strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Shakerato, Non Mescolato

Ve la ricordate la faccenda degli stupri in Game of Thrones?
Orribile vero, tutto quel baccano?

Che poi chessaràmai – la violenza e la brutalità in GoT sono storicamente accurate – a meno che non lo siano affatto, nel qual caso è ugualmente ok perché tanto è fantasy.
Però realistico.
O qualcosa del genere.

Discutendo con un collega sulla faccenda, un paio di settimane addietro, mi è venuto in mente di paragonare la gratuità della violenza in Game of Thrones alla gratuità del consumo alcoolico di James Bond nei film – shakerato, non mescolato1.

foodsofengland bond

Anche in questo caso si tratta di una normale attività umana, che può spesso avere delle conseguenze piuttosto spiacevoli, e che nell’economia della storia non ha (quasi mai) alcuno scopo se non quello di far fare a Bond la figura del figo (se mi si passa il termine tecnico).

Vogliamo dare un’occhiata ai dati? Continua a leggere


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Una volta ogni 27 pagine

Pare che Game of Thrones e A Song of Ice and Fire – la serie TV e i romanzi, in altre parole – abbiano un problema serio.
Stando all’analisi statistica pubblicata dal blog di Tafkar:

Rape acts in Game of Thrones the TV series (to date): 50
Rape victims in Game of Thrones (to date): 29

Rape acts in ASOIAF the book series (to date): 214
Rape victims in ASOIAF (to date): 117

Impressionante, vero?

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Nel caso non aveste voglia di fare i conti, questo farebbe uno stupro e spiccioli per episodio della serie TV (in media) e (sempre in media), uno stupro ogni ventisette pagine nei libri.
E a dire il vero avevo preparato un bel post lungo e dettagliato illustrando il mio punto di vista sulla faccenda.
Ma credo che il discorso che intendevo fare si possa portare avanti meglio in modo diverso, e più costruttivo. Continua a leggere


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Visite in cambio di insulti – Goodkind vs Martin

o.1436Ieri sera ho avuto una semplice idea geniale.

Perché non scrivere, mi sono detto, un post non troppo lungo e non troppo approfondito – diciamo 440 parole secche – nel quale sostenere che Legend of the Seeker, la serie TV basata su La Spada della Verità di Terry Goodkind, è sostanzialmente meglio – per me – di The Game of Thrones, la serie TV basata su Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, di George R.R. Martin.

LotS_logoFare un post così, non perché io sia convinto della sua validità (per quanto potrei anche esserlo, in fondo resterebbero fatti miei, non credete?), ma semplicemente per portare il conteggio delle visite ad almeno 2000 al giorno per due o tre giorni.
Per fare numeri.

Sarebbe facile.
Si tratterebbe sostanzialmente di ottenere visite in cambio di insulti. Continua a leggere


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Game of Thrones, i Cocktails

gotcocktailsRapidissima segnalazione per i fan di The Game of Thrones, che tanto affetto hanno dimostrato per strategie evolutive nelle ultime settimane.

È disponibile gratuitamente online un volume in pdf con una collezione di ricette di cocktails ispirati ai personaggi, alle casate ed agli eventi della serie televisiva basata sul lavoro di George R.R. Martin.

Il volume è scaricabile da questa pagina, sul blog di Sandra Lam, Cocktails & Bikinis.

Alla salute!

 


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Come Game of Thrones danneggerà il fantasy

Questo è una specie di post del piano bar del fantastico, nel senso che viene fatto per scommessa, e già presagendo almeno parte delle conseguenze.
Ma perché preoccuparsi.

a-game-of-thronesVediamo – è agli atti il mio scarso apprezzamento per il ciclo A Song of Ice and Fire di George R.R. Martin.
Fin dove l’ho letto, ho ritrovato i tratti caratteristici di Martin (buona, ottima costruzione dei personaggi e dei dialoghi, buona tecnica per tenere il lettore desto), sposati ad una narrazione prolissa e troppo scopertamente aderente a elementi storici noti per riuscire a catturarmi.
Ora, badate, questo non significa che voi, ai quali questi libri piacciono, siate degli idioti o dei malvagi – e gradirei se voi voleste concedere la stessa fiducia al sottoscritto; si tratta semplicemente del fatto che non è il tipo di fantasy che mi interessa al punto da investirci del tempo.
A voi sta bene?
Perfetto.

Allo stesso modo, trovo la serie della HBO prolissa, farcita di gratuità e sciocchezze, e sostanzialmente noiosa.
Vale, credetemi, il discorso di cui sopra.
Il fatto che io dica che non mi piace non deve essere inteso come una minaccia al fatto che a voi, invece, piaccia.
Se a voi piace, spero non abbiate bisogno della mia conferma (anche perché non l’avreste).

Mi domando però – e così arriviamo al tema di questo post – quanto danno riuscirà a recare il successo del ciclo di Martin e, ancora di più, della serie televisiva, al genere?

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Perché è fantasy

a-game-of-thrones-new-hcSuccede sempre così – uno se ne va per un paio di giorni, che trascorre leggendo e senza avere contatto alcuno con i mezzi di informazione, e succede qualcosa di interessante.

Del tipo, Rai4 decide di passare Il trono di Spade, popolarissimo sceneggiato tratto dall’altrettanto popolare ciclo di romanzi del bravo George R.R. Martin, e una associazione di spettatori cattolici si imbizzarrisce.
Pornografia!
Depravazione!
Si spinge perché la serie venga eliminata dai palinsesti.

Ora, due premesse doverose.

Premessa prima – ho sempre avuto fortissima l’impressione che queste associazioni di spettatori indignati siano lì esattamente per indignarsi.
Che non siano quindi esattamente spettatori, ma piuttosto cercatori della causa d’indignazione.
Opinione mia, naturalmente.

Premessa seconda – a me Il Trono di Spade non interessa. Rispetto Martin soprattutto per i suoi lavori giovanili, ed avendo letto i primi due volumi del ciclo dei troni, mi son detto che non è il mio genere di fantasy, e che non essendo immortale, a certi libri ci rinuncio e ne leggo altri che mi piacciono di più.
Mi diverto di più con una storia della Guerra delle Due Rose (che poi a ben guardare, Stark = York, Lannister = Lancaster, ci sarebbe di che insospettirsi…)
*
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La condizione di Muzak

Rubo il titolo a Robert Hughes o forse, chissà a Jerry Cornelius.
Ma non voglio parlare di musica.
O di arte.
Però…

Qualche giorno addietro si parlava, con alcuni amici, dei cartoni animati giapponesi coi quali è cresciuta la mia generazione.
La prima grande ondata.
I robottoni di Go Nagai.
Capitan Harlock.
Lupin III.
I ninja di Sampei Shirato.
E poi giù giù fino a… mah, io direi fino a Tenchi Muyo e Patlabor.
Io i confini della “mia generazione” li metto lì.
Dopo, i cartoni diventarono – per me e per alcuni miei coetanei – una faccenda abbastanza noiosa, con occasionali picchi di genialità, sì, ma non più una monolitica fonte di intrattenimento.
Ma non si faceva, coi miei amici, la gara per decidere se il Gundam sia più forte di Naruto.

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