strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Business Plan, chi era costui?

Questo è una specie di post del piano bar del fantastico.
Ma non tratta un argomento fantastico.
Perciò leviamoci dai piedi questo pianoforte, e veniamo al punto.

Angelo Benuzzi chiedeva, sabato passato

Chi di voi (non Davide) sa come si stende un business plan?

Ora, grazie per la fiducia, Angelo, ma io non è che sia un esperto.
Ho letto un manuale.
Quasi due.
E un po’ di materiale online.
E poiché questo blog sta diventando anche un blog di servizio, facciamo un piccolo quadro generale sul Business Plan per tutti gli avventurieri là fuori.
Una cosina rapida.
Cos’è.
A cosa serve.
Come si stende.
Perché noi valiamo.

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5000 parole in 48 ore

Ah, la dura vita del freelance.
Se farsi pagare resta il problema più grosso (ma non è un problema per tutti oggidì?), il secondo grande problema è la gestione del tempo.
Un incidente d’auto, e non solo il budget cola a picco, ma i programmi di due settimane di lavoro vanno rivisti.
E così ci si ritrova, magari, a dover scrivere un pezzo in due giorni.

Ora, sarebbe una buona regola rinunciare ai lavori che non possiamo fare.
Se non ho la possibilità di uscirne bene, non mi ci caccio dentro da principio.
Però, però…
A parte squallide questioni finanziarie, esiste una lungalista di buoni motivi per cui è consigliabile non rispondere picche a chi ci chiede unpezzo per una pubblicazione.
In primo luogo, ne avremo un ritorno di immagine – poter citare un pezzo pubblicato dall’editore X o dalla rivista Y arricchisce il nostro portfolio.
E si tratta sempre di raggiungere lettori che finora non sapevano nulla della nostra esistenza.
Poi, se ci hanno chiesto un pezzo, fornendolo entro i tempi dati come richiesto ci faremo del karma positivo con l’editor che ci ha contattati, e che avrà più voglia di contattarci di nuovo la prossima volta.
Aggiungiamo che mettere mano ad un pezzo in un ambito nel quale abbiamo poca esperienza è un’eccellente modo per farsela, quella esperienza.
E per finire, chi l’ha detto che non si può scrivere un buon articolo, diciamo 5000 parole, in un finesettimana?

Ecco allora qualche idea per farlo.
Per me funzionano, naturalmente, anche se non ne posso garantire l’universalità.

. Cercatevi un titolo ed un sottotitolo fin da subito.
Questo aiuta, in primis, a dare un tocco di finalità al progetto, e dall’altra rende più probabile l’accettazione. Un titolo ben studiato è infinitamente meglio di “Articolo di Tizio sull’argomento X, da ricevere entro il 30/1” – il nostro editor avrà più voglia di darci il via libera.

. Determinate un target di parole minime – io di solito punto a 5000 (circa 10 pagine a interlinea 1) per un pezzo standard.
Anche questo serve per avere un punto d’arrivo definito.
Sforare non è un problema.

Nota: Comunicare al più presto, o in sede di proposta, titolo, sottotitolo e numero di parole minimo fa un effetto dannatamente professionale.

. Chiedete le linee guida per formattazione e altre sciocchezze editoriali.
Suona dannatamente professionale, oltre a dirvi cosa potete e non potete fare.
Se vi riferiscono ad uno standard, fate in modo di sapere di cosa si tratta (Google è vostro amico).

. Fatevi una bella mappa mentale – eccellente per individuare una struttura, focalizzare certi punti, stabilire cosa avete già in mano e cosa cercare.

. Documentatevi
Se vi hanno offerto il pezzo è perché, per qualsivoglia motivo, sono convinti che voi in qualche modo vi intendiate dell’argomento in questione.
Tale competenza potrebbe ridursi a
a . sapere dove cercare i dati in internet
b . essere in grado di leggere alla svelta

. Saccheggiate il vostro catalogo
Vi hanno chiamato perché questo, in un modo o nell’altro, è il vostro ramo.
Ora, c’è qualcosa che avete già scritto che contenga materiale utile? Citatevi addosso… è poco elegante, ma fa contenuto.

. Saccheggiate il vostro blog
Le probabilità sono buone che vi abbiano chiesto di parlare di un certo argomento perché tale argomento è stato già citato sul vostro Blog.
Riutilizzate quei contenuti.

. Saccheggiate i blog dei vostri amici
… e poi citateli in bibliografia. Oltre ad allungare la lista di references, sono comunque contenuti, ed è karma positivo.

Ora, tracciate un’outline sulla base della vstra mappa mentale, e piazzate nei punti nevralgici i vostri scampoli – pezzi di vecchi articoli, brani di blog vostri e altrui, qualche citazione, rileggete, e lasciate riposare per una notte.
Questa è la vostra prima stesura.

Il mattino successivo, rimpolpate le transizioni fra un pezzo e l’altro.
Fin qui potete lavorare tranquillamente su un file TXT.
Questa specie di mostro di Frankenstein necessiterà di un paio di belle rilertture, ed una ancor più drastica sessione di correzione ed editing, per rendere il tutto uniforme – passate ad un word-processor per il lavoro sui font.
In particolare, i vostri pezzi riciclati andranno riscritti, in modo che la riciclatura non sia tanto palese.
Suddividete in capitoli, numerate e titolate ciascuno.
Spostate i blocchi in modo che la lettura sia scorrevole al massimo.
Poiché non sarà un lavoro lungo – avete poco tempo, giusto? – ma sarà un lavoro intensivo, fate dieci minuti di pausa ogni cinquanta minuti di lavoro.

Ricordatevi di aggiungere:

. Sezione ringraziamenti – non scordatevi l’editor e gli amici saccheggiati.

. Bibliografia

. Agganciateci una vostra breve biografia – non più di otto righe (se serve più lunga ve la chiedono)

Spedire il tutto in formato .rtf o .doc (a meno che non ve l’abbiano chiesto in altro formato).
Bello liscio.


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Strane vibrazioni

Mi dicono che tutto va bene.
Che la crisi non c’era, è passata, che ne usciremo benissimo.
Meglio dei francesi, meglio degli spagnoli.
Mi dicono che – nonostante il martellante richiamo alla Patria ed al Popolo Sovrano – non siamo sul ciglio di una drastica sterzata populista e autoritaria.
Mi dicono che va tutto benissimo.
C’è persino il Digitale Terrestre.

Due giorni or sono un mio buon amico – freelancer di successo – si è visto cancellare il corrente incarico da un committente storico, dopo oltre dieci anni di collaborazioni.
Nessuna possibilità di futuri contratti in quella direzione.
La rescissione dei rapporti è avvenuta con una telefonata.
Il motivo – il modo in cui il mio amico si veste al di fuori dell’ambito lavorativo.

E ache se non ce ne dovrebbe essere ragione vorrei far notare che il mio amico – rispettatissimo professionista – non è né un nudista radicale, né un cross-dresser, né una drag queen, né un cosplayer nel tempo libero.
Non si veste insomma né da donna, né da Pokemon, non indossa sacchi neri come poncho né un barile sorretto da un’unica bretella.
Semplicemente non porta giacca e cravatta nel weekend o dopo l’orario di lavoro.

Stamani, intanto, per la prima volta, il mio postino mi ha chiesto di firmare per un plico ricevuto da oltr’alpe.
Era perplesso quanto me.
Il plico conteneva mappe del Medio Oriente e dei paesi arabi.
Devo preoccuparmi?

E pochi minuti fa, dopo una lunga assenza, ho provato a riconnettermi a Pandora, per sentire un po’ di musica e testare un nuovo frontend programmato da un amico.

Dear Pandora Visitor,

We are deeply, deeply sorry to say that due to licensing constraints, we can no longer allow access to Pandora for listeners located outside of the U.S. We will continue to work diligently to realize the vision of a truly global Pandora, but for the time being we are required to restrict its use. We are very sad to have to do this, but there is no other alternative.

We believe that you are in Italy (your IP address appears to be xx.xx.xxx.xxx). If you believe we have made a mistake, we apologize and ask that you please contact us at […]

If you are a paid subscriber, please contact us at […] and we will issue a pro-rated refund to the credit card you used to sign up.
[…]
We share your disappointment and greatly appreciate your understanding.

Sono tre eventi non connessi, ma che mi lasciano addosso un’impressione pessima.
Ma mi dicono che va tutto benissimo.
Continuate a sorridere.
Non sono i fulmini della tempesta in arrivo.
Sono i lampi dei flash.

[fotografia http://www.uwec.edu]

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Ubuntu Netbook Remix – e poi?

Dopo una ventina di giorni dall’acquisto del mio netbook, è giunto finalmente il momento di porsi la domanda essenziale – cosa diavolo me ne faccio, di un netbook?
Specie considerando che ho un computer portatile che è ormai una macchina oliata alla perfezione (beh, quasi) per fare ciò di cui ho bisogno.
Però, l’hai voluta la bicicletta?
E adesso pedala.
E poi, dai, a qualcosa servirà…

Di fatto, il netbook, col suo peso ridottissimo, è di per se un’ottima scusa per non scammellarsi il portatile in giro ad ogni pié sospinto.
Rispetto alla solita chiave USB con caricato Portable Apps (ormai indispensabile), il netbook torna utile qualora io debba fare qualcosa di più premeditato e definito che mettere in piedi una copia del mio ufficio on the road in caso di emergenza; posso usarlo per impostare presentazioni, per tenere in ordine i miei appunti, per lavorare anche sul treno o in qualche località esotica. Il sistema deve permettermi quindi di avere il necessario per lo svolgimento del mio lavoro e poco più, il tutto sul suo miserrimo hard disk allo stato solido.
Ne consegue una accurata lista della spesa.
Applicazioni collaudate, utili, leggere in termini di spazio occupato su disco – con un occhio all’interoperabilità ed alla ridondanza.

Sistema operativo, si è detto, Ubuntu Netbook Remix – che è poi una versione rielaborata dell’ultimo Ubuntu 9.04.
Ad alcuni non piace l’interfaccia, ma le prestazioni sono comunque ottimali.
E non è Windows.
UNR si installa con una serie di software precaricati.
OpenOffice 3 fornisce tutte le funzioni basilari per la gestione del lavoro – elaboratore testi, foglio di calcolo, software per presentazioni, database, disegno.
Potrebbe bastare, ma non basta.
Ci aggiungiamo Gnumeric, che rispetto ad OpenCalc ha molte più funzioni statistiche.
Ci aggiungiamo gLabels, che è piccolino e stampa etichette e biglietti da visita personalizzati.
E poi… VUE (Visual Understanding Environment) è un software alternativo per creare presentazioni – è ancora un po’ legnosetto, ma i risultati possono essere spettacolari; FreeMind serve per creare mappe mentali – ne ho parlato spesso, negli ultimi tempi; Note Tomboy è utile per buttare giù apunti alla svelta, e costruire outline di lavori diversi.
Xpad fornisce dei post-it da piazzare sullo schermo – ottimi per pro-memoria volanti.
E per finire un diario/organizer – RedNotebook funziona alla perfezione – e una rubrica per segnare i contatti – Rubrica appunto.

Se sono in giro per il mondo, voglio poter comunicare con i miei contatti, in qualsiasi forma possibile.

UNR ha di default Firefox, attraverso il quale posso verificare la mia posta su Gmail. Aggiungo un paio di plugin per la posta, Greasemonkey per gli script, e ScribeFire per poter gestire il mio blog, così come FireFTP per il file transfer (anche se ormai è considerato antico).
Già che ci sono, customizzo il look di Firefox eliminando le Toolbar di navigazione e dei Bookmark, spostando tutto l’indispensabile nella barra del menù, ed implementando TinyMenu e un tema compatto. All-in-One Sidebar è un altro ottimo componente aggiuntivo. Lo scopo è rendere disponibile il massimo spazio sullo schermo alla navigazione.
Poi è sempre bene avere un back-up: è vero che lo spazio scarseggia, su questo piccolo hard-disk, ma una copia di Opera la carico ugualmente – per quelle occasioni in cui Firefox ci lascia a piedi.
Wicd serve per risolvere eventuali problemi di connessione wifi o LAN.
Mentre ci sono, elimino Evolution Mail dal menù (e se ci riesco dall’hard disk) perché non mi serve.
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Comunicare, si diceva.
Pidgin mi permette di gestire da un’unica interfaccia la messaggistica: IRC, GoogleChat, Facebook Chat, Yahoo, MSN… La parte veramente noiosa è impostare sul nuovo Pidgin tutti gli account che ho sul computer di casa – al momento se esiste uno strumento per la sincronizzazione, non l’ho ancora scoperto. Ma è una minuzia.
Oh, già, Liferea, per restare in contatto con i feed che leggo regolarmente. Stesso problema di sincronizzazione come per Pidgin, ma non è così grave.
Skype lo adoperano tutti, o così dicono.
Non mi piace particolarmente, ma lo carico, insieme con Ekiga, che fa le stesse cose (meglio) per un diverso circuito di comunicazione.radioage10-55
Butto una manciata di euro e acquisto un set di cuffie e microfono a bottone, con le quali oltre a parlare su Skype o Ekiga, posso anche ascoltare la musica.
Questo significa caricare XBMC e VLC sulla macchina.
Li userò poco, ma sono entrambi inaffondabili. E poi, poco… conentrambi è possibile anche ascoltare stazioni radio in streaming…
Un rudimentale registratore di suoni è già installato, e potrò usarlo per registrare eventuali presentazioni altrui.

Grafica – si potrebbe rendere necessario sistemare alcune immagini alla svelta.
Considerando costi e benefici, GIMP ha tutto quello che serve.
È pesante, ma ci può stare.
Resta da discutere Picasa – che potrebbe servire, visto che di solito mi sposto con la fotocamera digitale. Bisogna valutare i pro (potenzialmente utile) con i contro (pesante).

Impossibile rinunciare a Wine – per far girare le applicazioni Windows.
Già che ci siamo, aggiungiamo UbuntuTweak, per la manutenzione minima del sistema.

C’altro?
Kompozer, oppure BlueFish, oppure il Web Developer plugin per Firefox – perché potrebbe essere necessario mettere in piedi alla svelta una pagina web e non sempre il blocco note è la scelta più comoda.

Il tutto, con un po’ di attenzione, in circa quattro giga di hard disk, forse un po’ di più.

A questo punto, nella cartella Documenti, si crea una sottocartella nella quale si scaricano copie del curriculum, un foglio di biglietti da visita, e l’eventuale modulistica minima necessaria per il lavoro.
In una cartella a parte metteremo invece i lavori in corso sui quali vogliamo poter lavorare anche on the road.
Una cartella di letture diverse per il tempo libero potrebbe sostituire/complementare l’immancabile Grosso Paperback per le nostre trasferte.
In Musica mettiamo non più di quattro dischi campionati in maniera non ossessiva (circa 300 mega in totale) – è una di quelle classiche situazioni da isola deserta, e ci accontenteremo di una pulizia del suono da vinile d’antan…
In Immagini mettiamo uno sfondo alternativo a quello – un po’ deprimente – di Ubuntu.

Sarebbe bello metterci anche R e Squeak, ma lo spazio è quel che è – se non sono strettamente necessari…

Fatto!
Mancano naturalmente i software da lavoro essenziali per ciascuno (io ci metterò PAST, una tabella stratigrafica, una tavola periodica) – ma l’elenco di software visto fin qui dovrebbe garantire un’elevata produttività anche a fronte di un hard disk minuscolo.

Prossimo passo – acquistare un alimentatore a celle solari per ovviare alla vita breve della batteria e rendere davvero mobile tutto il sistema…

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I giochi di ieri

https://i0.wp.com/www.dolfi.com/fotoweb/thumb/10031.jpgContinua la desertificazione del panorama accademico nazionale – e chi campava, anche degnamente coi corsi a contratto, ora si sente proporre di andare a fare il bracciante per la vendemmia a sette euro e cinquanta l’ora, e non può neppure prendere a pugni sui denti chi lo propone.

Resta il settore privato, nel quale la formazione continua ad essere richiesta e che forse in futuro riceverà più fondi della povera vecchia università.

Cosa fare?
Semplice – si delinea un programma di corso, con un bel titolo ad effetto, e lo si spedisce assieme ad un curriculum “tattico” ai potenziali promotori.
E poi si incrociano le dita.

Era un gioco che facevamo spesso, all’università, quello di immaginarci il nostro corso ideale – materia, testi di riferimento, tipo di attività proposte ai partecipanti.
Era un modo per passare il tempo, e per esorcizzare l’ipotesi di divenire creature incartapecorite ed abuliche come i nostri docenti.

Oggi quel gioco diventa una strategia evolutiva – inventarsi il corso, dargli un nome, giustificarne l’esistenza, proporre attività e testi…
E poi tutti i dettagli – numero di partecipanti, ore e loro scansione, supporti didattici…

Io per buona misura, ne ho sei in preparazione – tre connessi alle mie attività diurne, tre alle mie attività notturne.

Sulla quantità….


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Prof.

Mi hanno chiamato Prof.
E io non mi capacito.

Oh, ne sono lusingato, certo, compiaciuto, anche.
La mia povera mamma sarebbe stata così orgogliosa.
Però…

Il fatto è, credo, che io sono stato studente per la maggior parte della mia vita.
Circa venticinque anni su quaranta.
Mi sono laureato tardi, e dopo ho continuato coi corsi di perfezionamento e i master…
Per preparare i miei corsi continuo a bruciare centinaia di pagine all’anno di articoli, libri… continuo a studiare.
Nella mia percezione di me stesso rimango uno dei ragazzi (e mentre l’orologio ticchetta e le lancette girano, diventa sempre più difficile).

Il fatto è che io continuo a vivere sul lato sbagliato della cattedra.
Quindi questa dicitura di Prof. mi fa sentire un po’ strano.
È come il riconoscimento dell’essere passati dall’altra parte.

Domanda: Ho dei ricordi positivi dei miei insegnanti?
Domanda mal formulata.
Riproviamo….

Domanda: Ho dei ricordi positivi dei miei professori?
Risposta: Ho avuto alcuni ottimi insegnanti, ai quali vanno tutta la mia gratitudine ed il mio affetto. Tutti gli altri vanno a comporre il più grottesco campionario di bastardi deviati e ignoranti che io riesca ad immaginare.
Ed io ho una grande immaginazione, ricordate: io scrivo fantascienza.
Dev’essere per questo che ad essere accomunato alla categoria provo un brivido.
Io come quelli là non voglio diventare.

Gente che negli anni ’90 chiedeva tesine scritte a mano “in bella scrittura” affinché lo studente dimostrasse maggiormente il proprio interesse per la materia.
Gente che diceva ai colleghi “considera i tuoi studenti dei futuri concorrenti”.
Gente che ammetteva a lezione le proprie cattive pratiche professionali – “Questa è una perizia che ho fatto per telefono”.
Gente che aggiornava i corsi solo per adeguarsi alle nuove norme – “Ma abbiamo solo cambiato il titolo, il programma è lo stesso degli anni passati”.

No, grazie.
Rimango piuttosto un dannato freelance – oggi posso insegnarti statistica ambientale, domani posso ripararti il computer.
Faccio traduzioni.
Scrivo articoli.
Vendo auto usate.
Ma mi sforzo di garantire una serietà che la categoria Prof. mi ha mostrato raramente – e spesso molto lontano da qui.
E non la voglio garantire, questa serietà, perché sono un santo.
È perché sono stato sul lato sbagliato della cattedra, e so cosa significa avere a che fare con persone che la serietà l’hanno lasciata nelle tasche dell’altra giacca.

E perché nel crudele mondo dei freelance, la serietà e l’affidabilità sono valuta corrente.
Ne abbiamo discusso in passato.

L’unica cosa che mi consola, quando vengo colto da questi pensieri desolanti sull’insegnamento, è che spesso l’ambito professionale è anche peggio.
Com’era…?
“La nostra azienda è una macchina per generare denaro.”

Mi consola.
Ma molto poco.


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La prima regola del freelance

Convincili che sei affidabile

Anche a costo di farti un paio di notti in bianco lavorando con tempi strettissimi.

A-Team-CellNiente di meglio che essere segnalati sull’agenda di un editor o di un committente nella stessa categoria dell’A-team: strano ed eccentrico, ma farà il lavoro richiesto anche in tempi stretti.
Capitano in questo modo un sacco di lavori di emergenza, che bilanciano la scadenza al veleno (“Mi servono seimila parole e mi servono per ieri”) con compensi più che piacevoli.

E il vostro contrattore sarà sempre un po’ più disponibile con voi, se saprà che siete persone disponibili in caso di emergenza.
Più aperto a proposte selvatiche, più trattabile su questioni di scadenze e pagamenti.

E’ in questo modo che in capo ad una settimana mi sono cascati sul desktop due nuovi lavori.

Il Libro di Leiber è appena uscito, la raccolta di saggi su Hannibal Lecter è in fase di pre-produzione, e l’editor di entrambi i lavori mi ha affidato due nuovi saggi critici.

Uno sulle donne nella narrativa di Robert Bloch (l’autore di Psycho).

Uno sulla novella “Elsewhere” di William Peter Blatty (l’autore de L’Esorcista), da preparare con tempi “da emergenza”.

E come lamentarsi?
Pubblicazione internazionale da un editore rispettato e affidabile, in compagnia di autori ad alto profilo, pagamento sicuro (non cose del tipo “speravamo ma poi…”)…

Certo batte fare il bancario ogni dannatogiorno della settimana.
Con tutto il rispetto per i bancari.