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Flashman Forever

Post imprevisto, ma chissà…

Ne ho già parlato in passato.
Una volta, tanto tempo fa, prima che il Politicamente Corretto calasse come un miasma esiziale sulle vite di noi tutti, ci fu un autore di nome George MacDonald Fraser che decise di fare del più grande ed esecrato cialtrone della narrativa per ragazzi vittoriana, il più grande eroe tout-court dell’epoca vittoriana.
Senza alterare di una virgola la sua natura di esecrabile cialtrone.
George MacDonald Fraser era un giornalista con trascorsi militari di tutto rispetto (combatté in Birmania durante il secondo conflitto), noto in Gran Bretagna per una serie piuttosto divertente di racconti sulla vita militare delle truppe provenienti dalle Highlands scozzesi e stazionate in Medio Oriente, ed aveva anche lavorato per il cinema (di solito in coppia con Richard Lester).
Il risultato della sua incursione nella letteratura avventurosa fu, nel 1969, un libro intitolato Flashman (in italiano, L’Ussaro della Regina Bianca – ah, le meraviglie dell’editoria nazionale).
Io lo scoprii solo nel 1992, ma posso garantire che Flashman (ed i romanzi successivi della serie) rappresenta uno dei libri fondamentali per la mia formazione culturale e personale.
Il che è grave, molto grave… Continua a leggere


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Un erede per Flash Harry?

George MacDonald Fraser è scomparso il 2 gennaio del 2008.
Con lui, è svanita (per sempre?) la speranza di vedere colmate le ancora numerose, numerosissime lacune nella carriera di Sir Harry Paget Flashman.
I dodici volumi di memorie editi da MacDonald Fraser a partire dai diari di Flashman, e pubblicati tra il 1969 ed il 2005 hanno tracciato la carriera militare e le imprese diplomatiche di Flash Harry dal suo iniziale coinvolgimento nella Prima Guerra Afghana, il viaggio in Borneo e l’incontro con James Brooke, la prima Guerra Anglo-Sikh e il recupero del Koh’i’noor, l’affare Bismark-Montez del 1847-1848, l’esperienza come mercante di schiavi e il primo incontro con Abramo Lincoln, la corsa all’oro in California, la Guerra in Crimea e Balaklava, la Rivolta dei Sepoy e l’assedio di Lucknow, la faccenda di John Brown, la Rivolta Taiping e il sacco di Pechino, l’invasione inglese dell’Abissinia del 1868, Little Big Horn, il Congresso di Berlino, lo Scandalo del Baccarat e la disfatta di Isandlwana.
Rimangono tuttavia scoperti i dettagli sul coinvolgimento di Flashman nella Rivoluzione Messicana (dove servì come consigliere militare per l’imperatore Massimiliano – pur combattendo anche sul versante Juarista per un breve periodo), informazioni più ampie sulle imprese dell’ufficiale britannico durante la guerra Zulu (e in particolare nell’assedio di Rorke’s Drift), ed una chiara descrizione delle attività di Flash Harry durante la Guerra di Secessione Americana (nella quale, è accertato, servì come ufficiale sia per i Confederati che per gli Unionisti, venendo insignito di onorificenze al merito da entrambe le parti).
Oltre naturalmente ai fatti relativi all’assedio delle legazioni, a Pechino nel 1901.

Ma alla frustrazione per i misteri che paiono destinati a rimanere tali, gli appassionati negli ultimi sedici mesi si sono guardati attorno con crescente apprensione alla ricerca di una nuova figura che fosse in grado di occupare l’importante, importantissima nicchia lasciata da Harry Flashman nel panorama della narrativa storica.
E non che qualcuno non ci abbia provato, a rifare Flashman – ma con risultati francamente patetici di pubblico e critica.
Ora pare che James Delingpole abbia una possibilità di farcela, con il primo volume della biografia di Dick Coward – poco nota figura che tuttavia svolse un ruolo centrale durante il secondo conflitto mondiale.
Coward on the Beach, primo di una serie di dieci volumi, esile ma sostanzioso, apre l’azione in media res, con lo sbarco in Normandia e le sue immediate conseguenze.
Si dirà che Coward non è Flashman, e tuttavia l’apparato documentario è quasi al livello di quello normalmente offerto da MacDonald Fraser, e l’azione scorre piacevole.
Volumi successivi dovrebbero procedere nel ricomporre il mosaico, coprendo gli eventi della Grecia, del Nord Africa, della sassonia e – o così pare – scendendo nel dettaglio dell’Operazione Market Garden.

Riuscirà Dick a rimpiazzare Harry?
Improbabile.
Certo non nella memoria di tutti coloro – e sono tanti – che hanno fatto del vecchio soldato vittoriano più che un’icona, un modello di vita.
Ma questioni di gradimento e di affinità col periodo storico a parte, è comunque bello vedere che la tradizione iniziata da George MacDonald Fraser ha trovato, forse, finalmente, un adeguato continuatore.

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George Macdonald Fraser, OBE

E’ appena stata diffusa la notizia che lo scrittore, sceneggiatore e giornalista George Macdonald Fraser si è spento ieri, all’età di 82 anni, dopo una lunga battaglia contro il cancro.

Già studente di medicina, Macdonald Fraser optò per la carriera militare allo scoppio del secondo conflitto, e prestò servizio in fanteria in Birmania – un’esperienza narrata nel suo Quartered Safe Out Here, memoriale forse politicamente scorretto ma storicamente accurato.

Nel 1969, l’autore scozzese pubblicò il primo volume della serie di romanzi storici per i quali verrà giustamente ricordato a lungo. Con Flashman si apre la cronaca delle avventure di Sir Harry Flashman, un cialtrone rifatto vittoriano, in un ciclo narrativo che accoppia una estrema accuratezza nelle ricostruzioni storiche ad uno sguardo irriverente e cinico verso le grandi illusioni dell’epoca vittoriana.
La serie è presentata come collezione di manoscritti autobiografici ritrovati accidentalmente e “editati” da Macdonald Fraser: Harry Flashman, già “cattivo” del romanzo di Thomas Hughes Tom Brown’s Schooldays (un classico vittoriano paragonabile al nostro “Cuore”), cresce e intraprende la carriera militare – sicuro, da buon vigliacco, che l’ascesa al trono di Vittoria garantirà un futuro di pace e prosperità al paese.
Le sue aspettative verranno spettacolarmente disattese, ma Flashman riuscirà a mentire, barare, truffare e strisciare fuori da ogni situazione, uscendone non solo profumato come un giglio, ma con una crescente aura di eroismo e rispettabilità attraverso sessant’anni di guerre, rivoluzioni, colpi di stato e disavventure varie – da Kabul a Rorke’s Drift, dalla Rivolta dei Sepoy alla battaglia di Little Big Horn.
Godrà di una vita lunga ed agiata (anche se intervallata da lunghi periodi di panico e disperazione sul campo di battaglia), riceverà tutte le onorificenze conosciute all’uomo, riuscirà a sopravvivere a ufficiali migliori di lui, riuscirà ad approfittare di donne più intelligenti di lui, riuscirà a rimanere fondamentalmente stupido ma alla fine onesto se non altro con se stesso.

All’uscita del primo volume, dei quaranta recensori americani, ciurca un terzo presero per buono lo sttrategemma delle “memorie ritrovate”, definendo la “scoperta” degli scritti di Flash Harry come il più importante ritrovamento storico da tempi immemori.

Fra le altre opere di Macdonald Fraser è opportuno ricordare

  • i racconti semiautobiografici sul soldato semplice MacAuslan
  • The Steel Bonnets, colossale studio sulla guerra di guerriglia al confine Anglo-Scozzese fra ‘400 e ‘700
  • The Pyrates, forse il più completo compendio di tutti i cliché della narrativa piratesca
  • Mister American, solido romanzo storico sull’incontro-scontro fra un americano tranquillo e l’Inghilterra post-Vittoriana (Flash Harry vi fa una succosa comparsata).

Macdonald Fraser fu anche sceneggiatore per Hollywood, ed è ricordato per le sceneggiature tratte da Dumas per i film sui Tre Moschettieri di Richard Lester.

L’estrema scorrettezza politica ed onestà storica di George Macdonald Fraser ne fanno un autore difficile inuna società progressivamente sempre più inamidata e desiderosa di fuggire dall’inerente mancanza di colore morale degli eventi storici.
Questo fa sì che i libri di Macdonald Fraser, e le memorie di Flashman inparticolare, risultino invisi ad una grande fetta di pubblico – che può arrivare a reagire in maniera estremamente negativa a certi elementi peraltro storicamente inoppugnabili della narrativa dell’autore scozzese.