stato un calo di visite sul mio blog a causa del malvagio motore di ricerca che tutti amano odiare*.

6_logo_predesignIl discorso è questo – dopo il terremoto causato sul web dall’implementazione dei nuovi algoritmi di ricerca, i famigerati Panda e Pinguino, molti siti che si occupano di SEO (Search Engine Optimization) si sono premurati di provare a dare dei suggerimenti ai blogger ed agli amministratori di sito, su come aggirare il drastico taglio alle visite causato dai cambiamenti.

In breve – piange il blogger: avevo 1000+ visitatori al giorno, ora ne ho solo 450, come posso fare per tornare agli antichi fasti?

Tutti i siti, a cominciare dalla pagina preparata all’uopo dai miei padroni di casa di WordPress, dicono più o meno le stesse cose.

Il primo suggerimento, abbastanza curiosamente, è che dobbiamo avere dei contenuti originali e di qualità.
Google ama i contenuti originali e di qualità

E fosse l’unico, potrei aggiungere – io faccio un post su un vecchio titolo della Fantacollana degli anni ’70, e in capo a una settimana almeno altri tre blog recensiscono lo stesso libro.
Questo, è amare i contenuti originali e di qualità.

Ma ammettiamo che io abbia dei contenuti originali e di qualità, è sufficiente?
Basta, la certificazione stile “Settimana Enigmistica” – vanto decine di imitatori – perché Google mi voglia bene?

Apparentemente no.
Google vuole anche che i miei contenuti originali e di qualità siano univocamente identificati come miei – vuole poter mettere la mia foto vicino al link sulla pagina della ricerca.
Vuole, in altre parole, attribuirmi il merito.
Il che, ammettiamolo, è molto di più di quanto facciano quei tre blogger quando vengono colti inopinatamente dall’ispirazione di recensire gli stessi libri che ho recensito io.

SEO avanzato, al massimo livello

SEO avanzato, al massimo livello

Ora… Come faccio a mettere la mia faccia di fianco al link?
Devo essere utente registrato, avere un profilo G+ e poi… mah, dipende.
C’è una procedura abbastanza bizantina, se siete blogger su WP.com, ma a me l’ha spiegato un contatto indiano che si occupa di SEO avanzato, e l’ho fatto abbastanza alla svelta, e non è servito a nulla.
Ma è ok, uno ci prova.
Mica deve per forza funzionare, no?

Basta questo?
Contenuti di qualità e originali univocamente attribuiti (se mai Google si deciderà a indicizzarli)?

No.
E qui viene la parte veramente divertente.
Il titolo dei miei post.
Il titolo dei miei post deve contenere le parole chiave del post medesimo.
Non i tag o le categorie, badate bene, ma le parole chiave.
Faccio un post sugli spaghetti all’amatriciana?
Il mio post dovrebbe contenere le parole “spaghetti” e “amatriciana” nel titolo.
E nel corpo del testo.
aaaaaaVerrebbe insomma una cosa così…

Come preparare gli Spaghetti all’Amatriciana

In questo post, parleremo degli spaghetti all’amatriciana, ed in particolare di come si preparano gli spaghetti all’amatriciana.
Ora, per preparare degli squisiti spaghetti all’amatriciana, servono, prima di tutto, degli spaghetti, diciamo dei DeCecco numero 12, ai quali poi aggiungeremo un delizioso sugo all’amatriciana.
Il sugo all’amatriciana si prepara con…

Ecco.
Una cosa del genere, schizzerebbe in testa alle ricerche per, l’avete indovinato, la stringa spaghetti all’amatriciana**
E chiunque cercasse come si preparano gli spaghetti all’amatriciana (voi non ci credereste, credetemi, voi non ci credereste…) troverebbe questo ipotetico post**.

La cosa interessante, e della quale mi piacerebbe discutere, è come una scelta sostanzialmente di software, di programmazione, di filtratura, di parsing, una cosa che riguarda insomma essenzialmente delle macchine, possa diventare una imposizione stilistica.
Per me, e per voi -che siamo delle persone (o proviamo ad esserlo).
Perché, al fine di ottenere i massimi risultati, non devo essere solo originale e di qualità – devo anche e soprattutto scrivere articoli…
Brutti.
Banali.
Privi di uno stile – perché ricordiamolo, lo stile è l’infrazione consapevole delle regole secondo un modello caratteristico dell’autore.

I due recenti post sul Leprotto Prussiano sono un buon esempio – le ricerche in Google per “immaginazione”, “scuola”, “educazione”, non porteranno quei due post in evidenza, perché hanno un titolo… “sbagliato”.

Certo, si tratta di un titolo non più sbagliato de I Tre Moschettieri, di Dumas – che il povero Google non riuscirebbe a portare in evidenza, perché, come già fece notare Umberto Eco, in effetti il libro parla del quarto moschettiere.

La scelta di un titolo – per un libro, un articolo, un racconto, un quadro o un post su un blog – è essenziale.
Il titolo è la prima cosa che si vede e, con un po’ di fortuna, è ciò che acchiappa il lettore ed è ciò che il lettore ricorderà, parlando con altri di quanto sia stato divertente leggere quel libro, articolo, post o quel che è.

Il fatto che ci si debba adattare a creare titoli -e prosa – che piacciano a delle macchine, è una scelta drammatica e dalle conseguenze colossali.

Perché le macchine seguono parametri che non hanno nulla a che fare con l’immaginazione***, e vogliono materiale originale e di qualità, ma sostanzialmente noioso.
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* Certe cose le fanno solo quei blogger stupidi dei quali poi i blogger intelligenti parlano male quando si intervistano fra loro.
Solo che loro non li chiamano stupidi, li chiamano “stronzi” – perché loro sono in gamba.

** Invece ora, abbastanza ironicamente, sarà QUESTO post a comparire in vetta alle ricerche per spaghetti all’amatriciana.

*** Ma guarda un po’ chi si rivede.


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Conan il Pirata

pirataIl volume 26 della Fantacollana è Conan il Pirata, ovvero Conan the Freebooter, collezione di cinque racconti originariamente uscita nel 1968.
La copertina è di Frank Frazetta, ma non ha granché a che vedere coi contenuti del volume.

La filastrocca è ormai nota – Conan vende, e la Fantacollana, che ne ha acquisito l’intero catalogo agli albori della propria esistenza, ne mette sul mercato volentieri una nuova collezione pochi mesi dopo la precedente.

Conan the Freebooter include tre racconti di Howard e due “collaborazioni postume” con Lyon Sprague de Camp.
La prima di queste, che apre il volume, è in effetti una riscrittura di una storia di Howard che con Conan non c’entra affatto – Falchi su Shem nasce infatti come Hawks over Egypt.
Stesso destino per La Strada delle Aquile (sì, i rapaci vanno forte, in questo libro), che nasce come The Way of the Sword – racconto ambientato nell’Impero Ottomano scritto da Howard, probabilmente, per Oriental Stories.
Entrambe le storie hanno un forte debito con l’opera di Harold Lamb.
E si lasciano leggere, ma non sono esattamente il massimo (gli originali, senza innesti hyboriani, sono meglio).

Diverso il discorso per le tre restanti storie – Black Colossus, (Iron) Shadows in the Moonlight e A Witch Shall Be Born.
Si tratta di tre solidi lavori howardiani.
Black Colossus riutilizza l’espediente – frequente nel canone di Howard – dello stregone resuscitato con piani di dominazione mondiale.
In questo caso, si tratta del sinistrissimo Natokk.
Shadows in the Moonlight (il titolo originale includeva un “Iron” che – è opinione universale – dava un sapore ben diverso all’intera faccenda, ma che De Camp decise di eliminare perché le ombre non possono essere fatte di ferro) è un bel baraccone con fanciulla in pericolo, malvagio opportunamente sadico, pirati, antiche maledizioni e bestie selvagge (in questo caso, dei gorilla).
conan_D01_002Nascerà una Strega è infine una delle migliori prove tecniche di Howard, storia concisa e feroce, con elementi scollacciati per il piacere del pubblico di Weird Tales (complice la copertina di Margaret Brundage) e con la singola scena più epica dell’intera carriera del cimmero – quella crocifissione che è a tal punto sopra le righe ediconica, che oltre ad entrare nel film di John Milius, è stata inflitta “per simpatia” anche al povero Solomon Kane nel film omonimo.

Nel complesso, quindi, una buona raccolta, ancora una volta.
I lettori affezionati della Fantacollana, d’altra parte, potrebbero cominciare a questo punto a lamentare una certa monotonia.

Sciocco dettaglio personale – non ce l’ho.
Sì, conoscete la storia, prestato e mai restituito.
D’altra parte le tre storie di Howard le avevo già lette, all’epoca, nei volumi Berkeley curati da Wagner.
Un grave buco nella mia collezione, ma ahimé non l’unico.


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Conan di Cimmeria

02383Il volume numero 24 della Fantacollana è Conan di Cimmeria, vale a dire… beh, Conan of Cimmeria, di Robert Howard, Lin carter e Lyon Sprague de Camp.
La copertina è di Frank Frazetta – e ci torneremo.

Howard vende, e la Fantacollana fa seguire una raccolta di Conan al più variegato Skull Face.
Potremmo discutere a lungo sull’opportunità di tale scelta, ma non avendo né i dati di vendita né le reazioni dei lettori, sarebbe un esercizio abbastanza vuoto.

La collezione contiene otto storie.
Di queste, solo due sono presentate (quasi) esattamente come scritte da Howard – e una di queste è La Regina della Costa Nera, uno dei racconti migliori del ciclo di Conan, e che da solo vale il prezzo di copertima.
Storia violenta e scollacciata, ci mostra un Howard capace di costruire una buona storia anche a partire da materiali adolescenziali.
Si è discusso a lungo di come Belit – la Regina della Costa Nera, appunto – costituisca una sorta di summa delle fantasie dell’adolescente medio: la ragazza bellissima e sessualmente disinibita ma castissima fino all’incontro con l’eroe, col quale condivide passioni e interessi.
Al giorno d’oggi, Belit sarebbe un asso a Word of Warcraft.

Battute sciocche a parte, Queen of the Black Coast è scritto benissimo, e narra una storia che perde il proprio tono di fantasia giovanile nel finale tragico – a riprova che Howard si trovava probabilmente più a proprio agio a parlare di morte che non d’amore.

Secondo punto d’interesse del volume è – o dovrebbe essere – The Frost-Giant’s Daughter, un’altra miscela di sesso e morte molto Howardiana, che tuttavia risulta inferiore, nell’editing di De Camp, rispetto all’originale.
Si guadagna tuttavia la copertina.

Integralmente Howardiano è poi Vale of the Lost Women, che Howard completò e non pubblicò mai – e ci lascia col dubbio di come sarebbe stata la copertina di Weird Tales per un tale titolo.

Conan_of_CimmeriaIl resto della raccolta è poi occupato da “collaborazioni postume” fra Howard e De Camp – che si lasciano leggere, ma non sono esattamente memorabili.
Ma i maligni tendono a far notare sghignazzando che Castle of Terror, scritta a quattro mani da De Camp e Carter, sembra molto di più una cosa scritta da un vivo e un morto di quanto non lo siano le collaborazioni postume con Howard.
Ma sarebbe poco caritatevole infierire.

Nel complesso, il secondo volume cronologico delle avventure del Cimmero è una lettura piacevole, con almeno un picco straordinario di qualità.
I lettori della Fantacollana potevano dirsi soddisfatti, alimentati da una stabile dieta di sword & sorcery classica.
Ma da lì a poco, avrebbero avuto una sorpresa inaspettata…

Sciocco dettaglio personale – WordPress odia Conan di Cimmeria, avendo cancellato due volte questo post.
Ed è ironico che io abbia dovuto riscrivere tre volte l’articolo su uno dei volumi che io considero meno affascinanti, della prima parte della storia della Fantacollana.


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Skull Face

02295Il ventitreesimo volume della Fantacollana è Skull Face, di Robert E. Howard, traduzione parziale dello Skull Face Omnibus uscito in Gran Bretagna nel 1974 (e non dalla ben più voluminosa raccolta curata da Derleth per la Arkham House e dal titolo Skull Face and Others).

Skull Face si delinea come una collezione del meglio della narrativa sovrannaturale e weird di Robert Howard, con alcune incursioni nel fantasy.

Dopo una buona selezione di articoli in memoria di Howard – di Derleth, E.Hoffman Price e H.P. Lovecraft – il volume ci offre alcune dele cose migliori che Howard abbia scritto.
C’è Fire of Asshurbanipal, c’è Worms of Earth, ci sono valley of the Worm e Black Canaan.
Magia, mistero, esotismo – ma anche paesaggi americani e atmosfere molto vicine alla Cross Plains nella quale Howard era intrappolato.
Storie a volte ripetitive nei titoli e nelle situazioni, ma che Howard riesce a rendere, e bene, con poche frasi ben misurate.

nevillespearman-skullfaceC’è Skull Face, insolita incursione di Howard nel Weird Menace – con Kathulos, stregone atlanteano redivivo ben deciso a conquistare il mondo con metodi presi dipeso da Fu Manchu e da tutti gli altri evil mastermind della narrativa popolare.
Non eccelso, ma si lascia leggere.

Ciò che manca, invece, è la selezione di racconti di Conan e di Kull che completavano l’edizione originale – e che vengono omessi poiché o già pubblicati in altri volumi della Fantacollana, o di prossima pubblicazione; o forse già opzionati da altri editori: manca Solomon Kane.
E allo stesso modo manca – e qui è un vero crimine – la poesia Lines in realization that I must die, un brano indispensabile nella definizione di Howard e del suo destino ultimo.

Alla fine, dei ventitré titoli inclusi nell’antologia originale, solo quattordici vengono tradotti in questo volume.
Ed è un peccato – perché senza questi tagli Skull Face Omnibus sarebbe un buon tutto-in-uno, un piccolo breviario per il vero credente Howardiano, una panoramica sull’intera produzione dell’autore di texano, la dimostrazione del fatto che Howard era in fondo un autore ben più sofisticato e flessibile di ciò che si potrebbe dedurre dalle sue sole storie barbariche.

Così com’è è una bella raccolta, ma poco di più.

HowardSkullface-1Il volume ha una bella copertina che non c’entra nulla, fatta da Michael Whelan per Elric di Melniboné.
La snervante abitudine degli editori italiani di appiccicare la copertina a caso sui romanzi mostra la sua orrida faccia per la prima volta nella Fantacollana.

Sciocco dettaglio personale – Skull face, prima edizione, rimane anche oggi uno dei più introvabili volumi della Fantacollana, se non il singolo volume più difficile da reperire.
Verrà ristampato negli anni ’90, in brossura – ma non è la stessa cosa.
Il volume manca dalla mia collezione, ed i diversi racconti li misi insieme, nel corso degli anni, attraverso una manciata di diverse raccolte originali – a cominciare dalla leggendaria edizione Berkeley, con la copertina di Ken Kelly ed il mini-poster incluso.


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Il Viaggio di Hiero

hiero1Il quindicesimo volume della Fantacollana è Il Viaggio di Hiero, ovvero Hiero’s Journey, di Sterling Lanier, uscito originariamente nel 1973.

E anche se la copertina originale scomoda Tolkien, c’è poco da dire – anche Hiero è fantascienza.
La copertina italiana, come sempre, è dell’eccellente Karel Thole.

Il romanzo di Lanier è un esempio di un genere – la fantascienza post-apocalittica – che è molto popolare negli anni ’70 e ’80 (e ne abbiamo parlato), per quanto i primissimi esempi risalgano al secondo dopoguerra.

Classica la trama – cinquemila anni dopo un conflitto atomico che ha annientato la civiltà come la conosciamo, il Nordamerica è un continente imbarbarito, popolato di strani mutanti.
Attraverso questo paesaggio alieno viaggia il prete Per Hiero Desteen, rappresentante di un ordine religioso più o meno Cristiano basato in Canada, la cui missione è fare da apripista, contattando le enclave di umani ancora sani, e ricostruire così una parvenza di comunità.
Lo accompagna un’alce telepatica (che Hiero usa come cavalcatura), ed a lui si uniranno un orso mutante ed una polposa principessa in fuga dalle forze degli Immondi.

Il romanzo ha un buon ritmo, e costruisce una buona narrazione dedicando più attenzione allo sviluppo dei personaggi che non agli scontri sempre più feroci con i mutanti.
Le descrizioni dei poteri psichici dei quali Hiero ed i suoi compagni -ed i loro nemici! – sono dotati, sono piuttosto interessanti, ed efficaci.

Sterling E. Lanier – un autore spesso trascurato dalla critica* – strizza l’occhio all’opera di Joseph Campbell, ed alla struttura del Viaggio dell’Eroe (Hero’s Journey), e inopinatamente, lascia la storia incompiuta.
Verrà un seguito, dieci anni dopo – che la Fantacollana stamperà a suo tempo – ma la prevista trilogia rimane purtroppo incompleta, avendo Lanier perduto l’interesse aproseguire le avventure del suo eroe.
La morte di Lanier nel 2007 ha definitivamente cancellato ogni speranza per i fan (che sono comunque parecchi) di questa “trilogia mancata”.

6a00c225280961549d00e398cdb01c0001I romanzi post-atomici di solito invecchiano male, ma Hiero regge bene – forse proprio per l’abilità di Lanier nel creare eroi credibili (anche quando si tratta di alci o orsi).

Resta sempre il dubbio – al quale ormai, dopo quindici volumi, dovremmo essere abituati: come reagirebbero a Hiero i lettori di fantasy attuali, cresciuti ad elfi e Oscuri Signori?
E gli appassionati di fantascienza? Trascorrerebbero lunghe ore a dibattere se il romanzo di Lanier sia davvero SF o non sia piuttosto (orrore!) fantasy?

Si prova una certa nostalgia per quell’epoca meravigliosa nella quale i libri si leggevano, invece di classificarli.

Sciocco dettaglio personale – a quindici anni, la copertina di Thole di questo volume mi diede non pochi problemi. Dopo Hiero, smisi di leggere i miei libri di fantascienza a scuola.
O per lo meno, cominciai a foderarli in carta da pacchi.

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* E l’editor responsabile della pubblicazione di Dune, di Frank Herbert.


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Alastor 2262

2262Il quattordicesimo volume della Fantacollana è Alastor 2262, e la domanda rimane, a quasi quattro decenni di distanza: cosa ci fa Trullion: Alastor 2262, di Jack Vance, romanzo di fantascienza del 1973, nella Fantacollana della Nord?

Perché giratelo come vi pare, Trullion è un romanzo di fantascienza.
Una divertente space opera, il primo volume della trilogia di Alastor, il primo tassello dell’affresco che Vance svilupperà dedicato al Gean Reach, all’Oikumene ed al Dilà.
Cosa ci fa allora, nella Fantacollana?

Il mistero persiste.
L’ammasso stellare di Alastor, ci viene spiegato, è un accrocchio di sistemi stellari fuori mano, popolato da una curiosa accozzaglia di strane culture e società, e governato con sola apparente rilassatezza dalConnatic, sorta di sultano stellare che – proprio come i suoi antenati delle Mille eUna Notte – ama mescolarsi alla popolazione per tastarne il polso.
La storia della settimana… ehm, pardon, il nostro romanzo, si svolge sul pianeta Trullion, idilliaco mondo tropicale dalla cultura quantomai caraibica.
A questo mondo di isole felici torna Glinnes Hulden, dopo aver servito come mercenario nello spazio.
Il suo è un ritorno narrativamente classico – il fratello malvagio (o semplicemente stupido) gli ha sottratto i beni e le opportunità, biechi speculatori tramano nell’ombra, e per buona misura egli viene rapinato e malmenato.
L’occasione di riscatto viene dalla possibilità di organizzare, per conto di un nobilastro locale, una squadra che gareggi nel locale torneo di Hussade, uno sport che l’autore non mancherà di spiegarci nel dettaglio.
Ma altre trame si intrecciano attorno al campo da gioco, ed il buon Glinnes rischia di essere usato malamente, e poi gettato.

Il vecchio Jack ai tempi di Alastor.

Il vecchio Jack ai tempi di Alastor.

Trullion nasconde sotto al suo intreccio poliziesco ed alla sua ferocissima satira del fanatismo sportivo, molti dei temi classici di Vance.
Nell’universo del Gean Reach, gli alieni sono pochi e scarsamente visibili, ma gli umani compensano più che abbondantemente l’assenza di strane razze, diversificandosi in un arcobaleno folle di culture e sottoculture.
Lo spazio a disposizione è a tal punto vasto, ci spiega Vance, che qualunque fazione, gruppuscolo, setta, culto, banda, club o accozzaglia di fanatici troverà un mondo da monopolizzare e colonizzare.
I risultati sono spettacolari, e offrono lo spunto a Vance per farcire i propri romanzi di abbondanti rasoiate satiriche.

jv_trullionE poi c’è l’Hussade, lo sporto più bello del mondo (di parecchi mondi, in effetti), in cui due bande di energumeni armati di strani randelli si scontrano su ponteggi sospesi sopra ad una piscina, allo scopo di raggiungere la vestale della squadra opposta, e denudarla.

Trullion non è il miglior lavoro di Vance, ma resta un romanzo divertente e godibilissimo, scritto con il classico stile barocco e sofisticato che in anni recenti – abbiamo scoperto – ha reso questo autore ostico e mal visto a lettori ormai pigri (o semplicemente stupidi).

Certo, c’entra ben poco con la Fantacollana – ed infatti i due romanzi successivi della serie, Wyst e Marune, uscirono nella Cosmo Argento.
L’unica, debole spiegazione, potrebbe essere da ricercare nel fatto che in Trullion ben poco di scientifico viene esposto.
Non ci sono i tachioni, non c’è l’ipervelocità, non ci sono gli androidi e gli alieni misteriosi.
Ma fu proprio solo per quello?

Sciocco dettaglio personale – onestamente all’epoca non mi posi il problema .
Era un romanzo di Vance, era disponibile, lo si poteva leggere.
Che fosse nella Fantacollana o in una collana di ricettari, la cosa non mi toccava affatto.
Sono passati quasi trent’anni, e il mio atteggiamento verso Vance rimane lo stesso – lo si può avere, allora lo si deve avere.
E leggerlo.
Più volte.