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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Jane Austen contro l’Uomo Lupo

Lessi Northanger Abbey, (in italiano L’Abbazia di Northanger, edizione Theoria del 1982), la quasi-parodia del gotico scritta da Jane Austen, nell’inverno del 1985, e qualche mese dopo lo portai come romanzo a scelta all’esame di maturità, per la lingua inglese. L’esaminatore, apertamente ostile e bonariamente soprannominato il Vecchio Cinghiale dai suoi colleghi, mi rise in faccia, e mi disse che il romanzo della Austen era carta straccia.

La Austen era stata una donnetta triste e inutile, mi berciò in faccia, i cui romanzi non interessavano a nessuno da almeno un secolo, e lei e la sua opera erano destinate ad essere dimenticate, meritatamente.

Dieci anni dopo, l’uscita di Ragione e Sentimento, di Ang Lee, con Emma Thompson, Kate Winslet, Hugh Grant e Alan Rickman, segnalò che il pronostico del Vecchio Cinghiale non era poi stato così centrato. L’anno dopo uscì Emma, con Gwyneth Paltrow. E il resto, come si suol dire, è storia.
All’alba del ventunesimo secolo, Jane Austen era diventata un’autrice di bestseller, con tanto di fan in cosplay.

Ed io avrei voluto davvero mandare una cartolina al Vecchio Cinghiale, con tanti saluti da parte mia e di Jane ma, nelle immortali parole di Harlan Ellison, l’imbecille si era ormai sottratto alla mia giusta collera, morendo.

Ma questo post ha molto poco a che fare col Vecchio Cinghiale, e molto di più con Paul Féval, prolificissimo autore francese d’appendice – che di gotico, e di parodie del gotico, se ne intendeva quanto la Austen, se non di più.

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Un gotico che non sia stato tradotto

Questo è un post del piano bar del fantastico.
Qualche giorno addietro, il mio amico Alessandro Defilippi mi ha chiesto

Un bel gotico in inglese inedito in Italia?

raven-tombstoneE non è una richiesta facile.
In primo luogo perché negli ultimi tempi ho letto prevalentemente vecchie storie, per ciò che riguarda l’orrore sovrannaturale, andando a scavare in raccolte di materiale pubblicato fra le due guerre.
Secondariamente, perché leggo meno orrore di un tempo – sarà la vecchiaia che avanza.
E per finire c’è la questione del “gotico” – che non è necessariamente horror, ma indica possibilmente qualcosa di più, qualcosa di diverso… più atmosfera e meno babau.

E d’altra parte, se voglio poter dire I’m the piano man, devo saper rispondere anche a queste richieste, vero?
Al limite barando.
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Sia Maledetta la Città

Impossibile, di questi tempi, sfuggire agli zombie.
Braccano Will Smith a New York al cinema, si fanno tritare in technicolor da Milla Jovovich su DVD, hanno addirittura imparato a correre…
E mentre Zombie Squad sensibilizza la popolazione sul rischio di un’orda di morti viventi e Bruce Campbell si prende in giro in My Name is Bruce sul suo ruolo di massacratore di dediti, gli zombie invadono gli scaffali dei (pochi) centri gioco.
All Flesh Must Be Eaten ha canonizzato il ruolo del cadavere rianimato come minaccia per giocatori desiderosi di brividi e azione, dando origine ad una biblioteca di varianti e possibilità che ha finora esercitato poco fascino su di me (ma ho una copia del gioco di Army of Darkness, naturalmente).
Ora, con Unhallowed Metropolis, EOS e New Darkage alzano la posta, e sfornano un gioco più compatto di AFMBE, più vicino ai miei gusti, più terrificantemente dark.

Le premesse: nel 1905 un’epidemia spazza il pianeta.
I morti si levano dalle tombe e prendono a vagare per le strade, affamati di carne umana.
Il contagio si spande, la civiltà collassa.
il 75% della popolazione mndiale muore e si unisce alle orde dei non-morti.
Poche sacche di resistenza mantengono le luci accese nella lunga notte della Terra – operai arroccati nelle fabbriche, nobilastri rtintanati nelle proprie tenute, installazioni militari nelle quali si mette in pratica una ferrea disciplina anti-contagio.
Da questi focolai parte la riconquista.
Ci vogliono duecento anni, ma finalmente, nel 2105, una nuova civiltà, costruita su modelli vittoriani, controlla dalla capitale imperiale, Londra, una parte del mondo.
Gli zombie (e i vampiri,e tutto il resto dell’arsenale gotico) controllano il resto – gli spazi bianchi sulla mappa.
La vita continua.

Gestito da un motore semplice e dignitoso, Unhallowed Metropolis colpisce per la colossale cura nel definire il background – che è denso, ben costruito, documentatissimo.
Colpisce per la cura grafica – a parte un paio di scarabocchi affrettati, l’artwork è eccellente, e l’uso di fotografie ritoccate aggiunge credibilità alll’intero ambaradan.
Colpisce per la cupezza dell’ambientazione – che recupera utto il nero vittoriano e lo sovraccarica con tutti gli elementi del gotico classico.

Thick clouds of smoke billowing from countless factories co-mingle in darkened skies with the cremains of the incinerated dead. The dingy, haunted streets below are dimly lit by pale, crackling electrical light fuelled by energy broadcast from the city’s Tesla array. It is here that monsters are born to prey upon their fellow man. Lunatics maddened by desperation, fear, and overcrowding compete with vampires, animates, and ghouls for prime hunting grounds among the city’s slums and rookeries.

Gotico, vagamente feticistico (la maschera antigas e gli abiti in gomma sono due elementi standarddell’abbigliamento neovittoriano), orientato ad una miscela bilanciata di investigazione ed azione, il gioco vale ogni centesimo speso per procurarsene una copia.
Si gioca bene a lume di candela, con gli Abney Park a basso volume sullo stereo.
E un frustino da cavallerizzo per il master.