strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Cinquanta giri attorno al sole

Parlavo ieri sera con un amico che ha dieci anni meno di me, e mi diceva che lui ha smesso di crescere a venticinque anni.
Posso capirlo – a me questa faccenda di averne compiuti cinquanta non torna.
Siamo davvero sicuri?
Sarebbe come dire che Rumors dei Fleetwood Mac è uscito quarant’anni or sono, il che è palesemente una sciocchezza.

Resta comunque il fatto che io questi cinquant’anni non me li sento.
Oh, badate, sono stanchissimo, ed avendo passato la giornata di ieri a salire escendere scale per musei e gallerie d’arte, per colline e borghi medievali, non mi sento le gambe.
Però, ecco, io i cinquantenni li ho visti, e io non sono così.
Per fortuna.

Comunque, anche questa è fatta, torniamo alla normalità.

O forse no.


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Sessantasei anni?!

Il tempo è strano.
La nostra percezione del tempo è strana.
Noi il tempo lo percepiamo come sequenza di eventi – prima, durante, dopo.
Questo condiziona il nostro rapporto col tempo, la sua percezione.

La storia l’ho già raccontata altre volte – nell’estate del 1984, in una notte calda e infestata di zanzare, con solo Pippo Baudo in televisione, ripescai due musicassette che da tempo giravano per casa.
Un amico le aveva regalate a mio padre dicendogli “dai a tuo figlio qualcosa di buono da ascoltare”, e mio padre le aveva messe in un cassetto e se n’era scordato.
Perciò, nella disperata ricerca di qualcosa che tenesse la noia terminale a bada (e non richiedesse di tenere le luci accese), infilai uno di quei nastri nel mio Walkman*, e scoprii … beh, questo.

Ascoltatela, che poi andiamo avanti.

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Con Rhiannon su Marte

tws_4906La Spada di Rhiannon è un romanzo di Leigh Brackett pubblicato nel 1953, e basato su una storia che la Brackett aveva pubblicato su Thrilling Wonder Stories nel ’49, intitolata Sea Kings of Mars*.
Lo lessi per la prima volta a metà anni ’80, nell’edizione italiana della Libra, e ora, complice la mia infatuazione per la collana Planet Stories della Paizo, lo sto rileggendo con grande divertimento.

La trama.
Matt Carse, avventuriero e (un tempo) archeologo su un Marte decadente e burroughsiano del futuro, penetra nella perduta tomba di Rhiannon il Maledetto, un personaggio semi-mitologico che, un milione di anni prima, sarebbe stato punito per aver in qualche modo infranto la legge della onnipotente razza dei Quiru.
Tradito da un compare truffaldino, Carse viene risucchiato da un artefatto alieno, e si trova intrappolato nella tomba, e spedito millenni nel passato – su un pianeta Marte ancora verde e rigoglioso, con vasti oceani solcati dalle navi dei Re del Mare.
Catturato e ridotto in schiavitù, Carse dovrà risolvere i misteri di Marte, sfuggire alla crudele e bellissima Lady Ywain, e scendere a patti con Rhiannon stesso, e con la sua oscura maledizione.

Il tutto, in meno di centocinquanta pagine. Continua a leggere


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Rumors

Mi rendo conto di aver parlato troppo di libri negli ultimi tempi e troppo poco dei miei troppi altri interessi.

Mentre la stesura de La Quarta Scimmietta procede – siamo in fase di prima revisione, e sto riscrivendo tutta la seconda parte della storia, circa quattromila parole – continuo ad ascoltare un sacco di musica.

Vecchi dischi in vinile, da decenni sullo scaffale, tornano così alla vita nelle mie lunghe notti – complici la scimmietta e l’insonnia incalzante.

Mi capita così di riascoltare Rumors, dei Fleetwood Mac.
Un disco che mi ha cambiato la vita – e non esagero – e che non ricordavo tanto straordinario.
O meglio, sapevo benissimo che si tratta di un disco straordinario, ma non ricordavo esattamente il perché.

La storia è annosa e l’ho già ripetuta molte volte.
In una notted’estate di venticinque anni or sono (anno più, anno meno), oppresso dal caldo e alienato dalla TV che offriva solo un baraccone presentato da Pippo Baudo, per sfuggire alla noia ripescai un paio di misteriose musicassette da uno scaffale e scoprii i Fleetwood Mac.
Live era stato regalato a mio padre da un amico, e non credo che l’anziano genitore (all’epoca molto meno anziano) lo avesse mai ascoltato.

Fleetwood Mac-Rumours-FrontalIl giorno dopo uscii di casa ed acquistai una copia di Rumors.
Da Ricordi, per ottomila e cinquecento lire.

Era il primo disco di un gruppo che nessuno – ma proprio nessuno – dei miei amici o compagni di scuola conosceva.
I Fleetwood Mac si erano sciolti un paio di anni prima, ed erano un po’ lontani dall’arena giovanilistica Duran/Spandau/Depeche.
Nessuno li conosceva.
Nessuno conosceva Rumors.
Ed a nessuno interessava conoscerlo!
Ed era – ed è ancora – un disco superlativo.

Nati negli anni ’60 come blues band ed estroflessione dei John Mayall Bluesbreakers, i Macs avevano attraversato all’inizio degli anni ’70 una crisi surreale – frequenti cambi di formazione, un chitarrista impazzito, uno colto da crisi mistica, un manager truffaldino che mandava in giro band fantasma col loro stesso nome per capitalizzare sul loro successo…
Trasferiti negli Stati Uniti, i tre membri sopravvissuti della band assoldarono una coppia di folk-rockers in cerca di fortuna e crearono così il miglior gruppodegli anni ’70.

12I Macs del periodo Buckingham-Nicks sono assolutamente perfetti (come si può anche evincere dal loro ritratto qui a destra).

  • un team di tre autori principali estremamente variegato – blues-pop Christine McVie, folk-rock Stevie Nicks, sperimentale Lindsay Buckingham
  • tre voci caratteristiche, inconfondibili e fortememnte individualizzate
  • una sezione ritmica (Fleetwood e John McVie) estremamente precisa ma non per questo meno che spettacolare
  • il miglior chitarrista della sua generazione (Buckingham)
  • un produttore innovativo (Buckingham, di nuovo)
  • una delle presenza sceniche più devastanti della decade (Stevie Nicks)

Rumors cattura l’apice creativo della band – devastata dai conflitti interpersonali (relazioni andate a male, amorazzi, rivalità) e sull’orlo del collasso per un consumo quasi industriale di cocaina.

E’ un disco perfetto, senza una nota fuori posto.

Dalla sua uscita, ha venduto trenta milioni di copie, è al tredicesimoposto fra gli album più venduti del mondo (pur essendo uscito in un’epoca in cui nn esistevano video promozionali e campagne di marketing) e fra i primi titoli nella Top 100 di Rolling Stones.

Contribuì a fare di me un outsider ai tempi del liceo – un’idea romantica, ma cosa posso farci… fatemi causa.
Mi insegnò ad ascoltare la musica, a riconoscere ogni strumento, ad apprezzare l’individualità degli esecutori.

Viviamo in un osceno revival degli anni ’70.
Ma stranamente MTV si limita a riciclare dubbio glitter rock e becero glam in stile Gay Pride.
Dei Fleetwood Mac non parla più nessuno.