strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Baby, I don’t care

In italiano, Out of the Past venne intitolato Le Catene della Colpa – e per una volta i titolisti fecero un buon lavoro.
Il film del 1947 diretto da Jacques Turneur (quello di Cat People), e sceneggiato da Daniel Mainwaring con un piccolo aiuto da parte di James M. Cain è un film sulla colpa, sull’impossibilità di lasciarsi il passato alle spalle. In questo senso il titolo italiano è più esattamente descrittivo – mentre il titolo in inglese gioca su un fraintendimento ironico: dal passato non si viene fuori, per lo meno non in questo film.

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Difficile riassumere la trama senza spoilerare esageratamente.
Il detective Jeff Markham (Robert Mitchum) commette l’errore di innamorarsi della donna che è stato incaricato di ritrovare (Jane Greer), e rimane invischiato in un complicato doppiogioco, un intrigo fatto di soldi e ricatti, e cadaveri. Continua a leggere


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Claudio G. Fava, 1929-2014

Se ne è andato ieri Claudio G. Fava, straordinario critico cinematografico e uno dei personaggi di riferimento di una TV che, per qualche motivo, non si fa più.
Ho seguito le sue rassegne di film noir, ho amato la sua partecipazione alle trasmissioni con Gloria De Antoni e Oreste De Fornari, ho letto i suoi articoli e seguito il suo blog.
Fu l’uomo che fece trasmettere in TV per la prima volta Duck SoupLa Guerra Lampo dei Fratelli Marx, fino ad allora bloccato dalla censura.
Il blog, Clandestino in Galleria, l’aveva aperto nel 2006, a quasi ottant’anni di età.
Era un grande, e mi mancherà molto.

Noi lo vogliamo ricordare così

Claudio G. Fava

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Una lettura notturna

Trascorrendo gran parte delle giornate a tradurre o a scrivere, ammetto che in questi giorni non ho molta voglia di leggere.

D’altra parte almeno una decina di pagine, alla sera prima di addormentarmi rimangono un vizio al quale non rinuncio.
E la scelta di ottimo materiale in formato elettronico a prezzi attraenti è una doppia benedizione.

13507788Ho letto e apprezzato i romanzi di Stephen Jared dedicati a Jack Hunt, attore degli anni ’30 specializzato in ruoli eroici ed inadeguato avventuriero suo malgrado, protagonista di Jack and the Jungle Lion e The Elephants of Shanghai.
Ora Ten a Week Steale, il terzo titolo nel catalogo di Jared rappresenta un interessante cambio di marcia.
Lo avevo sul reader da un po’ di tempo, ed ora ho finalmente deciso di metterci mano.

La premessa: nella Hollywood degli anni ’20, Walter Steale è un veterano che tira a campare facendo lavoretti diversi per suo fratello, che è in politica.
Steale si occupa di raccogliere informazioni, consegnare messaggi amichevoli, risolvere problemi.
Non esattamente legale, non esattamente pulito.
Ma qualcuno decide che Steale potrebbe essere più utile come capro espiatorio.
Incastrato con accuse fasulle e braccato dalla polizia, Steale si dà alla macchia, e si mette al lavoro per far venire allo scoperto la rete di corruzione e malaffare nela quale tutti, all’apparenza, sono invischiati.

Se le storie di Jack Hunt si rifanno alla commedia avventurosa hawksiana, la storia di Walter Steale eè solidamente nel territorio del noir.
Scritta con l’abituale competenza e con un ottimo controllo di personaggi e ambientazione, la trama è più cupa e crudele rispetto agli altri romanzi, popolata di personaggi violenti e pericolosi.
Un bel cambiamento, ma anche la dimostrazione che Stephen Jared è un autore abile, dotato di molti registri narrativi, ed a proprio agio con stili differenti.
Alla base dei suoi romanzi, rimane la passione per la vecchia “Mecca del Cinema”, la città in cui si creavano (e forse si creano ancora) i sogni, per la sua storia, e la sua mistica.

Jack Hunt resta un personaggio iconico al quale sono molto affezionato.
Ma anche il più pericoloso, stanco e stropicciato Walter Steale promettedi restare alungo nella memoria.

L’ideale, per leggere quando non si ha granché voglia di leggere.


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Noir City

Qualche notte addietro, mi sono perdutamente innamorato di un poster.

Ok, di solito quando succedono cose del genere, uno dovrebbe rendersi conto che gli anni passano, e che ormai le cellule grigie si stanno estinguendo a cascata, ciascuna con uno schiocco, come tante lampadine che si bruciano.
Ma sorvoliamo sul rimbambimento in arrivo, e concentriamoci sul poster.
Il poster del quale mi sono innamorato è questo…

Il poster per il decimo Festival del Film Noir di San Francisco.
Già.
Perché loro, a San Francisco, ci fanno un festival, sui film noir.
Che non è – il film noir – una specie di poliziesco per intellettuali che vogliono darsi un tono quando leggono libri gialli o guardano vecchi procedurali.
Il film noir è un universo.
Una filosofia.
Un immaginario.
Ne abbiamo parlato in passato.
Il noir mi piace.
Mi piace molto.
Ed a San Francisco ci fanno un festival.
Tra gennaio e febbraio.
Da dieci anni.
Un festival che ha, tra l’altro, dei poster fantastici.

E che non è una cosina semplice – nel senso che non si limitano a barricarsi in un cinema e a guardare ore ed ore di vecchi film in bianco e nero.
No – hanno una serata al nightclub in stile, hanno gli ospiti, le reading di vecchi copioni, le gallerie fotografiche, la spinta per raccogliere fondi di beneficenza…
È un festival che è espressione di una comunità.
Nella quale più o meno mi identifico.

Certo, San Francisco è dall’altra parte del mondo.
E anche solo i poster, a farli arrivare qui, costa un occhio della testa.

Ma è scendendo più in profondità che scopro che, fra gli organizzatori della manifestazione, c’è anche la Film Noir Foundation.
Che è una fondazione dedita alla salvaguardia ed al restauro dei vecchi noir.
E che pubblica una favolosa rivista – Noir City, dalla quale prende il nome la rassegna, il festival…
Una rivista elettronica, con dei contenuti di altissima qualità.

Ora, per entrare a far parte della Film Noir Foundation, basta una donazione libera, da 20 dollari a salire.
E per venti dollari, ricevete a casa, via mail, quattro numeri l’anno di Noir City.
20 dollari.
Sì e no 15 euro.
Il prezzo di un brutto libro mal tradotto.
Un biglietto del cinema con annessa una bibita.
Certo, se versate di più, vi mandano anche altre cose – libri a stampa, i famigerati poster… ma solo se siete sul territorio americano.
Niente da fare, quindi.
Ma 20 dollari…
E quattro numeri di quella rivista…
Ed essere parte di una comunità che protegge ed ama e studia il noir…
Diavolo, sì.

E mi piacerebbe anche scriverlo, un noir.
Se solo avessi il tempo…

E poi, magari, per Natale, se un paio di lavori vanno in porto, un poster.
Magari due.