strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Flessibili come querce

Cominciamo con una storia vera.
Solo i nomi sono stati cambiati, per proteggere gli innocenti.

La storia comincia una quindicina di anni or sono, quando un annuncio compare nei soliti posti in cui compaiono gli annunci di lavoro – un’azienda torinese cerca un perito (meccanico o elettronico) che parli il cinese mandarino, per seguire un lavoro in Cina.
Al colloquio si presenta un giovanotto con un bel diploma di perito, proprio quiello che serve, conseguito due anni prima con una ottima votazione.
Il simpatico uomo dell’ufficio personale gli rivolge un sorrisino di superiorità, e gli dice che sì, bello, ma a loro serve un perito che parli cinese.
E il giovanotto gli presenta un libretto universitario, dal quale risulta essere iscritto a lingue orientali, di studiare Cinese e Giapponese, e di aver già dato due esami di cinese e due di giapponese.
Il sorrisino dell’uomo del personale si incrina lievemente, me è un attimo.
“La sua impostazione ormai è troppo umanistica,” gli dice. “A noi serve un tecnico.”
Il giovanotto viene rimandato a casa.
Una settimana dopo l’azienda assume un ingegnere meccanico, al quale paga un corso accelerato di cinese*. Continua a leggere


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I vecchi hanno preso il controllo del gerontocomio

Le parole sono importanti.
È con le parole che pensiamo.

Ora, avrete letto/vistosentito dell’incontro fra l’ex premier e l’attuale premier.
Ed avrete anche sentito il commento positivo dell’ex premier sull’attuale premier.
Che include una frase che mi fa l’effetto di una mano artigliata che graffi la superficie di una lavagna.

Ragazzi, parliamoci chiaro, è un borghese come noi.

È orribile.
Ora, se uno desse del borghese a me, gli afferrerei il naso fra le prime falangi dell’indice e del medio e gli darei una bella rotazione, al solo scopo di fargli tanto male.
E questo non perché io sia un trotskista furioso (non lo sono), ma perché, da una parte, il termine porta con se una connotazione implicitamente negativa…

Borghese: Dei costumi, delle abitudini e della mentalità della borghesia, spregiativamente interpretate come reazionarie, conservatrici. SIN benpensante, conformista.

… E dall’altra perché – a differenza della middle-class anglosassone, alla quale non è che mi urti troppo l’idea di appartenere – ha una sostanziale connotazione di staticità.

Borghesia...

La borghesia non abbraccia il cambiamento.
La middle-class sì.
La borghesia non è upward-mobile.
La middle-class, sì.
La borghesia è chiusa.
La middle-colass no.

Ed in un paese in cui statisticamente è dimostrato che se nasci figlio di contadini puoi anche laurearti in ingegneria aerospaziale ma finirai a fare il contadino, perché a fare gli ingegneri sono i figli degli ingegneri, allora l’esistenza di una cultura classista e inamovibile diventa maledettamente significativo.

La borghesia è un monolito.
La middle-class può essere lower middle, middle middle o upper middle class.

Sì, è vero, il dizionario cita

alta, grande b., industriali, banchieri
media b., professionisti, dirigenti, funzionari, commercianti
piccola b., impiegati, artigiani

,,, Middle-class. Ci sono domande?

Ma allora esplicitiamolo – la suddivisione in classi in italia è basata sul reddito, nel mondo anglosassone è una questione culturale.
Non è quanti soldi hai in tasca, è come pensi.
E gli anglosassoni partono dal presupposto che quando hai una moderata quantità di quattrini in tasca, allora cominci a pensare a come stare meglio – non a come farne di più.
È una differenza sostanziale.

La borghesia teme il futuro.
La Middle class no.

Ed ammettiamolo, in questo momento nella storia – ma anche in qualunque altro, a ben guardare – noi non abbiamo bisogno di immobilismo e desiderio di sicurezza, abbiamo bisogno di dinamismo e capacità di correre dei rischi.
Che sono i tratti della middle-class in senso anglosassone, non del dannato ceto medio italiano.

Quindi, mettiamola così… si sarà capito che io non userei borghese come complimento.
E mi terrorizza questa oscena (considerata l’origine) celebrazione della borghesia come valore da parte di una cultura che la middle-class la sta affossando.
È l’ennesimo sintomo di quanto questa nazione sia ormai solidamente neofeudale e irrimediabilmente vecchia vecchia vecchia.


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Braccia restituite all’agricoltura

È con l’ormai abituale tono bamboleggiante che La Stampa di oggi ci informa che siamo di fronte a un
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Boom degli «under 40» che vogliono cambiare vita e si danno all’agricoltura

Sotto all’ameno titolo “I Laureati? Vanno a zappare”, Andrea Rossi si premura di informarci che

La terra sta tornando di moda. Sarà colpa della crisi, che ha fatto riscoprire il gusto dell’economia reale, ma i bandi regionali per ottenere i finanziamenti destinati ai giovani che vogliono aprire un’attività agricola sono stati presi d’assalto. Il caso più eclatante, forse, è il Piemonte: 1700 richieste, alla scadenza dei termini saranno duemila. I 30 milioni di euro stanziati potrebbero non bastare.

Ebbene sì.
Quegli imboscati comunisti fannulloni e rimbambocciati parolai dei laureati hanno finalmente capito che il loro futuro è la terra.
Meglio ancora, come dice il titolo, la zappa – che ha più un sapore di fatica fisica.

Gongola il ministro dell’agricoltura

C’è fermento – conferma il ministro dell’Agricoltura Luca Zaia -.
Ricevo decine di mail, ragazzi che mi chiedono come iniziare
un’attività agricola. Questa è una rivoluzione: il mondo crolla sotto
il macigno dell’economia virtuale e i giovani tornano a quella reale

Ma non sarà, più semplicemente, che avendo investito un capitale in tempo e danaro per laurearsi in ingegneria dei materiali, e trovandosi come unica offerta di lavoro disponibile la propaganda ad Alice di Telecom in un accogliente call-center, i laureati, lungi dal riscoprire il piacere di spaccarsi la schiena, abbiano semplicemente fatto un’analisi costi/benefici e scelto il male minore?
Dopotutto, meglio coltivare i campi che morire di asbestosi in uno scantinato destinato a centralino telefonico.

Ed infatti…

La terra fa tendenza, anche se qui non ci sono romantici, ma giovani
quasi sempre laureati, con progetti in cui si parla di business plan,
tecnologie e macchinari sofisticati. Altro che sognatori: chi prende i
finanziamenti e poi fallisce dovrà restituire i soldi.

I soldi.
Perché poi alla fine si riduce tutto ai soldi, giusto?

Non si sono ancora resi conto, questa manica di imbecilli, che da quando abbiamo adottato il denaro quale unica misura del mondo, il mondo medesimo ha preso ad andare all’inferno in un secchio, e noi con lui?

Seguono quatro esempi di quattro pionieri della servitù della gleba con certificazione universitaria.
Persone che meritano di essere rispettate, ridotte qui a fenomeni da baraccone…

La laurea: Informatica. La professione: imprenditore, titolare di una società di consulenza informatica. Il futuro? Fitodepurazione, tutta
un’altra storia. A 36 anni Alberto Defilippi sceglierà una sorta di palude e pianterà una selva di arbusti trasformandola in un canneto. La sua famiglia lo seguirà.

Che sagome, eh?

Intanto, l’età media del personale docente in università striscia inesorabile verso i sessant’anni.
E se glielo si fà notare, s’incacchiano pure.