strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Solo chiacchiere

Questo è un post del piano bar del fantastico.
Una decina di giorni or sono, alberto ha scritto in un commento…

Mi piacerebbe un tuo post su “teorie e tecniche” della narrativa orale… o storytelling, fai tu

E naturalmente qui su strategie evolutive noi cerchiamo di rispondere sempre alle richieste del pubblico – ma in questo caso mi trovo vagamente in difficoltà.

E chissà che non sia possibile, parlando delle mie difficoltà con la questione dello storytelling non ne venga fuori qualcosa di interessante. Continua a leggere


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Power(Point) to the People!

Questo post avrei voluto scriverlo in inglese.
E poi spedirlo a Garr Reynolds.
Oh, non è detto che non lo faccia, ma per ora, restiamo fedeli alla lingua patria.

Pork chop express, quindi, a base di PowerPoint.

PowerPoint non è il meglio disponibile sulla piazza.
Si tratta di un buon pezzo di software, e di un utile strumento – ma niente di trascendentale.
PowerPoint, sostanzialmente, trasforma il nostro computer in un proiettore di diapositive, fornendoci anche le opzioni relative alla forma ed i contenuti di quelle diapositive – aggiungiamo testi, figure, animazioni.
Il fatto che le opzioni offerte siano scarse e bidimensionali è una triste verità – ma possiamo aggirare il problema.
Renderci conto delle autentiche potenzialità del mezzo, e sfruttarle in maniere nuove, e sorprendenti.

Nei giorni passati sono rimasto assolutamente sorpreso da un uso inaudito di PowerPoint.
La situazione – dotta conferenza.
Il relatore, di altissimo profilo, assalta i sensi e le convinzioni più radicate del pubblico con una sequenza di una ottantina di slide PowerPoint.
Fondo blu a gradiente.
Testo in bianco avorio.
Un 70% abbondante di immagini.
Non ho né l’intenzione né la capacità per valutare i contenuti – che tuttavia, viste le premesse, possiamo presumere eccellenti.
Non mi interessano, a questo punto, i contenuti.
Il mio interesse per l’intera faccenda, infatti, comincia solo dopo la presentazione.
Quando alcuni degli astanti chiedono di poter avere copia delle slide, a futuro riferimento.

Ora, ad una richiesta del genere, si potrebbe essere radicali – e rispondere di no.
Oppure si potrebbe essere banali – e lasciare una copia del file sul server locale, affinché possa venire scaricato dagli interessati.
Si potrebbe prendere la via dell’ingenuità, e far girare la chiavetta USB sulla quale è registrata la presentazione.
O dimostrare un’efficienza nipponica, ed avere pronte cinquanta copie watermarkate della presentazione, bruciate su CD, da regalare a coloro che la chiedono.
O vendergliela!
O si potrebbe essere subdoli, e chiedere l’indirizzo mail degli interessati, e spedir loro una copia zippata del file.

E invece no.
La risposta è, ok alla copia, ma solo in cartaceo.
A stampa.
Da qui, la situazione diventa, prima, brutalmente matematica – 80 slide per 50 interessati, 4000 fogli, 8 risme di carta, una cartuccia di toner – e poi, semplicemente, meccanica – ci vuole un omino che, stampata una copia master delle slide, vada all’unica fotocopiatrice del centro congressi, e stampi le cinquanta copie.
Poi, poiché la copiatrice non fascicola, riordinare le copie.
Graffettarle.
Distribuirle.
Tre ore di lavoro.

Un delirio.

Ora, io non sono un guru delle presentazioni… quello è Garr Reynolds, che ha scritto un libro splendido (ma davvero!), che si intitola Presentation Zen, e che, se lavorate con Power Point o simili e non l’avete letto, scusate, ragazzi, siete solo degli sfigati (e direi che è anche uscito in italiano)… non sono un guru, dicevo, ma un paio di idee vorrei metterle giù, perché evidentemente, per alcune persone che vivono da alcuni decenni in ambito accademico facendo tre-quattro presentazioni la settimana, alcune sottigliezze di PowerPoint sono finora sfuggite.

Vediamo…
1 . stampare le slide per distribuirle dopo la presentazioni è semplicemente stupido.
Può essere utile – diavolo, è utile! – fornire prima della presentazione una copia cartacea delle slide principali, in modo che il pubblico possa seguire meglio il discorso, ed annotare le immagini.
2 . se si vuol rendere disponibile il materiale ai partecipanti, meglio, molto meglio, avere il file caricato su un server facilmente accessibile è facile, veloce e indolore.
3 . sia nel caso 1 che nel caso 2, qualora non si volessero fornire ai partecipanti parte dei contenuti (per motivi di copyright, di discrezione o che altro), allora è possibile preparare un secondo file (senza i contenuti sensibili) o una stampata annotabile (idem) prima della presentazione.
4 . più in generale, sarebbe opportuno discutere di tutte queste opzioni con l’organizzazione prima dellapresentazione.
5 . e partire comunque dal presupposto che ci sarà sempre almeno un partecipante che chiede una copia.

Seguire queste semplii regole – che non si trovano sul manuale di PowerPoint, né nel libro di Garr Reynolds (che però… ve l’ho già detto che è grande, vero?) permetterebbe di evitare che qualcuno dell’organizzazione, di solito l’ultima ruota del carro, finisca nello sgabuzzino della copiatrice a respirare vapori d’ammoniaca per tre o quattro ore, perdendosi tutto il resto del convegno.
Egarantirebbero ad elementi certamenti luminosissimi del mondo accademico nazionale di andarsene perseguitati dall’orrida vox populi…
“Il prof. Tal dei tali? Un genio… certo, non distingue un PowerPoint da una falciatrice, ma…”