strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Ventesimo giorno, diciannovesima lezione

treasure-mapAnata wa koko ni imasu.
Voi siete qui – però in giapponese.
E poiché essere qui è una gran cosa, ma… koko ni wa doko desu kaqui dov’è? – segue una bella lista di negozi e luoghi nei quali è bello essere.
E poi le regole minime per chiedere dove siamo.
E per negare di esserci – che può far sempre comodo.
Ima boku wa koko ni imasen.
E questo è praticamente tutto – a parte una piccola carrellata di usi alternativi del verbo essere (nel senso di stare, di trovarsi).


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Diciannovesimo giorno, diciottesima lezione

sapporo_ichiban_miso_400_6_3Avverbi – anche perché un sacco di avverbi si possono ricavare dagli aggettivi, e gli aggettivi abbiamo appena finito di vederli.
Quindi okii significa grande? E allora okiku significa grandemente.
Yasui è economico, yasuku è economicamente.
Bello liscio.
maci sono anche naturalmente totemo e amari (tanto e poco), sukoshi (un po’), takusan (numerosi) tokidoki (a volte) e yukkuri (lentamente).
Di questi se ne sente una quantità nelle canzoni.
Torneranno utili
E poi il comparativo (che è complicato) ed il superlativo, che non lo è – ichiban!


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Diciottesimo giorno, diciassettesima lezione

looking-for-a-japanese-girlfriend-t-shirtE finalmente impariamo a dire Sì (hai) e No (iie).
Ed era davvero ora.
Nel frattempo, avendo ormai una certa dimestichezza con gli aggettivi, è il momento di impratichirsi a dire mi piace/non mi piace.
Usando l’aggettivo suki-na, possiamo costruire la forma suki desu – mi piace!
E come una noticina evidenziata si affretta a ricordarci, ringo ga suki desu vuol dire mi piacciono le mele, ed è relativamente innocuo, mentre boku wa anata ga suki desu significa ti amo (incommensurabilmente), e potrebbe cacciarci nei guai.
Seguono altri aggettivi utili come kirai-na (odiato, insopportabile, non mi piace), joozu-na & heta-na (competente & incompetente), hoshii (desiderabile), itai (doloroso).
Direi che il catalogo minimo per avviare un corteggiamento c’è tutto.


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Sedicesimo giorno, quindicesima lezione

Benkyo_100PIl verbo shimasu.
Che sarebbe “fare” – e perciò, aggiungendo i sostantivi opportuni, possiamo usarlo per dire un sacco di cose.
Ma proprio un sacco.
Onegai shimasu vuol dire più o meno per cortesia, e lo possiamo usare per fare cortesi richieste.
Ma benkyo o shimasu significa letteralmente “fare lo studio” – e perciò studiare.
Deito o shimasu, d’altra parte, essendo deito la forma nipponica di “date” vuol dire uscire regolarmente con.
E con blablaabla ni shimasu, diciamo io scelgo bla bla bla.
Verbo potentissimo, shimasu.
Tornerà maledettamente utile.


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Quindicesimo giorno, quattordicesima lezione

sticker,375x360Si comincia col trauma – io sapevo che il compleanno si diceva tanjoobi, ora invece pare che lo chiamino baasudee (che sarebbe poi birthday in giapponese).
Ancora scosso, passo ad un’altra infilata di verbi – andare venire, entrare uscire.
E di posti in cui andare.
E una bella serie di mezzi di trasporto coi quali andarci.
Shigoto e jitensha de ikimasu – vado al lavoro in bicicletta.
Perché fa bene alla salute.
C’è altro?
Poche, tristi parole su come si comporta la padrona di casa quando siamo ospiti.
E anche oggi è fatta.


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Quattordicesimo giorno, tredicesima lezione

paper-dolls-1Eh, già – ieri ero fuori sede, e non ho potuto mettere mano al corso.
Mi rifaccio stasera – con mo e ni, ovvero “anche” e… e un sacco di cose, in effetti.
hachi-ji ni… alle otto.
shita ni…  sotto
Sadako-san ni… a Sadako
Flessibile, l’uso del ni.
E poi, come temevo, arriva la lunga lista di verbi da imparare a memoria.
E poiché la lista di verbi include kaburimasu (mettere in testa), kimasu (indossare, sotto il mento e sopra la cintura) e hakimasu (indossare dalla vita in giù), ci sciroppiamo anche una bella lista di indumenti e accessori.
E possiamo chiudere.

 


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Dodicesimo giorno, dodicesima lezione

-hiki o -wa?Ambigui conigli nipponici.

-hiki o -wa?
Ambigui conigli nipponici.

E se conosciamo i numeri, possiamo anche chiedere che ore sono, giusto?
Ima wa nanji desu ka?
(non vale rispondere tokei o kaite – anche perché l’imperativo non l’abbiamo ancora fatto).
Ore e minuti, quindi, e parlando di minuti non si può che finire a parlare di uno degli aspetti più snervanti del giapponese – i contatori.
Perché i numeri si dicono diversamente che uno parli di cani, conigli, fogli di carta, matite, persone o sassi.
O minuti.
Ciascuna categoria ha un contatore – sanpun, tre (minuti), sannin, tre (persone), sanhiki, tre (piccoli animali, diciamo tre conigli) (ma i conigli sono per loro natura ambigui ed inaffidabili, ed hanno due contatori – -hiki e -wa).
Come al solito, tocca impararseli a memoria.
E per chiudere, qualche cenno sui quattro stili di cortesia – dalla piaggeria alla scortesia standard.


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Undicesimo giorno, undicesima lezione

Foveola-Shapes-MinchoIchi, ni, san…
Ichi, ni, san, shi, go.
È ora di imparare a contare – e dopo aver dato i numeri, è relativamente semplice mettere insieme delle date, infondo Maggio è il mese numero 5, gogatsu.
E poi i giorni del mese e – un po’ più difficile – i giorni della settimana.
Per cui sen kyuu- hiaku roku-juu nana gogatsu nijuku-nichi getsu-yoobi sarebbe il mio giorno di nascita.
Toccherà fare esercizio.
Intanto, già che ci siamo, impariamo anche a dire prezzi e valori.