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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Ciò che è grande è la sfida

Vi è mai capitato di imbattervi in una frase buttata via, all’interno di un testo dal quale non vi aspettate alcuna velleità stilistica, alcuna qualità superiore, e che invece, Bang!, vi colpisce come estremamente significativa, come se avesse qualcosa di universale?
Vi è mai successa, questa specie di illuminazione zen altamente improbabile?

Beh, a me è capitato ieri mattina, sfogliando un libriccino che fa parte della mia ricca – per quanto eccentrica – biblioteca di testi di statistica.
La statistica è uno strumento essenziale per il mio lavoro come ricercatore e come micropaleontologo, l’ho studiata da autodidatta* e l’ho pure insegnata, per parecchi anni, in corsi post-laurea e post-dottorato.
Da un testo di statistica mi aspetto che sia funzionale, chiaro, e che compia il suo lavoro – che è trasferire nela maniera più efficiente e soddisfacente una serie di informazioni al mio cervello.
Però…

Il testo incriminato è ingannevole fin dal titolo – si intitola, molto utilitaristicamente, Fifty Challenging Problems in Probability with Solutions.
Ma non contiene in effetti cinquanta problemi, bensì cinquantasei.
Il testo è ingannevole anche perché, con le sue ottantotto pagine e le dimensioni di un quaderno, parrebbe una cosuccia da niente.
E invece è una tortuosa, progressivamente sempre più difficile, articolata ed estanuante scalata del Monte Statistica.
Il primo problema è una cosina di tre righe appena, che si risolve a mente.
Ma le cose si fanno progressivamente e rapidamente ben più complesse.
Il volume è ingannevole perché con la sua copertina astratta, le sue poche pagine, il suo aspetto dimesso da vecchio libro di statistica, celano infatti una natura elegante, vagamente eccentrica, una subdola imprevedibilità.

Si tratta di problemi come questo…

Marvin stacca dal lavoro in orari casuali tra le 3 e le 5 del pomeriggio. Sua madre vive su un lato della città, la sua ragazza sul lato opposto della città. Lui prende la prima metropolitana che passa, in una direzione o nell’altra, e va a cena a casa della persona che può raggiungere per prima. Sua madre si lamenta che lui non va mai a trovarla, ma lui sostiene di avere una probabilità 50-50. Negli ultimi 20 giorni, ha cenato da lei due volte. Spiegate perché.

Lo ha scritto, questo libriccino, un signore che si chiamava Frederick Mosteller, nel 1965 – il che tra l’altro significa che si presuppone che i problemi si risolvano a mano, con carta e matita, senza calcolatrice.

Fred Mosteller si occupò di statistica per tutta la vita, tanto che negli anni ’50 fondò il Dipartimento di Statistica ad Harvard.
Uno dei suoi interessi principali fu sempre l’insegnamento della statisitca, e lo sviluppo di nuovi metodi nell’apprendimento.
Nel corso della sua carriera, Mosteller pubblicò 50 testi ed oltre 350 articoli.
Per inquadrare il personaggio, nel 1964, Mosteller pubblicò, insieme con David Wallace un rivoluzionario studio sull’analisi testuale (quella tecnica che permette di determinare l’autore di un testo sulla base della distribuzione statistica delle parole che contiene), dimostrando che la Statistica Bayesiana** non era un eccentrico coacervo di idee storte, ma uno strumento potentissimo.
Lo studio – per determinare chi avesse scritto quali degli 85 articoli e saggi che proponevano la stesura della costituzione americana – venne pubblicato non da una rivista scientifica, ma da Time Magazine.

Uno che ha fatto la storia, insomma, il buon Fred Mosteller.
E nel 1965, Fred Mosteller scrisse questa frase, nell’introduzione al suo agile volumetto…

In un problema, ciò che è grande è la sfida. Un problema può essere una sfida per molti motivi: perché l’argomento è affascinante, perché la risposta contraddice l’intuizione priva di sofisticazione, perché illustra un importante principio, perché ha un vasto significato generale, per via della sua difficoltà, per via della sua soluzione ardita, o persino per via della semplicità o della bellezza della risposta.

E, cosa posso dirvi…
Io la trovo bellissima.

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* Da cui l’eccentricità della mia biblioteca.

** Potremmo parlarne per mesi – si tratta di un tipo di statistica completamente diversa da quella usata abitualmente, e sviluppata da un pastore presbiteriano e matematico per hobby, un certo Thomas Bayes, nella prima metà del ‘700. È strana (la probabilità è definita come grado di fiducia, non come frequenza), ma è estremamente sensata quando, ad esempio, si guardano dati sull’ambiente  allo stato brado anziché in laboratorio.