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Dieci Libri #6 – Posy Simmonds

Questa serie difficilmente si fermerà a dieci, lo abbiamo già detto, perché ci sono talmente tanti volumi dei quali parlare che… ah, non so dove andremo a finire. E sì, lo so, sto diventando monotono, e siamo solo alla sesta puntata. Pensate cosa sarà l’avvio della ventitreesima…

Ma non pensiamoci. Non oggi. Oggi cambiamo registro, e ci occupiamo di un fumetto… pardon, di una graphic novel. Gemma Bovery, dell’inglese Posy Simmonds, liberamente ispirata a un vecchio romanzo scritto da un francese che ha un nome come un fucile ad aria compressa.

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Gemma Bovery

E così stanno per trasformare Madame Bovary in un poliziesco.
Cosa che suscita la perplessità di alcuni, l’ironia di altri.
Ma non era forse già accaduto?

In un certo senso si – al volgere del secolo, l’inglese Posy Simmonds, già vignettista per The Guardian aveva pubblicato una graphic novel intitolata Gemma Bovery – aggiornando all’inglese la tragica storia di Flaubert.
In tavole fortemente influenzate dalla scuola di Eisner – vignette che si fondono l’una nell’altra, che si alternano a passaggi in prosa, a stralci di diario e ritagli di giornale, nel volume della Simmonds si dipana la tragica storia di Gemma Bovery, giovane moglie – in seconde nozze – del povero Charlie Bovery.
Nevrotica, sostanzialmente un animale urbano trasferito a forza nella campagna della Normandia dove Charlie spera di avviare una attività come antiquario, Gemma è infelice, annoiata, frustrata, spaventata.
Odia i francesi.
Odia le francesi – tutti cloni di Stephanie di Monaco, più snelle di lei, più eleganti.
Odia il clima, la cucina, la lingua.
Odia il fatto che Charlie si sia in fondo sistemato e stia bene in questo posto.
Odia il fatto che i soldi scarseggino.
Una relazione col giovane Hervé de Bressigny, fatuo e inaffidabile, ricco giovinastro imparentato con la nobiltà locale segnerà il destino della poveretta.
Il tutto, narrato in flashback da Jubert, panettiere con l’hobby della letteratura e narratore inaffidabile – quanto infatti la storia che ci viene raccontatat è stata distorta, filtrata dal fatto che il romantico panettiere vi ravvisi una somiglianza col romanzo di Flaubert?
È stata tutta una faccenda molto meno romantica, molto meno tragica, forse addirittura un po’ ridicola?

Un lavoro notevole, quello della Simmonds, che riesce a riscrivere una storia già nota senza mai cadere nella semplice ripetizione, e che dimostra un occhio impietoso su certe pose ed atteggiamenti di una certa media borghesia intellettuale che forse una volta era solo inglese, ma che ormai è diffusa a livello planetario.
E ci mette pure un tocco di giallo: come è morta davvero Gemma Bovery?