strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Giornata della memoria

Tradizionalmente (?) nella Giornata della Memoria strategie evolutive pubblica uno spezzone di un film comico.
Resto fermamente convinto che una risata sia l’arma migliore contro il totalitarismo.

L’anno passato, avevamo linkato un brano di To Be or Not To be di Ernst Lubitsch (guardatelo guardatelo guardatelo – in italiano si intitola Vogliamo Vivere e lo trovate tutto su YouTube).

Quest’anno, qualcosa che conoscete già… ma fa sempre bene ricordare…


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Turno di Notte di Natale

Sempre a fare l’originale, eh?
Però ok, lo sapete, c’è questa faccenda dei film di Natale, in giro per i blog qui del Braccio B della Blogsfera Nazionale.
Film degli anni ’80, per lo più.
Scrooged…
Una Poltrona Per Due…
Gremlins…

Beh, nelle prime ore del giorno di Natale, mentre la campagna dormiva silenziosa narcotizzata da una delle programmazioni televisive più soporifere e disperatamente vuote degli ultimi vent’anni, io mi sono guardato il mio film di Natale.
Anche questo un film degli anni ’80.

Si tratta di quel film di Ron Howard in cui Fonzie e Batman mettono in piedi un giro di prostitute d’alto bordo all’obitorio di New York.
Film di classe – quello per cui Burt Bacharach scrisse That’s What Friends Are For… sì, quella di Dionne Warwick, Stevie Wonder e Elton John… solo che qui la cantava Rod Stewart.
Il film in cui Kevin Costner fa la parte di un’universitario ubriaco e Shannen Doherty
Come?
Non lo conoscete?
Seguitemi. Continua a leggere


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Vampiri e rock’n’roll

OK, questa è una storia lunga.
Ma probabilmente vi piacerà.
Comincia più o meno nei tumultuosi anni ’80.
In quell’epoca avventurosa, esisteva una band che andava sotto al nome di Catholic Girls.
Suonavano più o meno così.

La front-girl del gruppo si chiamava – e si chiama – Gail Petersen.
Dopo alcuni anni di sesso, droga e rock’n’roll, non necessariamente in quest’ordine, le Catholic Girls si sciolsero, e la Petersen intraprese una carriera differente, mettendosi a scrivere horror. Continua a leggere


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B-movie fantasy – i cinque (ehm) migliori

Chiudiamo la settimana con un bel post in stile Top Five.

Abbiamo già detto in passato che a noi i film fantasy troppo roboanti e seriosi non piacciono.
Sì, ok, le radici celtiche, il mago barbuto, gli hobbit, i nani, l’Oscuro Signore… noi abbiamo dei gusti semplici – ci bastano un paio di eroi muscolosi e laconici… o anche solo laconici, un malvagio malvagissimo ma sostanzialmente un cattivo “di quartiere”, un paio di principesse poppute e discinte per speziare l’atmosfera e un paio di effetti speciali fatti con la carta stagnola.
Sword & Sorcery, Sword & Sandal, Heroic Fantasy, ma di quella a buon mercato.
La disprezziamo, ma la guardiamo comunque, tutte le volte che la nostra rete locale ce la ripassa, nelle lunghe notti d’estate.
Questo è il fondo del barile – ma merita di essere visto,perché per apprezzare ciò che c’è di valido, tocca anche conoscere il kitsch.
E riconoscergli i suoi pochi, sgangherati ma innegabili meriti.

Ecco quindi l’ipotetico programma di una nottata… beh, ok, facciamo un weekend, nel mio cineforum di fiducia.
Cinque o sei buoni fantasy solidamente, innegabilmente di serie B – ma divertenti.
E che se non li avete visti, eh, ragazzi cosa vi siete persi…

E, prima che qualcuno chieda, no, niente The Barbarians.
Abbiamo di meglio…
The best of the rest.

Hawk the slayer.
Produzione britannica con un vergognoso Jack Palance che fa Darth Vader, La spada di Hok (in italiano) fu il film che, nel 1980, segnalò a chi era abbastanza sveglio per capire, che sarebbe stata una decade succosa per il B-movie a sfondo fantastico.
Le nostre aspettative non vennero disattese.
Apprezzate i mirabili effetti speciali.
E ammettetelo – l’elfo con l’arco si fuma senza neanche impegnarsi il Legolas di Peter Jackson.

Beastmaster
Tratto (non ufficialmente) da un bel romanzo di Andre Norton (che non la prese bene) e interpretato anche dalla ex playmate Tanya Roberts (che soffiò ilposto a Demi Moore), Beastmaster è un altro di quei solidi film di serie B che hanno costituito la cultura di base della nostra prima squadra di Dungeons & Dragons…
Ah, le memorie…
Dite quel che vi pare, ma si lascia guardare.
Dirige Don “Phantasm” Coscarelli, regista del capolavoro Bubba Ho-tep.
La pantera nera è tinta.
Tanya Roberts anche.

Sword and the sorcerer
Per andare sul sicuro, da noi lo intitolarono La Spada a Tre Lame… che pare un rasoio, detto così.
Il film, piuttosto grossolano ma adrenalinico, opera prima dell’incrollabile Albert Pyun, il più consistente e volenteroso perpetratore di film fantastici assolutamente orribili nella storia del cinema (Ed Wood sembra George Lucas al confronto).
La pellicola soffre di un anonimato globale – anonimi gli attori, anonima la recitazione, anonima la storia.

Krull
Ne abbiamo già parlato.
Avrebbe dovuto essere più colossale di Guerre Stellari, ed avviare un franchise planetario;  in effetti l’idea di partenza (un mondo fantasy attaccato da invasori provenienti dal proprio futuro) è maledettamente buona e meriterebbe da sola di essere analizzata – ma nessuno si prende la briga di spiegarcela, neanche Alan Dean Foster nella novelization (oppure chissà, c’era ma è andata a far parte del 15% tagliato dall’editor di Urania).
Eccellente cast di caratteristi… sì, quello è proprio Liam Neeson. E quell’altro è Robbie Coltrane.
E poi c’è Lysette Anthony (che venne doppiata perché non aveva l’accento inglese).
Soffre gravemente per l’assenza di un cattivo a scala umana che possa in qualche modo interagire con gli eroi, e perciò si riduce ad un baraccone..
Poiché il trailer l’avete già visto, vi beccate un montaggio con la musica (ottima) di James Horner, riciclata in parte da L’Ira di Kahn.

The Warrior and the Sorceress.
C’è David Carradine, quindi non può essere un brutto film.
Misteriosamente non se ne ritrova il trailer, ma solo l’insipida sequenza dei titoli di testa, per cui lo sostituiamo col poster – che la dice lunga, la dice moooolto lunga…

E in coda, non uno, ma due outsider di lusso

Kull the Conqueror
Orrida perversione dell’opera di Robert Howard con Kevin Sorbo, meglio noto come quello che faceva Hercules, e reduce da problemi cardiaci, ed una deludente Tia Carrere con una ridicola parrucca.
Avrebbe dovuto essere un film su Conan, ma Schwarzenegger diede picche, che gli era bastato Red Sonja.
Si salva per una sola battuta divertente (inclusa nel trailer) e per l’assoluta cialtronaggine dell’intero progetto.

The Scorpion King
Solidamente, splendidamente B-movie, con un attore espressivo come un plinto in calcestruzzo ed una produzione dotata di abbastanza facciatosta da rubare la musica di Basil Poleduris per Conan e riciclarla per il trailer.
È il prequel di un sequel… perché noi valiamo.
La storia non esiste, la recitazione è da dopolavoro, e la bonazza che fa l’incantatrice una volta faceva la pubblicità ad un formaggio spalmabile…

E se vi sembra che abbiano tutti la stessa trama, beh, siete giustificati – hanno tutti la stessa maledetta trama.

Oh, già!
Quelli che ho dimenticato, non vi resta che segnalarmeli nei commenti…


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Solomon Kane

If I kill you, I am bound for hell. It is a price I shall gladly pay.

E così, mentre l’Italia guardava la partita di pallone, io mi sono guardato Solomon Kane, il film.
Centoquattro minuti.
Un’ora e tre quarti.
Che passano senza troppa fatica, grazie al biuon lavoro degli sceneggiatori che, avendo cestinato il 98% dell’opera di Robert E. Howard, hanno per lo meno il buon gusto di mantenere la storia in movimento.
Avventura = geografia.
E si viaggia pearecchio, in Solomon Kane – anche se non quanto nei racconti originali.

Solomon Kane è un onesto film d’avventura, una pellicola di cappa e spada con uso di sovrannaturale che non ci fa sobbalzare sulla poltrona, ma che mette su schermo tutto quello che ci aspettavamo, esattamente come ce lo aspettavamo.
Tutto è straordinariamente prevedibile ma ben costruito – quello sì – e ben fotografato.
C’è l’eroe tormentato (un eccellente James Purefoy) che vaga per la campagna inglese – mai così tetra e piovosa, mai così simile alla Cecoslovacchia – in cerca di redenzione.
C’è la famigliola in viaggio verso le americhe, con padre saggio, madre benigna, figlio grande un po’ scemo, figlia polposa e figlioletto che parla maledettamente troppo.
E c’è Max Von Sydow, da decenni relegato a fare la parte del vecchio rimbambito.
C’è il cattivo cattivissimo, che pare Thulsa Doom con addosso la maschera di Michael Myers, con le sue orde di hooligans – e che è solo il tirapiedi del vero cattivissimo, tanto inquietante quanto sotto-utilizzato.

Peccato che ci sia anche un sacco ma proprio un sacco di roba derivativa esciocca, in questo film.
Città in fiamme sotto al fuoco dei cannoni dei galeoni prese da Pirates of the Carribean.
Una strega presa di peso da L’Armata delle Tenebre.
Il Balrog in libera uscita.
Un po’ di mostri presi dall’ultimo film tratto da Gaiman.
I ribelli rintanati nelle grotte calcaree presi da Robin & Marian.
Una crocifissione che arriva direttamente da Nascerà una Strega, di Bob Howard, passando per il Conan di John Milius… così come Von sydow che fa il vecchio rimbambito.

E troppe maledette chiacchiere.

Ah, se solo ci fosse stato John Milius alla cinepresa, se solo ci fosse sto Oliver Stone alla scenegiatura!
Considerando che Purefoy è di sette spanne superiore a Schwarzenegger tanto per recitazione che per fisicità, questo film sarebbe un capolavoro.
Meno effetti speciali, meno materiale apocrifo, e più Howard, più Kane…

Perché è poi quello il punto, giusto.
OK, è un filmello piacevole – non memorabile ma piacevole.
Ma, è Solomon Kane?

“A strange blending of Puritan and Cavalier, with a touch of the ancient philosopher, and more than a touch of the pagan. . . . A hunger in his soul drove him on and on, an urge to right all wrongs, protect all weaker things. . . . Wayward and restless as the wind, he was consistent in only one respect—he was true to his ideals of justice and right. Such was Solomon Kane.”

Beh, quasi.
Purefoy, lo ripetiamo per l’ennesima volta, è ottimo.
Ci sarebbe stato meglio Daniel Day-Lewis?
Probabilmente.
Ma non lamentiamoci.
Le scene d’azione sono molto buone.
E l’episodio con i ghoul avrebbestrappato un sorriso a Two-Guns Bob.
Ciò che ammoscia selvaticamente l’intero “concept” howardiano è il desiderio di dare un passato a Kane, che brilla sulla pagina proprio per la propria mancanza di radici, di riferimenti.
È stato un pirata?
È di famiglia nobile?
Lo sceneggiatore ci sbatte tutto in faccia.,
E se gli howardiani duri e puri sono forse un po’ troppo trancianti nel dannare la pellicola, è vero che con poco sforzo si sarebbe potuto fare molto, molto di più.
E meglio.
Ma anche così, si lascia guardare.

Però è meglio il libro.


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Fantasy – I Cinque Migliori, request special

Piano bar del fantastico, e questa notte apieno regime.
La richiesta è infatti una Top Five.
I cinque migliori film fantasy “in stile Ladyhawke”.

Per film “in stile Ladyhawke” io intendo – e sono aperto alle correzioni – quei fantasy cinematografici non esageratamente roboanti, spesso trascurati, ma che accoppiano una buona storia, una recitazione di buon livello, ed effetti speciali non invasivi.
Sword & Sorcery più che High Fantasy – vicende a scala limitata, cattivi terribili ma non del genere che si mangia il mondo in un boccone, una posta in gioco comprensibile e gestibile, non esageratamente astratta.
Insomma, è per qesto che non ci metto Excalibur.
O Conan il Barbaro.

Cinque pellicole, lasciando fuori, per regole di campo, lo stesso Ladyhawke, che ci serve come elemento di riferimento.
Il film con una splendida Michelle Pfeiffer e un colossale Rutger Hauer, girato nell’appennino italiano e diretto da quel RichardDonner che successivamente avrebbe fatto I Goonies (ma non avevamo appena lasciato questa festa?) è a tutti gli effetti fuori concorso.

Cinque titoli allora.
Facendo ancora una volta presente che si tratat dei miei cinque titoli – quelli che io allineerei sul lettore DVD per una personale nottata fantasy, o per caricare la mia squadra di Dungeons & Dragons.
Se la vostra pellicola preferita rimane esclusa, come sempre non è perché io sono incredibilmente intelligente e voi no – semplicemente, i nostri gusti divergono.
Ne parliamo nei commenti, OK?
Ora, via coi titoli…

Dragonslayer

Inspiegabile flop Disney del 1981, la pellicola scritta e diretta da Matthew Robins è molto poco disneyana e altamente soddisfacente. Peter McNicol, poi riciclatosi come attore brillante, è perfetto nella parte dell’apprendista stregone un po’ farlocco ma buono, mentre Ralph Richardson ruba la pellicola nella parte dello stregone e la sfortunata Caitlin Clarke fornisce l’elemento romantico (e non solo).
Un drago minaccia un villaggio isolato; lo stregone contattato per risolvere il problema spiazza tutti suicidandosi, ed il suo apprendista deve darsi da fare per salvare il salvabile. E sfuggire ad alcune trappole politiche poste sul suo cammino.

[Nota: su Youtube non si trova il trailer originale, ma solo il remix qui sotto. In compenso, si trova tutto il film in episodi da dieci minuti]



Fire & Ice

Tour-de-force di Ralph Bakshi del 1983, animazione in rotoscope e character design di Frank Frazetta per un fantasy in stile Weird Tales.
La trama è esile, il dialogo inesistente, ma si tratta comunque di una visione suggestiva – principessa rapita, eroe muscolare, misterioso straniero tanto letale quanto laconico, un po’ di fauna e flora preistoriche, un po’ di ruderi.

[beh, credeteci o meno, anche questo si trova a puntate su youtube…]



Labyrinth

Fantasy “da donne” del 1986, ma anche una valida alternativa alle manipolazioni cinematografiche di Alice nel Paese delle Meraviglie.
Jim Henson, George Lucas, David Bowie e i Muppets, e in più Jennifer Connelly prima che arrivasse all’età legale per il decolleté (anche se…).
Infantile a tratti, ma con abastanza polpa per intrattenere anche un pubblico adulto. Il character design di Brian Froud aiuta.
Riuscirà la petulante eroina a salvare il fratellino rapito dai goblin?
In Giappone c’hanno fatto persino un sequel a fumetti…



The Princess Bride

Comico, assurdo, con una sceneggiatura solidissima e la valida interpretazione di un cast di ottimo livello, inafondabile data l’accoppiata Rob Reiner (regia) e William Goldman (sceneggiatura).
Non il primo fantasy con la doppia trama dentro al libro/fuori dal libro, ma certo il  migliore.
Solo il ragazzino è assolutamente insopportabile.
Il cast allinea Cary Elwes, Robin Wright, Mandy Patinkin, Chris Sarandon, André the Giant, Peter Falk.
Supponiamo che la principessa sposi il bel principe e scopra che è un bastardo…

[anche questo è in comode fette su youtube]



Circle of Iron
– (alias The Silent Flute)
Un vero outsider, ma lo inseriamo in lista perché merita, e molto.
Girato nel 1978, basato su una sceneggiatura originale di Bruce Lee (con interventi di James Coburn e altri), il film è un mix di arti marziali e fantasy con David Carradine in cinque parti diverse, Christopher Lee nella parte del cattivo e abbastanza zen e filosofie orientali da servire come handout per un corso sul taoismo (e in effetti…)
Cord è sulla strada per diventare il miglior guerriero del mondo e sfidare il perfido Zetan – ma ilcammino è costellato di strane prove, e c’è un flautista cieco che sembra saperla molto lunga…

E poi un outsider…

A Chinese Ghost Story
Primo (1987) di una trilogia, il film prodotto da Tsui Hark è responsabile (con The Killer di John Woo) dell’esplosione del cinema di Hong Kong in occidente alla fine degli anni ’80.
Spettri, maledizioni, stregoni taoisti, ed uno dei cattivi più surreali della storia del cinema.