strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Decimo giorno, decima lezione

yojapanAncora particelle.
Ne, che è la più facile del mondo, perché equivale al “neh” piemontese.
To, che sta per “insieme con”.
E yo, che con buonapace dei rapper là fuori vuol dire “!”
E poi, visto che stiamo accelerando di nuovo, un bel discorsino sull’ordine standard della frase giapponese minima.
soggetto+wa+complementi diversi (legati da particelle diverse) +verbo in masu(ka/ne/yo)+
Chiudiamo con un piccolo esercizio di scrittura, e anche oggi è fatta.

 


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Giorno otto, lezione otto

3936191052_ebb96cb863Kohi o nomimasen ka?
Non ti andrebbe un caffé?
E in un colpo solo impariamo a fare le domande, e a usare i verbi in forma negativa.
Oltre ad una introduzione rapidissima al sistema scolastico giapponese – che pare alienante.
Beh, ok, più alienante del nostro.
Oramai il materiale per fare pratica è sufficiente.
Una fortuna, a questo punto, che Otooto wa Nihongo o hanashimasu.
O no?

 


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Sesto giorno, sesta lezione

hiragana_no_button-p145656103628580990en872_216Dare, Doko, Nan. Chi, Dove, Cosa.
Ora sì che possiamo parlare – e fare domande.
Nootoo wa doko desu ka?
Nooto wa sensei no neko no shita ni desu.
Esatto – nella lezione sei c’è la particella più potente della lingua giapponese – il “no”
Watashi no sensei no neko arukimasen.
Povera bestia.
Continua il carico di vocabolario e continuano gli esercizi sugli hiragana.
Il futuro è splendente.


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Quarto giorno, quarta lezione

logodoubutsuBlam!
Lezione 4, ed ecco che acceleriamo – presentazioni, particelle, i dimostrativi, e tutti i nostri familiari.
Perché dopo aver salutato (lezione 2, senza sorridere) ed esserci strafogati (lezione 3 – Pappardelle o kudasai), è ora di dire alla gente che probabilmente ci circonda con aria sospettosa (e senza sorridere) chi siamo e da dove veniamo.
Più la nostra famiglia (kazoku) e altri animali (dobutsu).
E un bel po’ di luoghi.
Nulla di concettualmente feroce – ma la memoria dovrà essere messa al lavoro.


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Terzo giorno, terza lezione

8109486-instant-noodles-cup-and-chopstick… E finalmente si mangia.
Orenji o kudasai!
Vorrei un arancio, per cortesia.
Ma anche Suteki o kudasai – vorrei per favore una bistecca.

La terza lezione ci stramazza con un lungo elenco di frutta, verdura e piatti tipici, in modo che noi, sperduti in terra nipponica, trovato un ristorante e salutato (come da lezione 2, senza sorridere), si possa ordinare un sandoicchi, un hanbaagaa, o del pan… ammesso che ce l’abbiano.
Altrimenti ramen to yakitori o kudasai.

La sopravvivenza non è più un problema.

 


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Secondo giorno, seconda lezione

6a0120a5cd70e9970c016763b9ebcd970b-800wiAncora una volta poche pagine, ancora una volta nulla di troppo complicato – saluti e convenevoli.
Buongiorno e buonasera, buon pomeriggio e buona notte.
Grazie, prego.
Piacere di conoscerla – che se ci aggiungi una particella davanti diventa “mi saluti… ”

La parte più  divertente?
La mezza pagina sull’incontrare i giapponesi – inchinarsi, evitare il contatto visivo, non sorridere.
Beh, ok…


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Primo giorno, prima lezione

220px-Hiragana_origin.svgFacile.
Poche pagine, i due alfabeti sillabici giapponesi, Hiragana e Katakana.
Le regole basilari per pronunciare il giapponese.
Le temutissime vocali lunghe.
Pochi minuti di ascolto.
Fin qui tutto bene.

Per comodità, assocerò al manuale (bello tascabile) una matita e, non un quaderno, ma un bel pacco di post-it – in modo da poter appiccicare i miei appunti direttamente nel volume alla pagina giusta.
Bello liscio.


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Il Giapponese in 30 Giorni

312gI1obEIL._SL500_AA300_Perché non complicarsi la vita… ancora un po’?
Riordinando gli scaffali ha fatto la sua comparsa una copia incofanettata e in eccelenti condizioni, CD audio incluso, di Il Giapponese in 30 Giorni – corso di base, indovinate un po’, per imparare il Giapponese in 30 giorni.
Per viaggiare, studiare, lavorare, divertirsi… o così dicono loro.
Ora, io una quindicina di anni or sono seguii un eccellente corso di giapponese parlato, e mancai il più basso livello di proficiency per una manciata di voti.
Allora – possibile che questo manuale riemerso dalle brume del tempo possa permettermi di riordinare le nozioni stoccate chissà dove nei miei neuroni, mettendomi in condizione di capire un po’ di più di una parola su tre quando guardo film di samurai o quando ascolto i Southern All Stars?
Proviamo.
gyudonTrenta giorni.
A partire da oggi.
Una lezione.
E un post breve,tutti i giorni, non più di 250 parole – un piccolo extra qui su strategie evolutive.
A me serve per obbligarmi a mantenermi in carreggiata.
A voi potrebbe risultare divertente.
Guardatemi soffrire in pubblico.
Riuscirà l’impavido blogger a riprendere l’uso della lingua del sol levante abbastanza da saper ordinare una porzione di gyudon?