strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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A Ottobre, una Settimana per la Terra

OK, cominciamo a organizzarci…
Dal 16 al 23 Ottobre si svolgeranno in tutta Italia le giornate della Settimana del Pianeta Terra, quest’anno alla sua quarta edizione.

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Per una intera settimana di ottobre diverse località sparse su tutto il territorio nazionale sono animate da manifestazioni per diffondere la cultura scientifica, i “Geoeventi”: escursioni, passeggiate nei centri urbani e storici, porte aperte nei musei e nei centri di ricerca, visite guidate, esposizioni, laboratori didattici e sperimentali per bambini e ragazzi, attività musicali e artistiche, degustazioni conviviali, conferenze, convegni, workshop, tavole rotonde. I Geoeventi sono organizzati da università e scuole, enti di ricerca, enti locali, associazioni culturali e scientifiche, parchi e musei, mondo professionale.

Nel corso delle edizioni la Settimana del Pianeta Terra ha avuto una crescita esponenziale: all’ultima hanno partecipato circa 80 mila persone.

Sul sito dell’organizzazione potete trovare un elenco completo degli eventi in tutta Italia. Continua a leggere


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La Misura del Tempo Geologico

time cover final smallNe avevo parlato durante il mese di agosto – una cartella zeppa di file dimenticati… articoli mai pubblicati, abbozzi di storie, racconti spediti ad editori e mai più visti, traduzioni in inglese di mie vecchie storie.
Materiale che ha ormai quasi dieci anni.

Sto spolverando un po’ di cose, ed è come trovarmi a collaborare con unme stesso più giovane.
Abbiamo interessi simili, ma stili diversi.

La prima resurrezione riguarda La Misura del Tempo Geologico, a suo tempo proposto come articolo per un volume del CICAP che avrebbe dovuto aiutare gli insegnanti – soprattutto a livello elementare e medio – ad affrontare il vuoto voluto dall’allora Ministro Moratti alla voce evoluzione.
Non se ne fece nulla.

Rivisto e rimaneggiato, si è trasformato in un agile piccolo saggio, ampiamente saccheggiabile, su come il tempo geologico sia stato immaginato, pensato, misurato.
Da qualche giorno lo si trova su Amazon, a 89 centesimi.
E pare che interessi.


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Il paesaggio vivente

D’estate, complici la calura ed il generale torpore che mi si schianta addosso, ho da qualche anno preso l’abitudine di cambiare marcia – e leggermi un paio di buoni libri di geologia.

Col passare degli anni, riavvicinarmi da un’altra angolazione a quello che è, fino a prova contraria, il mio ambito accademico, è diventato sempre di più un piacere e sempre meno un’incombenza.
Oh, mantenersi aggiornati è indispensabile – ma credo sia impossibile continuare dopo vent’anni a muoversi nello stesso ambito se non si trova un vero piacere nel frequentarlo.

The_Living_LandscapeE così, in questi giorni, sto leggendo con non poco divertimento il bel libro di Patrick Whitefield, The Living Landscape.
Mi ero procurato il volume un annetto fa, con l’idea di usarlo per consolidare il progetto di un corso di lettura del paesaggio – da offrire agli studenti delle superiori, per dire, agli studenti delle scuole per geometri.
Ma anche semplicemente ai curiosi.
Il sottotitolo del libro di Whitefield è infatti “How to Read It and Understand It”, ed il volume si propone di fornire ad un profano gli strumenti minimi per leggere, nel paesaggio, il succedersi degli eventi geologici, e mettere poi a frutto queste informazioni.
Ora, il corso che avevo in mente è sfumato – non interessa, casomai potrebbe interessare, chi è interessato sarebbe interessato soprattutto a vedere il piano del corso e la bibliografia, per poi mettere in piedi la cosa autonomamente. Continua a leggere


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Geologi nell’Antropocene

Un pork chop express di natura accademica e scientifica, oggi.
Mentre voi leggete questo – o per lo meno nel momento in cui questo post va online – io mi trovo da qualche parte fra Urbiono, Pesaro ed Alessandria, sulla strada del ritorno verso l’Astigianistan dopo una rapida trasferta in ambito accademico.

Ma questo post ha poco a che fare con la mia trasferta, e molto con delle vibrazioni colte nell’ambiente universitario nel corso degli ultimi vent’anni, e rappresenta una modesta proposta.

42330-1Vi hanno mai parlato dell’Antropocene?
Nel caso ve lo foste perso, l’Antropocene è quel periodo geologico… beh, nel quale viviamo.
La sua caratteristica fondamentale è data dal fatto che, nell’Antropocene, l’umanità, la nostra specie, diventa una forza significativa nel condizionare l’evoluzione geologica del pianeta.
Le attività umane incidono quanto la tettonica, il clima o la litologia, sull’aspetto del pianeta.
E una parte consistente dei resti che fra millenni eventuali paleontologi troveranno sepolti, saranno nostri.
E non parliamo di quattro terracotte sbeccate gettate da qualche matrona romana – parliamo di milioni di metri cubi di accumuli.

La cosa che io mi domando, è – se l’essere umano è diventato un fattore geologico significativo (conditio sine qua non per definire l’Antropocene), non sarebbe allora il momento di dedicare, come geologi, una parte almeno della nostra attenzione alle dinamiche umane?

Faccio l’esempio del mio attuale ambito di ricerca – le energie rinnovabili.
Ha senso uno studio geologico di fattibilità sullo sviluppo di fonti energetiche alternative, che non consideri anche, quale fattore essenziale, l’elemento umano?
Ha senso, in altre parole, che io possa studiare dove mettere il generatore, come alimentare il generatore, determinare quanta energia io possa ottenere sull’unità di tempo, ed a quale costo… senza considerare, ed inserire nell’equazione, chi la dovrà usare, quell’energia?
Senza considerare come verrà usata, a quali scopi, in quale maniera?

desolation_blog

Oppure…
Un paio di sere addietro mi sono trovato impelagato in una discussione con alcuni amici riguardo alla pelosissima faccenda dell’Alta Velocità in Val di Susa.
Quali che siano le posizioni riguardo alla questione, è indiscutibile il fatto che una pessima comprensione della sociologia della vallata, della demografia dei valligiani, della psicologia degli indigeni, sia all’origine di una parte consistente dei problemi.
Il lavoro di sviluppo dei cantieri, in altre parole, non è ostacolato da una cattiva analisi delle rocce, della geomorfologia, o delle falde acquifere – ma da una pessima (o nulla) analisi delle persone.
Che sono, fino a prova contraria, una componente significativa di quel sistema.

upland-vineyard-3Paradossalmente, in ambiti molto specifici, questa necessità di studiare “geologicamente” la popolazione è stata acquisita – quando i primi petrolieri in pensione, in California, hanno sviluppato le basi della geologia del vino, hanno sottolineato con forza l’importanza della cultura locale, delle tradizioni, dei metodi di lavoro.
E il loro approccio funziona.

Ora, la mia posizione (che immagino verrà accolta a pernacchie dai miei colleghi), è che in ambito applicativo sia necessario aumentare l’attenzione al fattore umano inteso come variabile ambientale “forte”.

Il che potrebbe voler dire dare una infarinatura di sociologia – o ecologia umana – ai miei colleghi scavafossi.
E soprattutto, renderebbe necessaria una revisione approfondita di quelli che sono gli standard di studio geologico in ambito applicativo.

Sarebbe divertente.
Ma pensate che mi daranno retta?


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Due nuove conferenze pubbliche

Due nuove conferenze, l’occasionedi rendere qualcosa alla comunità ed al territorio in cui vivo, e perché no, l’occasione per riordinare le idee e mettere giù un po’ di materiale che finirà prima o poi nel mio Storia Naturale della Valle Belbo (per il momento fermo ad una novantina di pagine – e li resterà fino alla chiusura della tesi*).

L’opportunità mi viene offerta dal comune di Incisa Scapaccino (Asti), che organizza per i propri cittadini (e per chiunque altro, in effetti), un ciclo di conferenze pubbliche gratuite, a formare un programma di una ideale Università.

A dicembre, i cittadini di queste colline saranno invitati a sfidare il freddo e l’oscurità per venire a sentire le mie chiacchiere.

DICEMBRE
. Martedì 4: “Eventi geologici che hanno portato alla formazione del territorio”
Docente: Davide Mana

. Martedì 11: “5 miliardi di anni di crisi globale”
Docente: Davide Mana

Che non paiono neanche male, come conferenze, no?
Se siete in zona, passate a trovarci.

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* ma mi piacerebbe averlo pronto per poterlo mettere in circolazione per la primavera.


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Geologia per non geologi – una reading list

Questa sera il piano bar del fantastico lascia il fantastico, e anche il bar, e si porta il piano su e giù per le colline.
L’idea di partenza è semplice.
Il giovane Sekhemty da Amunaptra ci scrive…

Ultimamente con la macchina sto girando in lungo ed in largo per la mia provincia, ed un sacco di formazioni rocciose particolari, come calanchi in cui la stratigrafia si individua chiaramente, con fasce (si chiamano così?) di diversi colori e consistenze, oppure altri luoghi in cui speroni di roccia sbucano dal fianco dei monti con gli strati visibili a 45 gradi (su cui sono presenti alcune forature particolari che il mio occhio inesperto le ha viste come intrusioni di materiale meno duro che vento e pioggia nel corso del tempo hanno eroso più velocemente delle parti circostanti), ed altre ancora, mi stanno facendo voglia si saperne di più.

Già.
In fondo è così che abbiamo cominciato.
Si vaga per il territorio, si vedono rocce strane, si decide di indagare.
Non è un caso che fra i grandi paleontologi delle origini*, i primi fossero spesso medici condotti, che viaggiavano fra una fattoria e l’altra col calesse, o personaggi come l’archeologo Alfred Watkins, che da ragazzo faceva il conducente del carro delle consegne della birreria di famiglia.

Quindi, ciò che cercheremo di mettere giù, qui, è una lista di lettura per avvicinarsi alla geologia, e sapere cosa stiamo guardando, e perché.
Niente di troppo specialistico.
Ma cose solide.

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Bifolchi, monaci e bestie feroci

Questo post è una versione discorsiva della presentazione tenuta domenica 19 a Bruno.
La scrivo il 17 per mettere in ordine le idee, e la posto il 20 perché le persono interessate che non hanno potuto partecipare dal vivo possanoc omunque godere della mia saggezza.
O qualcosa del genere.

Trattandosi di un post sul mio blog, inoltre, aggiungerò un paio di cose che nella presentazione dal vivo non ho potuto inserire, vuoi per motivi di tempo, vuoi per motivi di rispetto per i miei ospiti, vuoi perché essere cacciati dal paese con fiaccole e forcone è un’esperienza che preferisco evitare con questi caldi.

Quindi, vogliamo darle un titolo?

Le Colline delle Bestie Feroci
Il Monferrato dal Feudalesimo alla Stewardship

Bello, eh?

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Colline (non poi così) selvagge

Oggi giornata semi-lavorativa.
Col favore dela temperatura in fondo moderata, e con l’ausilio del fratello in veste di sherpa, sono a salire e scendere per le colline del Monferrato, in cerca di scorci da fotografare.

Il 19 del mese, infatti (domenica prossima) parteciperò ad un interesante evento a Bruno, piccolo ma fascinoso comune a pochi chilometri da dove mi trovo.

Certo, catturare l’attenzione del pubblico, considerando la concorrenza che ci farà la partita scapoli-ammogliati, sarà una bella sfida.

Ma l’occasione è ghiotta – qui in Monferrato l’interazione fra geologia, clima ed azione antropica è particolarmente evidente, e sarà divertente chiacchierare di come il luogo in ci troviamo esista…perché ci troviamo qui.

Però mi servono foto… e perciò, si prende la via delle colline.